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IL  RE  DEGLI  ELFI
( Simone Conti )

 

 

 

 

 

1855

All’improvviso le luce tremolante della lanterna a petrolio lo illuminò.

< Cristo santo!>, esclamò il giovane carabiniere reale, uno dei tanti soldati che avvolti nei loro neri tabarri, avevano setacciato a palmo a palmo i boschi e le vallate di quell’impervia zona montagnosa. Ora il tenue barbaglio di una lanterna poneva fine a quella triste ricerca.

 

Il corpo del piccolo Franco giaceva sulla riva destra del fiume Enza, un tumultuoso corso d’acqua che scorreva a pochi chilometri dal villaggio di Torlonia, anche se in realtà, sarebbe stato più onesto affermare nelle vicinanze di un ammasso disordinato di fatiscenti casupole abbarbicate sulle pendici dell’Appennino emiliano. Il piccolo cadavere, ormai in avanzato stato di decomposizione, emanava un nauseabondo fetore, tanto che ai militari fu difficile avvicinarsi a quell’informe carcame senza ripararsi le vie aeree con stracci imbevuti d’acqua di colonia.

< Guardi qui, maresciallo...santo cielo guardi qui...>. La voce del carabiniere tremava mentre lui cercava di rigirare quel corpo straziato.

< Fate venire il medico!>, si limitò a borbottare l’anziano sottufficiale non riuscendo a trattenersi dal vomitare... diavolo quegli stracci non funzionavano per niente!

Il medico inviato al seguito della battuta di ricerca, giunse in groppa al suo cavallo facendosi strada tra due ali di militari esausti e destreggiandosi con indubbia maestria nel tentativo, sino a quel momento pienamente riuscito, di impedire al bizzoso quadrupede di scivolare rovinosamente sul sentiero fangoso, unica via di comunicazione esistente nella zona.

< Cosa ne pensate dott. Bertoli? >, disse il maresciallo, nel frattempo ripresosi dallo shock, < credete che… quello sia opera di un qualche animale selvatico?>, concluse indicando con l’indice tremante un punto preciso del corpo.

< No, maresciallo… non lo credo per niente...>, rispose il medico osservando uno squarcio profondo nel petto del piccolo Franco là dove un tempo gli batteva il cuore.< Sorvolando sui numerosi lividi che si notano sul collo e sorvolando sul fatto che il cadavere ha entrambi gli arti inferiori spezzati, nonché sul fatto che il bambino giace nudo a terra, dettagli che da soli basterebbero ad allontanare ogni dubbio…bè li vede i bordi della ferita?>. Il Maresciallo osservò la terribile lacerazione sul corpo del bambino senza riuscire a proferir parola.

< Sono netti!>, continuò il dottore accorgendosi dell’apatia irreversibile che faceva bella mostra di se sul ceruleo volto del maresciallo, < o meglio, in quel punto la carne non è stata minimamente lesa e men che meno strappata come dovrebbe apparire se un animale o qualsiasi altra cosa l’avesse presa a morsi, no! Quella mutilazione è stata inflitta con un coltello o qualcosa di simile, ergo, escludendo che lupi o cinghiali abbiano la facoltà di maneggiare armi bianche, quest’orrore è opera di un uomo, anche se qui di umano c’è rimasto ben poco!>.

< Porca vacca! Questo è il terzo bambino che troviamo orribilmente ucciso! Ma che diavolo sta accadendo?!>, replicò il maresciallo.

< Sarei molto felice di poterle rispondere maresciallo Aroldo, ma spetta a lei ed ai suoi uomini scoprirlo…> concluse il dottore donando nuovamente dignità al piccolo Franco sotto forma di un bianco lenzuolo. 

 

 

 

 

 

gnam, gnam…il tempo passa!

 

Al Capitano dei Carabinieri, Giulio Cederna, il fato ha concesso due possibilità: rispondere al cellulare o premere il grilletto della sua nera Beretta d’ordinanza, che l’ufficiale si è ficcato in bocca. Giulio é un uomo a pezzi, ma forse quando uno si ritrova di colpo in una situazione come questa non è semplicemente a pezzi, no, quell’uomo è un tizio che si sta sporgendo pericolosamente sull’oscuro abisso della follia.  Nonostante questo però, un barlume di ragione sopravvissutagli in uno sperduto meandro della mente lo fa desistere dall’insano gesto: Giulio ha deciso di rispondere.

