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VAMPIRE CLUB
( Daniela Kimienti )

 

 

1.

Victor pensava che quella sarebbe stata la volta giusta. Se lo sentiva nel sangue. Avrebbe finalmente incontrato il suo destino. Gli sembravano secoli che lo stava aspettando. Sin da prima di farsi eremita e andare a vivere nelle grotte di quell’isola selvaggia nel mezzo dell’oceano. Si era detto, se non posso avere ciò che tanto desidero, tanto vale fuggire dal mondo e dalle sue tentazioni. Ma chi poteva immaginare che l’isola dopo un po’sarebbe sprofondata nel mare, sommersa da una gigantesca onda anomala e lui si sarebbe salvato? Come erano stati gentili con lui i marinai del cargo mercantile, così pieni di premure. Un vero peccato che una misteriosa malattia li avesse decimati nel corso della traversata. Victor era così dispiaciuto, ma ovunque fosse andato, li avrebbe portati nel suo cuore per sempre grato per averlo riportato in vita, un po’ meno per averlo fatto sbarcare nel mondo civilizzato.


Sono punto e daccapo, s’era detto e aveva ripreso la ricerca della sua personale felicità.

Dopo tanti fallimenti, il cui solo ricordo lo faceva impallidire come un lenzuolo anemico, s’era ormai convinto che era arrivata la volta buona.

Seduto in un café verso l’ora del crepuscolo, la sua preferita, quella in cui pregustava la discesa delle tenebre, sfogliando le pagine di un giornale di annunci d’ogni tipo, s’era imbattuto in quello assai bizzarro di una tipa che si firmava Vamp. Eureka! Strappò il foglio e si precipitò al primo telefono pubblico. Era fatta: presto avrebbe incontrato la donna fatta per lui, una come lui, magari una venuta fuori da un lembo della sua carne o da una goccia del suo sangue. Chi poteva dirlo? La storia della costola di Adamo in fondo nascondeva una certa verità.
Le cose sarebbero andate a posto. Non come l’ultima volta, no. Stavolta sarebbe stato tutto diverso: era la volta giusta, l’unica che contasse. Le cocenti delusioni che lo avevano fiaccato nel corso degli ultimi anni, le terribili batoste che gli avevano spezzato le ossa, presto sarebbe stato dimenticato tutto. Scottato, anzi no, ustionato! “Troppe volte” gli scappò dalla bocca e fece girare una vecchia che passava dondolando su delle vecchie scarpe sformate passate di moda.

Calmo, calmo, devo stare calmo! Si ripeteva di continuo o manderò tutto a puttane!

Compose il numero. Primo squillo, secondo squillo, terzo... “Pronto?”



2.

“Irresistibile vamp dagli insaziabili appetiti cerca principe della notte con cui trascorrere...” Victor si ripeteva nella testa le parole dell’annuncio mentre camminava incontro al suo appuntamento. Fiutava l’aria come un cane famelico in cerca dell’odore della sua nuova compagna. Non c’era dubbio che la città fosse piena d’odori, persino invitanti, amplificati forse dalle grandi aspettative che gli fremevano in corpo. L’odore della tipografia, quello del panettiere, l’odore di cuoio delle sue scarpe nuove, quello di banconote fruscianti che un uomo di mezz’età gli aveva ficcato nella tasca del giubbotto di pelle che un ragazzo dalle spalle larghe gli aveva depositato sul braccio. Quando l’aveva visto in mezzo alla strada con quell’aria spavalda lo aveva seguito, giusto la mia taglia, aveva pensato e quello s’era girato su se stesso, gli aveva sorriso con un sorriso melenso e gli aveva allungato il giubbotto. Così l’uomo di mezz’età al distributore automatico di soldi, stava prelevando una quantità oscena di testoni e Victor era rimasto ipnotizzato dal loro verde magnetico così come, evidentemente, l’uomo dallo sguardo di Victor. Era una città generosa quella in cui era capitato.

Un po’ di soldi, per non fare brutta figura con la nuova tipa. Anche se non fosse stata quella giusta, magari aveva qualche amica da presentargli nel giro. Non sempre vamp e principi delle tenebre si prendono subito, ma si sa, è una vecchia storia, capita in tutto il regno animale. Proprio qualche sera prima gli era capitato di vedere un documentario su Science Channel che faceva vedere una leonessa testarda che proprio non ne voleva sapere di copulare col maschio che più che a un leone assomigliava a un hippy spelacchiato. Ecco lui non voleva assomigliare a quel genere di maschi coll’aria bastonata, nevrastenica, e smidollata che incontrava a frotte per la strada, come per inciso quello che si era slacciato in fretta le costosissime scarpe italiane e gliele aveva posate sui palmi aperti delle mani. Inarrivabile, virile, conquistatore, come a bei vecchi tempi in cui beveva il sangue della battaglia nel teschio delle sue vittime. Sempre che ci fosse stato quel tempo, perché adesso, dopo tanti di quei secoli, quasi pensava che fosse stato un semplice sogno sbiadito nella memoria.

