| www.domist.net racconti opere other |
IL SOGNO ERRANTE
( Carla Palmiero )
Virginia sta per tornare a casa, dal suo viaggio in Burkina Faso, sta preparando il suo rapporto sull'economia femminile nelle società rurali africane, è assistente universitaria e per il suo lavoro incontra molte donne, donne che lavorano nelle campagne per la faticosa produzione di farina di miglio, ottenuta pestando con un grosso legno i chicchi del tipico cereale locale dentro un tronco cavo; rappresentano l’altra faccia dell’economia africana, ed in questo contesto Virginia visita diverse zone del paese; un paese che si presenta in ogni sua sfaccettatura, in ogni sua contraddizione, magnifica ed immensa nelle sue ricchezze, nella sua natura indomata ma allo stesso tempo si mostra nella bruttura di un paese mortificato ed abbandonato al suo destino. Virginia, durante il suo soggiorno in un villaggio della provincia di Ouagadougou, la poverissima capitale della Burkina Faso, si trova ad assistere al funerale del giovane nipote del capo villaggio, Mohamed, “Ecco- grida il capo- quella è la donna che gli sta rubando l’anima”, sta indicando la vedova. Virginia atterrita, non capisce di cosa stia parlando, in alcune zone rurali, succede che quando una donna rimane sola, perché vedova, o perché il marito l’abbandona o semplicemente perché è nubile, il villaggio comincia a guardarla con sospetto. La donna sola disturba e spesso la sua solitudine porta con sé anche un pizzico di rabbiosa asocialità, così si decide di allontanarla dal gruppo e dopo qualche tempo il capo villaggio applica la più odiosa delle leggi tribali… Alla donna è concessa una notte per accettare questa sua nuova condizione, poi, il capo villaggio si sente libero di decidere come giustiziarla: rogo o lapidazione, nessun familiare può intervenire in suo favore, a loro volta, sarebbero radiati. Un burkinabè su due è di religione animista, basata sul culto degli antenati e degli spiriti (l’altra metà è musulmana). Quando in un villaggio succede una disgrazia, ad esempio muore qualcuno di importante, si cerca il responsabile, normalmente si tratta di donne sole che vengono accusate di essere all'origine della disgrazia. Per mostrare a tutti che di quella donna è meglio fare a meno, il corpo del defunto, sistemato su una barella di paglia, fa il giro del villaggio e quando passa davanti alla casa della futura strega, il corpo improvvisamente si mette a sussultare. Diversamente alle donne anziane madri di numerosa prole, viene portato grande rispetto, perché si ritiene che durante la loro vita abbiano goduto della benedizione divina; cosicché una donna che non si è sposata, che non ha avuto figli, viene messa ai margini della comunità perché si crede che Dio l’abbia condannata alla sterilità ed alla solitudine per punirne la malvagità. Quella donna è una strega.
Virginia, silenziosa, si scoraggia, sa che non può fare nulla contro questa terribile tradizione, piange perché questo male non è conosciuto da nessuno, o per lo meno nessuno ne parla….. lascia Ouagadougou con un dolore nel cuore, ma decisa a presentarsi al colloquio con Ousmane Aismaila, docente universitario, per discutere sulla caccia alle streghe, porta con se molta rabbia e molto rancore, guarda gli uomini con disprezzo, tutti dal primo all’ultimo, sia egli africano, arabo od occidentale, non cambia nulla, è arrivata alla conclusione che gli uomini, tutti indiscriminatamente, hanno paura delle donne ed ogni circostanza diventa un pretesto per annientarle. Dopo quest’esperienza il suo astio nei confronti della vita diventa insostenibile, prima della sua partenza per l’Africa ha scoperto di essere stata adottata, suo padre, sua madre e le sue sorelle non sono la sua vera famiglia, avrebbe dovuto immergersi nella ricerca del suo passato per conoscere i motivi di quell’abbandono, ma ha deciso di non volerne sapere nulla, ha deciso di tuffarsi nel suo lavoro, nella dura realtà africana. Ousmane ascolta la sua rabbia, sa che le sue parole non riusciranno a persuaderla e prova a spiegarle che la colpa non è di quegli uomini o di quella società, ma è di un passato che non ha permesso alla civiltà di trasformarsi, di procedere attraverso un percorso naturale delle cose, perché solo adesso l’occidente ha aperto gli occhi di fronte al dolore di un continente intero, a cui non è stato consentito diventare adulto. Le brutture di tradizioni millenarie continuano a persistere, perché rappresentano una sorta di identità, quell’identità che l’occidente ha cercato di cancellare dalla storia da sempre, da quando ha cominciato a sfruttare indiscriminatamente ogni risorsa del globo compresa quella umana e ciò significa cha da sempre l’Africa ed il suo popolo sono vittime di un egoismo chiamato potere economico; ed il protrarsi di certe tradizioni, a volte ataviche, terribili ed indicibili sono l’unico modo cha ha il popolo africano per restare ancorato alle sue radici. Virginia si sente colpevole, colpevole di un passato che non è soltanto il suo ma di tutta la sua civiltà, lei è una donna occidentale e come tale riesce solo a dire o fare delle statistiche, dei rapporti, degli articoli, delle denuncie, ecc.. ma non riesce a capire cosa bisogna fare ora!
Sua madre, Margherita, è molto preoccupata, l’ha vista scappare in Africa per sfuggire al suo passato, non avrebbe mai voluto raccontarle la verità ma sua sorella Lavinia, la vera madre di Virginia, ha bisogno di lei, da tempo ha scoperto di avere una malattia e le trasfusioni sono la sua unica salvezza. Lavinia che per vivere ha bisogno del sangue di quella figlia che ha abbandonato, figlia della vergogna, quando il suo ragazzo scoprì la gravidanza scappò a gambe levate, declinando ogni responsabilità, non voleva una famiglia e ne tanto meno una figlia. Cosicché i nonni di Virginia, per evitare uno scandalo e per assicurare un futuro migliore sia a Lavinia che alla bambina stessa, affidarono la neonata alle cure della loro figlia maggiore, sposata e già madre di due bambine. Margherita e Piero, suo marito, hanno cresciuto le bambine con lo stesso identico amore, con le stesse possibilità di realizzarsi nella vita e quando hanno dovuto rivelare a Virginia la verità, si sono sentiti colpevoli di non averla difesa abbastanza dalla sofferenza della scoperta della verità e di non averla preparata ad affrontarla. Virginia, accompagnata da Margherita, va in ospedale e dona il sangue, non vuole riconoscenza, fa ciò che le sembra giusto, si comporta come i suoi genitori le hanno insegnato e va via, non le chiede nulla, non vuole sapere niente, e rinchiude il suo segreto nella parte più profonda di sé e si immerge a capofitto nel suo lavoro. Ousmane invita Virginia ad un convegno tenuto dal prof. Abdù Diofane, la donna felice dell’invito, accetta volentieri, anche perché già conosce personalmente il professore, lo intervistò per un suo articolo tempo addietro. L’ha rivisto dopo anni e la sensazione che ha provato in quel momento la sconvolge, lo guarda bene mentre illustra animatamente il suo rapporto sull’Africa di oggi, lo guarda e si chiede se un uomo così, proprio come lui, potrebbe mai provare interesse per una donna così, proprio come lei. Ha paura di quest’emozione che sta nascendo dentro di lei, crede di illudersi di nuovo, la mente fa brutti scherzi ed il pensiero di lui l’accompagna in ogni cosa che fa, cerca di allontanare dalla sua testa tutti quei pensieri che la riconducono al suo sogno con lui e cerca di stargli alla larga, per non alimentare ogni ragionevole illusione. Ha concretizzato che l’amore non esiste e che rappresenta solo un espediente per non sentirsi soli, ha imparato a stare bene da sola e ciò la conforta perché non la costringe a rincorrere instancabilmente l’amore o a tutto ciò che le somiglia vagamente. Vede persone, anche care, distruggersi al solo pensiero di non avere un uomo al proprio fianco ed accontentarsi della mediocrità pur di vincere la solitudine, e guardandole da lontano si chiede semmai siano riuscite ad essere felici, o a star bene con se stesse, prima di tutto. Non ha un uomo da tempo e le altre storie in cui si è imbattuta non si possono proprio definire storie d’amore, le si danno un’onorificenza troppo importante per ciò che sono state realmente…E non possono dirsi nemmeno storie di semplice sesso. Però si sente un po’ fuori dalle righe e un po’ sola, si ripete sempre tutte le mattine che non può e che non deve accontentarsi di una passione mediocre, ma ciò non cambia il risultato, è sola e cominciano a pesare quelle lacrime che versa durante la notte, iniziano ad avere peso ed a lasciar contraddire i suoi principi, e si chiede se poi in tutto questo fanno bene loro ad accontentarsi e che sta sbagliando lei a volere la passione che squarcia il cuore…se lo chiede continuamente e continuamente non riesce a dare una risposta, non c’è stato uomo che sia riuscito a farla sentire amata o che sia riuscito a farsi amare da lei, perlomeno….. ha conosciuto un bel ragazzo, interessante sotto certi aspetti ed anche se non si considera una donna molto sexy, è riuscita a