< Giulio scusa se ti ho disturbato, ma ho una splendida notizia da comunicarti!>. Dall’altro capo dell’apparecchio risuona la grassa voce del maresciallo Guidi, collega e amico di una vita.

< Non credo che questo sia il momento più appropriato per parlare con te…>, sussurra Giulio con voce impastata, < con la mia fottuta pseudo-guida spirituale…>.

Il Maresciallo Guidi non replica…

<Avanti che vuoi?>, lo incalza il Capitano.

< Giulio…Lo abbiamo preso! Quel maledetto assassino è caduto in trappola e adesso lo teniamo per le palle!>. Giulio, sulle prime, non reagisce alla notizia. Oscuri pensieri gli affollano la mente, neri ricordi legati a quell’uomo, ma inevitabilmente le parole del maresciallo lo fanno ripiombare ad un incubo lontano, dal quale non è mai uscito.

< Adesso dove si trova?>, riprende quell’ufficiale sull’orlo di una crisi di nervi.

< E’ qui in caserma, piantonato da tre dei nostri, la situazione è sotto controllo, ma serve la tua presenza….Vedi prima di avvertire l’autorità giudiziaria è di vitale importanza che tu mi raggiunga al più presto!>.

< Perché mi chiedi questo…>, sospira Giulio lasciandosi cadere sul letto, < Sai benissimo che ormai sono fuori e di certo non mi aiuterebbe incontrare l’uomo grazie al quale la mia vita si è tramutata di colpo in un merdoso acquitrino di lacrime e dolore…>.

< Giulio, ascoltami! Tutta la squadra ha lavorato per mettere fine alle orribili gesta di quel pazzo. Tutti noi, e dico tutti, abbiamo sudato e sofferto per arrivare a questo giorno, il giorno in cui quel bastardo non potrà mai più fare del male a nessun bambino e lo abbiamo fatto anche per te e Sandra e per il piccolo Nicola!  Giulio, adesso che lo abbiamo preso…bè ho pensato che… “movendoci con le dovute cautele” potremmo costringerlo a rivelarci il luogo dove tiene segregati quei due bambini, e forse potrebbe dirti dove ha nascosto il corpo… bè tu mi hai capito, giusto?>.

< Trovo disonesto il tuo comportamento, lo sai?>, Il Cap. Cederna stringe il cellulare con forza, tanto che la mano inizia a dolergli. < e poi cosa ti fa pensare che io accetti di incontrarlo?!>.

< Perché vuole parlare solo con te. Dice che prima di chiudersi in quello che lui ha chiamato un inaccessibile silenzio, sente la necessità di scambiare qualche parola con la sua nemesi! Già è così che ti ha definito e credo che non sia un appellativo del tutto sbagliato.Dopotutto sei stato tu il suo nemico numero uno tu hai speso cinque anni della tua vita per dargli la caccia e, cazzo, credo che quel verme abbia ragione: tu sei la sua nemesi, tu sei la sua sublime rottura di palle!>. La voce del maresciallo trema tradendo l’emozione del momento.< Senti, Giulio il tempo stringe e se la notizia della sua cattura dovesse trapelare, quel viscido di magistrato ne disporrebbe l’immediata custodia in carcere e poi…porca puttana, Giulio! Tu sai benissimo come vanno queste cose! Se riuscissi a convincerlo a dirti dove si trovano quei bambini… avanti, vecchio mio, non fare lo stronzo, vestiti e precipitati subito qui!>.

 

