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Il profumo dell’estate
( Cinzia Baldini )

 

 

 

La notte è calda, l’odore del mare nelle narici e il suo avvolgente umidore che lambisce le mie caviglie. Tu sei accanto a me, silenzioso, avvolto nei tuoi pensieri identici ai miei. Camminiamo vicini, senza sfiorarci, non ne abbiamo bisogno, sappiamo di esserci l’uno per l’altra e tanto ci basta.

La luna si è ritirata dietro una nuvola di vapore rossiccio. Domani sarà un’altra giornata rovente e allora perché sento le mie spalle rabbrividire?

«Cosa sarà di loro?» riesco a sussurrare.

«Non lo so» mi rispondi. Sospiri e mi prendi la mano.

Ci guardiamo al buio, le nostre iridi si confondono, assorbite dall’oscura fluidità della notte, ma io posso vederti chiaramente come tu vedi me. Ognuno sente esattamente, con dolorosa intensità lo sguardo dell’altro sulla pelle.

«Non è stato facile» mi dici in un tono stanco che non ti conosco.

«No, non è stato assolutamente facile» concordo con te. «Niente nella vita è mai facile, nulla è mai semplice» proseguo. «Tua moglie…» annuisci, «Mio marito… fargli capire che me ne andavo. Lo lasciavo per un altro uomo. Ho cercato di spiegargli che avevo combattuto contro questo sentimento Dio solo sa quanto! Che avevo cercato di respingerlo con tutte le mie forze, ma esso è stato più forte. Ha prevalso sulla ragione, sulla morale, sconfiggendo l’abitudine e la stanca familiarità. Ma come far capire ad un uomo che lo lasci perché nonostante l’affetto che ancora provi per lui, ami un altro? E che questo nuovo amore intenso e dilaniante, non cercato né previsto, si è dimostrato tenacissimo. Più forte di qualsiasi vincolo legale, della stima, del rispetto che dovevamo alle persone alle quali avevamo giurato fedeltà per la vita…»

Non mi rispondi, ti fermi e mi afferri per le spalle, mi stringi quasi con disperazione ed io ti stringo a me ancora più disperata di te.

«Sono triste, ma non mi sento sporca» riprendo guardando i tuoi occhi di ambra, «non sono una puttana come lui mi ha chiamata. Prima di te non l’ho mai tradito. Non ha capito che non era per lui che me ne andavo. Non avevo nulla da rimproverargli era stato un buon compagno e con lui sono stata felice, ma il nostro tempo dell’amore si era concluso. Forse non sarò solo io a mancargli, più di tutto gli mancherà l’abitudine che aveva riempito l’autunno della nostra vita». Mi sorridi con dolcezza infinita carezzandomi i capelli.  

«Domani andrà meglio» mormori sulle mie labbra.

La tua bocca è calda, accogliente. Un rifugio sicuro dove io mi celo e tu mi raggiungi, dove noi siamo finalmente liberi di essere noi. La promessa di una nuova stagione.

Modellando i nostri corpi sulla sabbia consumiamo con dolcezza il nostro amore. Per la prima volta non dobbiamo più vergognarci di mostrarlo al mondo e nel buio un sole accecante trafigge le nostre pupille. Ti stringo teneramente dopo la passione ed aspiro il sapore salmastro dell’estate rimasto impigliato nei tuoi capelli umidi di mare.

Un ultimo bacio, ci scostiamo e torniamo sui nostri passi, come scie di stelle cadenti confuse in un universo di contrastanti emozioni.

Mentre la notte implode in se stessa, schizzo di nero inchiostro che macchia il profilo del mondo, rientriamo in albergo. Nessuno ci attende, nessuno ci accoglie. Il portiere è addormentato e noi intimiditi sfiliamo verso la nostra stanza. Il pianerottolo è buio, l’ambiente sa di vecchio, di stantio, è malinconico come le nostre coscienze.

La lampadina penzolante dal soffitto ci avvolge nel suo fascio di luce giallognola, sofferente, remota. «Da quanto tempo il sole non entra in questo luogo?» mi domando ad alta voce mentre il silenzio rimbomba ossessionante nelle orecchie. Osservo le tue mani, osservo le mie mani e portandomele al volto mi nascondo dietro esse.

Siamo fermi davanti alla porta chiusa e mentre inciampo nei miei pensieri: «Perché siamo qui?» chiedo. Il cigolio stridente dell’ascensore che si mette in moto richiama bruscamente alla realtà la mia mente confusa.

«Perché da qui inizia il nostro cammino insieme» mi dici paziente mentre apri la porta e sfiori con le dita l’interruttore della nostra camera. Una cascata di chiarore si riversa nella penombra delle scale.

Le nostre valigie incorniciate dalla porta ci ammiccano dall’angolo più lontano della stanza. In quei bagagli disordinatamente accatastati ci siamo io e te, non più come eravamo, ma quelli che saremo. Mi dirigo verso di loro affascinata ed attratta. Dal balcone un profumo di gelsomino si spande nell’aria e un refolo di vento accarezza le tende. Un brivido mi assale ed un’emozione intensa mi scuote, con il cuore che danza nel petto: «ti amo» grido volando tra le tue braccia. Ora lo so cosa stiamo facendo qui e la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, anche se i nostri capelli si stanno tingendo di bianco, esplode prepotente come l’alba radiosa che filtra dalle persiane accostate.