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Una serata al drive-in
( Giovanni De Matteo )
C’erano tutti, quella sera. Jason da Lake Chrystal, Freddy l’artiglio reduce dai forni di Elm Street, il gran maestro di tortura cenobita Lord Pinhead, e quella sagoma incontenibile di Leatherface. La famiglia horror al gran completo, pensò Michael, mentre con la coda dell’occhio passava in rassegna le espressioni ora trepidanti, ora spazientite dei suoi colleghi. Poi tornò a concentrarsi sul grande schermo bianco che aveva davanti, e per un attimo gli tornarono in mente le tenaci sessioni di condizionamento che il vecchio Dr. Loomis era stato solito sperimentare sulla sua pelle.
Freddy Krueger lanciò un urlo da incubo che mise a dura prova i nervi dei presenti. Jason gli volse un’occhiata nervosa, resa ancor più minacciosa dall’imperscrutabile maschera che ne nascondeva i lineamenti. Freddy sembrò divertito, mentre si leccava di gusto le labbra.
– Saprei io cosa fare di gente come te – dichiarò flemmatico Testa di Chiodo. – L’inferno delle fiamme è poca cosa di fronte alla trappola della carne.
Rianimato da quelle parole Faccia di Cuoio si scosse dal suo torpore catatonico e cominciò a fare su e giù sulla sedia, tendendo i lacci e i nastri in un preda ad un attacco di demenza epilettica.
Michael Myers si chiese cosa diavolo ci facessero lì.
Con tempismo cinematografico, un’ombra si staccò dal fondale. Il suo aspetto, pensò Michael, era davvero uno schifo. E non di quel tipo di schifo di cui i sani film horror sono infarciti, tipo corpi menomati, arti monchi, volti sfigurati, sfregi, lacerazioni e cicatrici. Questo era uno schifo di tutt’altra natura. Uno schifo autentico – REALE. L’intruso si mosse verso di loro, con un’agilità che difficilmente avreste attribuito a un tizio alto tre metri: le due paia di braccia oscillarono come pendoli sui fianchi, e sulle braccia inferiori le lettere di un paio di tatuaggi presero a rincorrersi su e giù lungo i muscoli, come millepiedi di inchiostro e sangue raggrumato. Recitavano rispettivamente CALCINCULO e MANGIAFREGNE, e avevano tutta l’aria di essere delle dichiarazioni di poetica nemmeno troppo implicite. Uno degli arti terminava con una pistola, che si era ormai fusa all’informe ammasso di carne che era stato una mano.
Il tipo era avvolto da un alone quasi mitologico. Sembrava un ciclope: associazione forse giustificata dall’unico occhio giallastro che li scrutava minaccioso dal centro della fronte, ma resa meno credibile dalla seconda testa che, come un organo atrofizzato, gli spuntava dal ventre o da quello che in una creatura normale sarebbe stato l’addome, con orbite vuote e la bocca contratta in un ghigno spettrale.
– Io sono il Re del Popcorn – dichiarò con voce potente – e il mio regno è iniziato. Di sicuro i più svegli di voi si staranno domandando cosa ci fanno in un posto come questo. Ebbene, amici, non dovete preoccuparvi: d’ora in avanti mi prenderò personalmente cura di voi.
Di scatto, il Re sollevò le mani al cielo e una legione di riflettori esplose in una cascata di luce. In alto, alle sue spalle, un grande globo color argento con un anello in stile Saturno prese a roteare nel cielo della notte, proiettando sui volti increduli e spaesati degli astanti piccole luci bianche e azzurre, come un albero di Natale o uno strumento psicanalitico utile ad indurre il paziente in uno stato di regressione. Azzurro. Bianco. Azzurro. Bianco.
Lampi di elettricità aliena dardeggiarono nel cielo buio.
– Vi do il benvenuto all’Orbit, il più grande drive-in del Texas. Questa notte, in esclusiva per voi, avrò l’onore di proporvi la Più Grande Nottata Horror di Tutti i Tempi, roba da fare impallidire i fatti che ebbero luogo da queste parti, nel lontano ’89. O forse era il ’90… Non ha molta importanza, ormai. Be’, sono qui per parlarvi di come andranno le cose. Ora: tutti voi potrete certamente vantare una lunga e onorevole militanza nelle armate della sofferenza e della macellazione, ma io, amici miei, dimostrerò che nel vostro passato ci sono cose di cui avete ben poco da andare fieri. Sia ben chiaro, non ve ne faccio una colpa. Dopotutto, voi siete solo i prodotti di un certo stile di vita, i figli di una società malata e corrotta: i mostri, quelli veri, si nascondono dove meno ve lo aspettereste.
