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Profilo di Marco Milani
Scritto da Cinzia Baldini
14 Aprile 2009
Sotto i riflettori di Art Litteram presentiamo un
personaggio originale, un autore dal "multiforme ingegno",
webmaster di Domist.net, un sito letterario "anomalo" come
si trova scritto nella home page ed editore di una giovane
casa editrice: Edizioni Diversa Sintonia.
Marco
Milani,
questo il suo nome è una persona dalle idee molto chiare e
attraverso il suo sito sta cercando di portare avanti un
progetto letterario internazionale o per dirla con le sue
stesse parole: "gestire un sito multilingue è una grossa
fatica ma sicuramente una grande impresa, perché creerà la
possibilità di interscambio e conoscenza tra persone che,
seppur limitate nella comunicazione dalla diversità di
lingua hanno gli stessi interessi e la pensano alla medesima
maniera. Siamo tutti scrittori e artisti per indole e
passione, ci piace leggere e comunicare, persone come altre
che sperano in un mondo di pacifica convivenza e si
comportano e fanno quel che possono in questo senso".
Indubbiamente un programma controcorrente in un momento in
cui per colpa di politiche sbagliate ci si sente estranei
persino tra concittadini, ma un programma eccellente e da
quello che si può vedere dal sito, Marco non lo ha lasciato
solo sulla carta. Alle parole ha fatto seguire i fatti e le
collaborazioni internazionali sono ormai una realtà come
pure le opere tradotte in varie lingue di autori italiani e
stranieri.
Ma
come afferma lui,
DOMIST
è stato solo il primo passo, sono seguiti, infatti, la
rivista
NEXT, KALEYDOS LIBRI e
ultima, ma solo in ordine di tempo, l’ASSOCIAZIONE
DIVERSA SINTONIA
da cui è nata la casa editrice EDIZIONI
DIVERSA SINTONIA. Il cui
programma appare molto chiaro e ben comprensibile dalle
parole del suo ideatore: "Se DIVERSA SINTONIA è allargare
gli orizzonti, con la propensione allo scambio culturale e
all'incondizionato meditare, al sociale, al "femminile",
all'integrazione, all'internazionale... Edizioni DIVERSA
SINTONIA è narrativa e saggistica verso: fantastico,
mistero, favole e fumetti, metafisica e psicoscienze,
music/book, arte e oriente... per cominciare. E' di certo
editoria di qualità, di utilità sociale e libero pensiero,
insieme."
Ed ecco, in
concreto, i primi due volumi editi secondo questa filosofia.
Le tematiche trattate, pur se
distanti anni luce una dall’altra, hanno pari dignità e
visti gli argomenti non deluderanno, di certo, le
aspettative dei lettori.
Per la collana 'narrativa-essenza':
"Il
salotto di Lerici"
di Maria
Cristina Buoso, con le sue
storie di donne d'oggi, che non hanno
paura di affrontare la loro quotidianità e di ritagliarsi il
loro spazio.
Donne che nella loro sofferenza si ritrovano e
trovano il coraggio di cambiare la loro vita o
di accettarsi per quello che sono, con i loro
limiti di essere umano.
Donne consapevoli di chi sono e di cosa vogliono
senza ipocrisie e senza falsi pudori. Uno
spaccato femminile senza pregiudizi ma con
onestà. |
Per la
collana 'senso/music-book' è il secondo libro:
"Godzilla
e altri sogni. Blue
Oyster Cult" di
Marco Milani.
Un saggio/biografia 'narrato' per un
gruppo storico della musica di genere.
L’autore con
coraggio ha cantato un sogno, un sogno che
ancora oggi continua a vivere, un sogno
immortale che è disposto a dividere con voi, con
te!
Ascoltatelo molto bene, vi prego, aprite il
vostro cuore e alla fine ne riceverete in cambio
un dono che chiunque dovrebbe possedere.
Non vi narrerà una storia sconosciuta,
semplicemente vi aiuterà a ricordare i BOC,
specialmente a coloro che erroneamente pensano
di non averli mai sentiti nominare! |
Affinché la panoramica sia quanto più
completa e dettagliata possibile affiderò ora la parola ad
un lettore autorevole che saprà dare uno spaccato più
esaustivo di quanto anticipato sopra:
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Recensione a Godzilla
e altri sogni – Blue Öyster
Cult
A dicembre 2008
è uscito per i tipi delle Edizioni Diversa
Sintonia il primo libro della collana
music book,
Godzilla
e altri sogni – Blue Öyster
Cult, autore Marco
Milani, dedicato al
gruppo storico dell’Hardmetal.