conquistarlo, dapprincipio è contenta perché ha qualcuno al suo fianco, che si interessa a lei e su cui può contare, lui è predisposto all’innamoramento e legare con lui non è stato affatto difficile. Ma continua a mancarle qualcosa, non sa cosa…le manca condividere i suoi sogni con qualcuno che ascolti i suoi reali bisogni, lui si sforza ma non è abbastanza ed è stato allora che si è resa conto che, come le altre, si sta accontentando di una passione mediocre e che tutti i suoi bei propositi sono andati a farsi benedire….. certo sarebbe stata una storia importante se solo l’avesse incontrato dieci anni prima, ma nel frattempo è cresciuta, il suo percorso di vita l’ha condotta alla ricerca di essere ogni giorno sempre migliore del giorno prima e sentirsi strattonata all’indietro, è una sensazione che proprio non le piace, non le appartiene, ed è stato in quel preciso momento che è iniziato a crescere in lei, quel sottile desiderio di non accontentarsi di una passione mediocre. Ed anche se la sua vita è sempre stata tormentata da abbandoni non può non credere nell’amore vero, quello che squarcia il cuore, quello che ti fa sentire speciale. Tornata alla vita quotidiana cerca di allontanare da sé ogni pensiero che la riporta a pensare ad Abdù, tenta di stargli alla larga il più possibile, non vuole tuffarsi nei suoi rocamboleschi desideri, perché ha smesso di fare previsioni sul futuro, è ormai stanca delle illusioni ma rivederlo quella sera l’ha portata a fantasticare su di lui e su cose mai successe ma che irrimediabilmente il suo cuore desidera, però tiene a non perdere la sua salute mentale e continua a vivere, come se niente sia successo, la sua storia con l’altro. Intanto si incontra nuovamente con Abdù, le ha chiesto di collaborare con lui in un nuovo progetto di cooperazione internazionale che dovrebbe svolgersi in Burkina Faso, lei accetta senza troppi indugi, sa che ciò rappresenta, prima di tutto, una svolta nella sua carriera lavorativa e poi sa che ci sarà anche sua sorella Emma, come reporter. Virginia racconta ad Abdù il suo viaggio nel cuore del continente africano e delle streghe, i due parlano a lungo ma risulta difficile per una giovane donna occidentale emancipata, capire non la realtà oggettiva, che si dimostra per quella che è, ma quella inconscia che ha bisogno d’amore per trasformarsi in verità. Virginia, inizialmente titubante di fronte a tale discorso, intuisce che ha ancora molto da capire prima di poter lasciare aprire il suo cuore alla verità. Lavinia le consegna una lettera, che in un primo momento non riesce ad aprire, poi sente di doverlo fare; la lettera riporta la data del giorno della sua nascita, le scrive che non avrebbe mai voluto lasciarla, ma quando apprese di essere incinta per lei si mostrarono aspettative funeste, il suo ragazzo, era partito con gli amici per la Spagna, a Valencia aveva frequentato dei club, lui era un musicista, e quando tornò a casa era un’altra persona, era diventato scostante e non la desiderava più, dapprincipio pensò che ci fosse un’altra poi lui le raccontò che amava gli uomini, aveva scoperto di essere omosessuale, per Lavinia fu una doccia fredda non sapeva come affrontare questa situazione e confessargli la sua gravidanza non fece altro che allontanarlo, lui le spiegò che non sarebbe mai stato un buon padre, che sarebbe stato difficile far capire ad un bambino che suo padre non sta con la sua mamma perchè ama un altro uomo, che non sarebbero mai stati una famiglia normale, quindi le consigliò di abortire e sparì per sempre. Virginia, rimase di stucco, non aveva parole, suo padre l’aveva lasciata per un altro uomo e sua madre non ha mai avuto il coraggio di affrontare la realtà né per se stessa e né per sua figlia. Per una donna dev’essere davvero mortificante essere abbandonata per un uomo, sapere che il proprio ragazzo ti tradisce con un’altra è già umiliante, non ti permette di avere abbastanza autostima per sentirti una donna desiderabile, ma sapere il proprio compagno tra le braccia di un altro uomo dev’essere deprimente, ti fa perdere completamente la stima che hai di te, sia come persona che come donna. In quell’istante Virginia prova una certa tenerezza per Lavinia e le telefona, le chiede come sta andando la terapia e se può farle visita. Lavinia le parla della sua vita, delle sue angosce, delle sue sofferenze, della paura che aveva quando stavano insieme, della forza che trovava nel non raccontarle niente, del suo matrimonio combinato, di come aveva vissuto vent’anni accanto ad un uomo che non amava solo per salvare le apparenze, delle finzioni a cui si è costrette quando si vuole nascondere la propria identità, le confessò che dopotutto è ancora innamorata di suo padre, e che non è colpa di nessuno se è omosessuale, che è da rispettare perché è una persona libera, ha avuto il coraggio di essere se stesso fino in fondo, a dispetto delle regole e dei pregiudizi. Virginia la guarda con altri occhi, guarda la sua vita con altri occhi, ma è ancora troppo presa da sé per capire ed affrontare la realtà con naturalezza. Intanto, Emma ha partecipato ad un’importante rassegna cinematografica londinese, dove ha presentato un cortometraggio sulla qualità della vita occidentale, ispirata dal migliore Kafka, la donna descrive senza troppe interdizioni la drammaticità del quotidiano, dell’apatia che accompagna il facendosi scorrere il tempo addosso, di come l’occidente perda di vista l’istante, che racchiude in sé tutta la vita… Emma durante la rassegna cinematografica, conosce il regista Van de Moster, come da un po’, Emma ci finisce a letto prima di sapere chi sia! Virginia vede sua sorella assente, persa nella sua solitudine e quando Abdù le propone un lavoro in Burkina Faso le sembra l’occasione da cogliere al volo per ritrovare sua sorella…le due partono alla volta di Ouagadougou. Era da un po’ che le due non trascorrevano tanto tempo assieme, la convivenza però non è facile, dal giorno in cui Emma ha perso il bambino che portava in grembo, è stato tutto più difficile, anche parlarle, è diventata un’altra persona, prima era, per così dire, moralista, amava un solo uomo e sempre lo stesso, da una vita, poi nella solitudine del suo dolore, si è trasformata, si è rinchiusa nel suo male, finendo col trascurare ogni cosa ed ogni persona, ed il suo uomo stanco di capirla l’ha lasciata per un’altra meno pensierosa. È stato difficile per Emma accettare l’abbandono, nel momento in cui più aveva bisogno della vicinanza del suo compagno, Dario, lui è andato via con un’altra giovane donna che gli ha offerto il calore del suo corpo e del suo cuore…Emma non riesce a capire il perché, e riversa tutto il suo rancore su Halena, la nuova compagna di Dario, la minaccia, l’insulta e il dolore diviene ancora più grande, sta perdendo il controllo di sé, sta perdendo la sua dignità, e poi quelle voci che spettegolano su di lei, sulla sua famiglia e su quella donna, venuta dall’est europeo per rubargli l’uomo, le ha portato via quello che le restava di un sogno comune a tante donne, la famiglia, ma è stata Halena a portarglielo via o il suo comportamento? Halena e Dario si erano conosciuti nel bar, dove la donna lavorava, senza permesso di soggiorno, veniva trattata come se fosse una puttana solo perché era ukraina, solo perché il pensare collettivo faceva di una qualsiasi donna dell’est priva del permesso di soggiorno un’instancabile amante, molti uomini la corteggiavano, uomini di una certa età, che potevano farle da padre, altri così viscidi da farle schifo solo sentendo la loro puzza quando entravano, altri, dei veri bulli, che si presentavano non di certo per un caffè, ma Dario era diverso, un uomo ben distinto e poi giovane, allegro, brillante, attirò le attenzioni della donna. Dario, quel giorno, dopo l’ennesima lite con Emma, seduto al suo tavolo tentava di mettersi in contatto con il suo analista, il difficile rapporto con la moglie l’aveva ridotto a pezzi, Halena gli si avvicina, portandogli il solito caffè, e tra i due inizia una fitta conversazione, l’uomo le parla della sua vita e della catastrofica fine del suo matrimonio, lui l’ama ancora ma ormai Emma è diventata un’estranea, conosce sua moglie ormai da una vita ma non riesce più a capirla, si sente impotente davanti al suo dolore e si rende conto che per lei è più difficile, anche lui ha sofferto ma dopo un po’ il dolore è andato attenuandosi ed è riuscito a guardare in faccia la realtà e a tirare avanti. Aveva proposto ad Emma di riprovare ad avere un figlio, lei invece si è infuriata molto e gli ha riversato contro tutta la sua sofferenza, gli ha rinfacciato di essere superficiale e di non avere rispetto della sua persona, perché non può rimpiazzare il suo dolore con il concepimento di un altro bambino, e che è troppo presto per pensare ad una cosa del genere…Dario non la capisce, per un uomo perdere un bambino non ancora nato è più sopportabile, viceversa per una donna perdere un bambino che si porta in grembo, può significare solo una cosa, non essere stata abbastanza attenta alla propria condizione, ed è questo ciò che differenza il loro dolore, Emma si sente colpevole, ha creduto che nessuno potesse capire il suo dolore, che nessuno potesse condividere con lei la perdita del suo bambino e chiudendosi nella sua solitudine ha innalzato un muro tra lei e il resto del mondo, ha costretto tutti ad abbandonarla, ha costretto il suo uomo ad innamorarsi di un’altra, perché lei non era più capace di amare, esisteva solo il suo dolore e niente altro…
