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Sopravvivo senza motivo

prima ero gentile ora sono cattivo

Sopravvivo senza uno scopo

perché non mi sparo te lo spiego dopo

MGZ & LE SIGNORE
Sopravvivo senza motivo

 

 

COMUNQUE...
( Danzio Bonavia )
 

 

 

"L'altro giorno mio fratello mi ha chiesto espressamente di raccontare la mia vita. Come passo i miei giorni. Per iscritto. Gli ho detto che non sarei stato capace di scrivere una bella cosa, e lui che me l'avrebbe riguardata. Ma in fondo io non voglio che lo faccia. Se ve la raccontassi a voce mi capireste. Se non mi capiste, sarebbe inutile raccontarla. Così copierò direttamente i miei pensieri. Dunque ve la scrivo come ve la racconterei: parlandovi. Comunque io non ho l'hobby di scrivere racconti come lui. Certo scrivo e scrivo pure molto, ma sono riflessioni per me stesso. Solo pensieri che finiscono dentro.

Inizierò a raccontarvi come mai sono qua accucciato, ginocchia al petto, in un angolo di un garage di un palazzo, che scrivo. Che mi scrivo. Ho l'abitudine di scappare. Ma non perché ho paura. Perché so che è l'unico modo per evitare cose, diciamo, non giuste. Mi ritrovo a passare molto tempo ad aspettare. Aspetto che fuori si siano dimenticati di me. In fondo si dimenticano di cose più pesanti.

C'è sempre qualcosa di nuovo che li distrae. Per le mie gli bastano un paio d'ore. Comunque, vi dicevo come sono finito qua. Ero sul 2, l'autobus, che me ne stavo tornando a casa. Venivo da un pranzo con un amico. Comunque...ad un certo punto salgono i controllori. Io pensavo di non aver problemi. Ho tirato fuori come tutti il biglietto. Di solito ci tirano un'occhiata che mica gli permette di vedere cosa ha timbrato la macchinetta. Battesse: "vi sto fottendo 01 234 5" sarebbe uguale. Per intenderci. Il mio è un biglietto particolare. Io lo chiamo biglietto annuale. Non un abbonamento, ma bensì un unico biglietto da una corsa, che vale sempre. Finché non cambia il modello del biglietto. Sempre, finché non ti beccano. Il mio modello è timbrato appena. Con tutti i numeri tagliati a metà. Che non é nessun giorno in particolare, né mi possono dire che non l'ho timbrato. I controllori oggi però erano particolarmente volenterosi. Sì, perché di solito passano, guardano se ho un biglietto in mano e tirano dritto. In meno di una fermata fanno tutto e scendono. Oggi, non solo me l'hanno guardato accuratamente, ma sapete cosa pure? Mi hanno "contestato", come piace dire a loro, che io il biglietto non l'avevo timbrato per quella corsa, ma già da prima. Per viaggiare aggratis. Esattamente  la funzione e l'uso che si deve fare del biglietto annuale. Solo che la loro supposizione non si basava su niente. Solo sul "contestare" la mia buona fede. Quindi, per me, io ero proprio in regola. Mi hanno fatto scendere per segnare i miei dati. E io me la sono data. Sono corso via. Ma solo dopo che avevo di nuovo il mio biglietto annuale in mano. E so come funzionano le cose. Non sono come quel pirla di mio fratello. Lui si becca sempre multe. Dico, almeno se non sei capace o non vuoi rischiare, stai tranquillo, fatti il biglietto e siediti. No. Invece una volta ha pure provato a scappare e l'hanno ribeccato. Non i controllori, gli sbirri. Una storia ridicola. Ma se l'è saputa girare e c'ha fatto su proprio un bel racconto. Ha un sacco di fantasia, il bastardo. Comunque vi dicevo che scappando, stavo già pensando che quelli chiamavano una volante. Proprio come quella che ha pinzato il mio fratellino. Fanno sempre così, bastardi. Non è che ti rincorrono loro. No, quello ormai è da film d'anni trenta in bianco e nero. Prendono il cellulare, digitano il numero e chiamano la polizia. Tempo due minuti e hai la pattuglia della zona che ti cerca. Tutta colpa dei cellulari. Pensate a quanti film sembrano irreali ora che siamo abituati a pensare come se li avessimo sempre avuti. Pensate a quanti scleri in più con le tipe, che ti mandano quei messaggi allusivi, ha donato la tecnologia…

Già a voce è difficile capirsi. E suonano sempre quando stiamo facendo qualcosa. E durano un anno. Giusto il tempo che serve a mantenere il mercato bello vivo. Io non ho il cellulare, infatti. Uno stress. Comunque... nella via dove mi avevano fatto scendere i controllori non c'erano negozi grandi o altri posti dove imboscarmi. Ad un certo punto mi vedo una volante sbucare all'incrocio. Insomma dove avevo appena girato. Non avevano ancora imboccato la via. Così mi sono avvicinato piano ad un portone. Riempiendo di calma e disinteresse ogni mio passo. Ma sapevo di averli dietro. Ho suonato a quasi tutti i campanelli assieme.