Una biografia come tante?
No. Già solo l’intro,
una sorta di rivisitazione in chiave letteraria
dell’incipit del film
l’ombra dello
scorpione, tratto dall’omonimo romanzo,
uno dei capolavori del periodo più fecondo di
Stephen
King. Una
rivisitazione densa di
atmosfera, di impressioni dettate dal
ritmo di
Don’t
Fear the
Reaper,
che impone il suo colore per tutte le pagine
successive, le quali si dipanano tra biografia,
autobiografia, zen, letteratura e riflessione
generazionale. Un percorso anomalo e inconsueto
quello di Marco Milani,
frutto di anni in cui
l’appassionato, il fan, dei BOC si è mescolato
allo scrittore e poi al maestro di filosofie
orientali, trasfigurando la loro musica in un
qualcosa di vissuto, una sorta di compagna di
vita con cui poter dialogare e meditare. Il
risultato? Questo libro,
all’apparenza limpido e leggero come
l’acqua, ma che sotto questa calma apparente ci
apre squarci di potenza, puro metallo, potremmo
quasi definirlo metallo metafisico, stellare,
rendendo in questa chiave ciò che sono stati e
sono tutt’ora i BOC.
E
non poteva essere diversamente.
Per lo stesso modo di porsi di questo gruppo
nato ufficialmente come Culto dell’Ostrica Blu
nel 1970, nei confronti non solo dell’Hardmetal,
ma della musica in genere. Uno stile
caratteristico e peculiare, forgiato in oltre
trentacinque anni di viaggio attraverso le
difficili lande di una terra di mezzo,
costituita da una base metal con venature rock,
blues, jazz ed il giusto gradiente
di elementi
progressive. Una storia particolare, quindi,
difficilmente incanalabile in un filone di
genere ben definito la quale
se da una parte ha sempre spaccato la critica
nei suoi giudizi, dall’altra ha catalizzato nel
corso del tempo esperienze di ascolto da parte
di generazioni di appassionati, le canzoni e il
sound
di Donald "Buck
Dharma"
Roeser e compagni a
fare da sottofondo, a stratificare fantasie,
sogni in sfaccettature diverse, cangianti,
sorprendenti, nel lungo viaggio della vita di
ciascuno di essi. Come quello di Marco
Milani, appunto.
E quel che ne è
risultato è senz’altro un tributo ai Blue
Öyster Cult come
pochi altri gruppi hanno avuto.
Un tributo non solo
bio-bibliografico,
ma anche del tutto personale, intimo, ricco di
quella linfa vitale che si trasmette a doppio
senso tra il musicista e l’ascoltatore: in poche
parole: una contaminazione. Se poi
l’autore ha anche "uno strano background
formativo parecchio ‘orientalizzato’",
ecco che l’elemento personale, si arricchisce di
potenza visionaria ed evocativa, al ritmo
di
Astronomy,
Don’t
fear the
Reaper,
Godzilla
e altri capolavori dei BOC. Come nel capitolo
ASTRONOMY, ZEN E DINTORNI, da cui il breve
estratto, riferito ad
Astronomy,
appunto:
"…presagi terrificanti. Lo scontro e la musica
ampliano l’aspettativa
e la portata oltre il cielo, verso l’universo,
con la visuale che si innalza ‘oltre’ a
inglobare pianeti, un sole sbiadito e appena
presente nonostante tutto, e un vuoto di punti
stellati che non ha senso osservare. All’assolo
portante, duraturo, favoloso che
Buck
Dharma inizia
similmente a un gong
tibetano, piazzando
ulteriori poche e significative note simili a
mazzate su un incudine per poi scatenarsi in una
sonata da far invidia allo stesso Creatore di
tutto, per gli Dei è nuovamente battaglia.
Figure ancora più gigantesche all’apparenza, nel
concerto universale sono
solo esplosioni in allontanamento su un pianeta.
