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SKIZOPHRENETICA
( Simone Conti )
Attacco psichico, che è una classificazione diagnostica abbastanza approssimativa. Si riferisce alle esperienze associate con un’attività elettrica abnorme all’interno del lobo temporale. Pazienti con attacchi in questa parte del cervello sperimentano paesaggi vividi o percepiscono forme di cose viventi. Alcune di queste entità non sono umane e vengono descritte come piccoli uomini, forme incandescenti o brillanti sorgenti di luce.
(Michael A. Persinger, Neuropsychological Bases of God Beliefs)
* * *
Mi sveglio rinchiusa in questa gabbia di ferro tagliente, avvolta da venefici vapori che appestano l’aria. Sento dolore, vomito sangue, graffio la fredda ruggine di una metallica costrizione e piango. Lui mi aveva promesso l’amore eterno, l’amore di un uomo che diceva di amare la propria donna. Sono stata raggirata, umiliata, picchiata e derisa. Solo allora percepii la folle dimensione del suo amore!
Ho il corpo ricoperto di lividi e perdo sangue dal naso, mentre il suo caldo sperma cola lento tra le mie cosce.
Il tempo… non ne avverto più lo scorrere…
Osservo le pareti di una tetra prigione: lastre di nero metallo, imbrattate da schizzi di sangue rappreso.
Dove sono…Dove cazzo mi trovo?
La gabbia oscilla nel buio di una silente follia.
Laggiù, su quel pavimento intriso d’antico lerciume, si è andata formando una pozza di sangue.
Quello è il tuo sangue.
Attorno alla pozza brulicano centinaia di formiche. Scuoto la gabbia, urlo, ma nessuno può sentirmi…
Da qualche parte nell’oscurità, odo il pianto di una bambina.
La piccola soffre. Qualcuno le sta facendo del male! Con le mani tremanti mi copro le orecchie, ma il suo lamento abbatte le fragili barriere del mio cervello, graffiando i frammenti di quei pochi ricordi che ancora possiedo.
Buio…qui c’è sempre buio.
Sento freddo, un freddo che attanaglia il mio scheletro d’ossa spezzate.
Se potessi tornare indietro, se solo riuscissi a rimettere le cose al loro posto!
L’amore non esiste! L’amore è la maschera dietro alla quale si cela l’egoismo degli uomini.
Lui mi ha promesso la felicità, ma l’unico dono che riceverò sarà il dolore di questa oscura costrizione.
Non uscirò mai dalla tomba di sangue. Lui non mi permetterà di abbandonare la nera follia che mi avvolge.
Le formiche se ne sono andate. Adesso intorno alla pozza banchettano viscidi vermi di sperma traslucido. Sono orribili, mentre si contorcono nel sangue. Non hanno occhi: solo vitrei bulbi oculari, che mi osservano cattivi.
I vermi si nutrono del mio sangue.
Il dolore sta aumentando!
Il pianto della bambina è cessato, ma sono certa che presto aleggerà di nuovo in questa tomba…
Ho sete. Non bevo da giorni e la lingua mi si è gonfiata a dismisura. Non riesco a deglutire ed i polmoni mi bruciano, mentre dalla vagina cola il suo putrido sperma.
Una porta di carne infetta si sta aprendo, permettendo ad un esile fascio di luce di trafiggere la tombale oscurità.
Lui è qui!
Il suo corpo putrescente è sfregiato da centinaia di uncini lucenti. I suoi occhi sono privi di vita e la bocca è suturata con filo chirurgico. Lui ha movenze strane, orribilmente inumane. Si sposta veloce, saettando sulle pareti della stanza. Il suo volto mi scruta, alla ricerca di qualcosa.
Cerco di sottrarmi a quello sguardo portatore d’antiche angosce, ma non posso nascondermi. La tomba di sangue è il nostro palcoscenico...
Perché mi hai fatto questo? Perché non vuoi accettare il mio amore?
La sua voce è colma di dolore. Cosa ho fatto? Quale amore dovrei accettare? Perché non ho ricordi della mia vita passata?
Lui è scomparso. Guardo in basso, oltre l’orlo della gabbia, e mi accorgo che anche i vermi sono spariti.
Adesso, laggiù, c’è una bambina. La piccola si è inginocchiata a terra e si appresta a leccare la pozza di sangue, il mio sangue!
Mio Dio…dimmi se questa non è follia!
La bambina mi guarda. Piange ed i suoi occhi colmi di tristezza implorano aiuto. Improvvisamente la piccola estrae un lungo coltello e con fare tranquillo si squarcia la gola. In pochi istanti la sua testa rotola sul pavimento, lasciando dietro di sé una viscida bava trasparente.
Tiratemi fuori di qui!
La porta si apre. Eccolo di nuovo: il re mutilato. Si avvicina a quello che rimane della povera fanciulla. Ora si china su di lei, e contorcendosi come un rettile, in pochi istanti ne inghiotte i resti.
