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6 POESIE
( Davide Riccio )

 

 

 

 

36 METRI QUADRATI

 

 

 

Ho 36 anni e un minialloggio.

Ingresso tinello e cucinino

una camera con divano letto

un bagno cieco e due balconi,

36 metri quadrati calpestabili in tutto

insopportabili ormai, un metro quadro

per ogni anno di mia vita.

 

Non è nemmeno detto

che per la stessa misteriosa legge

100 metri quadrati

li avrò almeno a cent’anni.

A cent’anni poi mi basteranno

due metri di lunghezza

per novanta centimetri di larghezza.

 

 

 

CIO’ CHE UGUALMENTE PASSA

 

Fatue palle piumose

dei soffioni di tarassaco

ho riscoperto in giardino

 

Uno ne ho reciso

e come non facevo più

sui pappi ho soffiato lieve

 

Sono senza soldi abbastanza

per cambiare casa più grande

sposarti, e quindi fare un figlio

 

Ma, vedi, una volta anch’io

alla disseminazione ho contribuito

di ciò che ugualmente passa

 

 

 

SETTIMANE FA

 

Nel mare del tempo

Non prendo il largo mai

 

Sempre parto il lunedì

Un diportista non per sollazzo

 

Mi allontano dalle coste

Mai del tutto fino a mercoledì

 

Al giro di boa il dietro front

Stanco torno di venerdì

 

Rimango a terra due giorni

Per un riposo e quindi daccapo

 

Nel mare del tempo

Non prendo il largo mai

 

 

 

UN’ALTRA POESIA (Epifenomeno)

 

La poesia è una metastasi

il cambiamento di sede

di un processo morboso

qual è il cancro del proposito

di scriverne ancora

 

 

 

SALVA CON NOME

 

Col vento di belle giornate fredde,

strano come lo sterco di vacche lontane

odori nella metropoli…

e sa di buono in confronto.

 

Senza nuvole, a somigliarvi

nell’azzurro uniforme,

solo scie di Tornado

e i Ghibli di supporto.

 

Anche dell’alto e potente

si sfilaccia e svapora

il segno d’ogni passaggio.

Non mi consola né mi compunge.

 

Sul divano, scaldato da una lama di sole,

alla mia mano abbandonata

il cane fa testine e naso umido.

E c’è ancora vita.

 

 

 

A MIA MADRE

 

Io so perché mi ammalia

il mare. Tu inspiravi

e i frangenti sulle rocce

sciabordano schiumando.

 

E poi che l’onda si è

franta, lenta e costante,

e scemando la cresta

respinta si ritira,

 

pacifica tu espiravi.

E lo sciacquio fievole

e ipnotico, amniotico,

 

mi riavvolge di nuovo.

E vorrei non finisse

mai… ma senza erosione.