Tra Dario ed Halena, nasce una forte simpatia, l’uomo sa che può aprirle il suo cuore e che lo ascolterà, la donna dal canto suo si sente una persona rispettata, perché non è il solito sudicione che ci prova, ma un uomo attratto da una bella donna che lo corrisponde, è nata così la loro storia d’amore, tra rispetto e comprensione. E solo quando, ormai, il cuore di Dario appartiene ad un’altra, che Emma, si rende conto di aver perso suo marito, e la sua rabbia la rende ceca, commette delle azioni riprovevoli, chiama la polizia e denuncia la presenza clandestina di Halena, che è costretta a ritornare in Ukraina, ma Dario la segue, andrebbe anche in capo al mondo per quella donna, che le ha ridato la gioia di vivere. Emma non se l’aspettava, credeva che fosse una storia di ripiego, ma non era così. Ottenuto il divorzio ritorna in Italia e sposa la sua Halena, che nel frattempo gli ha dato un figlio Roberto. Da quel momento Emma vive alla giornata, lavora per sopravvivere, si concede ai primi uomini che incontra, senza gusto e senza memoria, sempre e solo per una volta, sa di essere una bella donna, intelligente, intraprendente, affascinate e tuffarsi in incontri non importanti, negandosi qualsiasi rapporto che somigli ad una storia vera, rappresenta per lei un modo per non pensare alla sua solitudine, ai suoi sbagli. Solo quando si è trovata sul baratro di un precipizio ha deciso di prendere la sua vita tra le mani, capire chi è e dove vuole arrivare…Emma si rende subito conto, più di quanto potesse immaginare, che la vita delle donne non è per niente facile, e si vede già “mangiatrice d’anime”, perché incapace di portare avanti una gravidanza e creare una famiglia, si vede trasportata in quella dura realtà dove le donne sono streghe, la loro è una storia primitiva e tragica, che si ripete villaggio dopo villaggio, uno spietato rituale a cui nessuna donna è riuscita a sottrarsi. Morire o fuggire, è questa la sola possibilità che viene concessa, considerate maledette anche se sterili o quando vengono abbandonate dagli uomini, sono migliaia, le donne in fuga dalle loro case per non morire, la tragedia delle vedove lapidate o cacciate dai villaggi perché “colpevoli” della morte del marito, condannate da riti tribali, allontanate dal gruppo, costrette a scomparire…… un rituale usato spesso come pretesto per liberarsi di quelle donne inutili, che rappresentano solo un peso! Le stesse donne sono spesso coscienti della soggettività delle loro usanze, paragonano i diversi sistemi di matrimonio, dote e filiazione, ma vivono, anche, in un universo dove niente è più importante che mettere al mondo dei figli e poi mantenerli in vita, affinché non venga mai rotto il filo che li lega agli antenati. Emma e Virginia lavorano duro e cercano non di dare una voce occidentale ma di capire come una società possa evolversi ed affrontare questa realtà…Alcune donne raccontano che nel bel mezzo della foresta c’è la casa delle streghe, delle scampate alla legge del capo, in questa casa le donne sfuggite alla morte fanno dei lavori manuali per tirare avanti, non riescono a guadagnare molto ma ciò che basta per essere libere e serene. Virginia ed Emma, tentano di raggiungere la casa delle streghe ma trovano mille intoppi, Emma, per fortuna, è molto risolutiva e contatta un regista africano, Pierre Yameogo, un regista anomalo nel panorama filmico africano, è un regista cha ha da sempre posto nel suo cinema un’attenzione particolare a forti argomenti sociali, dall’educazione scolastica alla corruzione politica, ed Emma crede che l’uomo possa aiutarle, ma il difficile è trovare i contatti giusti….. ricorda per caso di aver conosciuto a Londra Van de Moster, molto amico del regista africano, contrariamente ai presagi nefasti di Virginia, il regista londinese si prodiga per aiutarle e riesce a metterle in contatto con Pierre Yameogo. Anche Pierre ha problemi nel riuscire a contattare le donne della famigerata casa delle streghe, ma pagando un po’ di mazzette alla polizia locale, riesce ad avere un colloquio molto riservato, con Mamadou, l’uomo che stanco del dolore che si può infiggere ad una persona, mette in pericolo la sua stessa vita, per donare un po’ di serenità a quelle donne ripudiate da una società intera. L’uomo racconta che è molto difficile raccogliere queste donne in casa, anche perché loro stesse sono timorose di questo pazzo, che va in loro aiuto, però purtroppo riesce a portare in salvo solo una piccolissima percentuale, perché molto spesso quando riesce ad avere una segnalazione, non arriva in tempo e le trova già morte in un mare di sangue……Virginia teme che questa storia possa contribuire a deteriorare lo stato di salute di Emma, alla quale chiede di tornare in Italia, ma non ne vuole proprio sapere ora è lì e vuole completare il suo lavoro, non è di certo una bambina, ha i suoi problemi e confrontarsi con una realtà così dura non può far altro che aiutarla ad affrontare con determinazione la sua sofferenza. Nella casa delle streghe, conoscono un’anziana donna, Soraya, che mostra loro le sue cicatrici, è arrivata in fin di vita e le altre si sono prese cura di lei, non riesce a superare quel brutale abbandono della sua famiglia, è una piaga ancora aperta e il suo dolore è forte come le sue parole, per questo Pierre, le chiede di raccontare tutto nel suo film, in cui ha intenzione di denunciare l’ennesimo diniego della libertà individuale delle donne, ma Soraya non ha ancora il coraggio necessario e quando arriva Marianne, una giovane donna sterile, piange perché anche lei in passato si è rivolta contro queste donne, che non garantivano la continuità della vita, non pensando che sarebbe potuto succedere anche a lei… Soraya, si avvicina a Marianne l’accarezza con dolcezza, le cura le ferite e le chiede di perdonarla, di perdonare quelle donne che credono di essere indistruttibili, solo perché hanno la fortuna dalla loro parte, solo perché sono ben volute dalla comunità… le due sorelle non sono mai state così vicine come adesso, mettono a nudo la propria solitudine ed in questa difficile prova, la vita sembra assumere un significato più profondo, il silenzio di una vita sembra essere buttato alle spalle, quando in famiglia non si raccontava niente che potesse turbare l’equilibrio familiare o la facciata della buona famiglia borghese…il silenzio abissale di fronte al dolore di Emma, era una conseguenza di un lacerante rapporto familiare, dimostrare di essere all’altezza delle apparenze ha sempre rappresentato la realizzazione di una felicità fittizia, irreale e paragonabile ad un pugno di sabbia tra le mani, anche quando Emilia, la più piccola delle sorelle, soffriva, per quel che si definisce male d’amore, ognuno viveva nel suo bel castello incantato, fin quando la cruda realtà si è mostrata ed era ormai troppo tardi per i rimpianti. Emilia aveva conosciuto il suo ragazzo, Mario, quando aveva quindici anni, era la sua prima vera ed unica cotta, dopo sei mesi dal primo appuntamento aveva deciso di fare l’amore con lui, aveva riflettuto a lungo e non voleva sciupare quel momento, sentiva che era il ragazzo giusto, i presupposti per una lunga ed importante storia d’amore c’erano tutti. Emilia e Mario si consigliavano in tutto, su come vestirsi, quale palestra frequentare e quando erano giunti alla maturità a quale università iscriversi, avevano gran fiducia l’uno dell’altra, ed ognuno aveva i suoi spazi e le sue libertà. Mario, amava l’informatica ed era giunta l’era di internet, tutto il mondo in un click, si iscrisse in una di quelle fatidiche chat, conobbe molte persone e nel frattempo aveva preso casa con la sua Emilia, che si mostrava perfetta in tutti i suoi ruoli, studentessa, fidanzata, amante, amica, insomma completa e questo un po’ creò delle insicurezze in Mario, che incominciò a non sentirsi all’altezza della sua donna. In chat conobbe una ragazza di Roma, Marina, si incontrarono clandestinamente nella capitale, fu la prima volta che Mario fece qualcosa senza dire nulla alla sua ragazza. Marina era molto semplice, lavorava come commessa in un prestigioso negozio, tra i due nacque una forte attrazione e quello fu il primo di molti incontri clandestini, fin quando Mario un giorno fece la valigia ed andò via senza raccontare nulla a Emilia. La quale impazzì dal dolore, si sentì colpevole di qualcosa che non aveva fatto, si sentì colpevole di amarlo troppo, non riusciva più a dormire, ricorreva a 20 gocce di lexotan ogni sera per sedare l’angoscia, ma ad un certo punto non bastarono più, il silenzio abissale sprofondato su di lei aveva mille voci. Perse il lume della ragione, vagava per la città senza una