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PRIS E ROY
( Marco Milani )
… Una nuova vita vi attende nelle colonie extra mondo. La possibilità di ricominciare in una terra dorata di opportunità ed avventura. Nuovo clima, strutture ricreative... assolutamente gratis. Usate i vostri nuovi amici come vostri servi personali o come instancabili lavoratori terrieri: i nuovi replicanti umanoidi geneticamente progettati su misura per i vostri bisogni. Forza, America, piazziamo la nostra squadra lassù …
- Pris… -
- Roy… mi spiace, mi sono addormentata. -
- Ho fatto tardi, continua a dormire. Ti stavi agitando. -
- Credo… di aver sognato. Ma è impossibile, noi replicanti non sogniamo. Giusto? -
- Sì. Noi siamo Nexus-6 i replicanti perfetti virtualmente indistinguibili dagli esseri umani, ma non possiamo sognare. -
- Forse era solo un ricordo. Il dirigibile… quando siamo arrivati a Los Angeles. La città era avvolta da un’atmosfera incerta, con luci negli edifici e brusche fiammate che si levavano dalle alte ciminiere. In fondo si vedeva la gigantesca piramide della Tyrell Corp. -
- Forse è solo tanta aspettativa, arriveremo domani a Los Angeles. Torneremo a casa dopo tanto tempo. Adesso dormi, ci attende una lunga giornata. -
- Va bene Roy… -
Los Angeles aveva una veste decisamente infernale, in aperto conflitto con il suo nome. L’antitesi cromatica si notava da subito, tra gli interni dello spazioporto e l’esterno era sconcertante. Tinte fredde e anonime con una supremazia d’azzurro contro un dominio di colori caldi e in specie toni arancione, come la morte e la vita.
Ed era quello lo scopo della loro presenza in quel luogo, la morte e la vita. La morte che li pedinava da vicino con lo scadere dei quattro anni di funzione e la vita come speranza, di riuscire in qualche modo ad averne ancora.
Per quel motivo, loro, avevano rubato uno Shuttle e massacrato l’equipaggio.
Per quel motivo, loro, erano ritornati sulla terra alla disperata ricerca del creatore per ottenere delle risposte.
Erano atterrati da tre giorni. A Roy ne rimanevano cinque, a lei pochi di più. Ed erano rimasti soli.
A questo pensava Pris, seduta con le gambe raccolte e strette al petto sul divano sgangherato a casa di Sebastian, al suo amore per Roy e alla loro solitudine. Le era rimasto soltanto lui.
Gli altri erano tutti morti. Mary, Hodge, Zhora e anche Leon, nonostante fosse stato progettato per svolgere funzioni di combattimento e lavoro pesante nelle colonie, capace di sopportare l’inverosimile. Ma era stato dotato di scarsa intelligenza e questo aveva permesso al cacciatore di ucciderlo, come già prima aveva ucciso anche Zhora… forte ma non abbastanza furba Zhora.
“Noi siamo stupidi, quindi moriremo” le venne mentre osservava Roy entrare nella stanza.
- Noi siamo stupidi, quindi moriremo - disse senza scomporsi.
- Non succederà - Roy le si avvicinò, si chinò e la strinse a sé - troverò il creatore. -
Passarono così alcuni lunghi attimi nell’immobilità assoluta, poi Roy si rialzò e le chiese: - Dov’è Sebastian? E’ ora di andare alla Tyrell. -
- Nel suo studio, a costruire altri amici. Ha detto che andava là. -
Roy si allontanò di qualche passo prima di voltarsi verso Pris. - Non siamo stupidi e non moriremo, c’è una possibilità. -
Erano nell’ascensore.
Avrebbe incontrato nuovamente Eldon Tyrell, il suo creatore.
Non era stato difficile arrivare fino a quel punto. Ripensò al percorso dall’appartamento alla sede della Tyrell, appurando quanto fosse strano ritrovarsi a pensare, anche solo all’imminente passato. Non gli era mai successo. Era un N6, il replicante perfetto – più forte e veloce di un qualsiasi umano –. Forse negli ultimi giorni stava cambiando qualcosa… il replicante perfetto stava diventando una copia umana anche nella mente.
Ripensò alla strada, un intrico di vicoli di servizio alle megastrutture torreggianti, edifici alti oltre tremila piedi, vecchi nella parte bassa con cavi e tubi di generatori d’aria malfunzionanti situati all’esterno.
Ripensò alla sensazione di ‘ritorno a casa’ una volta giunti al complesso della Tyrell Corp. con le sue due mostruose piramidi e ai ventilatori a soffitto, così ‘antiquati’ rispetto agli impianti nelle colonie e sulle astronavi.
Il fermarsi dell’ascensore lo distolse da quei pensieri. Erano arrivati.
Roy percepiva in Sebastian l’odore della paura, lo conosceva bene. La chimica dell’organismo degli umani cambia quando si spaventano o diventano tesi ed emotivi. Il loro corpo reagisce con una sovrapproduzione delle ghiandole del sudore e minuscoli distacchi molecolari proteici emettendo degli odori. Quello della paura era il più intenso.
Lo porta dell’ascensore si spalancò con rumori d’aria compressa.
- Vai avanti Sebastian. -
Passarono solo alcuni secondi prima che Roy sentisse la sua voce. - Signor Tyrell, ho portato un amico. -
- Sono sorpreso che non sia venuto prima. -
- Non è una cosa facile incontrare ‘il Creatore’. -
- Cosa posso fare per lei? -
Roy continuò il discorso con Eldon Tyrell, ma era come se il mondo si fosse ovattato e quello non fosse lui. Era staccato e distante, gli pareva di vedere la scena all’invero di esserci.