La musica prosegue e invade l’Intero, l’universo
trema, prende ad aprirsi e a perdere le prime
briciole, a essere
percorso da immense e potenti energie che
spaccano il continuum come un foglio di giornale
strappato. Il ‘nero
del nulla’ prende a
farsi largo nel ‘nero dell’universo’ che sta
surclassando i colori della battaglia, in uno
scalare di sovrapposizioni in cui, finita la
musica, finisce la visione… nel niente.
È silenzio.
I pochi attimi successivi paiono secoli di
fermo-immagine in cui nulla pare crescere in se
stesso. È un’assurdità visiva: fissità-mobile…
ma è proprio lei, è così, indescrivibile almeno
fino a che un punto luminoso, subito dopo
riconoscibile in una figura dorata seduta nella
posizione del fior di loto,
si ingrandisce fino a poterlo discernere
in un Buddha
immobile con la chitarra in grembo…"
Eccoci
al significato di quanto scritto sopra:
contaminazione. Ciò che un gruppo di musicisti,
un’esecuzione personale-universale può creare,
indurre, trasmettere, il canale che si
stabilisce non solo nell’ascolto singolo,
individuale, chiusi
tra le quattro mura di una camera, ma anche e,
soprattutto, nei live, nei concerti in cui l’a
tu per tu tra le due parti dello stesso tutto
non può non unirsi in qualche modo.
E di live, in
trentacinque anni e passa, i BOC ne hanno fatti
molti.
Godzilla
e altri sogni è anche questo, una
restituzione di
energia, di vibrazioni, assorbite attraverso le
canzoni, gli album a lungo ascoltate, una
restituzione all’immaginario collettivo degli
hardmetallers di
quelle atmosfere live e irripetibili. Prendendo
spunto da quest’ultimo
termine, hardmetallers
appunto, utilizzato per unificare le diverse
etichette, come scrive l’autore stesso:
"Mettiamo anche questo punto fisso ad evitare
confusione, finché siamo in tempo.
Hardmetal,
heavymetal,
powermetal,
epic,
deathmetal,
metaldark,
hardrock,
pre-hardrock,
proto-hardrock,
arena-rock, sotto-poprock,
progressive-rock,
hard-boogie e
comprendiamo tutti i vari black, dark, blues,
country ecc. in incroci, sottoincroci e varianti
di Hard, Rock, e Metal, sono solo nomi, tanti,
anche inutili, che stanno a
specificare e a dividere ulteriormente un
‘soggetto’ unico.
Ebbene
sì! Il mio intento è di riunire e non dividere…"
Unificare, quindi. Ma non solamente in senso
orizzontale, riferendomi a tutte le categorie e
sottocategorie più o meno
elitarie, a tutti i rivoli in cui l’hardmetal,
anche per attitudine congenita, tende a
dividersi. Ma anche
in senso verticale, in termini di prospettiva
temporale. Cercare, in perfetta linea zen, un
trait d’union che ricostituisca un comune senso
di essere e di
riconoscersi. E che sia in
grado di trovare il proprio equilibrio anche
attraverso le generazioni.
"Si espresse un saggio in tempi passati e non
sospetti: "Cerco ciò che
sono! Ma come posso cercare ciò che già
sono…
son forse pazzo?"
Concetto riproposto con terminologia più attuale
dai Led Zeppelin, in
una frase di Stairway
to
Heaven: "…se ascolti
molto attentamente alla fine la melodia verrà da
te, quando tutti sono uno e uno è tutti, per
essere una roccia e non rotolare via…"
Da qui il termine hardmetal,
tentativo di riunificare,
di porsi a metà strada tra l’’ancient
great
metal’ delle
generazioni alternative anni
Sessanta e il nuovo "headbangers"
o "metalhead" a
connotare i più recenti. Un
tentativo di riunificare,
di trovare una radice comune, non solo
nomotetica ma anche
culturale, in termini di modalità di vita e di
porsi nei confronti del mondo
circostante. Perché, parafrasando l’autore, le
radici sono tutto.
Anche se il tentativo
di sintesi non è facile.
Non resta da
chiedersi: il tentativo è ben riuscito?
