YOU ARE VERY LONELY... |
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Le molecole gli colavano in viso
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- molecole elettriche -
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colavano una dopo l'altra, scia,
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gli oscuravano la vista lo ammalavano,
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la sensibilità ora logica, strutturale.
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Il suo viso si deformava a piacimento
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- piacimento operativo -
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cambiava colori forme e grandezze,
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si trasferiva molecola dopo l'altra in scatola;
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grandi highway in coda, molecole.
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Lui era in simbiosi
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- stesso carattere stessa materia -
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viaggiava lontano, lotti di Megahertz;
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il cielo elettrico pioveva molecole,
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molecole piovevano dentro lui,
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dentro lui mutavano stati si mischiavano elettroni
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- suoi e loro, loro -
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iperconnessione era avanzata ormai;
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un'immagine SVGA forte in lui,
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"Ten thousand miles away from home"...
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Char Text
Era un attimo di sconforto.
Girava ciclicamente su quel Prog-Vir da troppo tempo e non riusciva a trovare il punto di loop; mips che gli colavano dentro il suo cervello forsennatamente non lo lasciavano pensare.
Il tempo cambiava rapidamente fuori dal suo appartamento in peggio - tempesta sul barometro - apparendogli anche sulla sua window in piccolo, in alto a sinistra.
La droga psicotropa - sintetica al digitalizzatore - non l'aiutava come sperava, il suo desiderio di entrare profondamente nella Virmemory era però realizzato, anche se il problema rimaneva irrisolto.
"Tempesta". "Tempesta". Era la voce digitalizzata del PC che urlava in stile Goth-Bit, come gli piaceva che fosse; ma non gli interessava più. La sua fantasia eccitata era rappresa tutta nella memoria virtuale del suo desktop e lo lasciava entrare nel corpo vitale del PC, a raccontare di sé fino allo stremo ( bambole di pezza era il flash ricorrente nel suo nervo ottico parzializzato ).
Chiuse gli occhi e una sfilata di figure archetipe di sé giunse fino ai suoi più reconditi nascondigli - ancora loop, pensò. Ora c'era una sagoma scura e emaciata che vomitava una stringa surdimensionata di schiere bidimensionali, vuote, e seppe che doveva associare quella figura al Conte più famoso di tutti i tempi; poi, sfilarono altre forme mute e rassegnate davanti ad un fuoco, con gli occhi spenti e girati a off. L'associazione di queste gli sfuggiva mentre voci secondarie urlavano strani discorsi, mandando in overflow il suo udito.
E lui? A chi era associato?
Mutato da quell'operazione di innesto di memoria espandibile n pagine non poteva non essere associato. "Relazionale" lampeggiava nella sua mente resa buia e inospitale dal temporale che si stava abbattendo sulla zona: era il Must che gli avevano impostato dalla clinica, caratteri rossi su sfondo nero per risaltare tutta l'alta risoluzione dei font, per ricordargli la sua nuova architettura.
Improvvisamente il terrore gli gelò il sangue.
Una window si muoveva rapidamente sullo schermo senza una sequenza razionale - pensò ad una randomizzazione con l'ora - e dentro ci vide la sua testa sfigurata da una colata trasparente a falde che gli deformava i lineamenti; sembrava sangue trasparente e somigliava a pioggia malefica venuta da chissà dove.
Poi ebbe la sensazione, mentre l'immagine si deformava sempre più, che quel liquido fosse assorbito da quella testa; quale macabra sorpresa fu sentirselo dentro veramente, goccia dopo goccia, molecola su molecola, sentirsi mutare le sue cellule in bitstream settati in ordine casuale, uno a uno.
Era un viaggio interstellare.
Fermo dove si trovava, si sentì proiettato lontano, fuori dai suoi pensieri, in simbiosi con tutte le particelle che gli erano intorno.
Enorme era il senso di solitudine che lo portava a comprendere la natura di tutto ciò che lo circondava, e proprio per questo a rifiutarla; sperduto era il sentimento che schizzava continuamente da un indirizzo all'altro della sua mente.
L'immagine sullo schermo si parzializzava.
Il collegamento era scomparso così come tutto ciò che contornava l'appartamento, come se esso fosse stato risucchiato nel vuoto: cielo elettrico dovunque nelle immagini di attesa del PC.
Il virus era entrato velocemente in circolo nel suo sangue già corrotto dalla Bio-Computer, quel virus creato per viaggiare nell'aria elettrizzata come pulviscolo elettrico degli agglomerati, decaduti dai princìpi primordiali e da tutto ciò che era in origine.