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Bisogno di sangue
( Antonino Genovese )
Ero ubriaco fradicio.
Non capivo molto di quello che stava accadendo.
Stavamo scendendo giù dal capo sparati a 170 chilometri all’ora sulla mia punto bianca decappottabile, che per comprarla avevo dovuto lavorare come cameriere per tre estati di fila.
Con una mano tenevo il volante e con l’altra una bottiglia di Jack Daniels.
Eravamo in quattro ed eravamo ubriachi fradici. L’alcool abitava tutte le cavità più nascoste del nostro organismo.
La mia ragazza mi aveva mollato per uno di quei figli di papà raccomandati fin dalla nascita, che hanno i soldi che gli escono persino dalle orecchie e non sanno più dove metterli.
Dovevo svagarmi, vedere nuova gente, ho finito per ubriacarmi dopo aver scopato con la prima troietta che mi è capitata sotto mano.
Laura mi sembra che si chiamava, poco importa il nome, aveva un bel culo e una voglia matta di fare l’amore. Io ero già brillo e la mia ragazza mi aveva mollato, non c’era niente di meglio che farsi una bella scopata per rendere felici entrambi.
Era stato bello. Ma la mollai la sera stessa, non avevo voglia di legami affettivi.
Non mi ero neppure accorto che quella vecchia mi stava attraversando la strada. Che cazzo ne potevo sapere che una stupida signora di settant’anni alle quattro del mattino mi attraversa la strada, mentre io in preda all’alcool mi sfogo sull’acceleratore.
La presi in pieno.
“Che cazzo è stato?” urlò Mario.
“Mi hai fatto bagnare tutto, brutto stronzo” mi rimproverò Tindaro, che si era sporcato di Vodka la maglietta dato il brusco impatto.
“Ho investito qualcosa” risposi ridendo.
“Andiamo via, sarà un cane” disse Luca.
“Se si è rovinata la macchina m’incazzo come una belva” urlai.
“Ben ti sta” disse Tindaro.
“Ci ho messo tre anni a comperarla” risposi scendendo.
Il cofano si era ammaccato. Bestemmiai.
“Andiamo via” urlò Luca. Il solito rompicoglioni.
“Aspetta un attimo…” dissi mentre adocchiai un corpo al ciglio della strada.
“Venite” dissi appena mi accertai che era una persona.
“Siamo nei cazzi” disse Mario.
“Respira ancora” dissi.
“Chiamiamo un’ambulanza” disse Tindaro.
“Ma siete diventati scemi? Siamo sbronzi e ce la mettono a tutti nel culo!” ci ammonì Luca.
“Ma ho ucciso una persona” dissi piagnucolando.
“Vaffanculo” mi disse Luca. Afferrò il corpo, lo avvolse in una cerata e lo caricò nel cofano. Eravamo tutti d’accordo. Era l’unica cosa da fare.
“Ora torniamo indietro” disse.
Guidai ancora più forte, arrivati al capo gettammo il corpo in mare.
“Nessuno lo troverà mai!” disse Luca.
Ce ne tornammo a casa.
Vomitai tre volte quella notte.
Erano le due di notte. Era passato un giorno e noi eravamo sulla spiaggia a guardare la luna e le coppiette che si appartavano dietro le barche a fare l’amore.
“E’ meglio se diciamo tutto” disse Tindaro.
“Non rompere il cazzo, scemo” disse Luca.
“E’ stato un incidente” disse.
“Ci crederanno” disse Mario.
“Anche tu la pensi come Tindaro?” chiesi. Mario annuì.
“Begli stronzi che siete” disse Luca.
“Noi diciamo tutto, ci abbiamo già riflettuto” insistette Tindaro.
“Voi non dite niente” dissi.
“E chi me lo impedisce?” mi disse Mario in tono di sfida.
“Questa” dissi puntandogli alla testa la pistola d’ordinanza di mio padre.
“Ma che cazzo sei diventato scemo?” urlò Tindaro.
“Mettila via” mi suggerì Luca.
“No, vi ammazzo tutti, nessuno saprà mai niente”.
“Smettila scemo” disse Mario.
“Già ce n’è stato uno di morto, vuoi averne altri sulla coscienza” disse Tindaro.
Gli sparai.
A seguire Mario.
“E tu? Con chi stai?” chiesi a Luca.
“Con te”. Balbettava. A momenti piangeva.
Era stato sempre il più forte del gruppo. Era stato il capo fin dall’inizio, e ora se la faceva sotto. A momenti piangeva.
“No, tu sei un cacasotto!” dissi. Chiusi gli occhi e sparai per la terza volta.
Chiamai Laura, mi aveva lasciato il suo numero di telefono, quella stupida si era innamorata di me.
Scopammo fino all’alba. Si sentivano solo i nostri gemiti immersi nel silenzio della notte. Ma non era più bello come la sera prima. Poi uno sparo. Il sangue che sgorga dal petto di Laura.
Scoprii che non ne potevo più fare a meno.
Poi le sirene, polizia, mio padre in lacrime e questo posto dalle pareti bianche, dove cazzo sono finito? E il sangue? Come farò adesso senza sangue.