Qualunque ne sia la risposta
è bene ricordare, come in un articolo di
Priulla citato
dall’autore:
"L’heavy
metal non possiede
alcun riferimento politico e storico a livello
ideologico. Non esiste un progetto, un’idea di
società, sotto le sue chitarre; non è alfiere di
un cambiamento determinato del mondo…è libertà
di libertà."
ALESSANDRO VITALI
-
Kaleydoslibri
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E
la passione per la letteratura di Marco
Milani non si ferma qui. Marco è un versatile e
dotato autore ha infatti
pubblicato oltre al già citato
"Godzilla
e altri sogni" altri libri:
Noir no War,
Il
Guerriero di Luce.
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IL GUERRIERO DI LUCE
Trovo il nuovo libro di Marco
Milani molto
originale. Se dicessi «unico» peccherei
di
iperbolismo
ipertrofico – malattia che affligge ormai il
nostro mondo sempre più in balia della
pubblicità, per cui ogni romanzaccio viene
spacciato per grande scoperta artistica. Del
resto non posso affermare con certezza che
Il Guerriero
di Luce sia
un libro «unico» almeno nel suo genere, però
ammetto che è il primo libro del genere che mi
sia capitato di leggere.
Si tratta in sostanza del tentativo di
trasformare in romanzo un percorso interiore di
meditazione. Il protagonista del libro è,
insomma, l’IO,
l’io con tutti i limiti e preconcetti che sono
poi i suoi elementi costitutivi. Il superamento
di questa «gabbia», il suo annullamento è ciò
che il «romanzo» di Milani
racconta.
Inevitabile che il tema influenzi anche la forma.
Essa si presenta infatti
molto anomala: ricordi personali autentici si
mescolano a visioni mistiche, a sogni. L’io
galleggia, vola, si
tele-trasporta, scivola, annaspa, rimbalza fra
stati di coscienza diversi… e il tutto in un
mondo virtuale, mutevole come il nostro stesso
pensiero, fatto di personificazioni di paure e
speranze. E l’incontro/scontro con i nostri
limiti (notiamo di sguincio) è anche il mezzo,
la strada, il ponte per passare
oltre noi stessi.
Si tratta, com’è ovvio di un viaggio tortuoso,
labirintico, pieno di passi falsi… E così è
anche il «romanzo» di
Milani: tortuoso, a tratti ermetico, non
sempre brillante nella forma… terribilmente
simile a un io
qualunque.
Un’operazione coraggiosa e… pericolosa, che
avrebbe potuto rasentare il ridicolo e il
pomposo, se l’autore non avesse sistematicamente
evitato di prendersi troppo sul serio, diluendo
la materia meditativa entro un
personaggio/io-narrante con una personalità
molto «alla mano».
Un bel libro? Non saprei. Forse non
nell’accezione comune.
Un libro notevole a modo suo, direi;
sorprendente; un vero coacervo di spunti che
metterà in
fregola la curiosità
di chi ama l’«Oriente», magari facendogli venir
voglia di approfondire la materia e non mancherà
certo di far annuire gli addetti ai lavori.
E
ancora una volta tanto di cappello a
Larcher Editore che
sforna titoli al limite dello sperimentalismo,
cercando di costruirsi (come facevano un tempo
gli editori, prima di trasformarsi in Grandi
Gruppi) un catalogo personalizzato e sempre
molto interessante.
