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La donna fremente,
il verso risorto,
passo- percossa.
Odore sentore indistinto?
O lieve e imbevuto agone
tra il sentirmi bimbo a festa
e l’essere buffone tra padroni?
Spazi e non conquiste
cercava il profugo tra fiotti e tubi.
Chi frugò in case, container,
baracche,
tornò deluso in riva al lercio.
Chiedere? E perché?…
Le donne, mosche,
fiutavano il suo delirio-dolore
perché di casa aveva perso
l’orlo di una porta senza presa.
Deviata luce oltre un prossimo
Foto-gramma.
L’invio danna chi di gloria
Fece in sé altare e missione.
Disgiunto dal ritorno invadente
Di sole, misto a luce,
E ingordo esso divorato
Dalla sua onnivora onni-vera-potenza,
Il caldo era dettaglio
Tra spicchi di futuro da inghiottire.
Appena il tempo di deflettermi
E ingarbuglio
Sentenze mie,
Pesanti remore e frequenze.
Partire,
O ancora appiattire di luce
L’oblò ristretto da sfere reali
Quanto la parvenza d’essere,
Al di là del vociare,
Ninna,
E tanta demenza da ridare al parto,
Nanna,
E sognare un giorno addietro.