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Miti e storia a braccetto in riva al mare

incontro con Salvatore Spoto

di Morena Fanti

 

 

 

Giornalista e docente di diritto, grande conoscitore di storia e di antichi miti, Salvatore Spoto è soprattutto un grande narratore. Le sue parole avvincono e tengono il lettore con il fiato sospeso in attesa di conoscere il seguito delle storie affascinanti e magiche che Spoto scrive con grande maestria.

Sue opere sono presenti non solo in biblioteche pubbliche ed istituti universitari italiani ma anche nelle catene librarie e nelle biblioteche di prestigiose università straniere (University of Cincinnati, Columbia University, Yale University, The New York Public Library nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, a Washington).

Tra le sue opere, note anche all’estero, si ricordano “Roma esoterica” (Newton & Compton), “Roma porta d’Oriente” (Atanor), “Miti, riti, misteri e magie della Sicilia antica” (Newton & Compton), “I Baccanali, il caso di uno scandalo erotico-religioso nella Roma repubblicana” (Lithos), “Sicilia antica” (Newton & Compton), “Sicilia normanna”(Newton & Compton), “Sicilia templare” (Newton & Compton), “Misteri risolti e irrisolti” (Newton & Compton), “Storia delle carte da gioco” (Logart press), “Carte” (Fabbri - Rizzoli, dispense settimanali). E’ anche autore di pubblicazioni giuridiche relative alla responsabilità civile e penale.

Per la sua attività ha ricevuto numerosi riconoscimenti italiani e stranieri. E’ stato, tra l’altro, insignito del Premio “Telamone”, prestigioso riconoscimento per la letteratura. Nel 2005, a Roma, ha ricevuto il premio internazionale “Anco Marzio per la Cultura” come riconoscimento del suo impegno nella divulgazione degli aspetti più interessanti della civiltà mediterranea.

Nel dicembre del 2005 è stato scelto da una giuria di giornalisti e scrittori del Mezzogiorno e delle isole per il “Premio giornalismo a Sud”. Recentemente è stato insignito del premio “Ottagono letterario”, conferitogli da una commissione formata da docenti ed esperti delle università del Mediterraneo.

Per notizie più dettagliate sulle sue opere, consultare il sito http://www.salvatorespoto.it/

 

 

Gli incontri sono spesso curiosi, a volte divertenti, e a volte suscitano un interesse così grande da diventare affascinanti.

Questo incontro potrebbe essere tutto questo, come lo è la materia di cui spesso scrive Salvatore Spoto, grande conoscitore di storia e antichi miti.

 

·        Inizio subito chiedendole come è nata questa passione per la storia. E’ stata contemporanea alla nascita della passione per la scrittura, o deriva da un approfondimento delle sue conoscenze e conseguenti interessi? O, meglio ancora, deriva da ciò che chiamiamo caso?

 

·        Da ragazzino restavo a fissare l’Etna, alle cui falde sono nato, che si specchiava nel mare Jonio. Il canto della risacca mi portava fuori dal tempo. Le immagini oniriche di Ulisse, Polifemo, Aci, Galatea ed altri personaggi del mito sfilavano davanti a me per ricordarmi che l’uomo di ieri è l’immagine di quello di oggi. Dopo il liceo, ho raggiunto i miei genitori in Emilia. C’è una piazza di Bologna, quella di Porta Ravegnana che mi ricordava la spiaggia con le due Torri. Come l’Etna, si specchiavano sul mare di gente, poliglotta e cosmopolita, in movimento come le onde del mare. Catania mi ha dato la fantasia. Bologna mi ha offerto il piacere dello studio. Così il sogno del mito è diventato culto  per la storia.

 

·        Ad un catanese doc come lei, non è sembrato strano scrivere il primo libro a sfondo storico su Roma, in particolare su Ostia antica e i suoi misteri? Anche se in seguito si è poi rifatto e ha scritto anche della sua stupenda isola.

 

·        Uno dei miei libri su Roma, precisamente “Roma esoterica”, inizia con la citazione di un poeta siceliota del V secolo a.C,  Stesicoro. C’è un filo che unisce la Sicilia antica a Roma ed all’Europa. Ostia è importante: ci sono molti ricordi della mia isola: terme con raffigurazioni della Trinacria, culti siciliani come quello per Cerere. E poi la Sicilia, “granaio” di Roma, non vi mandava solo cereali ma anche culti “misterici”, cioè riservati solo agli iniziati, giochi strani ed un po’ erotici, come quello del Kottabos che si praticava prima del convivio ed il gusto di scoprire l’imperscrutabile.