 Quella telefonata aveva spalancato la porta da sempre socchiusa sul suo incubo lontano. Improvvisamente il cap. Cederna si ritrovava a vivere la notte di cinque anni prima…la notte nella quale suo figlio svanì nel nulla, la notte che aveva reso la sua vita un vero inferno. Interminabili giorni trascorsi nell’inutile tentativo di ritrovare il figlio, aggirandosi nei quartieri oscuri della città, perduto in un fetido regno di puttane, spacciatori e malati di mente, giorni di una vita allo sbando, un’esistenza certamente non consona ad un ufficiale dell’arma dei carabinieri. In quell’oscuro periodo Giulio aveva conosciuto quello che in futuro sarebbe diventato il suo inseparabile compagno: l’alcol! Sandra, sua moglie, non aveva retto a quell’insopportabile situazione.  Non era riuscita a superare l’irrefrenabile tendenza autodistruttiva del marito che lo aveva colto all’indomani della scomparsa del piccolo Nicola e così, dopo aver strascicato un rapporto reso ormai logoro dal dolore e dalla disperazione, la dolce Sandra aveva finito per lasciarlo. Giulio, rimasto solo, continuò imperterrito la sua caccia all’assassino ed almeno in un paio d’occasioni arrivò ad un passo dal catturarlo, ma il misterioso uccisore di fanciulli sembrava in grado di volatilizzarsi con la velocità di un battito di ciglia. Il cap. Cederna arrivò persino a dubitare sull’effettiva esistenza di quel pazzo. Il mostro colpiva senza una cadenza temporale effettiva e non colpiva mai nello stesso strato sociale. Figli di contadini, figli d’illustri personaggi della società. Non v’era bambino che potesse ritenersi al sicuro. Giulio continuò la sua caccia per molti anni, senza giungere a soddisfacenti conclusioni. Nell’arco del 1999 il cap. Cederna fu inviato in un piccolo paesino dell’Appennino reggiano. Lassù, forse, egli sarebbe riuscito a sconfiggere la dipendenza dall’alcol. Ma qui Giulio scoprì che alla fine del 19° secolo, quattordici bambini erano scomparsi nel nulla, salvo poi essere ritrovati orrendamente mutilati. Furono proprio le tipologie di quelle lontane mutilazioni che condussero le sue indagini ad un oscuro livello. Ogni fanciullo era privo di cuore, proprio come i dieci ragazzi ritrovati tra il 1999 e la fine del 2000.

< Mio Dio>, sussurrò il cap. Cederna leggendo quegli antichi rapporti contenuti in impolverati verbali, < ma che diavolo… qualcuno si diverte a replicare omicidi accaduti duecento anni addietro!>. Tornato in città, Giulio si mise in contatto con un vecchio amico: il Maresciallo Guido Guidi, vecchia volpe dell’arma. In compagnia dell’anziano sottufficiale il Cap. Cederna creò una squadra speciale con il compito di catturare, una volta per tutte quel pazzo, ma il pazzo in questione aveva cessato d’improvviso ogni suo orribile gesto. Negli ultimi tre anni nessun altro bambino era scomparso e tutto sembrava essere tornato ad un inquietante normalità. Questa situazione di stallo fece precipitare nuovamente l’ufficiale in un profondo stato depressivo. Il cap. Cederna aveva fallito, su questo non vi erano dubbi, e l’ennesimo tracollo gli fu fatale. Giulio fu sospeso dal servizio sino a nuovo ordine e solo il maresciallo Guidi, di tutti i colleghi rimasti, gli rimase accanto. Il mostro era là fuori, libero di agire…e solo lui poteva decidere quando…

E quel tempo trascorse lento...

Poi, tutto a un tratto due bambini erano scomparsi nel nulla e con loro il numero di fanciulli catturati da chissà chi era cresciuto a dodici. Dodici bambini in sette anni. Troppi! Intanto Giulio ritrovò un vecchio amico: l'alcol. E così, mentre l’ufficiale se ne stava rintanato in casa ad annegare i suoi incubi nell’onirico mare dell’alcol, i vecchi colleghi del comando provinciale erano sulle tracce di un uomo che, secondo numerose testimonianze, era stato visto aggirarsi in prossimità di una scuola elementare. Un tipo molto alto, che indossava una cerata verde pisello e con il volto celato da una lercia sciarpa avvolta sul viso. Senza dubbio un tipo che in prossimità di una scuola elementare non sarebbe passato di certo inosservato.  Dopo aver pedinato per alcuni giorni quel losco figuro, gli uomini del maresciallo Guidi avvalendosi dell’aiuto dei corpi speciali erano entrati in azione. Penetrati in uno sperduto casolare di campagna i militari si trovarono ad affrontare ciò che nessun uomo sano di mente non avrebbe mai dovuto affrontare. All’interno della vetusta casa colonica trovarono decine di piccoli corpi che fluttuavano all’interno d’enormi ampolle ricolme di formaldeide. L’odore penetrante di quella sostanza impregnava ogni centimetro della casa. Aggirandosi in quell’inferno privo di ogni traccia di ragione umana, il maresciallo Guidi combatteva una dura battaglia col suo intestino nel tentativo di non vomitare davanti ai suoi uomini.  Ma il maresciallo vomitò: tentativo fallito.