metà, lasciò gli studi, e di fronte al suo declino si suicidò, lei andò via in una notte d’estate, quando tutti i romantici si sdraiano sulla sabbia nella speranza di veder una stella cadente. Si era tolta la vita tenendo tra le mani i sonetti d’amore di Shakespeare, amava leggerli ed amava cantarli al suo amore, erano felici insieme si ripeteva ma qualcosa non era funzionato, non era così perfetta come gli altri credevano che fosse, aveva sbagliato e per questo non meritava la seconda occasione. Emilia era disperata e sola, la famiglia non si rese conto del suo dolore, tutti soffrono per amore, è così normale, e da quel giorno ci fu solo silenzio di fronte alla vergogna di essere stata debole, di non essere stata capace di affrontare un semplicissimo mal d’amore. Emilia aveva lasciato una ferita profonda, che tutti però tentarono di nascondere, mostrare le proprie debolezze significava essere deboli e vinti ma solo quando ognuno di loro avrebbe trovato il coraggio di affrontare le proprie paure e le proprie sofferenze sarebbero stati in grado di fronteggiare il futuro con coraggio. Perché non è forte chi nasconde le proprie debolezze, ma chi conoscendole, con consapevolezza le usa come strumento per trasformare la propria vita, le debolezze dovrebbero essere concepite come un’occasione per evolversi e non una vergogna da espiare. La morte di Emilia, è stata la scintilla che ha portato ogni membro della sua famiglia a rivedere la propria esistenza, ha riportato tutti a rivalutare la propria scala dei valori ed a concepire le vita non come una sequenza di eventi casuali, in cui casualmente ognuno è coinvolto ma come una sequenza di eventi precisi determinati dalla volontà e dagli atteggiamenti che ognuno assume vivendo ogni singolo istante della propria esistenza. Ognuna delle sorelle si è rifugiata nel proprio lavoro per sfuggire alla realtà. Ma sta di fatto che qualcosa era avvenuto e nessuno poteva nasconderlo era giunto il momento di fare i conti con la vita e di trasformarla, perché solo così facendo sarebbero riuscite ad essere felici, solo affrontando le proprie angosce sarebbero riuscite a trovare pace, solo vivendo intensamente la loro vita avrebbero riscattato il dolore per la perdita della piccola Emilia.
Intanto nella casa delle streghe arriva una giovane donna Fatima, ha delle ferite molto profonde, i medici non riescono a salvarla, i soccorsi sono arrivati in ritardo e la donna muore tra le braccia di Soraya, in lacrime per l’ennesima vittima di una civiltà cieca di fronte allo strazio delle sue donne. Emma diventa molto amica di Soraya, impara a conoscere ed ad apprezzare anche le cose belle di una civiltà ormai conosciuta solo per la brutalità di alcune sue tradizioni…Emma racconta a Soraya i momenti difficili della sua vita, di quando ha perso il suo bambino, la difficile separazione dal suo compagno, la facilità in cui si è immersa dopo nelle sue innumerevoli relazioni occasionali e di come le è caduto il mondo addosso, crede di non essere più capace di amare e le parla sinceramente senza troppe riserve anche se crede che forse Soraya non può capire il suo atteggiamento, perché abituata alla fedeltà e a concepire l’amore come obbligo e non come sentimento, ma contrariamente a ciò che crede, Soraya si dimostra comprensiva e le dice di aprire il suo cuore, di lottare per il suo futuro, un futuro che dipende solo da lei e dal suo amore per la vita e solo quando sarà in grado di allontanare da sé tutti i fantasmi del passato potrà essere libera di amare. Entrambe hanno perso la libertà di poter amare, di poter essere felici, entrambe stanno cercando qualcosa di vero ed unico, entrambe stanno cercando un riscatto dal loro passato e per questo Soraya, accetta di parlare con Pierre e raccontargli la sua storia per il suo lungometraggio, che parlerà delle donne africane dimenticate dal mondo intero…Soraya gli apre le porte del suo passato, racconta minuziosamente ogni particolare del suo abbandono, ha sofferto terribilmente perché non ha avuto il coraggio di ribellarsi ed affrontare i suoi accusatori e per liberarsi da questo ingombrante fardello, scrive per loro una lettera: “Miei cari, vi sto pensando, perché credo che prima di tutto io debba ringraziare Mamadou, perché da quando è entrato nella mia vita ho ritrovato il coraggio di fare delle scelte anche difficili, e credo che incontrarlo in un certo istante della mia vita sia stato fondamentale e non a caso, sono tornata a vivere con rispetto e dignità, con una determinazione ben diversa e più voluta, desiderata partecipata…non volevo essere curata, volevo morire per avervi perso, volevo morire perché ero sola e seppure questo periodo, continua ad essere sofferente, ora sono più forte, anche se a volte ho creduto di impazzire, mi è sembrato tutto così assurdo, così diverso e sentirmi dall’altra parte del muro, sola senza le persone con cui ho creduto di condividere un sogno, mi ha lacerato l’anima, ma ciò non mi ha annientato anzi, ho intrapreso un viaggio dentro me stessa, ho deciso di mettermi in discussione, perché non si finisce mai di scoprire se stessi, ed anche attraverso la sofferenza sono venute fuori verità che avevo dimenticato, sofferenze nascoste, gioie sopite da ciò che credevo il grande disegno della mia vita, ho smesso di piangere e ho cominciato ad essere felice per la vita che scorre nel mio sangue, ho deciso di raccontare tutto, di non tapparmi la bocca di fronte agli obbrobri della vita quotidiana, ho deciso che se devo respirare, voglio respirare aria pulita, aria fresca e che ho tanta voglia di migliorarmi, poi quando ho creduto che gli altri avessero accettato la mia scelta, quella di fuggire, mi sono ritrovata di fronte ad una vera guerra aperta, e ciò mi ha ferito molto, non si diffamano le persone per avallare le proprie tesi, è un gioco sporco, a cui io non ci sto. Avrei dovuto aspettarmi di tutto, sono stata di nuovo colpita nel profondo ma ciò non mi rende vendicativa, ed è questo che mi stupisce di me stessa, adesso, continuo ancora a considerarvi miei cari e a volervi bene, un bene da matti, ma so che la mia strada è lontana da voi e da tutto quello che un tempo sono state le mie aspettative. Anni fa, mi fu insegnato che quando si riceve energia negativa da una fonte esterna, non bisogna corrispondere con lo stesso tipo di energia, anzi sarebbe stato più utile trasformare quel tipo di energia in qualcosa di prezioso, quel qualcosa di nuovo, che creato da questa sinergia sarebbe riuscito a donare agli animi pace…non ho nessuna intenzione di inquinarmi e ne tanto meno di provare odio per il veleno che mi è stato riversato contro, anzi voglio stare nella tranquillità più assoluta e non nascondendomi ma mostrandomi ferma e fiera nelle mie decisioni, non ho nessuna intenzione di divenire un nuovo Orfeo che uscito da solo dall’inferno distrugge tutto ciò che potrebbe essere bello….. Ho letto, si perché nella casa delle streghe ho imparato a leggere e a scrivere, che quando si acquisisce verso se stessi il coraggio di accettare la propria essenza, nonostante i propri limiti, si prova una grande gioia, la gioia di essere vivi, di essere esattamente come si è, nonostante tutte le cose di se stessi ancora da migliorare, perché si sta imparando ad amare se stessi, la propria vita, si sta imparando ad essere tolleranti con il proprio essere e se si riesce ad esserlo con se stessi, si riuscirà anche ad esserlo con gli altri perché in tutti vive l’umanità e ciò merita profondo rispetto. Tutto questo è come una magia che invade l’anima e ci rende ricchi di una consapevolezza estrema della vita, delle piccole cose che rendono indimenticabile ogni singolo istante. Credo che per vivere intensamente ogni istante della vita che abbiamo a disposizione, occorra senza ombra di dubbio vivere dicendo, pensando e facendo ciò che ci detta l’anima, solo così non avremo rimpianti, anche se non sarà tutto come si desidera, almeno sarà ciò per cui avremo lottato. Ho avuto il bisogno di dirvi queste cose e l’ho fatto! Non vi odio e ne vi porto rancore, il mio cuore spera che voi tutti, possiate aprire gli occhi, non per guardare gli orrori del passato ma per affrontare il futuro con occhi diversi, affinché certe cose non succedano più, affinché tutte le donne possano vivere nella loro comunità, affinché tutti gli uomini e le donne di questo paese possano camminare insieme per costruire una nuova e grande Africa. Con affetto Soraya.” Virginia, Emma e Pierre leggono questa lettera, sanno che ci vuole molto coraggio nel fare certe dichiarazioni e che ciò potrebbe costarle la vita, sono onorati di poter dare la voce ad una piccola donna sconosciuta del sud del mondo. Emma grazie alla sincera amicizia che si è instaurata con Soraya riesce a riflettere con più raziocinio sulla sua condizione, si sente viva e mette in soqquadro tutte le sue convinzioni, vuole riappropriarsi della sua libertà di amare, non ha sbagliato ed ora è cosciente dei suoi sentimenti. L’abbandono di Dario le brucia ancora dentro, perché aveva creduto che avrebbe superato tranquillamente l’addio, senza