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QUESTIONE DI PELLE

( Cyb )

 

   Siamo uno di fronte all’altra e ci si guarda  con intensità.

   Ti dico con voce calda, eccitato: “Spogliati, denudati completamente, dei vestiti e delle inibizioni.”

   E’ un comando secco o una preghiera ferma, un mormorio a bassa voce, dolce e imperioso allo stesso tempo.

   Mi fissi con occhi lucidi e ti sbottoni la camicetta sorridendo in maniera estremamente provocante, scuotendo il capo a ricacciare indietro la folta chioma dei capelli che scivola in avanti impedendoti di vedermi carico.

   Lasci cadere il tubino con movenze lente da consumata spogliarellista, a circondare, informe a terra, le tue gambe affusolate avvolte in calze di seta nero fumé.

   Ti lasci passare sul capo, con una eccitante torsione, la sottoveste corta di raso e mi provochi sfacciata, ancora sorridendo, consapevole dell’effetto che stai avendo su di me.

   Ti slacci il reggiseno con una danza a cercare la clip dietro le tue scapole arcuate.

   Ti liberi delle culottes lucide con un bagliore nello sguardo carico di promesse e ti lasci ammirare per un attimo, con gli occhi socchiusi, dea, ornata delle sole autoreggenti, meravigliosa.

   Poi l’inaspettato.

   Trovi un lembo di pelle all’altezza della vita e tiri con le unghie laccate.

   Ti sfili con un curioso gorgogliare di gola la pelle del torso, come fosse una maglietta, lasciando intravedere tra i tessuti spugnosi di sangue un corpo di consistenza lucida, viscida, che mi richiama con orrore e sorpresa la pelle fredda e verdastra delle rane toro, palpitante, scivolosa di secrezioni e di acqua melmosa di palude.

   Il raccapriccio si impossessa gradatamente di me in una malsana miscela di panico mentre prosegue la tua opera di scarnificazione.

   Soffoco un grido strozzato nell’orrore di vedere cambiare il tuo volto, nel levare la tua …maschera.., sì, una maschera di donna attraente e sexy che è accartocciata tra le tue mani sanguinolente.

   I tuoi occhi sono due globi diafani che ricordano vecchie pellicole di fantascienza, occhi di rettile, organi partoriti da una fantasia morbosa.

   La tua bocca è un taglio diabolico, un ghigno di piccole zanne appuntite semicoperte da una lingua violacea carnosa, e dalla tua gola sale un brontolio strano, minaccioso, terrorizzante.

 

   Mi sveglio.

   In un bagno di sudore gelido.

 

   Sono quindici anni, i più bei quindici anni della mia vita, con te, che sono perseguitato da questo incubo, tesoro, anni lunghi in cui ogni notte mi addormento sognandoti splendida per poi vederti trasformare in quella specie di rospo minaccioso e ributtante che mi sveglia con i capelli ritti in testa, con il respiro affannoso, con la perdita improvvisa del senso del reale in una angoscia senza fine.

   Ed allora ti guardo al mio fianco.

   Sorridi nel tuo sonno delicato e ridisegni il mio posto nel mondo logico con la tua presenza serena nella penombra quieta della nostra stanza.

   Il mio tormento ha fine, allora, nel contemplarti meravigliosa, anche se so che la prossima notte sarà lo stesso calvario tormentoso.

   Vorrei che tutto questo finisse, una buona volta.

 

   E’ per questo, amore mio, che ho inciso la tua gola e che sto scorticando la tua pelle d’alabastro con un rasoio, a scalzarla dalla tua carne, per vedere fino a che punto sono pazzo, io, che sono tanto innamorato di te e che non posso più sopportare di vederti come un mostro a spaventare i miei sogni nei quali vorrei amarti per come ti amo e ti ho sempre amata.

 

   Dio ti ringrazio!

   Quanto ti amo, gioia mia, e quanto sono felice!

   Sei davvero il mio amore, normale, la mia donna, la mia amata donna, e scorre solo sangue abbondante tra le lenzuola, sangue di semplice adorato essere umano.

   Grazie amore mio.