L’oscuro dettaglio che balzò agli occhi dei militari, dettaglio di certo non trascurabile, fu che ogni corpo mostrava una cavità vuota dove in origine doveva trovarsi il cuore, ma di quegli organi non v’era più traccia: asportati, diamine, portati via! Ma com’era possibile che un essere umano potesse arrivare a tanto?!  Fu in quella calda notte d’estate che le indagini si poterono dichiarare concluse. Già, ogni quesito aveva trovato risposta.

 Appostati nell’oscurità gli uomini dei G.I.S (Gruppo d’intervento speciale) attesero il ritorno del diabolico padrone di casa. L’uomo si trovò circondato da decine di militari incappucciati che lo tenevano sotto tiro con i loro mitragliatori a guida laser. L’uomo non disse niente. Si limitò a chinare il capo porgendo i polsi in segno di resa.

< Adesso hai finito di compiere le tue schifose porcherie!>, gli tuonò contro il maresciallo Guidi. L’uomo sibilò parole incomprensibili.

< Che cazzo dici?!>, lo incalzò l’anziano sottufficiale.

< Non credere che questa sia la fine…stupido uomo!>.

Il maresciallo lo colpì violentemente al capo con il calcio della sua mitraglietta. L’uomo cadde svenuto.

< Forza, portiamo via questa…>. Il maresciallo non terminò la frase, non ce la fece. Se ne andò dalla casa scotendo il capo e sussurrando alcune parole.< Ma in che diavolo di mondo stiamo vivendo…>.

 

 

5: 15 a.m.

 

< Sembra calmo…>, sussurra il Cap. Cederna scrutando attraverso un piccolo monitor l’uomo dalla cerulea carnagione e dai lunghi capelli neri che se ne sta seduto dondolando ossessivamente il capo.

< Il fatto di essere stato preso sembra non infastidirlo per niente, anzi, quel coglione ha chiesto un caffè e un pacchetto di sigarette!Come puoi vedere tu stesso se ne sta seduto lì con quel sorriso ebete stampato in volto, e sembra molto eccitato di incontrarti…>, risponde il maresciallo Guidi fissando in volto il suo capitano.

< La cosa dovrebbe preoccuparmi?>.

< Sinceramente non ne ho idea. L’unica cosa che m’interessa è scoprire dove tiene segregati quei due bambini. Lo so, Giulio che per te è difficile, ma sei l’unica possibilità che ci rimane per salvarli. Ci restano ancora due ore, prima che la sua cattura sia resa pubblica, dopodiché credo che lo perderemo per sempre e con lui temo anche quelle due piccole vite! Quindi, non ti resta altro da fare che entrare in quella stanza e… che Dio ce la mandi buona!>, sentenzia il maresciallo avvicinandosi alla porta blindata della cella.

< Ok, ma prima lascia che ti dica una cosa: tu non puoi sapere un bel niente di quanto sia difficile per il sottoscritto fare quello che tu mi stai chiedendo e cioè incontrare il bastardo grazie al quale la mia vita è diventata una vita che non vale la pena di essere vissuta! Quindi limitiamoci allo stretto necessario e porco diavolo non cercare di rendermi le cose più sgradevoli di quanto non lo siano già!>. Replica, infuriato, il Capitano puntando il dito verso il monitor che adesso mostra quel tizio dai lunghi capelli neri immerso in una fluttuante nube di tabacco. 

 

 5: 21 a.m.

 

 Entrando in quella cella illuminata da una fredda luce al neon, Giulio cerca di reprimere l’irrefrenabile desiderio di scagliarsi su quel losco assassino. Con lento incedere si avvicina al tavolo metallico e avvicinandovi una sedia si accomoda di fronte all’uomo, maledicendo nello stesso tempo il maresciallo Guidi per avergli imposto di lasciare l’arma all’esterno. Già, perché se così non fosse stato l’ufficiale dei carabinieri, ma ancor prima un padre di un figlio rapito e con ogni probabilità orribilmente assassinato, avrebbe certamente scaricato la pistola su quella viscida persona che gli siede di fronte la quale, pur accortasi della presenza del cap. Cederna non si scompone. Giulio volge lo sguardo in direzione della telecamera di sorveglianza posta ad un angolo del soffitto e osservando quel piccolo occhio elettronico trae un sospiro di sollievo. In un certo senso, sapere che il suo vecchio collega è là fuori a vegliare su di lui, lo rassicura piacevolmente.

