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IL GUERRIERO DI LUCE
Recensione di Cinzia Ceriani
Il Guerriero di Luce
Marco Milani
Larcher Editore
Anno di pubblicazione: 2006
Ecco una, forse la più spirituale e introspettiva, fra le esperienze letterarie di Marco Milani, scrittore originario di Como e web-master del sito domist.net.
Il suo è un viaggio alla scoperta del proprio “io” interiore narrato con un singolare connubio tra il romanzo e il saggio; è un esperimento letterario in cui dialogo e monologo si fondono, in bilico, sulla sottile linea di confine che distingue l’allievo dal maestro. Affascinante se si pensa che allievo e maestro sono la stessa persona.
Ogni capitolo, anticipato da una pagina introduttiva, regala al lettore perle di saggezza di alcuni dei più conosciuti esponenti delle dottrine orientali, Nisargadatta, Shankara, Chaung Tzu e addirittura Gibran e il suo “Il Profeta”.
Fra le pagine del libro, stampate su carta riciclata in segno di un ammirevole rispetto nei confronti dell’ambiente contro la deforestazione, l’autore descrive con ironia una sorta di auto-incitamento ad uscire dal piatto guscio esistenziale in cui siamo immersi e diventare, attraverso la meditazione, un “Guerriero di Luce”, un uomo nuovo e “illuminato”, consapevole dei propri limiti e del percorso che dovrà compiere al fine di raggiungere la completa, o quasi, acquisizione del suo vero essere.
Le certezze vengono messe in discussione, il passato rivissuto e il conflitto, la battaglia di ogni valoroso guerriero, è il confronto, senza ammutinamenti, con se stessi.
E’ il coraggio di posizionarsi davanti allo specchio per un intimo faccia a faccia, se vere sono le antiche leggende celtiche secondo cui lo specchio riflette non il corpo ma l’aurea che lo circonda, l’anima.
Il messaggio che l’autore vuole trasmettere probabilmente è esattamente questo. L’umiltà di mettere a nudo la nostra psiche, accettare il bene e il male insito in ognuno di noi e seguire, passo passo, la strada verso la crescita intellettuale.
In fondo, si sa, a detta di Nisargadatta, “Ciò che ha inizio e una fine è soltanto apparenza”.