troppi traumi anche quando l’angoscia che provava, quando voleva sentire la sua voce, la rinchiudeva in se e l’ha tenuta segreta nella parte più profonda della sua essenza, fin quando le è esplosa dentro e non sapeva più cosa fare. Quella persona le manca, le mancano i loro lunghi discorsi, il suo modo impenetrabile di vedere la vita, le manca chiacchierare del tutto e del niente, le manca cercare qualche poesia per scrivergliela o fargliela leggere…le manca e l’unica cosa che riesce a fare adesso è desiderare la sua felicità, non prova più odio o disprezzo perché ha capito che la colpa non è di nessuno se l’amore che li legava è finito e questa nuova condizione le permette di vivere quest’emozione con coraggio, non serve a niente rinchiudersi nelle sue angosce, nelle sue malinconie, deve guardare avanti e credere con fervore che ciò che conta e la felicità di entrambi, anche se separati, per sempre…non sa se i suoi sentimenti siano così forti da resistere nel tempo ma quando si prova affetto vero per qualcuno, quell’affetto non scompare mai, vive nella parte più indistruttibile del proprio essere, nella forza dei ricordi del cuore… forse non sarà mai la compagna tanto bene amata di qualcuno e sarà sola, una donna sola, ma Emma vorrebbe che questa donna tanto sola sia forte e reagisca con coraggio, che viva ogni giorno della sua vita con il coraggio da leoni…superati i giorni in cui il pensiero predominante della morte invadeva ogni sua singola cellula, oggi sa che può sognare di se stessa una donna migliore… quest’esperienza le ha insegnato che può crearsi e trasformarsi in tutte le occasioni, crescere per divenire, un po’ alla volta più consapevole della sua vita. Le manca, senza ombra di dubbio, ma ciò non potrà fermare il suo percorso di crescita, ciò non potrà fermare la sua vita, continuerà a lottare perché è pronta alla sfida, è pronta a sfidare le sue paure, le sue disperazioni, è pronta ad assaltare il cielo! Questa è Emma, quella Emma che ha un modo tutto suo di amare, quel suo modo che l’allontana dalle persone, quel suo modo strano di gestire le proprie emozioni, Emma è così e finalmente si piace così… È fiera di essere se stessa e non permetterà alle sue paure di sopraffare la sua natura, il suo istinto, la sua essenza…nulla capita a caso, e se adesso sta soffrendo perché semplicemente le manca, questa sua malinconia sarà un’occasione per lei di migliorare, di avvicinarsi con un altro piccolo passo al sogno che ha di se stessa, di essere la donna dei suoi sogni. Vedere ogni difficoltà che si presenta come un’occasione per migliorare se stessi è un incoraggiamento per affrontare con forza e determinazione la propria vita, perché nessuna altra persona può vivere la sua vita e lei non può immergersi nella vita degli altri, se non nel desiderare la loro felicità sempre, anche quando si soffre per la loro lontananza, perché non esiste gioia più grande nel non odiare, nel non disseminare rancore, perché solo donando amore si riceve amore, perché solo desiderando la felicità di tutti si inizia a costruire la propria felicità. Emma, come Soraya, è riuscita a trovare la serenità.
Intanto Virginia che non può rinnegare a se stessa i sentimenti che prova per Abdù, in alcuni contatti sporadici con l’uomo, le racconta di quello che sta conoscendo, di quello che sta vivendo…è assalita da emozioni contraddittorie e quando la raggiunge in Africa, è felice, accetta un suo invito, insieme ad Abdù visita l’università della capitale, uno dei maggiori luminari africani terrà un seminario sui padri del movimento panafricano, come Patrice Emery Lumumba, Kwame N’Krumah e Thomas Sankara, eroi e simboli della lotta contro l'imperialismo e della liberazione dei popoli dal colonialismo. Virginia, ascolta intensamente le parole dell’uomo e capisce che c’è ancora molto da lavorare, affinchè gli uomini e le donne di quel continente possano riappropriarsi della propria identità e finalmente riesce a vedere con altri occhi il legame alle tradizioni…… Abdù invita Virginia nella sua casa, dove lui ha cucinato per lei, una squisita cena africana, ed in quella notte, dai colori caldi e suoni intensi i due si amarono perdutamente, misero da parte ogni dubbio, ogni inibizione, si cercarono, si amarono e trovarono il completamento dei loro desideri…. Virginia non credeva di poter toccare la felicità da così vicino, incredula di quel sentimento corrisposto, si sentì piena di gioia, ma il suo amore per Abdù non era una storia facile, non rappresentava il semplice incontro di un uomo e di una donna, anzi era come se su di loro pesasse tutto il proprio mondo con tutta la sua storia e la sua civiltà. I giorni trascorsero, il lavoro era quasi completato quando le due donne vennero chiamate dall’Italia perché Giuliana la loro sorella più grande era stata colta da un ictus, di grave entità, la donna non riesce più a parlare ed ha il lato destro del corpo completamente paralizzato. La famiglia dopo questo evento nefasto è unita intorno al capezzale della donna, lei che aveva una vita tranquilla, due figli adorabili e un marito che l’adorava, e questo sogno dorato infranto da una malattia assurda. Era una mattina qualunque, avevano fatto colazione tutti insieme come al solito, alle sette del mattino, dopo il marito Luca andava di corsa a lavoro, lei aveva preso la macchina ed accompagnato Alexsandra e Geremia a scuola e poi si recava nella scuola, dove insegnava lettere, ma quella mattina a scuola non c’era mai arrivata. Appena ha lasciato il figlio all’ingresso della scuola, ha avuto un malore, e solo dopo un po’ uno dei passanti si era accorto che c’era qualcosa che non andava, così ha chiamato l’ambulanza e di corsa in ospedale, dove fin da subito la diagnosi era molto delicata, avvertito il marito che si è diretto subito in ospedale, con i figli ha saputo che la donna aveva avuto un ictus e che non riusciva a parlare ma poteva sentire, si vedeva dai suoi occhi, che non riusciva a capire l’entità di quello che era appena successo. Trascorsero ore terribili in ospedale, i medici decisero di intervenire ma le percentuali di riuscita dell’operazione erano scarse. La famiglia, tutta, rivuole Giuliana, esattamente così com’era…allora Giuliana entra in sala operatoria e dopo molte ore la prognosi è ancora riservata, ma è viva e dimostra dei leggeri miglioramenti. Il tempo passa ed Emma e Virginia, si ritrovano accanto alla sorella per mostrarle il loro amore, il loro bisogno di averla accanto. Rimpiangono il tempo che hanno perso, perché rinchiuse nell’egoismo di non perdere un solo istante della loro vita, di non aver parlato abbastanza e di non conoscersi fino in fondo, allora Emma si siede accanto al letto di Giuliana e le racconta la sofferenza che ha provato quando ha perso il suo bambino, quando le è crollato il mondo addosso, ma le racconta, anche, del coraggio di vivere che ha riconquistato, ora non ha più paura di soffrire, sa che ha sbagliato tantissime volte, perché tantissime volte ha creduto essere superiore ai sentimenti quando lei ne aveva un grande bisogno, le sembravano sciocchezze, perdite di tempo ma stava solo scappando dalle sue insicurezze, perché ogni qualvolta veniva fuori sempre la solita storia…la solita mancanza di stima nei suoi stessi confronti, non credeva mai di essere all’altezza, non credeva mai che anche lei avesse diritto ad essere felice. Anche lei, come ogni singola persona, ha bisogno di affetto, ed ogni qualvolta che si è presentata l’occasione di mettersi alla prova aveva paura di sbagliare………e con questa causa l’effetto immediato è stato di ritrovarsi sola sempre …… fin quando questa solitudine incombente è diventata pesante, ed ha lasciato spazio solo alla malinconia che ha fatto da padrona su di lei….. una volta credeva che l’unica nemica da combattere fosse la sua ansia, ma più trascorre il tempo più si rende conto che ci sono troppi autunni nella sua anima e che la primavera sembra non arrivare mai e che nella sua storia manca un pezzo di vita vissuta, trascorre molto del suo tempo tra i sogni, tra i suoi amati sogni e dimentica la realtà, forse perché nei suoi sogni è più forte, si sento libera di amare, non si vede come un mostro incapace di lasciarsi amare………….Sente un forte bisogno di dare affetto vero e di riceverne tutto per lei e solo per lei, senza condizioni e senza riserve, le manca in modo terribile ma dovrà superare anche quest’ostacolo perché anche lei ha il diritto di essere felice, con o senza una persona al suo fianco e dovrà riuscire a trovare quella forza di trasformare le sue sofferenze in gioia, gioia di vivere solo così sarà felice, felice per davvero e che nessuna circostanza esterna possa turbare, perché la felicità è uno stato vitale che lo si trova solo dentro se stessi, quando si riconoscono i propri bisogni, i propri desideri, quando ci si sente meglio, ci si vorrebbe aggrappare a quella felicità momentanea per non sentire più le urla strazianti di sofferenza della propria vita, ma ora sa che deve assolutamente cambiare questa sua tendenza, deve assolutamente trasformare questa sua malinconica