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Connettivismo

Il Manifesto del Connettivismo

Siamo i Custodi della Percezione,
i Guardiani degli Angeli Caduti in Fiamme dal Cielo,
Lupi Siderali. Un gruppo di liberi pensatori indipendenti.
Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere.
Questo è il nostro manifesto.

Canteremo la resurrezione dell’anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime a un ordine superiore di conoscenza.
Il deragliamento dei sensi, le corrispondenze analogiche e la rottura del controllo saranno gli strumenti fondamentali della nostra ricerca.
Noi vogliamo scavare a fondo nelle carni dell’universo, penetrare sotto l’epidermide del mondo e raggiungerne il midollo pulsante. La parola, l’immagine e l’equazione sono i virus che trasportano la nostra infezione.
Noi crediamo che il mistero dell’universo è codificato in una chiave inafferrabile e indistruttibile: l’ologramma. Il principio olografico, il modello olonomico della mente e l’olomovimento: dalla struttura della realtà ai nostri schemi di senso la percezione conosce un solo paradigma, che racchiude le istanze della relatività e dell’indeterminazione.
L’ordine esplicito dischiuso al senso è solo l’immagine proiettata di un ordine implicito irraggiungibile. Non basta dissecare il mondo per svelare la verità che nasconde. Occorre risalire il fascio di luce fino alla pellicola per comprendere da dove proviene l’immagine che vediamo. Vogliamo rimontare il flusso fino a toccare la sorgente che inganna la percezione e staccare la luce: solo così solleveremo il velo.
Ci abbandoniamo al riflusso pronti a catturare l’onda irrequieta del tempo. Sulle spiagge del futuro ascoltiamo la voce dei morti e la musica che emerge da tutte le cose del mondo: il nostro sogno è un rituale di negromanzia quantistica.
Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l’illusione del mondo virtuale e l’inganno del mondo reale. Scorriamo i sentieri eterei della rete, navighiamo nell’oceano dell’informazione, siamo impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà. Siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti ioniche del vento solare, ombre che cantano alla notte per ascoltare l’eco delle voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell’informazione, ci lasciamo guidare da spettri e percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi. Siamo quelli che sostano all’ombra degli alberi, in ascolto del loro respiro avvolgente. E quando dormiamo, esploriamo le Terre del Sogno.
Non abbiamo nomi. Il nostro vero nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell’universo, un segnale immerso nel rumore bianco della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.
Noi siamo rabdomanti cibernetici. Ricerchiamo le connessioni segrete che custodiscono il significato e lo spirito di tutte le cose. Siamo decifratori e vogliamo scardinare il flusso di tutte le cose, risolvere il tempo nella sovrapposizione concorrente degli eventi.
Noi vogliamo cantare le strade deserte della notte, i monumenti congelati nel silenzio, le luci al neon della metropolitana, le periferie spettrali, i cimiteri di campagna, i reperti dell’archeologia postindustriale, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, le strade dei briganti, la morbida geometria dei corpi, il silenzio attinico di stanze d’albergo abbandonate, la carica sensuale della promiscuità tecnologica, il caos, le stelle, i pianeti deserti, le sonde lanciate verso la notte, la musica radiante di quasar morte, la tenebra metafisica di un orizzonte degli eventi, la connessione neurale. Il respiro della notte, il ruggito delle novae e i sospiri di stanze che deformano la nostra comprensione dei sogni. Siamo antenne puntate nel vuoto, variabili impazzite, violini male accordati, cronoscopi fuori fuoco. Inseguiamo la condivisione delle anime, dei luoghi, del tempo, usando antichi percorsi mistici. Viviamo nella connessione e siamo protesi verso il futuro. Per questo

noi saremo tutto!

