Recensione di Pierfrancesco Rosati
Trovo il
nuovo libro di Marco Milani molto originale. Se dicessi
«unico» peccherei di iperbolismo ipertrofico – malattia
che affligge ormai il nostro mondo sempre più in balia
della pubblicità, per cui ogni romanzaccio viene
spacciato per grande scoperta artistica. Del resto non
posso affermare con certezza che Il Guerriero di Luce
sia un libro «unico» almeno nel suo genere, però ammetto
che è il primo libro del genere che mi sia capitato di
leggere.
Si tratta
in sostanza del tentativo di trasformare in romanzo un
percorso interiore di meditazione. Il protagonista del
libro è, insomma, l’IO, l’io con tutti i limiti e
preconcetti che sono poi i suoi elementi costitutivi. Il
superamento di questa «gabbia», il suo annullamento è
ciò che il «romanzo» di Milani racconta.
Inevitabile che il tema influenzi anche la forma. Essa
si presenta infatti molto anomala: ricordi personali
autentici si mescolano a visioni mistiche, a sogni. L’io
galleggia, vola, si tele-trasporta, scivola, annaspa,
rimbalza fra stati di coscienza diversi… e il tutto in
un mondo virtuale, mutevole come il nostro stesso
pensiero, fatto di personificazioni di paure e speranze.
E l’incontro/scontro con i nostri limiti (notiamo di
sguincio) è anche il mezzo, la strada, il ponte per
passare oltre noi stessi.
Si tratta,
com’è ovvio di un viaggio tortuoso, labirintico, pieno
di passi falsi… E così è anche il «romanzo» di Milani:
tortuoso, a tratti ermetico, non sempre brillante nella
forma… terribilmente simile a un io qualunque.
Un’operazione coraggiosa e… pericolosa, che avrebbe
potuto rasentare il ridicolo e il pomposo, se l’autore
non avesse sistematicamente evitato di prendersi troppo
sul serio, diluendo la materia meditativa entro un
personaggio/io-narrante con una personalità molto «alla
mano».
Un bel
libro?
Non
saprei. Forse non nell’accezione comune.
Un libro
notevole a modo suo, direi; sorprendente; un vero
coacervo di spunti che metterà in fregola la curiosità
di chi ama l’«Oriente», magari facendogli venir voglia
di approfondire la materia e non mancherà certo di far
annuire gli addetti ai lavori.
E ancora
una volta tanto di cappello a Larcher Editore che sforna
titoli al limite dello sperimentalismo, cercando di
costruirsi (come facevano un tempo gli editori, prima di
trasformarsi in Grandi Gruppi) un catalogo
personalizzato e sempre molto interessante.