 

3.

Lucy accavallò le gambe sul trespolo e la sua carne lattiginosa si svestì del velluto nero della gonna. Che differenza dalla Lucy della scuola quando i compagni la chiamavano pipistrello, e lei si copriva da capo a piedi di nero e scivolava silenziosa nei corridoi sottile come una garza e pallida. Esonero dall’ora di ginnastica, una grave anemia del sangue. Ora Lucy aveva un corpo da stordimento con un fondoschiena da urlo, e un viso da regina del sesso con occhi grandi e verdi come quelli magnetici di un lupo. Un accenno di broncio da eterna bambina e le sue dita giocherellavano col calice di bloody lust che aveva ordinato. In due parole, spietatamente bella. Non c’era dubbio, era lei. Di colpo il vuoto assoluto a colmare la distanza che la separava da Victor fermo all’ingresso. Un giro di vite ed erano seduti insieme a scrutarsi negli occhi.

Il tempo come bloccato in una bolla temporale. Certo, dopo la Notte Infinita. Possibile, una notte infinita...?

“E tu dov’eri?” chiese Lucy sospettosa serrando gli occhi.

Ecco cosa capitava a essersi rifugiati lontano dal mondo, tutto il meglio accade sempre quando non puoi essere lì a vederlo coi tuoi occhi. Tempo di rifarsi, innanzitutto la bocca.

Locale affollato, candele dappertutto, musica, abiti vittoriani.

Bella organizzazione, però. Solo che... esporsi così, agli occhi dei comuni mortali, era difficile a credersi. Cosa ne pensavano? Cosa facevano per fermarli? Niente? Niente paletti di cedro nel cuore? Niente ghirlande di aglio? Non che lo avessero mai preoccupato, gli sciocchi umani con le loro croci e i loro scongiuri, roba da Medioevo che non aveva mai funzionato con uno come lui.

“Che strano tipo che sei!”

“E’ un male?(Sto mandando tutto a puttane. Parla di meno Victor se non vuoi farla scappare.) Sono stato fuori sede per parecchio tempo e sai com’è in questi casi” si giustificò mentre sentiva il mantra della calma sfondargli le tempie.

“Io sono nata e non mi sono mai allontanata da qui. E perché avrei dovuto: qui c’è tutto quello che si può volere. Perciò non so esattamente com’è, ma a giudicare dall’effetto che ha avuto su di te... be’ diciamo che devi rientrare al più presto nella famiglia. Altrimenti bimbo, rimarrai fuori per sempre!” un sorriso e Lucy ostentò due canini affilati sulla labbra morbide.

“Cosa si beve di solito da queste parti?” Victor già sentiva la carne giovane e calda di sangue di qualche bella preda. Avrebbe condiviso volentieri quell’ebbrezza del sangue con una come Lucy. In fondo erano fatti della stessa pasta e questo era se non molto già abbastanza. A ogni modo, era sempre meglio di niente. Un Anziano come lui avrebbe avuto una compagna giovane, una ardente compagna da iniziare ai segreti delle tenebre.
Bloody lust? E bloody lust sia. Con uno schiocco di dita la cameriera in microshorts e top neri era già al tavolo con un calice colmo per Victor.

“Coma hai fatto?” Lucy dilatò gli occhi di lupo “Voglio dire” correggendo il tiro e rimettendosi dritta sulla sedia “la tua energia psichica è... sorprendente!” certo, alcuni avevano doti eccezionali, anzi tutti erano in grado di fare cose incredibili solo se avessero voluto e si fossero sforzati... A lei non era mai riuscito, ma con uno come Victor forse avrebbe imparato a usare il suo potenziale

Victor bevve dal calice ed ebbe un sussulto: di sangue nemmeno la più piccola goccia.

“Non ti piace?”

“Non era quello che m’aspettavo (una presa per il culo, questo schifo)” e si girò in direzione della cameriera che in quell’esatto istante scivolò con un gran sconchigliare di vetri infranti.

 

4.

Le tende di velluto rosso tenevano a bada la luce del sole nell’appartamento di Lucy.

