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Marco Milani - Intervista
- 20 agosto 2006
di Maria Cristina Buoso
Eccoci di nuovo qui a presentare Marco Milani. L’anno
scorso, nella prima edizione della fiera del libro di
Rovigo, lo abbiamo presentato con la sua opera “Sognando e
dintorni” di Prospettiva Editrice, una raccolta di racconti
con la stessa particolarità di questo nuovo libro, quello di
dare il ricavato in beneficenza.
La guerra è il tema che ha scelto come filo conduttore di
questo libro, ormai è sempre più di attualità e ci viene
servita tutti i giorni con una certa frequenza, basta aprire
un giornale o guardare i vari servizi televisivi e non manca
mai. In questa raccolta abbiamo diversi punti di vista che
trattano questo argomento.
Ma parliamone con l’autore.
- Allora per prima cosa come di chiama e come
è nata l’idea di questa opera, chi ne è stato il promotore?
E come mai tra tante associazione avete scelto Emergency?
- Il titolo, già di per sé eloquente, del libro è Noir No
War. Autori che hanno visto e trattato il tema guerra dal
proprio particolare, unico e spesso ‘strano’ punto di vista,
genericamente accomunando tutta una serie di generi
letterari nel più sintetico ‘noir’, per un utile scopo.
L’idea è nata ugualmente in due menti distinte, la mia e
quella di Alda Teodorani, in tempi abbastanza retrodatati.
La possibilità di portarla a termine si è realizzata invece
dall’unione delle due forze e dei relativi contatti. Con
Emergency ho rapporti da parecchio se non da sempre, e
questo mi pareva un progetto ottimo, che poteva
‘sostanzialmente’ portare un aiuto.
- E’ stato difficile far aderire questi
autori? Ci sono alcuni poco conosciuti affianco di altri che
hanno già un loro spazio nella editoria di nicchia. Farli
lavorare a questo progetto come è stato?
- No. Assolutamente nessun problema. Tutti hanno aderito
esprimendosi più che positivamente sul progetto. Tenendo
conto che sia io che Alda avevano già in deposito un
progetto parziale, è bastato assommare le cose. Noi due
avevamo un racconto ciascuno già pronto, lei era d’accordo
con Valerio Evangelisti, alcuni racconti li avevo
selezionati per tematica dal sito www.domist.net che
gestisco, altri contatti suoi e alcuni comuni e il materiale
di massima era pronto. Gli autori tutti bravissimi,
conosciuti e non, per un’opera letteraria di alto livello.
Mancava solo un’editore che si impegnasse seriamente,
l’abbiamo trovato molto presto: Giulio Perrone.
- Sfogliando il libro notiamo alcune cose, la
Prima che ci sono solo tre donne, come mai? Non sarò un modo
indiretto per sottolineare che la guerra è “una faccenda da
uomini”.
- Completamente fuori da discorsi di pari opportunità e
lungi dal discriminare qualcuno. Manco ci avevo pensato fino
a questo momento. Comunque, per pareggiare il conto, il
prossimo che progetterò sarà all’insegna del femminile.
Credo che se al ‘comando’ ci fossero le donne le guerre
sarebbero molto improbabili, quindi, direi di sì: la guerra
è una faccenda da uomini. C’è qualcosa dentro il cervello
del maschio che non va, una tendenza violenta di base che
porta a tentare di risolvere in modo ‘fisico’ tutto ciò che
è problematico oltre le proprie capacità. Lancio un appello:
potere alle donne!
- La Seconda cosa è il punto di vista. Ogni
autore ha cercato di evidenziare alcune particolarità sia
che il racconto fosse spostato nel futuro più o meno recente
o che fosse radicato nel presente o nel passato, come “Il
racconto dell’orrore più terribile del mondo” di Ivo
Scanner. Leggendolo non puoi non pensare a “Niente di nuovo
sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque.
- Dato il tema ognuno l’ha visto a modo suo, dal realismo
crudo di Evangelisti, all’horror classico e agghiacciante di
Alda, al cyberpunk in altre ere di Battisti, al mio
parzialmente metafisico imbottito di fantasia. Scanner, come
tutti gli altri che non ho citato, si è confermato
ottimamente con le proprie modalità di scrittura arrivando a
concludere un gran bel racconto.
- Potrei elencarti alcuni degli autori ma non
voglio fare favoritismi, ma potresti invece dirmi tu quali
ti hanno maggiormente colpito come lettore e perché. Non ti
chiedo una classifica ma se tu fossi un lettore che legge il
libro per la prima volta quali di questi di farebbe
riflettere di più e perché.