PIER FRANCESCO ROSATI
(Da
KULT UNDERGROUNG per la rubrica Letteratura del
02/09/2006)
SOGNANDO E DINTORNI - Presentazione di Carlo
Gubitosa
Questo libro non è una semplice raccolta di
racconti, ma un tentativo di cambiare il mondo
con la parola scritta. Non si tratta solamente
di sostenere progetti di solidarietà con
l’Africa attraverso i diritti d’autore: il
modello di scrittura che Marco
Milani cerca di
proporre con queste pagine mette in discussione,
più o meno
consapevolmente, tutte le regole non scritte
dell’editoria. Innanzitutto
‘sognando e dintorni’
è una raccolta di storie, di narrazioni, e già
questo è sufficiente per dire che questo libro
va controcorrente, in un mondo editoriale che
alcuni preferiscono chiamare ‘mercato’, dove la
narrativa e la poesia sono settori in cui non si
rischia più, e si preferisce pubblicare autori
già famosi a colpo sicuro anziché provare a
scoprire nuovi talenti, cercando scrittori che
potrebbero spiccare il volo se messi nelle
condizioni di aprire le loro ali, come gli
angeli nel primo racconto del libro. Le pagine
che avete tra le mani sono il risultato dello
sforzo di un piccolo editore, e anche questo è
un forte segnale di resistenza in un settore
dove non sopravvive chi riesce a pubblicare le
cose più belle, ma chi pubblica le cose più
visibili, cioè quei
tre grandi gruppi editoriali che dominano lo
scenario italiano e invadono di libri
discutibili anche gli scaffali dei supermercati
e degli autogrill. Ogni piccola produzione
editoriale come questa è un miracolo che
contraddice tutte le regole dell’economia,
dimostrando che nemmeno le campagne di marketing
più aggressive e gli ostacoli finanziari più
pesanti possono frenare la passione umana e
tutti quei fattori che spingono a pubblicare
pagine di idee per il
semplice gusto di farlo, per condividere con
altre persone emozioni e pensieri, storie di
alieni e di mistero, di avventure e
quotidianità. Ormai i libri nascono per far
soldi, anche nelle case editrici apparentemente
più ‘alternative’, e
questa raccolta di scritti è una splendida
eccezione a questa regola, dove la domanda
principale non è ‘riusciremo a coprire i costi e
a guadagnare qualcosa?’ o ‘c’è mercato per
questo libro?’, ma ‘queste emozioni e
suggestioni meritano di essere condivise e
socializzate, indipendentemente dal successo
editoriale che ci attende?’. La risposta è,
ovviamente, un convintissimo ‘si’. Solo per il
fatto di essere nato dalla passione di un autore
anziché dalle ‘strategie di
mercato’, questo libro merita di essere
letto, meditato e goduto fino in fondo. Un altro
grande segnale di
cambiamento che questo lavoro porta con sé è il
messaggio implicito rivolto ai lettori con la
scelta di una scrittura semplice, diretta e
colloquiale, che non cerca vocaboli estrosi o
costruzioni verbali contorte per uno sfoggio di
lingua fine a se stesso. Questo messaggio è
molto semplice: ‘prendete
in mano una penna (o una tastiera) e scrivete
anche voi’. Un libro
che fa venire voglia di
leggere è un buon libro, uno che fa venire
voglia di scrivere è davvero prezioso. E’ questa
la sensazione che rimane dopo aver letto questi
brani e i loro sprazzi di creatività: la voglia
di farli proseguire, di aggiungerne altri, di
sgranchire quella fantasia così rattrappita
dalla televisione, di fare quello che tanti anni
fa si faceva davanti al
camino quando i racconti dei nonni non
erano storie da assorbire passivamente, ma una
viva materia prima per giochi, voli di fantasia,
sogni ad occhi aperti e nuovi racconti ancora.
L’invito di queste pagine è
rivolto a chiunque abbia a cuore la
passione della scrittura. Il fatto che una
persona armata solo di creatività possa far
vivere sulla carta la propria
fantasia ci mostra
come sia possibile riprendere in mano la nostra
dignità di donne e uomini pensanti, togliendo
dalla soffitta le carte impolverate che non
abbiamo il coraggio di mostrare agli altri, per
trasformarle in nuovi libri. Se riusciremo a
sconfiggere quel senso di distanza (e
di inferiorità) che
separa chi legge e chi scrive, potremo scoprire
che la scrittura non è una cosa riservata ai
premi Nobel, ma una dimensione irrinunciabile
della natura umana, che ci accompagna fin dai
graffiti delle caverne. La
grande particolarità di questo intarsio
di narrazioni è proprio quella di prendere per
mano il lettore avvicinandolo ad un autore che
scende dal piedistallo di ‘mostro
sacro’ su cui molti
amano arroccarsi. Per questi ed altri motivi,
questo libro è stato per me un motivo di
speranza, che porta nel deserto della
devastazione culturale una boccata d’aria e un
po’ di respiro per dire
che non è tutto perduto, e cose preziose come i
libri e i racconti possono ancora ritagliarsi
degli spazi di libertà fuori dalle logiche di
mercato, stimolando la nascita di nuove voci. E’
con questa speranza che vi affido alla lettura
dei racconti di Marco
Milani, con l’avvertenza di non fare
troppo caso alla parola ‘fine’. Siamo solamente
all’inizio, e se in futuro sapremo sfruttare in
maniera creativa e
appassionata le possibilità offerte dalle
nuove tecnologie dell’informazione, la realtà
sociale e culturale che ci attende andrà oltre
la più sfrenata e ottimistica fantasia. Buona
lettura.
