Da:
Uno strano attrattore
–
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lunedì, ottobre 04, 2004
postato da zoon
Intervista a Marco Milani di
Domist.net
Di Marco Milani si parla sempre più
diffusamente, sia per le sue indubbie qualità
letteraria, sia per le altrettante indubbie capacità
catalizzatrici di scrittori. Una recensione che è anche
una panoramica sull'autore, è comparsa
qui. La
pagina che dettaglia maggiormente, invece, il libro di
Marco, edito da
ProspettivaEditrice,
è
qui.
1.Come nasce Marco Milani
scrittore, qual è stata la scintilla che ti ha spinto a
scrivere le prime cose?
Non ricordo esattamente come ho
iniziato, ma la causa dev'essere nel codice genetico.
Già da ragazzino provavo a scrivere storie di supereroi
inventati e ho reperito in giro per casa poesie con date
giurassiche.
2.Colpisce, nelle tue storie, la
capacità di narrare un vasto spettro di situazioni;
argomenti religiosi, scientifici e banalmente quotidiani
acquisiscono una luce diversa, tutto sembra divenire
naturale nei tuoi personaggi: hai bisogno di vivere i
tuoi protagonisti oppure hai una visione scanzonata ma
sempre viva e curiosa, smitizzata si direbbe quasi,
delle tue giornate?
Direi che la maggior parte delle
cose che scrivo le ho 'vissute' prima nella mia mente.
L'avventura virtuale mi accompagna da sempre, quindi il
mio è un tipico caso clinico di 'testa tra le nuvole'.
Dopodiché nello scrivere le esperienze reali servono a
completare l'insieme.
3.Quanta importanza hanno i tuoi
luoghi - dove vivi, insomma - nella costruzione delle
tue storie?
Abbastanza. Descrivere luoghi
conosciuti è più semplice che inventarli, i particolari
da descrivere sono tanti, basta guardare o ricordare, e
sicuramente è un modo più sicuro per meglio definire le
situazioni contrastanti fanta/realtà che ormai ho
l'abitudine di buttare su carta.
4.Le tue doti non finiscono, come
è per molti colleghi, con lo scrivere; le tue capacità
organizzative sono note, se non fosse stato per te il
'circolo' di scrittori di cui ne fai parte e perno molto
probabilmente non esisterebbe: come fai a conciliare
questi due aspetti apparentemente lontani?
E' una cosa nota che, spesso, chi
mentalmente è 'fuori' nella vita di tutti i giorni
all'opposto si ritrovi a seguire il metodo 'matematico'.
Sono pignolo e schematico, ordinato da far schifo.
L'organizzare mi viene naturale insieme con l'arte
tipicamente italiana dell'arrangiarsi. Forse più che
dote è un difetto perché perdo un casino di tempo,
quando punto un obiettivo, a cercare tutte le via
alternative per arrivarci e spesso è un lavorare
inutile. A volte però funziona e continuo a dire che
l'unione fa la forza.
5.La scintilla più frequente da
cui tiri fuori una storia?
Qui non ho problemi, viene tutto da
solo. Dormendo ho i sogni, da sveglio sono dei flash.
6.Hai bisogno di sapere il finale
di ogni tua idea, oppure sviluppi senza sapere dove essa
ti porterà?
Quasi mai. Parto sempre con poche
righe scribacchiate a mano dell'idea, poi parto e
spessissimo finisco andando a parare tutto da un'altra
parte.
7.Sei nato, notoriamente
parlando, con il
ClubGhost,
come molti di quest'ondata italiana
horror-fantascientifica: come giudichi la scena
nostrana, pensi si possa parlare davvero di un'ondata
misconosciuta ai più, eppure viva e presente?
La tua definizione è perfetta. Un
mondo variegato e sempre in attività degli autori più
disparati, e alcuni spiccano veramente, ma destinati a
rimanere nel 'sottobosco' della letteratura. Un peccato.
(n.d.r. mai dire mai. Conosco uno che ogni tanto ha
delle idee balzane)
8.La storia più bella è quella
che deve ancora venire?
La storia più bella è quella del
presente, mentre ci sei dentro.
9.Come ti poni rispetto ai premi
ufficiali, dal Lovecraft-Alien fino a quelli più
periferici? Secondo te, un autore ha il dovere di
partecipare a questi eventi per farsi conoscere?
Più che un dovere è un onere. Per
farsi conoscere bisogna entrare nel sistema e percorrere
strade obbligate, e senza la certezza di arrivare. Credo
che l'autore con delle aspettative debba trasformarsi in
un imprenditore di se stesso, purtroppo. Detto questo,
ho partecipato all'ultimo Lovecraft e ad un altro paio
di concorsi (la chiamo 'operazione curriculum') Vedremo,
e soprattutto servirà? Lo scopriremo.
10.Cosa manca al panorama
letterario italiano per essere competitivo con quello
europeo e americano, parlando soltanto dell'area
horror-SF?
In una sola parola: editoria.
11.Cosa pensi del Cyberpunk? È
vivo, ancora, oppure la realtà lo ha già seppellito?
Penso tutto quel che c'è di buono,
anche se non è la mia materia. Come il rock, il
cyberpunk non morirà mai, si evolverà solamente e la
realtà non riuscirà mai a raggiungerlo.
12.La musica Metal è uno dei tuoi
veicoli di ispirazione: pensi che sia ancora corretto
parlare di Metal qualche cosa ora, verso la metà del
primo decennio di questo millennio, oppure si è talmente
contaminato da aver cambiato pelle?
Vedi risposta precedente. Il mio
metal (anni 80) è profondamente diverso da quello
attuale. Ora ci sono altre sonorità e stili molto più
variegati, ma lo spirito che fuoriesce dalle note è
simile e soprattutto immortale.
13.A cosa stai lavorando ora?
Ho appena finito la prima stesura un
libro, ora dovrò ripassarlo un miliardo di volte per
aggiustarlo. Ho fatto una cosa strana, sperimentale.
Genere fanta-spirituale, non so se esiste.
14.Vorresti che i tuoi racconti
diventassero opere visive, lungo o cortometraggi che
siano?
Certamente, questo ed altro. Ci
credi se ti dico che era saltato fuori il discorso ma
poi non se n'è fatto niente per i soliti motivi? Pensavo
anche a testi musicali per un'opera rock-metal. Il
solito esagitato?
15.A te l'ultima parola, a ruota
libera.
Sono contento perché questa oramai è
la terza (o la quarta) intervista, quindi significa che
le cose si sono messe in movimento. Certamente è la più
originale come domande e mi sono divertito a rispondere.
Sono contento anche perché me la fatta un amico e
collega, chissà che un giorno non mi salti di voler fare
pure il giornalista ed invertiremo i ruoli. In effetti è
meglio aspettare, tra scrivere, gestire il sito, il
Progetto Internazionale e le altre cose credo che per un
po' mi conviene star buono.
Grazie a te, Sandro, e a Junction
per avermi scelto e intervistato. E' stato un piacere.