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SOLA
( Malide )



Cosa c'è di più adatto di una bella giornata di sole per fare da cornice ad un matrimonio?
Cielo azzurro, rondini che si rincorrono, in mancanza di meglio vanno bene anche i piccioni, qualche nuvoletta curiosa che si ferma sul sagrato ad osservare le persone obbligatoriamente sorridenti e con le bardature della festa, veli bianchi svolazzanti, petali di rosa e lacrime, di gioia naturalmente.
Invece per i funerali è quasi d'obbligo un cielo plumbeo con pesanti nuvoloni all'orizzonte, un vento che sollevi foglie rigorosamente gialle in vortici fastidiosi, un insieme di dolenti o presunti tali, niente colori, soltanto un doveroso nero e lacrime, di dolore naturalmente.
Ma non funziona sempre così.
Per il funerale di Marco la natura aveva dato il meglio di se stessa.
Quanto lui era stato sorridente e affascinante e intelligente e intrigante, un affabulatore nato, così sembrava che tutto il mondo volesse ricordarlo quel giorno.
Cielo sereno, sole caldo ma non troppo, profumo di fiori, una brezza leggera che ti faceva venire la voglia di sorridere e ti ricordavi appena in tempo che non era il caso, era pur sempre un funerale.
Annalisa, la moglie, cioè la vedova, stava pensando proprio che al contrario il giorno del suo, del loro, matrimonio era stata una giornata terribile di pioggia, foto impossibili, vestito rovinato, acconciatura penzolante e tutti che si affannavano a ripeterle "sposa bagnata, sposa fortunata", che lei non aveva mai capito come potesse essere fortunata una che si era sposata in mezzo ad un quasi uragano.
Ma c'era Marco, vicino a lei, il sogno realizzato, l'impossibile raggiunto, la promessa di una felicità senza fine... e ora il suo uomo, suo marito era lì, chiuso in una cassa, presenza evocata ma non visibile; spento il suo famoso sorriso, chiusi gli occhi che scrutavano e affascinavano, serrata quella bocca che sapeva baciare così bene.
Le sembrava ancora non vero e, mentre si lasciava abbracciare e baciare si ripeteva "sono sola... sola... sola".
Come sempre in tutte le cerimonie, ma soprattutto ai funerali, quasi si volesse affermare il proprio diritto alla vita, la gente sussurrava e commentava:
- Come farà ora che è rimasta sola?
- Beh, problemi di sopravvivenza non ne ha, lui l'ha lasciata ben rifornita di soldi.
- Certo, ma non era a quello che alludevo, sai bene che era lui la mente della famiglia, quello che decideva, organizzava, pianificava, lei si limitava ad eseguire e neanche tanto bene, so che lui si lamentava sempre dell'inefficienza della moglie...
- Si, lui si lamentava e, parlandone da vivo (curiosa locuzione che ti permette di parlare male dei morti senza sentirti in imbarazzo), parlandone da vivo era anche piuttosto ingeneroso con lei, la trattava come una stupida...
- Tanto intelligente non è, rammenti che anche nel parlare si rivolgeva sempre a lui come a chiederne l'approvazione?
- Sì e ricordo anche che lui raramente la gratificava, anzi spessissimo la rimproverava, mettendola in imbarazzo...
- Beh, lei avrebbe dovuto conoscerlo bene, erano compagni di classe, e se l'ha sposato...
- Diciamo che lui ha sposato lei perché doveva uscire da una situazione pesante, c'era quella...quella...come si chiama che lo aveva messo alle corde e allora...
- E allora ha preferito uscire dal gioco con una ragazza di buona famiglia, né bella né brutta... già proprio insignificante direi, ma tanto, tanto innamorata da perdonargli tutte le infinite scappatelle... pensa che anche in viaggio di nozze...
- Ma che dici?
- Sì, me lo raccontò lui ridendo come di uno scherzo divertentissimo, ebbe un'avventuretta con la cameriera al piano... certo che era...
- Dei morti... però certo che come marito...
"Marco, quanto ti ho amato, quante volte ti ho perdonato, bastava che tornassi da me, mi era sufficiente sapere che eri lì, che mi volevi ancora e ora... sola... sono sola... sola."
Piccola, vestita di nero, senza trucco, Annalisa avrebbe potuto posare per un'allegoria dal titolo "vedova dolente", le amiche le stavano vicine e, se qualcuna mischiava pensieri di affettuosa partecipazione con i ricordi erotici dell'uomo che avevano conosciuto tanto bene, se qualcun'altra imprecava contro il destino che aveva portato via quell'uomo meraviglioso e lasciata in vita quella donna insignificante, se, insomma, c'era più rimpianto per lui che comprensione per lei, erano comunque tutte molto brave a sembrare quello che non erano... delle amiche.
- Ma come è successo, io non so bene la storia, mi hanno detto che una rapina... uno scippo...
- Sì, è andata così: dunque lui tornava a casa tardissimo come il solito, proprio davanti al cancello della villa deve avere incrociato qualche balordo, non si sa, certo è che l'hanno ritrovato per terra, morto, senza orologio né portafoglio, un solo colpo preciso al cuore.
- Ma, scusa, non aveva fatto mettere un meccanismo per cui poteva aprire il cancello senza scendere dalla macchina? Proprio per evitare brutti incontri, diceva lui.
- Sì, ma quella sera non funzionava, proprio quella sera.
- La vita è così, quando è scritto...
E con la consolante certezza che per ora era stato scritto per qualcun altro, cominciarono a disperdersi.
Arrivata all'uscita del cimitero, Annalisa si girò per un lungo momento a guardare.
Gli alberi stormivano piano, era un suono rassicurante, quasi una ninna-nanna per un sonno che nessuno doveva disturbare e le solite nuvolette curiose si sfilacciavano in un cielo terso e luminoso senza ostentazione.
Forse i bambini nati morti o i non nati, chissà, che giocavano e si rincorrevano e ruzzolavano in un allegro girotondo.
C'era una sensazione di pace, di eternità senza trombe del giudizio, ma in un raccoglimento di perdono e misericordia, di continuità rassicurante, di distacco lieve e momentaneo.
Che è proprio l'impressione che dovrebbero dare i cimiteri.