EVOLUZIONE 14 -
Prefazione di Sandro Battisti
Marco Milani,
ovvero il gusto
ironico delle osservazioni minute.
Mi abbasso senza chinarmi, per vedere se la mia
faccia è bruciata e se sono ancora vivo. Si
spera sempre, illusione e dedizione insensata
all’utopia del vivere fisico.
Mi vedo come fossi in
un acquario, ovviamente come turista nella
passeggiata obbligatoria, e sopra di me è una
parete trasparente. La mia faccia, posta
lateralmente, è lì appoggiata. Sono morto e la
mia faccia è bruciata in un tizzone annerito.
Sono proprio morto! Capita.
Quello che avete appena letto è un piccolo brano
estrapolato da un racconto di
quest’antologia.
E’ solo un esempio, uno dei tanti che lo
scrittore ama disseminare nei suoi scritti; lo
fa perché, ovviamente, questa è la sua natura.
Lo fa perché ama descrivere, spesso
ironicamente, drammi tutt’altro
che lievi, punti di vista improvvisi figli
situazioni bizzarre, eppure vere; un soffio
lasciato andare non per istinto, ma per seguire
il bisogno di esporre il dettaglio fotografico
che vede lui, con gli occhi della sua anima.
I temi trattati dall’autore sono molteplici,
come i generi che usa per esprimersi: si va
dalla ScienceFiction
più tecnologica alle favole per bambini, di
quelle che fanno piacere anche agli adulti
perché il sapore che rimane sulle labbra sa
di onirico, di
fantasia, di un sogno lasciato lì a gorgogliare
nel placido di un bosco estivo. Non troverete
mai un brano che vi provocherà disgusto, nulla
di un genere sanguinolento o sopra le righe: a
Marco piace farvi ragionare, farvi percepire
sulla pelle percezioni che
fanno parte di un universo non violento e
che, tuttavia, comprendono pure tutta la
bruttura pensabile del mondo. Lo fa con stile,
usando garbo e signorilità, anche quando il tema
è rude.
La drammatica serietà della vita sulla punta di
un sorriso: così verrebbe da definire
quest’antologia,
anche quando il sorriso non ha posto tra le
storie proposte; la visione del mondo vi
apparirà, dopo l’ultima pagina,
tutto sommato la
stessa ma depurata, arricchita anzi, da una
filosofia che richiama alla mente filamenti
orientali, come se il senso
zen
delle cose vi avesse non rapito, ma si fosse
intrecciato con i vostri pensieri, con la vostra
anima.
Leggendo alcuni racconti qui contenuti viene
spontaneo paragonare l’autore
a un
Ray
Bradbury nostrano -
quello di Cronache Marziane, per capirci. Poi,
però, diventa obbligatorio
shiftare
verso altri autori più propriamente
cyberpunk
tenendo bene a mente alcune lezioni
fantasy,
fino a sfiorare e centrare suggestioni
dickiane
con un ritorno di fiamma di pure estrapolazioni
sociologiche. Oltre questi scenari, ci sono le
asperità e le tinte nere, il gusto per i
paradossi: solo così, con tutte queste sfumature
di colore, possiamo in qualche modo definire la
presente antologia. Solo così riusciremo a
percepire ombre di
altri continuum che si aggrappano a noi con una
quieta disperazione da sembrarci sogni, da
apparirci paradossi e che, invece, rivelano
l'ottima conoscenza da parte di
Milani del mondo
delle ombre, di cui si dipinge fino a diventare
possessore di una calma interiore, tipicamente
propria dei monaci tibetani.
La verve ironica dell’Evoluzione riempie il buio
che si connette ai lettori; basta soltanto
lasciare inserito il cavetto emozionale e farsi
avvolgere dall’oscurità delle epoche in cui gli
umani, ancora non erano: siate lettori di questo
palcoscenico che vi ho introdotto, non ve ne
pentirete. Buona
lettura…
EVOLUZIONE 14 -
Recensione di Cinzia
Ceriani
Quattordici racconti, quattordici storie diverse
unite da una sola dinamica prospettiva:
l’Evoluzione.