< Guten arben mein capitan…>, sussurra l’uomo il cui volto è celato da lunghe ciocche di neri capelli.

< Credi davvero che sia un buon giorno?>, gli risponde Giulio senza capire perché all’improvviso egli sia in grado di comprendere perfettamente la lingua tedesca. Comunque cerca di apparire al suo nero interlocutore come un uomo che sa il fatto suo anche se in realtà Giulio non ha la minima idea di quale sia il fatto suo.< Ti hanno preso, brutto figlio di puttana e questo dimostra che in realtà, dal tuo punto di vista, non è certamente una buona giornata!>.

< Bè, mein capitan, diciamo che sono un tipo positivo, dopotutto viviamo in un brutto periodo e se non si ha un poco d’ottimismo…>, gracchia l’uomo senza alzare il capo.

< Chiunque tu sia mettiamo subito in chiaro un fatto: qualsiasi cosa tu vada cercando dal sottoscritto non la otterrai, diamine, mi viene da vomitare al solo pensiero di stare seduto di fronte ad uno schifoso violentatore di bambini come te!>, replica il cap. Cederna stringendo con forza i pugni sulla fredda tavola metallica.

< Avanti, Capitano, non s’irrigidisca, in fondo dovrebbe essere felice di questa nostra rimpatriata…>, replica l’uomo emettendo freddi sibili gracchianti.

< L’unica cosa che mi renderebbe felice sarebbe il cacciarti una pallottola in fronte, ma ahimè non posso farlo. Avanti, mi è stato detto che volevi parlarmi, forza sono tutto orecchi… o ti riesce difficile farlo con un adulto!>.

< Oh…non ti ricordavo così divertente, certo che il piccolo Nicola doveva proprio sbellicarsi dalle risate con un papà così spiritoso…certo prima che io gli aprissi il petto e gli mangiassi il cuore, he, he!>. Giulio scatta in avanti, gettando a terra il prigioniero! Ora Giulio sembra seriamente intenzionato a spezzare il collo di quell’essere immondo e forse ci riuscirebbe se all’improvviso nella stanza non irrompessero i suoi colleghi che lo immobilizzano all’istante.  Nella concitazione generale del momento il maresciallo Guidi si scaglia verso l’amico.

< Ascolta, Giulio… Cristo ascoltami!!>, Ottenuta, seppur lievemente la sua attenzione, il maresciallo riprende: < Voglio ricordarti che quell’uomo tiene prigionieri ancora due bambini. Se tu lo uccidi, o se lo fai incazzare, noi la pigliamo nel culo! Ora cerca di restare calmo, e cazzo credimi che so perfettamente come ti sia difficile farlo, ma cerca di assecondarlo e stiamo a guardare dove ci vuole portare…ok?!>.

Tornata una parvenza di quiete, il maresciallo ed i suoi uomini escono dalla stanza mentre Giulio sedutosi nuovamente al tavolo si prepara ad affrontare il suo viscido avversario, pregando Dio, che quel bastardo non si metta nuovamente a giocare con il suo dolore. I due si osservarono a lungo, poi l’uomo inizia a parlare e quello che dice cambierà per sempre la vita del capitano Cederna.

< La conosci la storia del “re degli elfi”?>.

< Di che diavolo stai parlando…>, sospira Giulio grattandosi nervosamente il capo.

< Mein capitan ora sono io a mettere in chiaro una cosa! Se vuoi che quelle due piccole creature giungano al prossimo levarsi del sole tu devi mostrarmi rispetto…ci siamo capiti?!>, sibila l’uomo nel cui sguardo ora sembra aver trovato rifugio l’inferno.< Bene, il tuo silenzio dimostra che hai afferrato la situazione…e adesso torniamo a noi!>, continua l’uomo, < Devi sapere che nelle antiche leggende germaniche, il re degli elfi era uno spiritello dei boschi che adescava bambini con il nobile intento di ucciderli.Pensa che in suo onore Goethe scrisse persino una ballata dal titolo The Erl King, opera che in seguito fu musicata niente meno che da Schubert, impressionante, non credi?>.Giulio non sa se rispondergli o piombare su di lui per mettere fine a quella buffonata…