pykmil - X - zoon
Da Wikipedia

Il Connettivismo è un movimento letterario che, sulla scia del cyberpunk, si propone di coniugare estrapolazione scientifica e speculazione sociale in una sintesi che non disdegna le sperimentazioni tipiche dell’avanguardia. Nato ufficialmente nel dicembre 2004 con la pubblicazione di un Manifesto, ha come fondatori alcune firme di Fantascienza.com come Giovanni De Matteo (conosciuto come X, vincitore del Premio Urania 2007) e Sandro Battisti (noto con lo pseudonimo di zoon), insieme a Marco Milani (alias Pykmil, già fondatore e curatore del portale letterario Domist.net). Il Movimento pubblica la rivista NeXT – che nel 2009 ha avuto anche un’edizione internazionale in lingua inglese, mentre nel 2011 ha vinto il Premio Italia nella sezione Rivista non professionale, dando luce anche all’antologia SuperNeXT, summa dei primi 15 numeri della rivista – ed è attivo su più fronti: progetti antologici (A.F.O è l’ultimo in ordine temporale e Discronia è un concept che sfiora il Connettivismo), letture pubbliche, convention, Portali web e blog, produzione di cortometraggi (questo è il primo realizzato), programmi radio, fumetti. Il gruppo, strutturato come un progetto open source, è in continua evoluzione e aggregazione di ulteriori aderenti al Manifesto. Dall’esperienza del Movimento sono nate etichette e case editrici in piena espansione.

Questo è l’indirizzo del gruppo Connettivismo su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Connettivismo/226375704084651

Nei primi mesi del 2012, Gabriele Celarco ha realizzato un clip per promuovere il Manifesto del Connettivismo, da cui è stato affascinato; noi ringraziamo infinitamente Gabriele, e postiamo il promo qui sotto:

English version

The Connectivist Manifesto

We are the Keepers of Perception, Guardians of Fallen Angels, Wolves of the Stars. A collective of free, independent dreamers.
We live in cyberspace, we are everywhere. We know no frontiers.
This is our manifesto.

1. We will sing of the resurrection of souls through technology. Night, dream, vision, connection – everything that elevates our souls to a higher order of consciousness.
2. Sensory derangement, analogical correspondences, breach of control – these will be the main instruments in our quest.
3. We want to dig deep into the flesh of the universe, under the skin of the world, and reach its pulsating marrow. Words, images, equations – these are the carrier-viruses of our infection.
4. We believe that an intangible, unbreakable key encodes the mystery of the universe: the hologram – the holographic principle, the holonomic brain model, holomovement. From the structure of reality to our structures of signification, perception follows one paradigm, enclosing the principles of relativity and indeterminacy.
5. The explicate order revealed to perception is merely the projected image of an implicate order, out of our grasp. Dissecting the world is not enough to unveil the truth it hides. In order to understand where the image comes from, we need to re-ascend the beam of light, up to the reel in the projector itself. We wish to re-edit the flow, reach the source that is deceiving our perception, and turn off the light: only then will we pierce the veil.
6. We surrender ourselves to the ebb, ready to catch the restless wave of time. On the shores of the future we listen carefully to the music that emerges from all things in this world, and to the voices of the dead: our dream is a ritual of quantum necromancy.
7. We are the ones who walk alone down the street, suspended between the illusion of the virtual and the deception of the real. We run the ethereal paths of the Net; we navigate through the endless ocean of information; we are adrenaline pulses in the cables of reality. We are wolves of the stars; star wolves drifting on the electric stream of the solar wind; shadows singing to the night, and listening to the echo of faraway voices. Immersed in the uninterrupted flow of information, we let ghosts be our guides, and we traverse the vast, hushed expanse of entropic suburbs that lie down in the twilight of the senses. We are the ones who linger in the shade of trees, listening to their enveloping breath. When we fall asleep, we explore the Dreamlands.
8. We have no names. Our true names are whispers in the dark, a meaning hidden in the cosmic background radiation, a signal interleaved in the white noise of matter. Our names wander free through the night.
9. We are cybernetic seekers. We search for the secret connections safeguarding the sense and the spirit of all things. We are decoders and we want to unhinge the flow of everything, unraveling time in a superimposition of events.
10. We want to sing of deserted nighttime streets, monuments frozen in silence, neon subway lights, spooky outskirts, rural cemeteries, post-industrial archeologies, lost highways, bombed-out cities, brigands’ trails, soft geometries of bodies, the actinic silence of abandoned hotel rooms, promiscuous technologies; of chaos, stars, desolate planets, space probes launched toward the night, the music of dead quasars, the metaphysical darkness of event horizons, neural links; of the breath of night, the roaring of nova suns, and the sighs of rooms that deform our comprehension of dreams. We are antennae aimed into the void, crazed variables, badly-tuned violins, out-of-sync chronoscopes. Using ancient, mystical routes, we pursue a sharing of souls, spaces, and times. The connection is the hypertextual network of reality’s decoded correspondences. We live in the connection, we strive toward the future. This is why

We Shall Be All!

Translated by Arielle Saiber, Salvatore Proietti & Giovanni De Matteo

 
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