- Al di là dello stile di scrittura che, ripeto, è singolare
in ognuno dei 12 autori che hanno partecipato, io preferisco
il fanta all’invero del reale. Sono cresciuto con il ‘fanta’
in tutte le salse possibili e immaginabili, il reale mi
sconcerta. Per una questione di gusti personali mi colpisce
maggiormente un De Matteo o un Battisti con i quali sono in
sintonia, collaboro a più livelli, arrivando a scrivere cose
a quattro mani sulla stessa onda di pensieri e idee.
- Una cosa che invece ho rilevato io è che le
donne hanno cercato di visualizzare l’orrore della guerra in
modo leggermente diverso, è una mia impressione oppure è
stato così?
- La psicologia femminile è dissimile da quella maschile,
credo che ciò comporti anche diversità nel modo di ragionare
e agire, quindi anche nel modo di scrivere e di esprimere
ciò che percepisce. Il fatto di anteporre la parola
all’azione, la maggiore sensibilità e attenzione… la donna è
diversa dall’uomo e forse lo compensa nelle sue infinite
pecche. Dove l’uomo è inaffidabile e dispersivo la donna è
una certezza; questo per esperienza diretta nel mio
ristretto campo di collaborazioni
letterario-editoriali-mediatiche, solo per riportare un
esempio (e nonostante i miei 40 anni suonati e quasi 20 di
matrimonio tutt’ora in corso continua a essere - il pianeta
donna - fuori la mia portata di comprensione, tanto per
rimanere su luoghi comuni).
- Se fossero qui, cosa pensi che direbbero al
riguardo?
- Non ne ho la più pallida idea.
- E adesso parliamo del tuo racconto.
Operazione Bruciatutto”. Come è nato questo racconto e cosa
volevi che i lettori percepissero.
- Il racconto è recente, scaturito dalla sommatoria di nuove
prese di coscienza, sia letterarie che per ‘stile di vita’,
con vecchie strutture di scrittura che sono quelle mi porto
dietro da sempre: fantastico e fantascienza. Il tutto,
spero, migliorato dagli anni di pratica. Le novità sono
principalmente: un’influenza basilare connettivista (e qui
ci vorrebbe uno dei miei soci - Battisti e De Matteo - con i
quali abbiamo appositamente dato vita alla rivista NeXT, per
spiegare il Connettivismo e il suo post-movimento… ma non è
questo il contesto. Lascio però un sito www.next-station.org
di riferimento per chi volesse approfondire) su un contesto
generalizzato metafisico. Detto ciò, direi che il racconto è
nato come la maggior parte degli altri: è nato. Una bozza di
idea poi sviluppata senza punti precisi, continuata a
istinto e poi ottimizzata a concludere.
- Cosa vorresti che pensassero i lettori una
volta terminata la lettura?
- A parte che è buon racconto, ovviamente, che è un’opera
diversa, originale. Un qualcosa che fino a quel momento non
aveva mai, nemmeno lontanamente, potuto immaginare.
- E per concludere un paio di domande, la
Prima, se dovessi relegare ad un politico questo libro, a
chi lo daresti e con quale dedica? E per finire, se dovessi
concludere leggendo un passo del libro quale leggeresti e
perché? Non ridere, lo so che ti viene in mente quello che
avrei scelto io, e cioè il racconto di Ivo Scanner, ma tu,
quale sceglieresti, e non copiare.
- A Bush (e a un altro paio che iniziano per B). Il fatto
che sarebbe tradotto in inglese e distribuito fuori Italia è
secondario (non è vero, è per non passare per venale). La
dedica: “Non era meglio fare come noi? Certe cose scriverle
e basta?” Non mi viene in mente quello che hai scelto tu, e
non copio. Concluderei solo con la seconda e la terza parola
del titolo: NO WAR.
Bene, non mi resta che augurare a tutti quelli che hanno
perso un po’ del loro tempo a leggere questa intervista che
siano spinti dalla curiosità all’acquisto e alla lettura di
Noir no War e che magari spediscano il loro commento
all’autore.
Buona lettura.
M.C. Buoso
I link a “Noir no War”:
http://www.domist.net/NoirNoWar.htm
oppure su:
http://www.giulioperroneditore.com
La email di Marco Milani è:
postmaster@domist.net

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