< Okay, credo che tu non sia un amante di musica e teatro…male, male, male…> Lo sguardo dell’uomo sembra avere l’oscuro potere di penetrargli l’anima. <in ogni caso, la leggenda narra di padre che cavalca insieme a suo figlio. Ad un tratto, il marmocchio vede il re degli elfi che con una verde corona sulla testa e un lungo mantello di foglie sulle spalle lo sta aspettando.Ad un certo punto il re degli elfi invita il bambino a seguirlo, ma il padre cerca di fermarlo. Ma il re degli elfi vince la sfida e il bambino muore tra le braccia di suo padre…eh…eh!>. Giulio si guarda attorno, le parole dell’uomo appaiono del tutto prive di senso.

< E allora?>, replica il Capitano.

< Proprio non riesci ad ammirare il quadro che ti sto dipingendo, vero mein capitan? Nessuna leggenda, nessuna ballata che possa descrivere l’entità che è giunta sulla terra per soddisfare il suo bisogno! Non lo capisci che il re degli elfi esiste, e che lui non smetterà mai di cibarsi?! Mio pietoso essere pensante, non avresti dovuto sfidarlo, perché avendo interferito con il sublime progetto, tu ne sei uscito sconfitto, tu e tutto quello che avevi di più caro al mondo!>. Giulio rimane in silenzio, la sua mente è attraversata da orribili incubi.

 <Diavolo ma che mi sta accadendo?>, pensa.

Poi l’uomo riprende a parlare.<Nicola, Nicola…Nicola…eh già il piccolo Nicola… tuo figlio voleva seguirmi nel bosco, sai? Ma dopo essere svanito nel nulla il suo papà cercò di interferire con i miei piani, illudendosi di interrompere un rito che continua indisturbato da millenni, un rito senza il quale io non potrei navigare attraverso le oscure maree del tempo! Già, amico mio, perché io sono un parassita del tempo il cui solo modo di sopravvivere è cibarmi dei piccoli cuori di marmocchi, delicati forzieri colmi dell’innocente spirito umano da cui traggo il mio vitale sostentamento.

IO SONO IL RE DEGLI ELFI!!!

Ed è per questo che in ogni era nella quale assumo forma umana devo divorarne il più possibile! Ma tu, con il tuo deplorevole comportamento”umano” mi hai esposto all’attenzione della gente privandomi di quella fondamentale segretezza che mi accompagna nei miei saltuari avventi nel vostro triste mondo! Ecco, perché pur essendo riuscito a completare il mio nutrimento ho deciso di continuare ad uccidere ed in primis tuo figlio! Haimè quel ragazzo sarebbe sopravvissuto, ma nella sua candida innocenza non sapeva di avere un padre ficcanaso, un padre che non ha saputo farsi gli affaracci suoi! Con il tuo comportamento, mein capitan, hai condannato a morte intere generazioni di fanciulli! Io non farò ritorno al mio letargico riposo, no! Continuerò ad uccidere ed ogni pasto che consumerò, sarà una piccola vita che tu avrai sulla coscienza! Sei arrivato tardi, Giulio… oggi come ieri…

Giulio vorrebbe mettere a tacere quell’essere immondo ma non ci riesce…forze al di sopra di lui glielo impediscono.

Sai... mentre masticavo il cuore di tuo figlio lui strillava, strillava, ma papà non era lì! Papà non è stato capace di salvarlo, perché papà è un debole! Mein capitan, tu ha intralciato il cammino del re e di questo pagherai le inevitabili conseguenze! Ma davvero credevi di essere in grado di fermare ciò che intere generazioni d’uomini non sono state capaci di fare!?>.

Giulio tenta di reagire, volgendo lo sguardo verso la telecamera ma una forza oscura sembra aver congelato ogni suo movimento. Giulio vorrebbe urlare, ma lo spettacolo cui sta assistendo glielo impedisce.Improvvisamente le grigie pareti della stanza si sono tramutate in qualcosa d’orribile. Sangue e carne, carne e sangue! Una nera cantilena gli avvolge la mente… Dalle pareti cola sangue, un fiume di sangue mentre ora, quelle stesse pareti, si sono tramutate in muraglie di carne pulsante. Adesso l’intera stanza sembra dotata di vita propria. Una stanza che respira, rantola e l’osserva… Morte, orrore! Nell’aria putrida di quel luogo si odono echi lontani di doloranti lamenti!