solitudine in un’occasione di gioia, ma di quella vera, di quella che sgorga dai quattro angoli del cuore, deve farlo adesso, non può aspettare ancora, deve trasformare la sofferenza in gioia. E’ come un tuffo in mezzo al cuore, la disperazione che si prova quando ognuno di noi sente un bisogno innegabile d’affetto, ci si nasconde da una realtà che ci vuole tutti belli ed infallibili, degli essere omologati in serie, per non essere diversi dagli altri si mascherano i propri bisogni, i propri desideri…Ma quando giunge l’istante di fare i conti con se stessi, è giunta anche l’ora di guardare in faccia la sofferenza e trasformarla nell’unica cosa che abbia valore, nell’unica cosa che rende tutti uguali, perché tutti, indistintamente siamo alla ricerca della felicità……E vede l’amore di Luca, che resta accanto a Giuliana, sempre, nonostante la stanchezza, nonostante il dolore; prega la sorella di lottare per la vita, di lottare per quell’amore che resiste, a dispetto della disperazione, l’amore incondizionato di quell’uomo per una donna, che se continuerà a vivere non avrà più una vita normale, le da la prova che l’amore, quello vero, esiste e che non va via al calar della notte. Luca trascorre il suo tempo con sua moglie, le parla a lungo, le racconta del suo amore, della sua famiglia, del tempo, dello sport, le parla come se lei potesse recepire tutto, come se lei non fosse addormentata in un coma profondo, poi piange, ride è frastornato da questa realtà nuova, vuole che lei ritorni a vivere.
Giuliana e Luca, si erano conosciuti durante gli anni del liceo, un amore adolescenziale trasformatosi in vero ed unico amore, e portando con sé lacrime e sofferenze, ma alla fine la tenacia del loro amore ha superato ogni ostacolo. Luca aveva lasciato Giuliana quando conobbe Ersilia, una sua collega, si era da poco laureato in economia e l’illusione di divenire un uomo di potere gli aveva dato alla testa, con il suo comportamento meschino mortificava Giuliana, perché ai suoi occhi la giovane fidanzata appariva mediocre, era una semplice insegnante e ciò la rendeva ai suoi occhi inferiore, non degna di attenzioni. Per questo motivo cominciò a frequentare Ersilia, una promettente avvocato, in primo momento sembrava solo una sbandata di un giovane per una donna davvero affascinante ma quando decise di lasciare la fidanzata per lei, Giuliana sprofondò in un abisso di solitudine, non voleva più vedere nessuno si rinchiuse dentro quattro mura e si mise in aspettativa. Stava per perdere il lavoro per un uomo che aveva deciso di stare con un’altra, ma in cuor suo sentiva la forza di quella passione e sentiva di non essersi sbagliata sulla magia di quell’emozione, non voleva lasciarlo e decise di non farlo ma lui andò via ugualmente, voleva costruirsi una nuova vita con Ersilia, credeva che l’intelletto, la sapienza e quant’altro, fosse l’unico modo per guadagnarsi la stima di un mondo a cui si era appena affacciato con austerità. Giuliana credeva in quell’amore per cui sognava ogni notte il suo ritorno, ma sta volta desiderava, non solo di continuarlo ad amare, ma sognava di essere all’altezza delle sue aspettative, sognava di volare e di lasciarlo a bocca aperta mentre la guardava. Dopo un primo momento di stallo Giuliana decise di riprendere gli studi e di laurearsi in filosofia, fu davvero dura riprendere a studiare, ma ciò fu davvero una scelta importante, acquisiva ogni giorno più stima nei suoi confronti, non si sentiva più una mediocre, e continuava ad amarlo, nuovi uomini si affacciavano sul suo orizzonte ma in cuor suo sapeva che solo Luca era quello che voleva. Non frequentò nessuno per molto tempo e in cinque anni si laureò e facendo concorsi un po’ in giro per l’Italia ottenne le sue prime supplenze e poi arrivò il fatidico posto fisso, ora era una prof., conobbe un giovane di talento, uno scultore che insegnava storia dell’arte nel medesimo istituto, dove lei lavorava, lui l’invitò per l’inaugurazione di una mostra, fu una serata piacevole tanto che gli incontri si ripeterono ma quando fu il momento di fare l’amore lei si tirò indietro, non poteva mentire a se stessa, voleva Luca e quel giovane artista era solo un ripiego… Le loro strade si erano divise, oramai, e cosa fare per ricongiungerle, cosa fare??? Una notte in piena estate, Giuliana avverte delle fortissime fitte all’addome si sveglia e piange a dirotto, e in quel momento sente che sta per perdere per sempre il suo unico amore, vorrebbe chiamarlo ma non ne ha il coraggio, ripercorre i momenti della sua storia d’amore, e decide di farsi forza ed andare avanti. Esce, va in una libreria per acquistare dei testi, non c’è miglior antidoto per rilassarsi, la lettura la porta in altri mondi, immagina Romeo e Giulietta, Tristano e Isotta, Paolo e Francesca….immagina il suo amore flagellato da motivi inspiegabili ma forte contro l’usura del tempo. Adesso inizia a riflettere se davvero ama Luca o l’idea di quell’amore, e mentre è assorta tra i suoi pensieri le si avvicina un uomo, dalle movenze conosciute, è Luca, si sente gelare dentro, non sa come affrontare questo momento, certo che desiderava vederlo ma non era pronta, non era così che immaginava di rivederlo. Dopo anni è ancora capace di farle battere il cuore all’impazzata, di farla sentire un’adolescente alla prima cotta, il suo Luca è lì di fronte a lei, che si aspetta qualche domanda, ma non sa cosa dirgli, lei sorride ma a fatica, tenta di far finta che nulla sia successo, lui le parla del suo lavoro e le dice che si è trasferito a Roma e che è stato lasciato da Ersilia, troppo intraprendete per un uomo, la cui cecità l’ha reso ormai succube del suo egocentrismo, e da allora si è buttato a capofitto in tante storie senza importanza ma poi ha deciso di sposarsi con la figlia del responsabile dell’ufficio in cui lavora. Giuliana sente il suo cuore cadere a pezzi, è colta da un’emozione allucinante, sente il vuoto prendere possesso della sua persona e desidera di morire, ha lottato così tanto per essere migliore, per lui, affinchè non si vergognasse di lei, ed ora lui sta per sposare un’altra,… accidenti povera Giuliana il destino le si è accanito contro, soffre come un cane vorrebbe davvero farla finita, e che ci vuole a buttarsi giù dal quarto piano e farla finita con tutto… Giuliana sta male e non cerca il conforto di nessuno e depressa e non sa come venirne fuori…per uno strano caso del destino quell’anno a scuola si era deciso di tenere un corso per gli alunni sulla legalità e furono invitati a tenere questo corso diversi giuristi tra cui proprio Ersilia. Giuliana la conosce e si rende conto che non è come la immaginava, una mangia-uomini, anzi è una persona normalissima ma estremamente affascinante, straordinariamente intelligente, intuitiva, brillante, insomma era davvero una donna che faceva perdere la testa per il suo fascino intrinseco. Parlarono molto ed Ersilia, intuì cosa Giuliana voleva sapere, le disse che aveva lasciato Luca, non perché non l’amasse ma perché non era mai riuscito ad essere totalmente suo, c’era qualcosa che inspiegabilmente lo legava a Giuliana, il fatto che per lui la sua fidanzata di sempre rappresentava il suo angelo, la sua pace, quella tranquillità che aveva smarrito senza di lei, ed Ersilia non sopportava aver perso quel confronto, con quella donnetta che non aveva aspirazioni, che si accontentava della sua mediocrità e che non andava oltre; Giuliana dal canto suo le racconta di come sia cambiata da quando la sua relazione con Luca è finita, come ha trovato il coraggio di trasformarsi, di avere interessi, aspirazioni, anche se in un primo momento ha cercato di migliorarsi per ritrovare Luca dopo ha capito che voleva diventare migliore per se stessa, per non lasciarsi morire anche se in cuor suo, ancora adesso, sente il bisogno di avere Luca al suo fianco. Non sapeva spiegare il perché ma sentiva che Luca sarebbe stato suo per sempre, coglieva la realtà attraverso l’immediatezza delle sensazioni, per questo non si era mai arresa. L’incontro casuale con Luca non si dimostrò poi così casuale, si rincontrano nello stesso posto e Luca le confidò che era insicuro, che non sapeva se davvero voleva sposare quella donna e che era lì per vederla, Giuliana attonita, ascoltava in silenzio e quando Luca le confessò di amarla, lei non reagì, l’uomo credette di averla persa per sempre ed andò via…Giuliana riflettè a lungo, era quello che aveva sempre desiderato, ma nulla sarebbe più stato come prima, la loro storia, la scoperta dell’amore, del sesso, non voleva illudersi di riassaporare quell’amore ormai andato, la cui intensità emotiva era ancora molto forte, e che evocava il ricordo della vita passata assieme ma che riportava con sé anche tutta la sofferenza. Giuliana doveva trovare il coraggio di decidere se davvero era pronta ad amarlo per sempre, e in una notte d’estate, quando tutti avevano preparato le valigie per partire, Giuliana si sente male, sente il bisogno di amarlo ancora e va da lui, parlarono a lungo e tornarono ad amarsi contro ogni fantasma del passato, contro ogni dubbio del futuro.