"Chi è?" "Sì?" Due voci assieme.

"Pubblicità..."

Mi hanno aperto. Sono entrato e mi sono infilato nel cortile. Poi giù nel garage, seguendo la rampa che c'era. E so che quella macchina girerà in zona a cercarmi, per un bel po’. Quindi, meglio starsene tranquilli. Eccomi qua accucciato che scrivo. Ogni tanto mi capitano queste situazioni in cui so che devo starmene tranquillo e scomparire. Aspettare che il mondo fuori sia di nuovo pronto ad accettarmi. So anche che non sono un vero criminale. Ma pure che è più probabile che facciano più storie a me per una cazzata così, che non ad altri personaggi. E' l'assurdo. Per questo non mi sorprendo di nulla e nulla è fuori.

Comunque... questa è una situazione a cui mi sono abituato, e non posso negare che me la godo proprio. Non ho fretta. E' come una festa privata, anzi privatissima, fra me e me stesso. So che durante sta festa sono fuori da tutto. Che il resto della città va avanti e io mi posso fermare. Tirarmene completamente fuori.

Così nel mio zaino, che è tecnico, ho tutto per questi momenti. Lo zaino, già. Non ve l'ho detto, ma già prima in autobus ce l'avevo, e anche mentre scappavo. C'è l'ho sempre. Mi serve per portarmi qualcosa per fare festa. Per esempio ora: la carta e la penna su cui scrivo sono uscite da lì. Ma il tempo voglio sempre che passi senza che io possa annoiarmi.

Così mi porto dietro un libro, qualcosa da mangiare, birra, e qualche canna. Motivo in più perché la polizia non mi deve fermare. Dunque è giusto che ora loro siano là sopra a cercare. Io qua sotto a fumare. Ognuno al suo posto.

Intanto lo so già. Ovunque arrivo, che sia un parchetto, o uno scantinato, o un cesso di qualche locale, o un portone, o un garage come questo, o l'ultima rampa di scale di servizio in un centro commerciale, la prima cosa che faccio è rollarmi una bella cannetta. Mi fa ambientare, e soprattutto mi fa passare il tempo. Preparo la mista, faccio il filtro, smoking oro, lecco e via. Che poi voglio dire, non capisco proprio perché uno magari per un giorno, una volta che è senza biglietto deve essere punito subito, anche se è la prima volta. Pam! Settantamila secche. Perché non c'è un bonus? Questa è la parte dei passeggeri. Dall'altra parte che ci sia ritardo, inefficienza, sporcizia, sovraffollamento, scioperi, non importa. Ancora peggio è per i treni e altri servizi. Per questo mi sembra proprio assurdo pagare. Comunque...preferisco provare a fotterli tutti. Perché alla fine loro mi fottono comunque.

Spesso mi trovo a fare giri su mezzi di trasporto pubblici. Li faccio clandestini. Da "portoghese", come avrebbe detto mio nonno. In treno ho fatto un casino di viaggi. Mi hanno portato ovunque e completamente gratis. Qua la tecnica è diversa. Non esiste la storia del biglietto annuale, o di nient'altro che riguardi il biglietto. anche perché per averlo bisogna già farlo e costa. Comunque... non conviene. La cosa più giusta è giocare a nascondino, stare attenti ed avere pazienza. Almeno, questa è la mia tecnica.

Salgo e chiedo un'informazione al controllore. Tento di fargli vedere che sono un bravo ragazzo, tutt'apposto col suo biglietto. E in mano mentre gli parlo ne tengo uno. Che si può scegliere, volendo, fra gli svariati che vengono buttati. Lo tengo girato, che non veda che è già usato e per un'altra destinazione. Poi via, nella direzione opposta alla sua. Un po’ posso anche rimanere seduto, magari in scompartimenti in cui è appena passato a timbrare. So che ho un'oretta di pace. Comunque, non mi piace. Uno, perché, comunque, anche se sono seduto, non mi rilasso e devo guardare sempre il corridoio. Se arriva il controllore lo devo anticipare e andare da qualche parte, con la scusa pronta se lo incrocio e mi chiede il biglietto: "Ce l'ha la mia ragazza nello scompartimento".