“Qual è il problema?” si sentì chiedere. “La morte” si sentì rispondere.
“Ho paura sia fuori dalla mia giurisdizione” e a questa si sentì replicare con “Io voglio più vita, padre”.
Roy era sopraelevato le due figure che continuavano a intercambiarsi domande e risposte, le voci ormai indistinte come le forme sulla via dell’evanescenza. Iniziò a ruotare e a non sentire più nulla fino a che: “La luce che arde col doppio di splendore brucia in metà tempo. E tu hai sempre bruciato la tua candela da tutte e due le parti.”
Stava di nuovo davanti a Tyrell, le mani strette attorno al suo volto in una morsa mortale, e parlava. Ascoltò le sue stesse parole…
- Se solo tu potessi vedere quello che ho visto con questi tuoi occhi! Ho fatto cose... discutibili. Cose per cui il Dio della biomeccanica non mi farebbe entrare in paradiso. - Lo attirò a sé baciandolo sulla bocca. Chiuse gli occhi sentendone la scatola cranica lentamente implodere in mille scricchiolii sordi e il corpo afflosciarsi svuotato nella morte. Pianse di dolore accompagnando, cieco, suo padre fino al pavimento.
Un movimento di palpebre e ritornò dal buio… Pris.
Pris era lì, morta. Sua era la testa che teneva tra le mani, sue le labbra dalle quali si era staccato.
Era strano ritrovarsi nell’appartamento di Sebastian senza sapere come ci era arrivato, ma in quel momento era irrilevante. Pris era morta, uccisa dal cacciatore di replicanti.
Era ancor più strana la voglia di uccidere un uomo per vendetta, lui che era stato programmato come soldato e lo faceva da programma.
Carezzò con un dito la guancia insanguinata di Pris, si alzò. Gli occhi brillarono di un riflesso giallo-arancio. Ora il suo pensiero era rivolto solo a Deckard…
… e Deckard stava arrivando.
Nel lungo corridoio antistante l’entrata dell’appartamento Roy si era ritrovato ad aspettarlo, nudo dalla cinta in su. Non ricordava di essersi tolto la maglia né di essersi spostato ma era sempre irrilevante rispetto ad avere, entro poco, tra le mani il cacciatore della squadra Blade Runner.
- Di nuovo a casa. Buonasera J.F. - Accennò un sorriso nel sentire la voce fasulla dell’orso, uno dei giocattoli di Sebastian. “Benvenuto Deckard” e gli andò incontro.
Il colpo non lo sfiorò nemmeno, lui era troppo veloce per i riflessi di un umano.
- Non è corretto sparare a un avversario disarmato. - Disse Roy acquattato contro il muro e, come in precedenza, si ritrovò ad ascoltare le proprie parole osservando gli eventi in terza persona, da una posizione sopraelevata e mobilmente fantasmatica.
“Venga Deckard, mi mostri quello che sa fare…” e si vede attraversare il muro con un pugno, agguantare la mano del cacciatore e con deliberata lentezza spezzargli due dita. “…e per Pris.”
Continua a vedersi mentre tutto è accelerato in maniera quasi ridicola: lui che rende la pistola a Deckard e gli dice che la caccia ha inizio; Deckard che corre disperato e lui mentre ulula rimanendo nell’ombra… canta a squarciagola io sto venendo… si infila un ferro nella mano e urla il suo dolore… attraversa un muro con la testa…; Deckard che lo colpisce inutilmente con un tubo metallico e poi fugge ancora… salta… scala… vola… si lancia… scivola… in preda alla paura più cupa, ce l’ha stampata in volto nonostante le smorfie per la fatica di rimanere sospeso, attaccato al cornicione.
Ora continua a vedersi, ma è come se fosse al fianco di se stesso e gli eventi tornati a svolgersi a velocità normale. Ha afferrato per un polso il cacciatore tirandolo su senza sforzo, deponendolo sfinito e indifeso per poi iniziare a parlargli, pacato e riflessivo, come a un amico e non a qualcuno che si dovesse uccidere.
- Ho visto cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. - Si ritrova nuovamente dentro se stesso, giusto in tempo per dire - è tempo di morire -, vedere le immagini dissolversi in nero, percepire la pace, morire…
- Pris… -
- Roy… mi spiace, mi sono addormentata. -
- Ho fatto tardi, continua a dormire. Ti stavi agitando. -
- Credo… di aver sognato. Ma è impossibile, noi replicanti non sogniamo. Giusto? -
- Sì. Noi siamo Nexus-6 i replicanti perfetti virtualmente indistinguibili dagli esseri umani, ma non possiamo sognare. -
- Forse era solo un ricordo… -
- Continua a dormire, ci attende una lunga giornata. -
- Va bene Roy… -
- Dov’è Sebastian? E’ ora di andare alla Tyrell Corp. -
- Nel suo studio, a costruire altri amici. Ha detto che andava là. -
- Vado. -
Non era un sogno. Noi replicanti non possiamo farlo, me l’ha confermato anche Roy.
Con il nostro ritorno sulla terra sono cambiate tante cose e adesso capisco cosa intendesse Zhora quando mi disse che si sentiva giunta alla fine.
“Noi siamo stupidi, quindi moriremo” ecco cosa sento. E la certezza della veridicità delle mie sensazioni ce l’ho da quando ho capito che non era un sogno ma una premonizione, noi replicanti non possiamo sognare.
Ho visto cosa succederà… e mi sono preparata.
- Di nuovo a casa. Buonasera J.F. -
E’ arrivato il cacciatore…
“Noi siamo stupidi, quindi moriremo. Com’era quella frase? ‘The first time I saw’. Ti amo Roy…”
liberamente tratto dalla sceneggiatura di Blade Runner