Virginia, intanto, da quando è rientrata in Italia, ha evitato ogni incontro, anche formale, con Abdù, e per questo sta soffrendo terribilmente perché non ha avuto il coraggio di dichiarargli il suo amore, spesso si mente a se stessi per paura di soffrire, ci si racconta che non vale a niente la disperazione che si tiene dentro, e che tutto è solo un’altra esperienza e che andato uno va via un altro… dopo tutta l’amarezza che si è portata dentro in questi mesi, credeva che non sarebbei è più stata capace di soffrire per alcun che, ma a dispetto di tutte le mura che si innalzano contro il resto delle persone di questo mondo esistono i sentimenti, quelli veri, quelli che riscaldano l’anima quando ci si sente assorti da una sofferenza incombente, ha permesso a se stessa di rinunciare ad una delle poche persone al mondo, con cui è stata capace di instaurare una relazione autentica, di andare via… crede di averlo permesso perché non riusciva più a comunicare le sue emozioni e tutto è svanito via come una bolla di sapone.
Virginia vede la sua vita e ha paura di se stessa, quando ha capito che aveva bisogno di partire per un lungo viaggio di introspezione, ha sentito il bisogno di trovare quella sua parte mistica, che aveva messo da parte per lunghi anni, e non è stato affatto facile venire a capo di tante situazioni che aveva in sospeso con se stessa, prima di tutto ha dovuto fare i conti con un passato che aveva rimosso perché le faceva male dentro, ha dovuto mettere di nuovo in discussioni relazioni che credeva andate via col tempo ma che dentro avevano ancora un forte e immenso carico emotivo.
Pensava al fluire della vita, agli anni passati in cui si sentiva un mostro, perché aveva smarrito la sua essenza più genuina, perché aveva perso il suo sentirsi una persona buona, aveva conosciuto la superbia, quello era il tempo in cui si sentiva fieramente cattiva, e il suo star male dentro la rendeva una persona sola, non aveva più l’affetto e né lo cercava, era il tempo in cui riuscì ad allontanarsi da qualsiasi relazione umana, era iniziato in lei quello strano desiderio di chiudere quel tipo di rapporti che logorano l’anima, ma non credeva che nel farlo avrebbe perso più di quello che aveva messo in gioco e ciò le fu davvero nocivo.
Ha imparato ad essere infame, negando ciò che per lei era sempre stato un evento di gioia, il saluto, in apparenza sembrava una stupida tattica, ma si rivelò un metodo infernale per ferire le persone, e lei questo non l’aveva mai fatto prima perché salutare qualcuno, anche un semplice conoscente od anche chi non godeva delle sue simpatie, le lasciava dentro un buon umore, capace di colmare il vuoto dei momenti tristi. Aveva intrapreso questa decisione di non salutare quella certa persona, perché voleva liberarsene, ma soprattutto doveva liberarsi di quel pensiero che un giorno, quella persona (il soggetto dei suoi desideri) sarebbe cambiata, era l’unico modo per dimostrare che era uscita dalla sua vita; ma questo è stato solo l’inizio della sua intolleranza verso le persone che appartenevano al suo mondo.
Poi ha dovuto fare i conti con questo suo nuovo aspetto, con questa nuova parte di lei che non conosceva, ed anche se non le piaceva affatto il sentirsi crudele la faceva sentire forte, dopo aver calpestato il suo sogno d’amore che l’aveva accompagnato per anni nei sogni più dolci, non riusciva a tollerare più niente e nessuno, nemmeno le sue sorelle, non le sopportava più, incolpava il loro essere diverse, il loro aver preso decisioni diverse che le proiettavano verso stili di vita completamente opposti. Non tollerava più la loro presenza, il loro essere perfette e decise, allora, decise di escluderle dalla sua vita……
Ma il vuoto della loro assenza era incolmabile, la vita le aveva rese sconosciute e quando il dolore si è mostrato per quello che è in realtà, fu capace di distruggere ogni tipo di relazione, anche quelle che sembravano salde e durature, più niente aveva il suo profumo, l’odore dei ricordi era diventato amaro ed aspro, fino a ridurre in polvere il calore di tutti i giorni, il suo migliore amico non era più il suo migliore amico, era felice quando aveva trovato il suo affetto, era felice, aveva ciò che desiderava ma non lo sapeva, si aspettava chi sa cosa dalla vita, chi sa quali emozioni travolgenti, si aspettava……ma quello che voleva era al suo fianco, nei giorni gioiosi, nei giorni tristi, nella speranza, nella disperazione; aveva al suo fianco il calore di tutti i giorni, aveva la magia di una relazione autentica, di un patto di forza che andava oltre l’orizzonte, ma che si è dissolto nell’andare del tempo, la solitudine, allora aveva un sapore di morte, non somigliava a ciò che aveva imparato, considerava solitudine tutto ciò che provenisse dal suo mondo, tutto ciò che le permettesse di conoscere meglio se stessa, la vita. Stavolta, però, la solitudine sapeva di dolore, una fitta d’angoscia sprezzante si imbatteva nella sua anima, le notti insonne passate a cercare il bello, il giusto, il vero, proprio come il cavaliere errante trascorse nella magia con la speranza che quell’istante durasse un’eternità, aveva smarrito per sempre ciò che aveva di più caro e ciò le logorava l’anima, era sola con la consapevolezza che lo sarebbe stata per molto tempo ancora………………e quando si rese conto di aver perso tutto, si sentì vuota e la sofferenza l’assalì fin sotto lo stomaco, fino ad arrivare alla testa che sembrava vuota, i pensieri non avevano più spazio, e lei si sentiva sola, sola dal profondo dell’anima, pianse tantissimo, con tutta l’angoscia che possedeva; il suo dolore era vero ed acuto, e si sentiva la persona più povera di questo mondo, era superba e la mostrava in tutta fierezza, non aveva più niente ed il dolore le inaridiva il cuore, che oramai era diventato un pezzo di marmo, duro e freddo, che solitudine, che angoscia, che dolore, una sofferenza che sembrava non finire mai, si ritrovava tra migliaia di persone quando la paura di non saper voler più bene a qualcuno l’assalì ferocemente, suscitando in lei l’isteria più profonda, capì che stava sbagliando tutto e che provare affetto è il sentimento magico per eccellenza, doveva fare qualcosa, doveva cambiare!
