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DI COSA SIAMO FATTI
( Lisa Massei )

 

 

 

20.05.03 h:12:00

Dire che dalle

tue mani può piovere

solo sabbia,

che tutto sembra tempo,

anche la punta delle

dita, è dire

occhi giganti

che chiedono ad

una mano che sa

solo stringerli

per farli lacrimare.

Il cielo è una tavola

di metallo imbullonata

sopra alla mia finestra

e l’aria solo un

miraggio senza vento.

Sentire vivere ogni

angolo di pelle

e che ogni

tumore possa guarire

dal sapore di morbida

Morte.

Un pizzico di polvere

si posa sulle mie

gambe a riposare

mentre ti guardo

tornare bambino

fra un albero ed

un altro.

Il sorriso ti trasforma

il volto in un arcobaleno

che si incaglia

all’orizzonte fra terra e sole.

 

Foglie

A volte mi sembra

di vivere fra le vene

di una foglia,

avere la pancia

così gonfia da non

riuscire a passare

fra una via e l’altra

per arrivare alla fine

sentendo gli odori

dei fiori che uccidono

il fieno.

 

Child

Sfogliare un libro

già letto,

accarezzare con gli occhi

le frasi sottolineate

a lapis.

Passare sopra ai miei

passi e rannicchiarmi

dentro alla mia testa,

dentro ad un cerchio chiuso

come un gomitolo di spaghetti.

Rimanere incinta

e partorire un bel romanzo

da leggere alla mia bambola preferita

mentre tiro gli orecchi

al mio orsacchiotto

profumato di latte.

……………

PO-CHE PA-RO-LE

         AGLI

AN-GO-LI DEL-LE

LAB-BRA.

Un pensiero che uccide.

Fili di dita sulle mie ciglia di metallo.

……………


 

Ogni giorno

Leggere qualcosa mi rilassa, mi fa dimenticare che fra pochi

Minuti devo tornare a lavoro.

Continuo a sognare una vita che non avrò mai il coraggio di vivere.

Vedo solo la luce che passa dalla finestra nei suoi tentacoli di polvere.

Posso attraversare il mondo senza dover vendere i miei vestiti?

Sono stufa di bere latte caldo per vomitare il mio disprezzo. Obblighi che non mi appartengono, ed un lavoro come copertura per rincorrere sogni che tardano ad arrivare sul mio binario morto.

Ti stringo la mano e vedo le vene disperate che si articolano fra le tue dita. Qualche ruga di disperazione ti spinge gli occhi come pena per la tua voglia autistica di essere come sei.

Ho voglia di leggere tantissimo, fino a che non mi lacrimano gli occhi. Voglio morire sommersa dai libri. Voglio leggere così tanto da non distinguere più la mia vita dall’inchiostro. E se mio padre per fare il simpatico mi dice che sono le cose nere quelle da leggere e non gli spazi bianchi, potrei rispondergli che è in ritardo di ventiquattro anni e che non è vero che non è mai troppo tardi. E’ DA TEMPO CHE HO SMESSO DI ESSERCI.

Sono andata a correre respirando aria che non sarà mai abbastanza pulita, sono andata a correre per continuare a guardarmi allo specchio, per capire cosa mi nasce dentro. Peso come una coperta invernale.

A volte chiedo solo un bacio al limone che nessuno mi vuol dare, così mi prendo a morsi un limone con la buccia macchiata di rame.


 

Una parola 25.05.03

Una parola è tutto

quel che mi stringe

la curva del mio

cervello.

         Un bacio morto.

Una nuvola a forma di labbra

e gli occhi

         che corrono

         sugli spazi da

riempire.

 

Troppo poco

TROPPO POCO

IN GRADO DI RICAVARE MIELE

DALLE API.

TROPPO POCO

IN GRADO.

Sono così piccola e

leggera

che potrei smettere

di peSare.

Che potrei smettere

di peNsare.

Pensare che il silenzio

sia l’ombellico

della confusione

e che il mio naso

non serva solo per respirare.

 

Aspetta

Un braccio che

regge l’altro,

e la testa china sul tuo corpo

morto.

Perché non mi hai aspettato

prima di morire?

Prima di capire

che non c’è mai parola

che si possa dire fine?

Che il nastro si riavvolge

per essere sovrainciso

e che non è

lo stesso se tu

non ci sei più.

Che fa male cancellare,

che le parole

sono affondate,

che il mondo non è

più lo stesso

se ti metti un paio

di occhiali,

se guardi al microscopio,

se chiudi gli occhi,

sorridi

e li riapri.