< Non cercare aiuto, nessuno verrà in tuo soccorso!>, lo incalza nuovamente l’uomo, < il tempo stringe, ed io mi sono stancato di starti a sentire !>. Giulio non si rende conto di quello che gli sta per accadere. L’uomo gli si scaglia contro avvolgendolo con le sue scheletriche braccia.Giulio cerca di sottrarsi alle spire nauseabonde di quella cosa, ma tutto è inutile. Il suo corpo è squassato da violenti tremori mentre la lingua dell’uomo gli striscia attraverso la gola e poi giù fino allo stomaco. Un saettante serpente lattiginoso gli si contorce nelle viscere alla ricerca di qualcosa di cui cibarsi.  

 

Improvvisamente il monitor si è oscurato. Nessuna immagine giunge dall’interno della cella. Il Maresciallo Guidi capisce e non perde tempo. L’anziano Carabiniere sa che all’interno della cella sta accadendo qualcosa di strano. Con uno scatto violento si precipita verso la porta metallica, ma una volta raggiunta, si accorge con orrore che questa è bloccata.  Ora non gli resta che chiedere aiuto. Il maresciallo Guidi si sgola imprecando contro quella maledetta porta che non si vuole aprire. Grazie al cielo, di lì a poco quattro carabinieri sopraggiungono in soccorso. Cinque uomini vigorosi, per quanto stiano impiegando ogni loro forza, non riescono a sbloccare l’ingresso alla cella. Il maresciallo strilla con quanto fiato ha in gola.< Che cazzo succede, Giulio?! Giulio aprimi, Giulio!>. Dall’altra parte non si ode alcun rumore. Il maresciallo è disperato. Non sa che fare, e di certo non può immaginare ciò che sta accadendo. Poi improvvisamente il meccanismo di sblocco scatta e il maresciallo, seguito a ruota dai quattro militari, entra nella stanza.

 Una volta dentro agli occhi dell’anziano sottufficiale si presenta una scena dolorosa. Il Capitano Cederna è rannicchiato in un angolo con le mani unite a coprirgli il volto, mentre il criminale se ne sta seduto al tavolo con lo sguardo perso nel vuoto. I quattro militari si precipitano su quest’ultimo immobilizzandolo all’istante, mentre il maresciallo soccorre l’amico ferito, con la speranza che non sia già troppo tardi.

< Giulio, Giulio!>. Il capitano si scosta da quella voce, appiattendosi ancor di più contro la parete.

< Giulio, sono io… guardami Giulio sono Guido!>. Il Capitano non risponde. Il suo corpo è squassato da violenti tremori, mentre vischiosi rivoli di saliva gli colano da un lato della bocca.

< Presto, chiamate un’ambulanza, un’ambulanza cazzo!>, tuona il maresciallo rendendosi conto che l’amico sta soffrendo terribilmente a causa di quella misteriosa aggressione.

< No, Guido, non è ho bisogno… sto bene Guido…sto bene…>, sussurra improvvisamente Giulio.

< Non vorrei contraddirti, vecchio mio, ma non sembri proprio …bè in forma!>, sorride il Maresciallo contento nel sentire nuovamente la voce del collega.

< No, davvero >, risponde il Capitano alzandosi da terra, < desidero solamente ritornarmene a casa…>. Il maresciallo lo guarda di sottecchi.< Ma che diavolo è successo qua dentro, Giulio!>.

< Non ricordo con precisione. Ricordo solamente che quel bastardo mi ha aggredito, dopodiché…un buio totale… Guido, ascoltami!>, sbotta di colpo il Capitano Cederna, afferrando il maresciallo per il bavero dell’uniforme, < è un uomo orrendo, rinchiudetelo e non fatelo uscire mai più! Quell’uomo è… mio Dio portatelo lontano da qui, portatelo in un posto dove non possa fare del male a nessuno!>.

< Non ti preoccupare, ma adesso ti devi fare visitare e dopo ti accompagno a casa, ok?>.

< Guido, mi dispiace, ma non sono riuscito a fargli dire un bel niente…mi dispiace, mi dispiace molto….>.

< Non ti devi preoccupare, vedrai che riusciremo ugualmente a trovare quei bambini e puoi star certo che gli faremo dire dove ha nascosto il corpo di tuo figlio!>, sospira il maresciallo osservando i suoi uomini che nel frattempo si apprestano a portare via, stretto da cinghie di cuoio, quel mostro dal volto apatico.