Due perché si rischia di incontrare della gente allucinante, che parla, parla e mi dà in testa. Già a me non piace la compagnia. Se nò non mi troverei così spesso in luoghi silenziosi come questo garage a scrivere. E so che questo è il posto giusto per me. Rilassato e nascosto. Non sudato e agitato per la strada a scappare. E' un po’ come prendersi una pausa. Comunque... un giorno in treno ho incontrato il peggio. Il peggio per me sono donne o ragazze in genere. Minchia, non le sopporto. Ma non tutte. Odio quelle tipe che non fanno che parlare per menarsela. Per menarsela solo sulla loro bellezza e le loro cazzate. Quelle apparentemente belle, o che si credono tali, e manifestamente stupide. Queste anche volessero una pausa non se la possono prendere. Sono troppo assorbite dalla loro bella vita. Da raccontare.

Comunque un giorno mi sono trovato in uno scompartimento aperto con due ragazzine affianco. Due pezzi di cabinotte[i] scandalose. Non hanno fatto che parlare di tipi e tipe…che questo si faceva quella, ma quella lo faceva perché a quell'altra...

Sputtanando e sparlando, insomma. O un'altra volta su un Etr,  in quei vagoni stretti coi sedili da viaggio aereo di seconda classe, che è l'unico posto dove non riesco ancora a scroccare un viaggio. Comunque... c'era sta tipa che dormiva, e s'era svegliata quando ha suonato il cellulare. Non m'ha mollato più. Era un megafono. Attaccata a quel cellulare chiamava tutti e raccontava che aveva – ho conosciuto il cantante e delle persone della sicurezza al concerto, e son stata tutta la notte a parlare con..., di...., che è una persona davvero coinvolgente e...e...che...- Mi hai rotto il cazzo! Vaffanculo! Ci senti? No! Perché stai gridando dentro a sto cellulare!

E questo mi fa capire sempre più che, quella di stare seduti, è la parte della mia tecnica che devo mettere più da parte. Preferisco starmene chiuso nel cesso. Ad ogni stazione tolgo la chiusura della porta. Fuori appare la scritta verde "APERTO". Perché una porta sempre chiusa, specie fermi in stazione, desta una spiacevole attenzione su di sè. Il casino è trovare un bagno confortevole e non lurido. Questi treni sono in condizioni sempre pietose. Ok, io li inzozzo. Ma la manutenzione è inesistente. Che bello che è poi vedere alla tele tutte quelle cazzate che dicono nella pubblicità dei Treni Italia. Nella realtà tanti ritardi, inefficienza e sporcizia, vagoni senza luce, pulci, parti che mancano non sostituite. E non voglio pagarli per tutto questo, che non mi verrà mai rimborsato. Così ho deciso di prendermi tutto in anticipo, anche per quando non avrò più la voglia di sbattermi, per vendicarmi. Sì, perché il mio non è disimpegno sociale. E' un impegno personale di coerenza, e di rispetto verso me stesso. Mi sento chiuso e fottuto nella maggior parte delle cose che faccio e mi si presentano. Comincio ad odiare le persone che incrocio in giro. Mi sembrano troppo abbattute. Troppo accondiscendenti a quello che gli impongono. Legate agli orari agli impegni. Morte. Come se fossero dei cloni che mandano avanti una macchina. Seguono le strade senza mai cambiarle. Insomma come il mulo che gira in tondo per far macinare il grano. Per come posso, ho deciso di trovare delle scappatoie. Comunque, credo di aver chiarito come faccio a viaggiare in treno. Nei bagni non faccio niente di particolarmente diverso che qua. Forse fumo un tantino di più, standomene tutto in un angolo per guardare fuori dal piccolo spiraglio del finestrino che non si apre completamente. Viaggio in questi buchi di plastica pieni di scritte vecchie di anni, con le salviette firmate effesse. In piedi. Anche perché scrivere appoggiandosi, a seconda di che treno è, diventato proibitivo per gli scossoni.

Mio fratello si sorprende che io possa resistere ad una vita “siffatta”. Sì, in effetti posso avere qualche imprevisto che mi cambia un po’ l'orario della giornata, o quelli di un viaggio. Ma in fondo chissenefrega! Non mi importa. Non è quello che mi sconvolge. Non è il cambio di programmi che mi fa star male. Si preoccupano tutti dei possibili imprevisti. Detesto chi fa così. Sono quelli proprio che rendono la vita interessante. Preferisco ritrovarmi a starmene tranquillo, quando neanche me l'aspetto, nel fresco di una cantina o di questo garage. In fondo bisogna sopravvivere, e ognuno si arrangia con quello che sa, e con quello che la società gli insegna. E a me la società ha insegnato che io non ci sto dentro alle sue regole, a sti canoni e schemi. Ecco perché per sopravvivere mi arrangio. Non faccio nulla. Nulla che mi sia riconosciuto. Ho il mio modo di tirare avanti, ed è l'unico che non mi lascia un senso di insofferenza, d'ansia, d'angoscia, la sera quando m'addormento.