 

Giochi

Quando ci scambiamo

gli abiti,

anche la mia voce cambia.

Mi salgono le spalle

per tenere su le braccia

mentre fra le dita filtra

la luce deformata

dalle foglie.

Legno che cigola

sotto ai piedi

ed una frase

da impedimento sulle

gambe

che danzano

fino a stillare

una lacrima di sudore.


 

Non so cosa sia

Non so cosa sia veramente rimasto se non un po’ di caldo sotto la cenere. Forse un po’ di vento da masticare e idee da far sbattere contro ai denti. Ascoltare il mare fra le gambe di una conchiglia, come se gli oggetti non potessero mai perdere le origini.

Un po’ di radici rimarrebbero comunque alla mia terra per farmi tornare. La valigia suda nelle mie mani nere di paura. Un’ombra dietro la porta che cresce nel buio e scompare a luce accesa.

Sbatto le mani per applaudire il mio mondo ingenuo e ignorante.

 

Osmosi

Si dice che l’osmosi sia uno scambio reciproco di elementi, di notizie, di informazioni, di emozioni.

Se penso a questa parola credo che potrei appenderla ovunque e fissarmi a vederla brillare ogni volta che mi muovo. Posso pensare che tutto sia uno scambio di elementi. Pensare è un’osmosi, siamo fatti di osmosi.

Le mie dita che sfiorano un foglio ruvido, che sottolineano le frasi che mi affondano nel cuore: un libro che può cambiarti la vita.

 

Ciò che vorrei sotterrare con me

Una volta seppellita vorrei portarmi dei libri nella tomba. No, niente di spirituale, niente a che vedere con l’aldilà. Solo che certi libri mi sono nati sugli occhi e sono diventati me stessa, ed è giusto che continui a portarli con me, come un bambino che non è mai nato, ma che non ha mai smesso di crescere nella camera del mio ventre.

 


 

Sleep

Tirerei giù la coperta

che avvolge il mondo

per parlare faccia a faccia

con dio,

ma preferisco

stendermi lentamente,

incrociare le braccia

sopra agli occhi

e abbattere ogni

parete che mi abbraccia.

 

Risorgere

Risorgere dalla mia

tomba e

incrinare questo cielo

di cristallo

a cui stanno appese

gocce impiccate

che brillano nel

corrermi incontro

per chiudersi nel

mio volto.

 

Viaggiare indietro

La voglia secca

di danzare sopra l’uva

e sentirne l’odore

supino fra i campi.

Ridere scotendo

i fianchi e piangere

di gioia

         Saltando fra

i capelli

         in uno sfiato d’aria.

 

A.C.

Tu non sei solo

nato.

Un’alba ha lasciato

sentire il suo vapore

d’oro e

raggi colorati

infilzavano le nuvole

solleticandoti le palpebre.

Una mano grande

quanto basta

per una carezza pura e

         nuda

ti stringe forte

sverniciando le tue paure.

 

Donna portaombrelli

Sono una donna portaombrelli

che convoglia lacrime di pioggia

nel suo ventre.

Madre di tutti e strega senza volto.

D’estate sono morta,

ma nessuno se ne accorge.

 

Viale dei cipressi

Cipressi a palmo

e foglie di platano

alla fine della via rugosa.

Le tue richieste di fango

mi prendono

per le caviglie.

Una conchiglia

che canta e si deposita

sul fondo del mio sangue.

 

Passare la vita

Sotto un guscio di tartaruga

Diventare ospite di una formica

covare uova

nel suo nido

e poi fuggire a mani vuote.

 

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Piegarmi i capelli

in una treccia

e colorarmi

due labbra

già troppo macchiate.

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Un pugno di pace

Un pugno di pace

seduta in biblioteca.

Posso trattenermi

oltre chiusura?

Posso dormire qui,

farmi assumere custode

e dimenticare tutto il resto?

Morire di carezze per due

occhi che hai fatto piangere.

 

Nuotare

Nuotare riversa

sul mare.

Scaldarmi la pelle sotto la pelle

ed abbassare le palpebre

oscurando il sole rosso

bagnato sulle mie ciglia.

 

Sedia

Mi porto le ginocchia

vicino al volto

inarcando la schiena…

E fino alla fine

dondolo ospitando

ogni passante stanco

che per un po’

vuole allungare le

gambe sotto il sole.

 

Correre

Correre come un ladro

per salvare la vita

ed allargare le braccia

quando l’erba mi

frusta le gambe

e i vestiti mi aderiscono al corpo.