Lampi di luce mi accecano. Quando riapro gli occhi, il re è scomparso e con lui la piccola testa rotolante.
Perchè il Signore tuo Dio, che sta in mezzo a te, è un Dio geloso;
L’ira del Signore tuo Dio si accenderebbe contro di te e ti distruggerebbe dalla terra.
Frammenti di memoria mi riportano ad un lontano passato. A quel tempo possedevo la percezione del mio Io, una percezione che di certo mi avrebbe aiutato a sopravvivere in questa tomba di sangue.
Allora il re mutilato non mi aveva preso, non ancora.
Io volevo solo essere felice, amare e crescere un figlio tutto mio. Troppo spesso ho permesso agli uomini crudeli di entrare nel mio cuore. Troppo spesso ho concesso loro il cuore, il corpo e l’anima.
Non potevo sapere che tra quegli uomini ci fosse lui, il re mutilato, il Signore dell’agonia, il manipolatore del dolore!
Io volevo solo amare ed essere amata.
Quante volte ho sognato di accucciarmi accanto ad un uomo che mi capisse, che accettasse il mio entusiasmo per la vita, la curiosità che nutrivo per tutto quello che mi circondava!
Il re mutilato lo sapeva, e mi prese con l’inganno.
Lui mi ha trasportato nella tomba di sangue, dove resterò in eterno.
Cosa ho fatto al mio re? Perché non riesco a ricordare?
Guardo la pozza di sangue. Lì attorno non c’è nessuno. Lo sperma del mostro mi cola dalla vagina mutilata.
Mi fa male….Mio Dio quanto fa male…
La gabbia oscilla con violenza, squassata da un vento di morte. Mi aggrappo a fredde sbarre d’acciaio, mentre ossa spezzate mi trafiggono le carni. Voglio morire, ma non ne sono capace! Non ci riesco!
Il re mutilato mi osserva. Lo sento. Anche se non lo vedo so che lui è qui con me.
Ecco di nuovo il pianto della bambina. Lamenti d’angoscia attraversano il silenzio della tomba.
Ho paura!
Guardami, serva della carne…guardami!
La voce del re mi ottenebra la mente.
Perchè non mi è concesso d’impazzire? La pazzia mi trascinerebbe lontano da quest’inferno!
Volgo lo sguardo in ogni direzione, alla ricerca del mio re.
Perché rifiutasti il mio amore?
Vorrei gridare, poter dare sfogo all’ira che mi cresce dentro, ma lui non me lo permette. All'improvviso mi accorgo che la mia bocca è suturata con filo chirurgico.
Com’è stato possibile? Perché non mi uccide, perché il re mutilato non mi uccide?
Sento ancora il pianto di quella bambina, il grido d’aiuto di una creatura innocente, vittima di un immenso dolore.
Lei no! Lei lasciala in pace!
Grido perché il re me lo concede. Ora posso comunicare con lui.
Chiedi perdono! Devi solo chiedere perdono!
Per quale motivo dovrei chiedere perdono! Cosa ho fatto nella vita per meritarmi una simile punizione?
Cosa vuoi da me?
Lui striscia sul mio corpo di donna, cercando un punto d’ingresso. Presto la fortezza sarà presa, e la mia dignità violata…
Il re si muove veloce sul pavimento. Ora si è fermato accanto alla pozza di sangue, prosciugandola con la sua lingua vischiosa.
Un volto privo di vita mi osserva. Chiudo gli occhi. Il suo sguardo è qualcosa d’inconcepibile.
All’improvviso mi ritrovo a perdere sangue dal retto. Presto si formerà una nuova pozza dove il mio re placherà la sua sete d’inumana lussuria.
Ricordo quando il re mutilato si prese la mia dignità. I suoi occhi luminosi mi fissavano tetri, mentre molteplici falli di metallo tranciavano le mie carni, accecandomi di dolore e di vergogna. Il re era sopra di me, ruggendo di un putrescente desiderio. In quel corpo non c’era vita…solo morte e negazione. Cercai di allontanare la mente da quel vortice infernale, ma lui non lo permise. Il re mi costrinse a bere il suo sperma, imponendomi di leccare quei falli di lucente metallo. Egli mi penetrò con la freddezza di rugginosi stantuffi e il mio ventre si contorse con violenza, accogliendo un immenso dolore!
L’orgasmo fu devastante. Ogni millimetro del mio corpo fu attraversato da sensazioni indescrivibili. Il re mutilato mi condusse al nirvana della carne e poi…poi…fui trascinata in questa tomba di sangue.
Io volevo solo amare ed essere amata…
Sto osservando un serpente bianco che striscia attorno alla pozza di sangue. Il rettile sembra diffidente. Ora si allontana, infilandosi in una crepa che si sta formando su una delle pareti di metallo.