Le giornate passano. In fondo mi piace saper di non dover fare nulla, non avere orari, nè obblighi, nè impegni. Non ho mai il rischio di scordarmi cosa ho fatto ieri, perché c'ho preso l'abitudine e mi sta annoiando. Ogni giorno, ogni mattina, gioco e combatto tutto. Comunque spero di fare in modo di non averceli neanche più nel futuro, obblighi e impegni. O che qualcuno ce l'abbia per me. E più vi scrivo più mi rendo conto di avere una mia filosofia.

Aveva ragione quel bastardo di mio fratello a volermi fare scrivere. Così mi può osservare allo stato originale. Rubarmi per i suoi racconti. Forse un giorno, non ora, mi vedrete, senza riconoscermi rubato da delle parole su fogli bianchi, nei miei particolari più intimi. In fondo ha lui ha stile. Ma solo quando scrive. Lì è come se fosse in grado di sfuggire a tutto. Di scendere per un attimo in una cantina con me. E sbattersene degli sbirri che girano sopra a cercarci. Ma nella vita...lasciamo perdere. Io, comunque, sono cresciuto in quest'ottica. Nonostante la mia famiglia e quello che hanno cercato di trasmettermi. Ho imparato, ho capito le cose che mi insegnavano. Ma m'hanno fatto schifo. Non ho scelto fra scelte offerte. Per questo mi sono costruito questo mio sistema di sopravvivenza. Non avevo mai fatto caso a tutto. Ai particolari. E' come se mi fossi creato un sottosistema di vita. Una mia umanità. Un'umanità libera e parassita di un'altra, che è schiava di se stessa. Ho imparato a procurarmi il cibo senza scambiare nulla. Se non il rischio, che è così piacevole. Quando vado in vacanza, a babbo col treno, finisco per arrangiarmi a mangiare. Perché pagare e farsi rapinare. Preferisco risparmiare per farmi più giri. Vado nei supermercati, giro e intanto scelgo delle cose. Coca cola, focacce, cioccolato, merende, snack, frutta, formaggi. Anche dal banco della gastronomia. Faccio la coda, dico cosa voglio e me lo porto via. Giro e mangio le cose in loco. Tranquillo mi faccio i miei giri consumando , e lasciando le cartacce e i rifiuti nascosti dietro scatole e flaconi. Se sono a casa, faccio la spesa. Ma mi rendo conto di essere cleptomane. Anzi me ne voglio proprio convincere, nel caso mi beccassero. Bisogna sempre tutelarsi. Comunque...non creo un vero problema con quello che faccio. Voglio dire...sì, se sul momento mi beccassero farebbero su un casino. Però a livello di coscienza non c'è problema. Rubo a te per dare a me quello che rubano ad entrambi. Come una sorta di evoluzione di Robin Hood. Molto egoistica. Ma necessaria. Mi dispiace per i titolari, però è un giro di furti a livello generale. Quindi poco male. In fondo credo che la mia vita sia tutta qua. Io rubo a te perché comunque qualcuno sta rubando qualcosa sia a me che a te. Niente di particolare, nulla di insolito. Mi arrangio, non faccio nulla di notevole, anzi forse di notevole c'è proprio che non faccio nulla, e sopravvivo.

Le cose vanno così, si dice no?! E a me non me ne frega un cazzo. Vadano come devono andare quelle di tutti. Le mie sarò sempre io a decidere come vanno. In fondo non credo ci possa essere qualcuno in grado di salire al potere, e cambiare le cose. Mi sembra che ci siano così tanti vincoli, dall'economia alla morale, che anche un cambio brusco, non si otterrebbe nulla.

Perché in fondo se si vuole che le cose possano cambiare, bisognerebbe trovare una nuova mentalità fra tutta la gente. E probabilmente bisogna solo aspettare che questa si evolva lentamente e si spanda. Ma certo con tutti i vizi e i condizionamenti esterni mi sembra che questa nuova possibile mentalità sia destinata a rimanere solo una minoranza.

Per questo motivo in questo sistema vivo e mi adatto. Attraverso e mi incastro fra le auto che scorrono. Mi basta cambiare l'ordine di quello che serve a me. Non rispetto i segnali confondo il rosso alle luci di natale. Mi adatto a rubare tutto quello che posso. Sfrutto e non odio. Cioè... “le cose vanno così. Non si possono cambiare.” Beh, io me ne fotto e gli fotto tutto quel che posso. Mi inserisco e sconvolgo. Non odiate i vostri nemici... Sfruttateli!

E comunque ricordate… se mai leggerete la mia vita in un romanzo, io sarò un nuovo Robin Hood."

 

La vita, la sopravvivenza, possono essere molto contraddittorie.

 

[i] A Torino, nel gergo giovanile l’aggettivo “cabinotto” può essere considerato corrispondente a “fichetto”

 

 



[i] A Torino, nel gergo giovanile l’aggettivo “cabinotto” può essere considerato corrispondente a “fichetto”

 

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