Nella sua ultima fatica
fanta-letteraria Marco
Milani, ormai al suo
quarto libro, propone un mondo del tutto nuovo
sconvolto, a tratti, da una perduta umanità il
cui ricordo
costituisce uno stimolo verso una vita diversa
da quella vissuta dai suoi protagonisti,
un’ancora di salvezza per non soccombere. Il
libro è dominato da un’Evoluzione che non è solo
tecnologica ma è
anche un’Evoluzione di pensiero, di sentimenti e
di interpretazione nei riguardi di vecchie e
nuove credenze che, tutto sommato, si rivelano
meno spaventose di quanto impone l’abituale
concezione imposta dall’immaginario collettivo.
Sempre caratterizzati da una sottile vena
ironica, anche nelle situazioni più drammatiche,
gli scritti di quest’autore
sono semplici, lineari e "si fanno leggere"
senza intoppi o complicati giri di parole
regalando, a chi inciampa fra le sue pagine,
piacevoli momenti di parole fluide e scorrevoli
che descrivono paesaggi irreali e personaggi
folli dotati, però, di forza interiore e
idealismo.
Scaturiscono, attraverso il libro, gli influssi
Zen tipici dello stile narrativo di
Milani.
Il senso della vita e il "saper vivere"appaiono
intinti nei colori di una filosofia attenta alla
riscoperta del delicato gusto per le piccole
cose, quel dettaglio, a prima vista
insignificante, importante per fare la
differenza. L’esistenza di
ogni creatura, umana e non, si trasforma,
muta l’aspetto e gli obiettivi da perseguire
acquisendo la sua vera e unica ragion d’essere.
In completo accordo con i contenuti
dell’antologia è la copertina, anch’essa opera
dell’autore, originale e dall’impronta puramente
futuristica. Colori a contrasto, caldi e freddi,
si alternano su sfondo bianco schizzato da
tratteggi semicircolari attorno alla figura
centrale a metà strada fra un disegno astratto e
un geroglifico proveniente da un altro pianeta.
A dar luce all’insieme una fiamma. Forse è il
fuoco che alimenta il progresso, distruttivo, al
contempo. Forse è il fuoco che arde in tutti
coloro che amano
scrivere. |
Ed
ora dopo averlo presentato vorrei che Marco
Milani stesso ci raccontasse di
lui, magari ci svelasse qualcuno dei suoi progetti futuri o
iniziative che intenderà intraprendere a breve o medio
termine ed anche, perché no? Qual è il suo sogno nel
cassetto e se pensa che potrebbero crearsi sinergie tra la
sua casa editrice e la rivista
Art-litteram.
"Dopo una
presentazione del genere…
Futuro? Parliamo di futuro. E parliamone in una modalità che
non comprende il ‘singolo’ Marco
Milani, Ma ormai è un insieme di
tanti che come il sottoscritto hanno appreso sulla propria
pelle che solo unendosi, si viene a creare qualche
possibilità per cercare di portare avanti sogni comuni.
Quindi il futuro è
domist.net,
che evolverà in portale tecnologicamente aggiornato…
è
kaleydoslibri.it, il negozio di
vendita online, da sviluppare,
implementare e sostenere…
è
edizionidiversasintonia.it, da
costruire passo passo,
è
next-station.org,
in cui gli ‘specializzandi’ in
SF portano avanti il loro singolare modo di sognare, è tutto
quello che potrà venire. Il futuro è anche EDS con
Art-litteram, ma anche tutto il
resto sarà con Art-litteram e
non poniamoci limiti, anzi… open source
e su le maniche, oppure, molto più Zen, saremo l’acqua
del fiume che scorre verso il mare, infermabile."
E
quest’ultima frase, che ho
arbitrariamente sottolineato, se
servivano ulteriori conferme, illustra lo spirito, il
carattere e la filosofia di Marco a cui auguro di poter
vedere realizzati compiutamente e in un immediato futuro,
tutti i suoi programmi: in bocca al lupo Marco!

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