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TRE POESIE

( Maria de la Paz Barbirotto ARG )

 

 

 

NUOVE ORME

 

Guardavo sciogliersi quel temperamento brusco

ed ero incantata dalle sue maniere passionevoli,

sgretolate dal perdono.

Lo stesso sguardo tenero e amorevole

di un padre, come lui.

Mille volte ritrovai i suoi occhi,

rifugiata dentro ad una spontanea protezione.

C'era troppo silenzio, distante,

e innocuo per parlare.

Una forma perfetta,

sangue del suo sangue,

un lusinghiero Pigmalione

che sorreggeva una fiera evidenza,

un vantarsi esternato e un orgogliosa difesa.

Vidi le sue mani nelle mie,

l'anima ardente restringersi in uno sguardo.

Tutto da allora fu per sempre...

e silenziosamente...

mi voltai...

 

 

SENTIRE

 

Non č aspettando con il tempo, tacite notti,

che si assume il giaguaro la responsabilitā.

La gazzella rimasta ferita si rigira e rivolta

sprezzante di terra, contesa tra vita e demonio.

Non esistono sensazioni di pienezza radiante,

ma solo un grido di pretesa,

di una voce fiera e decisa.

 

Arriverā il passato,

il degno creatore a sventare l'inganno della mala corrente.

Si batterā fermamente su insidiosi pendii scoscesi,

insegnando epicamente al gabbiano a volare.

Sarā teso e proteso ad aspettare il benessere,

lo stato di serenitā.

 

Non č servendosi di insulsi e impulsivi rimedi

che le piaghe avvenevoli si richiudono inerte.

Controlli uno stato di estrema saggezza,

decisa a concludere le situazioni protette,

avvolte insicure in un'ammirevole segreto.

Non ci saranno pių gazzelle ingannate

nell'ombra oscura di insidiose terre.

Non esistono sensazioni di sicurezza incessante,

ma solo un bisogna costante

di un unico uomo autorevole al tuo fianco.

 

E arriverā il passato,

il degno creatore a sventare l'inganno della mala corrente.

Si batterā fermamente con destrezza celando imbarazzo.

Sarā amorevole e fiero di averti al suo fianco

e si batterā su ogni fronte per darti il suo niente

 

 

PENSIERO INSOLITO

 

Č un sentiero conteso, mangiato, temuto,

adirato, sensato, sfiorato dai maghi notturni,

dall'avorio imperlato.

Ho visto vissuto riconosciuto

carezze lontane, gentili, cortesi,

ammirevoli, riciclati su venti pregiati,

adagiato in circostanze impetuose, rimosse,

commosse.

Ho sentito buonismo, doppiezza,

l'altra faccia dell'altro mascherato,

mancato dolori carnali, penetranti omissioni,

delicate carezze.

La notte si adagia sui nostri fragili corpi

segnando un percorso del tutto incostante.

Non provo rimorsi,

impregnati di amori, liquori colorati dal tempo,

quel tempo che narra di storie e leggende,

e qua e lā si ferma per farci pensare.

Non mi astengo da quel sciocchismo mentale

condiviso dal buonsenso,

un nobile rimedio a compromessi acerbi.

Sapessi sfruttare quel tanto di me che preservero,

ignara del momento topico che svelerā

con ogni premessa la fatidica ascesa.

Sicurezza incessante, arrogante,

una miglioria ignobile che permane nell'aria,

si rammenta a distanza,

ma concorda col fato.