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Una ricamatrice tra immagini e parole
di Elisabetta Bilei
Ho sempre pensato che per fare la ricamatrice ci debba essere quasi una vocazione.
Un’immagine da creare, con dedizione e volontà. E con lo stesso amore con cui una madre cura e cresce il proprio piccolo. Poi, finalmente, l’opera d’arte. E il successo.
E questo vale ancor di più quando al posto di ago e filo ci sono carta e penna, e magari anche una macchina fotografica, come nel caso di Manuela Mazzi.
Da piccola che cosa sognavi di diventare? Credi di esserci riuscita?
Ho desiderato per tantissimi anni di diventare una veterinaria: amavo e amo gli animali, tutti. Solo che a un certo punto mi crollarono le certezze che avevo in merito: accadde che scoprii un’incombenza del veterinario che da piccola non consideravo possibile, quando un medico si trovò a dover addormentare il mio adorato gatto cosparso di tumori… Non avrei mai potuto uccidere un animale! Così mi ritrovai alla fine delle scuole medie senza più sapere che cosa volevo fare.
Soltanto parecchi anni dopo (avevo già 28 anni) mi misi seriamente ad analizzare ciò che avrei voluto fare davvero “da grande”… Nel giro di poco tempo, ma dopo approfonditissime riflessioni, giunsi alla conclusione che il mio sogno sarebbe stato quello di diventare una fotoreporter. Così iniziai a fare la gavetta per diventare giornalista… A settembre inizia il settimo anno in cui mi trovo immersa in questo ambiente che – da un certo punto di vista – adoro. Nel frattempo sono diventata giornalista professionista, e ho iniziato anche a fare fotoreportage per una rivista che si occupa di architettura, arte e natura. Ma la strada “potrebbe” essere ancora lunga… Non mi sento, in effetti, del tutto realizzata (ma forse non lo sarò mai: mi piacere puntare sempre a un gradino più in alto). È certo però che il mio attuale lavoro si avvicina molto alla realizzazione del mio sogno. Al quale – sottolineo – si è aggiunto anche quello di scrivere libri: riuscissi a diventare scrittrice professionista e fotoreporter occasionale, laddove i viaggi e le ricerche potrebbero anche tornarmi utili per le trame e le ambientazioni delle mie storie, sarebbe perfetto!
Un sogno è più difficile da fotografare o da raccontare?
Fotografarlo, di certo. Riuscire a riprodurre una visione onirica con uno scatto fotografico richiede una ricerca incredibile per non creare una finzione scenica da studio… e prima o poi accetterò la sfida con me stessa e proverò a ‘fotografare’ le visioni riportate e descritte ne “L’angelo apprendista”… a volte nella mia mente ho molto chiaro ciò che vorrei riprodurre quale rappresentazione di determinate proiezioni originate dalle parole, con icone o immagini simboliche tuffate in atmosfere incantate… Chissà, se ce la farò…
Cos’è l’arte per te?
Credo fermamente che chiedere che cosa è l’arte sia come chiedere che cos’è l’amore. Tuttavia un paio di idee, le ho.
L’arte, anzitutto, mi deve emozionare. Scontato? Banale? Forse, ma solo se mi soffermassi su questa misera definizione. Quello che intendo sottolineare invece è il fatto che – sempre secondo un mio parere personalissimo – ritengo di gran lunga secondaria la parte razionale, la conoscenza e il background culturale per riconoscere la stessa. In realtà la sottile differenza insita nella mia prima frase è che non la utilizzo per definire quale sia l’arte che mi piace oppure quella che non mi piace. Bensì per stabilire ciò che – a mio giudizio – può rientrare nella categoria ‘arte’ oppure no. In altre parole è arte solo ciò che emoziona. Ad esempio, per quanto io non mi circonderei di opere tristi, raccapriccianti o paranoiche, non per questo dico che non si trattino di arte. Quindi ogni volta che mi capita di ritrovarmi a bocca spalancata davanti a un’opera e mettermi a ridere e/o piangere senza chiedermi il motivo per cui lo faccio, allora mi trovo davanti a un’opera fantastica. Infatti non ritengo necessario capire, men che meno apprezzo sempre il lavoro di tanti critici patentati. Semplicemente credo che l’arte dovrebbe essere un linguaggio universale non riservato a pochi studiosi. Se un artista non riesce a raggiungere la “massa” con il proprio messaggio, tanto vale che si sprechi a divulgarlo. Lo scopo dell’arte è riuscire a scuotere gli animi di chi ammira l’opera artistica, anche senza capirne i motivi… Insomma per me – si sarà ormai intuito – l’arte è come l’amore. Ma potrei parlarne ancora per ore e ore… con lucidità allarmante su tanti particolari attorno ai quali ho elaborato i miei pensieri in merito. Tuttavia non voglio dilungarmi…
L’ispirazione ha a che fare più con quello che hai nella mente o con quello che hai nel cuore?