 

·        Quanto le è pesato trasferirsi a Roma, per quanto città di enorme fascino e cultura, e abbandonare la sua Catania con quei luoghi dove tutto è frizzante come l’acqua sessa e dove il mare è incantato? E quanto questo ha influito sulla sua scrittura?

 

·        Come ho detto prima, ho lasciato Catania in giovane età, anche se ho mantenuto un forte legame con la mia città e l’isola. E poi, trasferendomi a Roma, sono andato a vivere nel quartiere marinaro di questa città, Ostia. Amo il mare soprattutto d’inverno, quando è possibile passeggiare sulla spiaggia per sentire il canto della natura fatto di voci lontane e misteriose, portate dal vento che, accarezzandomi, mi permette di ascoltare voci lontane, di invisibili sirene e di oniriche ninfe. Per il resto, anche a Roma ho trovato un posticino dove è possibile bere “acqua sessa”. E poi, fantasia e sentimento, miei amici di sempre, sono cittadini del mondo. E poi, mi piace sottolinearlo, sono un Marinaio, ho frequentato anche l’Accademia Navale. Mi piace lasciarmi cullare dall’eterna sinfonia della risacca che muore cantando sulla spiaggia. E’ la mia grande fonte di ispirazione e vorrei che lo fosse per tutti.

 

·        Scorrendo i titoli dei suoi libri ci si stupisce un poco di trovare in mezzo a pubblicazioni che sembrano più dotte, quel “Le carte da gioco, storia e mistero” con presentazione del mago Silvan. Ha trovato la scrittura di questo libro più divertente del solito?

 

·        Il compito è stato arduo perché non ho trovato nessuna bibliografia sull’argomento. Mi sono affidato a ricerche negli archivi storici che mi hanno dato risposte sorprendenti. Così è nato questo percorso, per la verità insolito,dell’uomo sulla strada della civiltà. Le carte, infatti, sono nate come strumento di cultura. Solo dopo il “sacco di Roma” sono state utilizzate per giocare e, nel Settecento, come strumenti per la divinazione. Queste cose ho scritto non solo nel libro a cui fa riferimento ma anche in una fortunata serie di dispense settimanali pubblicate da un grande editore milanese. Quanto a Salvan, poi, non è solo un mago ma anche un artista molto sensibile alla cultura. 

 

·        Leggere di magia e antichi riti è molto affascinante e ritrovare antiche fiabe ci fa calare di nuovo nella profondità della nostra “anima bambina”. E’ la stessa cosa per lei, quando fa le sue ricerche e poi scrive di questi argomenti?

 

·        E’ proprio così! Prima di scrivere di antichi misteri e favole del passato, mi piace balzare in groppa all’alato cavallo Pegaso per galoppare nelle praterie fiorite di sogni per cogliere i variopinti fiori delle fiabe che diventano storie.

 

·        Immagino che per uno scrittore, scrivere sia sempre divertimento, anche quando lo fa di mestiere, se non con “mestiere”. E lei ha sempre scritto, come fosse spinto da un inesorabile destino. Pensa che scrittori si nasca, o come dicono alcuni, basta avere qualche nozione e una spolverata di grammatica, per quanto oggi la grammatica sembri un’optional, come per certe vetture lo è avere il navigatore satellitare?

 

·        Sostengo che uno scrittore deve essere portato a comunicare. E poi deve avere la capacità di sapere intingere la penna nell’inchiostro del sentimento, pensando non solo a se stesso ma soprattutto agli altri. Offrire momenti di buona lettura non è facile, provarci è sempre bello e stimolante. La miglior ricompensa? Il sorriso di un bimbo, la serenità di un uomo triste.

 

·        Che rapporti ha con gli altri scrittori siciliani, ora che vive a Roma? Quali tra questi ama leggere?

 

·        Mi ha colpito molto Giuseppe Bonaviri, un grande saggio. L’ho conosciuto in occasione di un recente premio letterario che ci è stato consegnato a Palermo. Per il resto, ero ragazzo quando ebbi modo di conoscere Ercole Patti e Vitaliano Brancati. E poi ricordo i racconti del figlio del portinaio della casa di Giovanni Verga. Così ho imparato a conoscerlo non solo come scrittore ma anche come uomo. La sua nobiltà? La esprimeva con la semplicità dell’anima.