Ma come si può fare, cosa si può dire ad un cuore che non sa più come è fatto l’affetto, come si fa a dire ad un cuore ormai arido che sul suo manto cresceranno dei fiori, fiori bellissimi dai svariati colori, che rivedrà l’arcobaleno dei sogni in tutti i suoi splendidi e vivaci colori. Come si fa a dire ad un cuore incredulo che non c’è nulla di più emozionante delle relazioni umane, non c’è nulla di più vero, nulla di più profondo, nulla di più importante per cui valga la pena vivere.
Ma a differenza di allora, ora non si sente sola perché sa di poter contare su se stessa, a differenza di allora che cercava di allontanarsi da qualsiasi tipo di relazione umana, oggi non si nasconde, non ha paura a mostrare se stessa, chiudere dei rapporti non significa esclusivamente farsi del male e sentirsi soli, doveva scegliere e ha scelto di essere fedele a ciò in cui crede ciecamente e ciò non la farà mai sentire sola, perché ha una grande alleata adesso, la sua fiducia in ciò che crede ed ora è fiera di manifestarlo nel rispetto della vita e dell’umanità tutta.
Trovare di nuovo gusto nelle piccole cose le dona gioia, una gioia infinita anche quando sembra tutto perso e finito, anche quando tutto sembra irrimediabilmente difficile, e sopratutto quando vede tra le nuvole grigie una piccola nuvola bianca farsi spazio, riuscire a trovare la forza e la pace per andare avanti, nonostante tutto…
Instaurare nuove relazioni umane, ritrovare il tramite per riavvicinarsi a ciò che aveva perso e a ciò che stava cercando, occorre che adesso lei viva la sua emozione in tutta la sua pienezza, prendere parte al ciclo infinito della vita e far parte del suo immenso trasporto, occorre che lei adesso viva in completa armonia con l’universo , che lei viva la sua esistenza in tutte le sue sfumature, che lei sia capace di aprire il suo cuore e la sua mente, proprio come un fiore del loto, che pur crescendo nel e dal fango mantiene intatto la sua purezza. Virginia parte per la Spagna, vuole conoscere Lola, non per disprezzarla ma per stringerla tra le sue braccia. Una volta a Valencia, scopre che Lola è morta da qualche mese, lei si dispera perché non è riuscita a conoscerla, voleva parlare con lei. Va al cimitero, dove si imbatte in Tieta, una giovane amica di Lola, parlano a lungo e Virginia le rivela di essere la figlia, Tieta annuisce, dimostrandole che conosce la storia di Lola e che l’ha aspettata per molto tempo, sapeva che sarebbe venuta. Tieta le mostra i luoghi dove aveva vissuto Lola, le fa sentire la sua musica, era molto brava col sassofono, poi tra le cose di Lola, tira fuori una vecchia cassetta, l’aveva registrata quando Virginia aveva pochi mesi, su quella cassetta era incisa una ninna nanna per la sua bambina, lui l’ha amata tanto ed ha sofferto a starle lontano ma non voleva che lei si vergognasse di suo padre, non voleva che la sua bambina si sentisse una diversa, non voleva che gli altri l’additassero all’uscita della scuola, non voleva essere un peso, voleva solo amarla come fa un padre. Virginia spiega a Tieta di essere venuta a conoscenza della verità da meno di un anno e che dapprincipio non aveva accettato la realtà ma poi attraverso la sua esperienza di vita, aveva imparato a non giudicare ma a cercare di capire perché succedono certe cose, non odiava Lola e ringraziava Pietro per essere stato un padre straordinario. Chiese a Tieta se poteva trascorrere qualche ora da sola tra le cose di suo padre, trovò delle foto, delle lettere, delle canzoni e tanti pensieri appuntati qua e là, trovò parole per lei, trovò un padre che amava la sua bambina, trovò amore, quell’amore immenso che lega un genitore al proprio figlio, trovò lettere d’amore che si erano scambiati i suoi genitori, a dispetto di tutti i pregiudizi, trovò amore solo vero amore., si domandò che tipo di donna sarebbe stata se solo fosse vissuta con lui, se solo i suoi genitori naturali avessero avuto il coraggio di affrontare le loro paure e le loro vergogne, se e solo se non avessero avuto paura del giudizio degli altri. Tieta le chiese di restare per la notte, voleva presentarle le altre e Virginia senza alcun timore accettò. Sicuramente quello non era mai stato il suo mondo e dopo un primo momento di titubanze e di incertezze, si sentì a casa sua, andò via per tornare in Italia, ma tornava a Valencia molto spesso, raggiungeva Tieta e le altre appena le era possibile. Aveva lottato accanto alle donne africane per la propria autodeterminazione ed ora era lì perché aveva capito che la libertà sessuale rappresenta una libertà inviolabile, come ogni individuo ha il diritto inalienabile di manifestare la propria essenza senza discriminazioni razziali, religiosi, sessuali ha anche il diritto di esprimere pienamente la propria sessualità. Quell’anno a Roma il 1 luglio 2000, ci fu un’imponente manifestazione, che fu battezzata Gay-pride, la manifestazione dell’orgoglio omosessuale, contro il pregiudizio antigay perché nel definire l'omosessualità contro natura (chi decide cos'è naturale e cosa no!?), nessuno sceglie di essere omosessuale. L'omosessualità è oggetto di constatazione. Virginia, insieme a Tieta ed alle altre partecipa alla manifestazione in ricordo di Lola e per la libertà degli individui, a qualsiasi sesso appartengono od a quello a cui vogliono appartenere. Virginia finalmente si sente libera, consapevole del proprio essere, del proprio divenire, finalmente si sente libera di amare. Abdù la raggiunge, le dichiara il suo amore, Virginia n’è felice, gli racconta la sua storia, gli parla dei suoi genitori, gli parla della verità che le si è rivelata, gli parla del suo amore per lui e che ora non ha più paura di niente, ne delle sue debolezze, ne delle sue angosce e ne tanto meno dei suoi pregiudizi, Virginia lo prende per mano e vuole che lui stia con lei per sempre. Quella sera era stata organizzata una cena di famiglia per festeggiare la guarigione di Giuliana, Virginia presenta a tutti il suo Abdù, andranno a vivere insieme, vuole una famiglia a cui dare tutto l’amore che possiede, ora ha ritrovato le sue radici, il suo passato che non le fa più paura, ha ritrovato la gioia di vivere ed ora vuole vivere nella consapevolezza che un mondo diverso è possibile. Se e solo se ognuno mettesse da parte le proprie paure, abbattesse le proprie barriere, imparando a confrontarsi con rispetto con ciò che non si conosce, con ciò che viene dichiarato diverso, se e solo se ognuno riuscisse a manifestare la propria essenza in totale pienezza il mondo sarebbe migliore.
Emma e Virginia, continuano ad avere contatti con Soraya, ed insieme hanno deciso di tutelare i diritti delle donne e tramite alcune organizzazioni non governative, il progetto di Mohamed verrà sostenuto e finanziato, Soraya, intanto, è venuta in Italia per studiare medicina, ha deciso di aiutare con tutte le sue forze la casa delle streghe, Emma attraverso delle reti di solidarietà, progetta di adottare una donna a distanza, di modo che possa riappropriarsi della propria identità, e di vivere dignitosamente; Giuliana, dal lato suo, accetta la sua nuova vita ed inizia a frequentare un corso di riabilitazione, dove le insegnano ad usare nel migliore dei modi le parti del corpo che hanno subito la paralisi in modo meno pesante, attraverso un aggeggio riesce a scrivere a computer, e dai suoi racconti viene raccontata una storia, una storia bellissima fatta di amore, amore per la vita, parla dell’Africa, parla della malattia, della solitudine, della sofferenza, delle atrocità, delle diversità ma prima di tutto parla della forza dell’amore, della solidarietà, della comprensione e della tolleranza, parla della sua famiglia, delle donne, dell’umanità tutta, parla della vita. Le tre sorelle insieme portano dei fiori alla piccola Emilia, finalmente sono insieme come una vera famiglia, con il coraggio di mostrare le loro debolezze e la loro gioia di vivere.
E quando Pierre ha terminato il suo film, invita le sorelle ad assistere alla prima proiezione ed è alle donne che il regista africano, Pierre Yameogo, lancia il suo appello finale: "le donne che subiscono questo abuso sono le sole che possono rompere questa assurda tradizione: si devono battere per la loro libertà e a tutt'oggi hanno i mezzi teorici per farlo. Spero con il mio film, Delwende, di poter contribuire alla sensibilizzazione, al sostegno e all'incoraggiamento alla rivolta per una lotta in difesa dell'affermazione della loro identità femminile".