Si sa che sono tutte sciocchezze a proposito del sole che incenerisce e via dicendo, solo che Lucy era semplicemente un soggetto fotosensibile e proprio non sopportava la luce del giorno. Dove lavorava, nel negozio di incensi e candele di Madame Salazar, s’era fatta dare solo i turni vespertini. Nel mondo d’oggi anche i vampiri sono costretti a lavorare per permettersi di comprare vestiti, gioielli e svaghi. Trovare quel lavoro era stata un’impresa, difficilmente la gente assume vampiri con canini lunghi tre centimetri che terrorizzano i clienti. Al minimo sindacale, Madame Salazar avrebbe assunto chiunque, anche un licantropo che, si sa, sono feccia bestiale.

Tutto il mattino Lucy rimaneva a dormire dopo essersi scatenata in un party ogni sera diverso. Dal tramonto all’alba, questo era il tempo concesso per vivere la sua nuova esistenza.

Un “mordi e bevi”- come s’era abituata a chiamare fare del sesso- era quello che ci voleva dopo uno stressante pomeriggio a consigliare donne nevrotiche su quale candela accendere o quale incenso bruciare per risvegliare la passione in amanti un po’ spenti. E tutto cercando di sorridere il meno possibile, per evitare tutta la sfilza di domande sui suoi incredibili stiletti d’avorio. Che fatica essere se stessi.

Quel mattino Lucy si sentiva alla grande dopo una notte di sesso fantastico, sesso sfrenato, sesso selvaggio. Victor era pura energia, e adesso anche lei si sentiva pura energia.

Mai stata così bene! Anche i vampiri hanno bisogno di ricaricarsi ogni tanto. Questione fisiologica.
Sì, ma dov’erano le vittime sacrificali? Dov’erano i fiumi di sangue color porpora? Victor s’interrogava. Un “mordi e bevi” aveva tutto un altro significato da come se lo ricordava. E nel momento in cui aveva tentato di mordere Lucy sul collo... s’era beccato un diretto sulla punta del naso. Che dolore! Ma come, i vampiri non si mordono più per suggellare il patto di sangue? No, se non volevi beccarti una denuncia per molestie. Per un semplice morsicino sul collo? E già, da un paese ipocrita e puritano che t’aspetti? D’altronde esiste sempre il rito della condivisione del sangue: una siringa, una coppa avvolta nel velluto rosso e il test dell’HIV... Non si può mai sapere.

E che gusto c’è senza denti? E vuoi rovinare così un lavoretto da svariate migliaia di verdoni a zanna? Che tempi! Vampiri dal dentista!

Davvero un tipo strano ‘sto Victor. Davvero una tipa stramba ‘sta Lucy. E strambo pure il mondo. Dove erano finiti quelli della vecchia guardia, i suoi vecchi compagni? Quelli sì, sapevano il fatto loro. Lucy pensò che Victor dovesse conoscere Bastian.

Anche ‘sto Bastian, il demiurgo... non ne aveva mai sentito parlare prima e sì che erano, come minimo, mille dannati anni che era in circolazione, lui.

 

5.

Da qualche parte nell’East Village...

Lusso tecnologico, arte costosa appesa alle pareti, enormi spazi su un sottofondo di canti profani in latino. Alla scrivania in controluce i contorni neri di una testa ovale, il profilo di un naso scarno, la linea aguzza di due zigomi sporgenti, i gesti rapidi e nervosi di un paio di mani sottili. Ecco a voi signore e signori Bastian, l’uomo delle meraviglie.

La luce deve andare dritta negli occhi dell’interlocutore senza permettergli di mettere ben a fuoco chi si trova davanti. E’ un gioco di potere. Pochi minuti e chi hai davanti dichiara la resa e puoi rigirartelo come ti pare. Perché svelare questo piccolo segreto?

“Perché siamo amici, Victor. Non avversarsi. Fra noi massima trasparenza. Sono sicuro che ci intenderemo perfettamente. Lucy mi ha parlato di te, della grande energia psichica che possiedi. Attendevamo con ansia uno come te!” Bastian pigiò un bottone e le tende si chiusero. La stanza scivolò nella penombra.

Victor adocchiò qualcosa nella stanza accanto attraverso uno spiraglio della porta: una scintillante e lussuosissima poltrona da dentista. “Se provi a mettere le mani sui miei denti te ne pentirai di qui all’eternità” pensò.

“Faremo grandi cose, insieme” Bastian pigiò un altro bottone e un pannello del muro s’aprì rivelando la zona bar. Qualcosa da bere? Sì, sangue. Quello manca, ma si può procurare. Appunto, tu mi dai qualcosa, io ti do qualcosa. Do ut des. Una forza della natura- di quelli destinati a diventare grandi eroi agli occhi della folla- e un mago del business. Un’accoppiata vincente e già servita.