Personalmente traggo ispirazione più dalle suggestioni mentali: godo per ciò che mi tocca il cuore, ma trascrivo quanto la mente riesce a farmi immaginare…
Che cosa sogni di fotografare?
Non è una questione di soggetti, credo piuttosto che lo scatto da “sogno” sia l’insieme di molte condizioni. Io mi immagino sempre che un appassionato di fotografie sia un po’ come un surfista, sempre in cerca dell’onda perfetta. Ecco: io sogno di riuscire a catturare uno scatto perfetto. Ma non è così ovvio far coincidere il momento giusto, la luce giusta, il soggetto perfetto, l’angolatura perfetta, il particolare azzeccato, la sfumatura ideale, il contrasto migliore, lo sfondo conforme alla perfezione dell’insieme… il tutto con cognizione di causa. Esatto! Perché a volte mi capita di rimanere incantata da una mia fotografia, ma troppo spesso lo scatto è frutto del caso… Così dalla gioia data dall’ammirare una bella immagine, mi assale un po’ di tristezza nell’intuire che quella foto in realtà non è frutto del mio ingegno creativo bensì del caso, della magia della natura che è splendida di suo, di uno scatto preso di sfuggita… così accade che la stessa diventa figlia di qualcun altro, sganciandosi dalla mia maternità.
La scrittrice guarda più se stessa o gli altri?
Credo a entrambi: non mi pare possibile scrivere senza attingere dalle proprie esperienze, ma è anche vero che, spesso, scrivo per comunicare… quindi è inevitabile guardare anche gli altri (ciò che faccio, tra l’altro, con grande piacere).
Se avessi una macchina fotografica che puntasse il suo obiettivo verso la tua creatività, cosa pensi che immortalerebbe?
Una bambina con gli occhi grandi e la bocca aperta in una simpatica smorfia di sorpresa, con addosso comodi stracci colorati. Nessuno più di un piccolo essere umano può capire che cosa sia l’emozione provata da un qualcosa di nuovo. Solo loro hanno gli occhi di chi vede senza pregiudizi, senza essere imboccati da esperti, senza copiare il pensiero di altri. La Meraviglia di un bambino dovrebbe essere il bene più prezioso da preservare, perché è dalla meraviglia che scaturisce la creatività… così come la creatività, l’arte (per fare un rimando alla prima domanda) fanno (o dovrebbero far) scaturire la meraviglia. E, pensa, a volte riesco persino a stupirmi per il fatto di accorgermi d’essermi stupita, o anche solo di meravigliarmi quando mi accorgo per la prima volta di particolari esistenti nello stesso posto da decine di anni... ma prima mai notati.
Hai mai letto un libro pensando che avresti voluto scriverlo tu? Se sì quale e perché?
In pratica tutti quelli che mi sono piaciuti: da “I promessi sposi” al “Codice da Vinci”, da “Uno, nessuno, centomila” alla “Vecchia Bellinzona”, da “Una ballata del mare salato” e tutta la produzione di Hugo Pratt al “Barone rampante”… compresi i saggi come il mitico “Vivere, amare e capirsi”, “I cento talleri di Kant”, “Il mondo di Sofia”… E, chiaramente, tutti per un motivo diverso: chi per la forma, chi per la sintesi, chi per la trovata, chi per la furbata, chi per il contenuto, chi per l’ispirazione, chi per la fantasia...
In cosa è diversa una foto in bianco e nero da una a colori?
Non sono una fotografa professionista, quindi non toccherebbe a me rispondere a questa domanda. Lo dico anche perché ho già avuto modo di discutere con fotografi ‘patentati’ in merito e non sempre sono stati felici di scoprire che vi sono amanti della fotografia che adorano il colore… Questa la mia teoria: una volta esistevano solo apparecchi fotografici che producevano (e grazie a Dio c’erano) solo immagini in bianco e nero. Ma il mondo in cui viviamo è fatto di colori, di meravigliose sfumature iridate: perché limitarci alle luci e alle ombre del grigio? Io credo che molti di coloro che sostengono a spada tratta e difendono fino all’ultimo click il bianco e nero, accusando il ‘colore’ di essere ‘volgare’, siano semplicemente dei malinconici tradizionalisti, di quelli che le innovazioni rovinano l’arte, di quelli che se hai una digitale non sei un fotografo, di quelli che non ci sono più gli scatti di una volta… Ciononostante credo anche che riuscire a valorizzare un’immagine attraverso il bianco e nero possa essere una sfida intrigante: ma solo ed esclusivamente per i ritratti. Esatto: io amo ritrarre in bianco e nero i volti, solo i volti. Tutto il resto: evviva il colore!