«Ebbene, c’è stato un tempo, anche se posso ricordarlo solo remotamente e non riesco a cavarne alcun senso, in cui anch’io ero un uomo come voi – o perlomeno alcuni di voi. Proprio così. Sangue, morte e distruzione erano le uniche parole del mio vangelo, e credevo che questa fosse la mia vocazione. Credevo che tutto il resto fosse spazzatura. Sì, non riconoscevo amore e bellezza quando mi guardavano diritto negli occhi. Ma adesso sono guarito. Sono un uomo nuovo, se potete capire quello che intendo. Sono nato a nuova vita.
«Adesso voi direte, ma qual è il punto di tutto questo? È una situazione che confonde, Fratello Popcorn. In verità, fratelli, non chiedo molto. Solo una cosa. La cosa più importante, l’unica che abbia davvero un significato. Voglio sappiate che i film che vedrete sono veri. La verità è che quei film sono la realtà, e voi la non-realtà. Il fatto che possiate toccarvi, infilzarvi, ferirvi, non basta a dimostrare la vostra realtà. Toccarsi non significa niente. È ciò che non potete toccare ad essere reale
«Se volete diventare reali come le luci sullo schermo, dovrete dare voi stessi a quelle luci, fare ciò che fanno loro, vivere come vivono loro. Sono la Scrittura, e io sono la Loro Voce.
«Buona visione!»
Così parlò Fratello Popcorn. Quando la sua voce tacque, le luci dei fari si spensero e rimase solo quella celestiale purezza dello schermo. Poi anche quella svanì lasciando il posto alla parola sacra del film. E le immagini presero a scorrere rapide e implacabili. Sempre più veloci, sempre più travolgenti. Puro montaggio fatto di movimenti lenti pronti a degenerare in un ritmo sincopato, ansiti gemiti e tutto il corollario di risapute articolazioni vocali.
Pura violenza.
Michael era ormai sul punto di scoppiare in lacrime. Non erano ancora passati nemmeno due minuti di proiezione che ormai la sequela di amplessi imbastiti da teenager in età da college gli aveva logorato i nervi. Jason era visibilmente nervoso, Testa di Cuoio cominciava a sentire la mancanza della sua motosega, quella rombante e sussultante estensione della sua complessata libidine. Pinhead cercò di chiudere gli occhi per sottrarsi alla vista di quegli orrori fatti di corpi illesi – carne giovane e fresca rivestita di pelle morbida e liscia e priva di ogni traccia di ustioni, cicatrici o lacerazioni – ma i fermi metallici che gli avevano assicurato alle palpebre glielo impedivano e come unico risultato gli procuravano delle allegre ferite sanguinolente nemmeno bastanti a offuscargli la visione.
Il supplizio andò avanti con nuove scene di unioni carnali consumate come pasti frugali, nel cuore di boschi notturni, in riva a laghi rischiarati dai raggi d’argento della luna, sui sedili posteriori di vecchie Chevrolet cigolanti o negli squallidi letti di fetidi alberghi a ore. Mentre giovani incapaci di articolare una sola frase coerente dal punto di vista grammaticale boccheggiavano sullo schermo, Faccia di Cuoio mugolava in preda ad un muto attacco di panico. Mentre avvenenti fanciulle si adeguavano al ritmo frenetico imposto dal montaggio con un gemito di piacere, Testa di Chiodo prese a schiumare rabbia sognando di ganci di metallo che venivano impiantati da mani sapienti in quelle giovani carni e cominciavano a tenderne la pelle con un gran realismo cinebrivido.
Il primo a cedere fu Freddy. Quel vecchio assatanato non seppe reprimere un impulso più vecchio delle sue cicatrici e riuscì a forzare un laccio. La mano scivolò tra le gambe, spuntò i calzoni. Poi con ripetuti assalti delle unghia d’acciaio si inflisse un piacere viscido di sangue e commisto al dolore. Infine lanciò un urlo di appagamento supremo.
Michael Myers, in procinto di cedere a sua volta, scoppiò in un pianto amaro nell’istante esatto in cui sullo schermo uno smargiasso in divisa premeva un pulsante e su una città estera avvampava il bagliore radioattivo di una detonazione nucleare. A celebrare la benedizione, il Re vomitò su tutti loro una pioggia di vivo popcorn.