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RACCOLTA DEL LAMPONE CALDO
( Velluto )

 

 

 

 

nel bianco che più bianco

l’arpa lascia il passo ai violini

e il distributore d’armonia incanta

la mia paresi griffa

 

l’incanto della musica è misericordia

non sperimentare nemmeno l’essere genio

cornucopia di un’idea stantia

stalliere di carte a cavallo

untore di piccoli io in cerca di camere d’aria

 

vivere fare baciare culi testa e mento

mai un lamento mai un tormento

staccato dalle pareti di una sacher

a torte o ragioni o muori

sotto l’epitaffio di una nuvola

isterica bugia che segue il tuo sangue

a delta di spazzolini da venti grammi

 

decidi ora unto da zio canederlo

 

il cervello fa rumore a tutte le ore

il gomito solo se giochi a tennis

il tedesco solo se ti fucila di spalle

 

l’arte del sentire

impone il tuo fare a letterine

che tette volte su tette

ti squadrano dalla chiappa destra

della tua posizione verificabile

soppesandoti borsa e coglioni

 

il restare nascosto cola sicurezza

e riempi i catini del non voler sentire

ma i cori fanno rumore

le parti molli si sciolgono al sole

e la storia non ha neppure un intervallo per percepirti

gli spazi sono già venduti

ad altri starnuti naturalistici

 

vale più un peto d’infante

di una poesia scritta bene

vale di più una lacrima vedova

che non riesce nemmeno

a scendere giù per le gote

di un tuo romanzo che lascerà il segno

l’aborto spontaneo della creatività

il parafrasare che ha già detto

il giudicare chi ha già fatto

ti rendono forte molto forte

dietro le pieghe della tua paura d’esistere

 

ma chi ti sente

chi

accamperà diritti sulla forza di una parola

celebrando il tuo nuovo verbo

pensaci

sei solo l’ennesimo scontato

nella fossa comune degli strilloni

 

sopra la pancia

la parca stanca

sotto la pancia

la carpa crea

 

bolle d’ossigeno tra i denti

nel tradimento epocale

dettato alla scuola del lego

e per casa

impicca evanescenza con parvenza

sullo specchio dei tuoi semiseri desideri

 

pUnto