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3 POESIE
( Davide Riccio )
PRENDERE UN TRENO
Prendere un treno
tra chi va e chi ritorna:
ginocchio contro ginocchio
in qualche vecchia carrozza,
aprirsi un po’.
Guardare di fuori
i pensieri che hai dentro.
La massicciata scorre
come scorre il passato,
ovattarsi un po’.
Conforta la memoria
il tatantatà che culla
e sostiene il fantasma
di una cara infantile
filastrocca.
Di stazione in stazione
sulle guide di acciaio
abbandonarsi finalmente
alla certezza di arrivare.
Dormire un po’.
Cardiaca contrazione
e arteriosa pulsazione
rotolano sul binario
e da ogni tunnel impavidi
rinascere.
A MIA MADRE
Io so perché mi ammalia
il mare. Tu inspiravi
e i frangenti sulle rocce
sciabordano schiumando.
E poi che l’onda si è
franta, lenta e costante,
e scemando la cresta
respinta si ritira,
pacifica tu espiravi.
E lo sciacquio fievole
e ipnotico, amniotico,
mi riavvolge di nuovo.
E vorrei non finisse
mai… ma senza erosione.
PIU’ VADO NEL PROFONDO
(Basato su Peter Gabriel)
Più vado nel profondo della terra, più buio diventa
Più vado nel profondo dell’aria, più buio spazio diventa
Più vado nel profondo del mare, più buio l’abisso diventa
Più vado nel profondo delle forze psichiche, più buio diventa
Più vado nel profondo del tempo, passato o avvenire, più buio diventa
Ovunque più nel profondo io vada, più buio diventa e più freddo
Fino al più oscuro buio
Completa oscurità
Poca è la luce
In esili strisce
Sulla superficie delle cose
Leggerezza
Levità
Perfino le stelle infuocate
Accecano di luce
E buio è nella cecità
Io, io venni dal buio ventre materno della non-esistenza
E alla buia inesistenza ritornerò
Che mi piaccia o no
Altro in cui credo
Non è certezza