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ASCARIDI
       ( Pulkas )

 

 

Dammi la mano.

Che caos là fuori. Li vedi. Lo senti il ronzio? Mosche nere chiuse per sempre in scatole di metallo.

Dammi la mano!

Non finiremo così, noi no, siamo diversi io e te.

No, non finiremo così. Noi non finiremo mai.

 

La lama brilla nella luce fioca e incerta scrosta la buccia ostica e sottile del fragile frutto una volta rigoglioso, ora molliccio informe cumulo rugoso.

Ma guarda che buchino nero.

Chi c’è? Vieni fuori dai! Lo so che ci sei…

Umh. Gustoso il piccolo anellide.

E’ ora.

Ho sete, una sete atavica, millenaria.

Andiamo.

 

I lucidi sottili tacchi metallici a trafiggere il selciato umido e inerme. La pelle nera, lucida e attillata a fasciare la forme scattanti, aggressive.

Dove pensa di andare, madame? Stasera è festa privata.

Credi? Tu credi in te stesso?

Ma che dice madame?

Credi nella salvezza?

Ma tu guarda questa…Veda di girare al largo, qui i matti non li vogliamo!

Poi il gelo, nello sguardo il buio, la peste, occhi negli occhi…

Prego,madame, si accomodi pure, prego e buona serata!

Più sono grossi e più mi si ammansiscono con piacere. Da gorilla in agnellino, il tempo di uno sguardo intenso.

 

Dentro ritmi frenetici, incalzanti, di macabre danze senza fiato. Lampi di luce di acidi colori impossibili e gente e sudore, crogiuolo di razze, orgia di corpi senza controllo né freni, dominati da primordiali impulsi, nuovamente abbandonati agli animaleschi caratteri.

Odore di pelle al macero in stracci di plastica, in guaine di gomma strette all’inverosimile, corpi di nylon, sintetiche creature prive di guida, senza una meta, piene di nulla.

In gabbie metalliche sbavanti agitati esseri alla catena con maschere deformi. Sopra in precari equilibri di improbabili trampoli nuove inarrivabili amazzoni pronte a divorare la notte.

Sotto scorrono liquidi d’ogni gradazione e tinta, arcane misture accoppa-budella, si scambiano paste per un’ora o due di viaggio, povere ciondolanti creature ormai incapaci di sognare.

 

Sconvolgi i miei sensi, divina creatura d’oltre tomba. Da dove sbuchi?

La tua mente già conosce la risposta. Ti ci porto?

Oh si, divina anche in capo al mondo.

Porgimi il tuo guinzaglio, mio docile cagnolino.

Mi sballi, divina! Qual è il tuo nome?

L’hai appena pronunciato.

Ma ora taci, scodinzola e seguimi.

 

A cavallo del drago, guadagnato il centro dell’universo, trasportati dai battiti del suono, proprio là dove il corpo non distingue più il piacere, non prova più alcun dolore, né scorge la fine del buio, né conosce dove sorge il sole.

 

Il vicolo fradicio, fiorito di bidoni, mostri sui muri sbrecciati, segni di tanti possibili Picasso senza speranza, cartacce salmastre in terra e resti di indigesti cibi agro dolci, pozze dense di acqua malata macchiata di benzene.

Ora che, sfiancato dal mio ritmo, il liquido scarlatto ti pizzica le vene posso finirti a mio piacimento. Non opporti al tuo destino.

Si Divina, essere diabolico, sono il tuo pasto.

Io sono il tuo più grande dono; il dono della vita per sempre.

 

Dove sei Damien. Mi senti? Esulta con me. Nuova linfa mi anima

Ti ho sentita Drucilla. Le urla del giovane son giunte fin qui e m’hanno riempito di forza. Presto ti raggiungerò.

 

Squarcia la nebbia che dalle acque limacciose del porto si intrufola fin dentro le strade, le piazze, i quartieri, cupa creatura dal lungo scafandro nero affamata delle vostre paure e mai sazia di grida e terrore.

Che cosa ti servo?

Vodka, liscia.

Ehi Ross, offro io allo straniero misterioso.

Se mi permetti, naturalmente…

Naturalmente.

Non ti ho mai notato, non sei di queste parti?

Proprio no. Ma non sono qui per caso.

Io sono Elvira.

Potrei dirti che già lo sapevo.

Ah, vuoi stupirmi? Ma guarda che è bastato vederti…

Butta giù i tuoi drink pesanti, uno dopo l’altro, brava così, non pensare a domani, non vale la pena.

Senti non prendermi per una di quelle…

Non la prima, né l’ultima.

…Che ne diresti di andare da me?

Da te è perfetto.

 

Traballa la vecchia carcassa arrugginita ad ogni tombino e sbuffa il tubo un fumo stantio che sta a galla nell’aria gelida umida e immobile.

 

Un goccetto?

Direi, meglio una bottiglia.

Vodka, si?Ma sei sempre così insaziabile?

Sempre.

Mi piaci tutto agghindato di nero, essere del mistero. Ma ora che ne diresti di passare ad altro?

Buona idea.

            Urla, grida, dimenati, godi del dolore acuminato che recide di netto la tua gola. E brinda ancora una volta, festeggia la scopata della tua vita!

 

Dove sei Drucilla. Mi senti? Esulta con me. Nuova linfa mi anima

Ti ho sentito Damien. Le urla della donna son giunte fin qui e m’hanno riempito di forza. Presto ti raggiungerò.

 

Un’altra notte ordinaria va ormai a tramontare e dall’est un primo bagliore comincia a scalzare il nero. Ma la luce pare sempre meno intensa e a stento sorge l’ennesima alba. Come tante, uguale a mille, ma diversa da tutte le altre.