 “Sai cosa vuol dire nascere in una famiglia media? Villetta a schiera con giardino, cane, station wagon, vacanze in campeggio. Poi c’è la scuola, le partite di football, gli amici del quartiere, genitori che urlano, litigano, si separano. E tu che vivi sballottato dalla vita senza poterti permettere quasi nulla di quello che vedi là fuori, con la prospettiva di camminare sulle stesse orme di chi ti ha preceduto. E’ tutto così piatto, la tua vita fa schifo. Finché non hai l’idea geniale che ti risolverà l’esistenza. Coltivi la tua piccola speranza nello scantinato della tua mente, non smetti un attimo di crederci. Il mondo è in cerca di nuove strade da percorrere, di nuovi valori da vivere e più strani sono più funzionano. Il mondo sta aspettando te. E tu rispondi all’appello” Bastian fece una pausa e mentalmente si fece i complimenti per il bel discorso che aveva fatto e per lo smisurato conto in banca che possedeva.

“Nelle mie mani diventerai una star dei vampiri, ogni famiglia ti vorrà con sé, non ci sarà covo che non ti accetterà... Riuniremo tutti i clan sotto la nostra guida. I più grandi di tutti i tempi, così saremo ricordati” Bastian s’era alzato e passeggiava per la stanza misurandola a grandi passi.

Ai vecchi tempi si veniva ricordati per epiche battaglie, per sanguinose stragi... Riunire tutti i vampiri? L’unica cosa che premeva a Victor era di stare con una vampira e mettere su famiglia.
Non è che facesse salti di gioia all’idea di avere tra i piedi Bastian. Oh, ma Lucy era così entusiasta che loro due maschietti stringessero amicizia e che si frequentassero.

Bastian si fermò alle spalle di Victor e gli posò la mano sulla spalla. Conosco il tuo piccolo vizietto: avrai sangue fino ad annegarci dentro, ma tu devi essere al mio fianco. A quel punto Victor era saturo della voce melliflua di questo Padre di creature della notte succhiasangue e scattò in piedi. Saltargli al collo o non saltargli al collo? Con una sola sciabolata di unghie avrebbe potuto staccargli quell’uovo che Bastian si ritrovava per testa. Se solo avesse voluto avrebbe potuto infilargli una mano nel petto e strappargli il cuore. Sì, quella è roba da licantropi, ma a lui stavano simpatici e non li considerava affatto feccia bestiale. Lui non era mai stato razzista. Quello lo lasciava fare agli uomini.

Soldi e potere. Il controllo delle famiglie. Una percentuale sui locali. Il network nelle mani.

“Siamo intesi. Questa notte al Mother Club. Ci sarà la tua presentazione ufficiale fra gli Anziani” Bastian mise al collo di Victor la croce ansata, una sorta di distintivo con cui avere sconti vantaggiosi in alcuni posti. Bella trovata! Entri in un covo e ti stendono un tappeto rosso ai piedi e ti danno il primo drink gratis, e il secondo lo paghi il doppio.

A proposito bel lavoretto di denti. L’artefice? Poco mancò che Bastian gli ficcasse la faccia in bocca. Interesse professionale. Niente dentista? Sì, sì, come no!



6.

Davvero cool gli abiti che Lucy lo aveva costretto a indossare. Avevano passato l’intero pomeriggio nei camerini delle boutique più esclusive a provare e riprovare giacche con colletti alla coreana, trench lucidi come vinile, mantelle di broccato in seta, pantaloni damascati. Victor non si era mai sentito più ridicolo di così. E Lucy che infieriva sui commessi digrignando i denti e sibilando che senza un guardaroba decente nessuno lo avrebbe mai degnato di considerazione. Mai nessuna donna- vampiro o no- s’era permessa in passato di trattarlo a quel modo.

Più stai scomodo, più sei alla moda. E se sei à la page, benvenuto in società. Prima e fondamentale legge del vivere sociale. Victor lo aveva imparato venendo a patti- dopo aver fatto a cazzotti- con un attillato paio di pantaloni di pelle che non ne voleva proprio sapere di risalire da metà coscia verso il sacro delta della sua virilità.