Chissà se là fuori c’è un mondo in cui si potrà essere ancora felici…
Dicono che d’amore ci si può ammalare, o addirittura morire! Dicono che a volte l’amore può fare queste cose, ma io non ci credo. Non ho mai creduto a chi non ammira la grandezza del mio re. Non ho mai ascoltato chi non ha amato il re mutilato.
Lui ti fa del male, certo, ti distrugge, vero, ma il mio re riesce a donarti l’orgasmo supremo. Un piacere in grado di accrescere ogni umana percezione.
Nella mia mente il re ergerà il suo regno di metallica lussuria!
Topi!
Quei fetidi roditori stanno entrando nella tomba di sangue. Sono centinaia! Si aggirano intorno alla pozza, leccando un sangue che accresce la loro brama di dolore.
I topi sono servi fedeli del mio re.
Adesso corrono veloci sulle catene di ferro che penzolano dalla gabbia. Presto inizieranno a mordere il mio corpo sfigurato.
Aiuto! Mio Dio c’è qualcuno in grado di aiutarmi?
Perché nessuno mi sente?
Sul fondo della tomba vedo la bambina. Se ne sta in piedi, al centro della stanza, e sottobraccio regge la sua testa. I topi le girano attorno con diffidenza. La annusano e poi si allontanano da lei. La bambina è ancora lì, mentre un pallido volto di testa mozzata mi fissa.
I topi hanno raggiunto la gabbia ed io mi rannicchio in un angolo, in attesa dei loro morsi. Ora le bestie si sono fermate. Guardo giù. La bimba non si muove, mentre accanto a lei irrompe il mio re.
-Te lo chiederò un’ultima volta: implora perdono per quello che hai fatto e la tua anima sarà salva!
Non mi è concesso capire e tanto meno resistere. Sento di dover obbedire al re mutilato. Quindi non mi resta altro da fare: prendo fiato e con la poca voce rimastami pronuncio le parole che lui vuole sentire.
La tomba di sangue è mutata. Ora sono circondata da bianche pareti che m’infondono la pace perduta. Non riesco a muovere le braccia. Qualcuno mi ha avvolto in questo strano indumento.
Il mio re sembra essere scomparso. Accanto a me ci sono due uomini in camice bianco.
Cosa vogliono ?
Uno di loro impugna una siringa. Il suo volto pare minaccioso.
-Buongiorno, Martina: è l’ora dell’iniezione.
Chi è Martina?
Mi rannicchio in un angolo di questa soffice prigione, aspettando che il mio re venga a salvarmi.
L’uomo con la siringa mi sovrasta; poi m’inietta nel braccio un liquido che m’incendia le vene.
Ora gli uomini in camice bianco se ne vanno, ma io riesco ugualmente ad udire le loro voci.
- Che ha fatto questa?
- Ha ucciso il marito e la figlioletta.
- Com’è successo?
- Lo stronzo di suo marito la violentava con falli di metallo, che lui stesso si costruiva in un vecchio capanno degli attrezzi! Io lo so, perché ho letto stralci del diario che la poveretta redigeva in ogni giorno di quella vita d’inferno. Comunque, come ti dicevo, il marito la costringeva a subire ogni tipo d’angherie, e se questo non bastava, quel fottuto maniaco imponeva alla figlioletta di sei anni di assistere alle orribili torture inferte alla povera mamma! Un bel giorno, però, Martina decide di porre fine al dolore. La donna aspetta che il marito ritorni dal lavoro, che quel pezzo di merda la porti nel capanno assieme alla loro figlioletta, e un secondo prima che lo spettacolo vada in scena la donna estrae un uncino da macellaio e con quello riduce in pezzi sanguinolenti il marito. Poi, in preda ad un’inarrestabile follia omicida, decapita la bambina ed infine si chiude dentro ad un’angusta gabbia per conigli dove gli agenti la trovano, ricoperta di topi, formiche e sangue rappreso. Si dice che il maresciallo dei Carabinieri, il primo ad entrare nel capanno degli orrori, abbia vomitato per una settimana intera!
- Cristo Santo che schifo!
- Schifo? Credimi: ho omesso la maggior parte dell’orrore vergato in quel dannato diario! In ogni caso Martina è arrivata da noi tre mesi fa. Da allora la donna ha trascorso i suoi giorni standosene rannicchiata in un angolo della cella, senza parlare. Poi, stamattina, mi avvicino alla porta, apro lo spioncino e porca puttana mi ritrovo il volto di quella matta ad un palmo dal naso! Lei mi fissa dritta negli occhi e di colpo pronuncia una sola parola…
- Merda! E che ti ha detto?
-Perdono!
- Perdono?
-Già, perdono! Mah… vorrei proprio sapere cosa passa nella testa di quella poveretta…
La tomba è mutata di nuovo.
Ora sono avvolta dall’oscurità di un dolore passato.
La gabbia oscilla in balia dei silenti oceani di morfina.
E' strano, ma non ho paura.
C’è qualcuno? C’è qualcuno che può sentirmi?
Mamma io ti sento...
Bentornata, schiava della carne…bentornata amore mio!