 

 

 

7: 44 a.m.

 

 

 

  I due carabinieri non riescono proprio a staccargli gli occhi di dosso.  Sembrano stranamente rapiti da quell’uomo, che se ne sta rannicchiato in un angolo del veicolo dondolando ossessivamente il capo.

< La vostra ingenuità e davvero patetica… non volete capire, vero? Lui non può essere sconfitto! Il re degli elfi vincerà comunque…>, sussurra il prigioniero perdendo grandi quantità di saliva.

< Stai zitto, pezzo di merda! Se fosse per me ti sparerei un colpo in fronte, brutto bastardo!>, strilla uno dei militari puntandogli contro la pistola.

< Tacete patetici burattini…automi senza un briciolo di qualità! Voi non siete altro che l’immagine dell’inutilità in questo universo!>, sibila l’uomo continuando nel suo ipnotico dondolio del capo.

< Nicola figlio mio …ho fallito…>, rantola di colpo il prigioniero non sentito dai militari.

 

 

7-59: a.m.

 

Giulio è nella stanza ristoro della caserma a gustarsi una bella tazza di caffè fumante, quando il maresciallo Guidi entra canticchiando una vecchia canzone.

< Allora, ragazzo, come ti senti? Sei sicuro di non voler andare in ospedale ?>.

< Tranquillo Guido sto bene, ma se non vado a casa a farmi una doccia e una bella dormita, potrei anche impazzire!>. Il maresciallo sorride. E’ contento di vedere che il suo grande amico, nonostante l’orribile esperienza, sta recuperando forza e spirito.

< Allora non c'é tempo da perdere…vogliamo andare?>. Giulio beve l’ultimo sorso del suo caffè poi si avvia seguendo l’amico. Adesso è Giulio a canticchiare un’allegra musichetta.

< Ah, Giulio! Non ti dispiace se prima passiamo da casa? Devo accompagnare mia figlia a scuola, sai oggi è il suo primo giorno!>, sorride il maresciallo nel cui sguardo appare tutto l’amore per la sua piccola bambina.

< Nessun problema, Guido… nessun problema>.

 

 

 

 

 

8: 05 a.m.

 

Asia, è una bimba dolcissima. Ha occhi azzurri come il cielo immersi in un viso dai tratti delicati sul quale scendono soffici riccioli dorati. Sta aspettando papà e quando riconosce l’auto sorride teneramente. Finalmente papà è arrivato per accompagnarla al suo primo giorno di scuola.

 Asia sale in macchina scrutando con ingenua curiosità l’uomo che siede al fianco di papà.

< Buon giorno, signore >. Asia sorride strofinandosi gli occhi. Papà gli ha insegnato ad essere educata con le persone.

< Buon giorno piccola mia…>, risponde Giulio, ma forse del capitano Cederna ben poco è rimasto.< Io sono un amico di papà, uno cui piace raccontare storie a bimbe belle come te!>.

< Davvero?>, sospira la bambina alla quale quel signore è già simpatico.

< Certo…>, replica l’uomo stando attento a non mostrare il lungo artiglio nero che spunta dalla sua mano destra, conficcato nel ventre del maresciallo Guidi che ormai cadavere se ne sta compostamente seduto al posto di guida, < ti va di sentirne una?>.

< Devo chiederlo a papà, sai, non vorrei fare tardi a scuola >, risponde con ingenua tenerezza la bambina.

< Non ti preoccupare…>, continua l’uomo, < Arriveremo in tempo a scuola e poi guarda…papà si è addormentato!>. Asia rimane inebetita per un breve istante, poi sul suo dolce volto compare uno splendido sorriso.

< Okay, che storia mi racconti, signore?>.

< Vediamo, vediamo...ti racconterò la storia ...la storia del re degli elfi…>.

 

E’ una bella giornata di sole, l’astro luminoso illumina il cielo terso di primavera, mentre la piccola Asia ascolta con rapito stupore quell’antica storiella, non accorgendosi di un nero artiglio che gli vibra alle spalle nell’attesa di squartarle il petto.

 

 

La fonte della leggenda germanica del re degli elfi è tratta dal dizionario universale dei miti e delle leggende di Anthony s. Mercatale ediz. Newton.