Al Mother Club lui e Lucy fecero il loro trionfale ingresso. Tutti gli occhi erano puntati sulla coppia di quella notte. Bastian era lì ad aspettarli e insieme attraversarono la sala. Grandi aspettative. Musica lisergica. Ressa all’ingresso. Folla al bar. Gran caldo. Candele nella sala. Ancora più caldo. Infinità di odori. Odore di zucchero di canna. Piantagioni delle Antille. Victor c’era stato, aveva conosciuto intimamente molte donne creole. Ottimo sangue. Già, nota dolente il sangue. In una città dove vivono milioni di abitanti, lui era rimasto all’asciutto. Bocca arsa. Insopportabile caldo. Gran sete. Lucy lo scosse impercettibilmente per un braccio. Che sete. Era tutto il giorno che aveva quella sensazione di prosciugamento di ogni lucidità e di folle parossismo di ogni istinto. I rumori erano più forti, gli odori erano più intensi. La sete era insopportabile.

Un po’ di sangue, datemi un po’ di sangue. Lucy non si faceva mordere, Bastian non gli piaceva per niente e mai e poi mai lo avrebbe morso. Per di più non voleva rovinare tutto: aveva saputo che i drogati di sangue non vengono accettati nella famiglia. E anche se lui aveva un dannatissimo bisogno di sangue non avrebbe mai permesso che lo marchiassero con quello spregevole appellativo.

Gotico suono d’organo a canne. Fluttuare di fiammelle. Odore di carne umana. Terribile odore di giovane e fresca carne umana. Fuori. Ronzio d’insetti. Sbattere d’ali di falene. Vapore che s’innalza in colonne dense dai tombini per le strade. Odore della notte. Scalpiccio di passi. Sgommate d’auto. Sferragliare nelle viscere della terra della metropolitana. Sirene. Di nuovo dentro. Parole. Frammenti di pensieri. Lucy pensava alla copertina di un importante giornale, alla sua immagine in copertina. Era diventata una star. Fotografi, conferenze stampa, concerti, il pubblico l’adorava. Bastian pensava a prendere il sole sulla spiaggia esotica di qualche isola nell’oceano. L’isola era la sua. Victor nei loro pensieri non c’era più.

Attimo di silenzio nella sala, Bastian prese la parola.

“Amici, (sì certo, come no! Come se vi considerassi davvero degli amici! Non sono così pazzo, chi vorrebbe degli amici così fuori di testa da credersi vampiri?) è tempo di iniziare il cammino per riunire le famiglie sotto un’unica guida (la mia naturalmente! Oh, soldi, soldi, venite da paparino...). Noi siamo i Risvegliati (che creduloni che siete!) ... Abbiamo il privilegio di accogliere un nuovo membro di inestimabile valore... questo è Victor (questo è più pazzo di voi, ma è così stupido che posso rigirarmelo come voglio!)...” una pausa e uno scroscio di applausi.
E no, un momento. Questo qui è un imbroglione! Ora basta, sono stufo! Un moto d’orgoglio, un impeto di rabbia. Infrangesi di vetri in fondo alla sala. Una cameriera raccolse i cocci e un taglio le squarciò un polpastrello. Caldo effluvio purpureo. Odore di sangue. Vaffanculo Lucy! Vaffanculo Bastian! Andate a farvi fottere tutti! Voglio sangue, voglio sangue. Con un balzo di venti metri Victor fu sulla vittima e iniziò a succhiarle il sangue che colava dal dito. Aveva la faccia di un demone, con zanne al posto di denti, lunghi artigli con cui teneva a bada la folla impaurita. Il suo corpo aveva la deformità di un uomobestia. Tutti gridavano, scappavano, si dimenavano. Un vampiro, un vampiro! Un vero vampiro! Urla di terrore, sangue che colava. Victor continuava a suggere il sangue della povera cameriera esanime.

Un vero vampiro? Perché voi che diavolo sareste?

Alcuni omaccioni nerboruti gli si pararono dinnanzi e lo sollevarono da terra prendendolo a calci e pugni. Erano in tanti, lui era affamato, gli mancavano le forze per respingerli tutti. Molti altri, dopo i primi attimi di terrore, intervennero gridandogli contro ingiurie e sputandogli addosso. Fuori i drogati di sangue! Abbasso i vampiri vampirizzati! Via, via! Cacciatelo via! Fischi, urla, insulti.

Victor si divincolò e con un secondo balzo arrivò all’uscita. Si voltò indietro a guardare i falsi vampiri disgustati dall’epifania del mostro che credevano fosse diventato. Oh, ma lui lo era sempre stato. La solita vecchia storia: uomini razzisti e di ristrette vedute. Uomini che possono fingere di essere vampiri, ma che non ne accetterebbero mai uno vero. Ora tutti i conti tornano. Meglio filarsela, come ai vecchi tempi. In un battito d’ala, avvolto dalle tenebre, scomparve svolazzando silenzioso, come solo i pipistrelli sanno fare, nel cielo sopra la città.