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Lui si muoveva nella sua immaginazione.
In realtà seduto, stordito dai suoi pensieri più intimi di 4° livello, quello più inaccessibile, studiava l'effetto psicotico dei suoi ricordi linkati a visioni dark delle band di moda in quel momento.
I suoi ricordi: un flusso interrotto continuamente di rilasci psichici allarmati sui suoi orientamenti, sulle sue tendenze sociali. Immagini.
Era sconvolto da questa considerazione, tutti i suoi pensieri erano immagini Hi-G che non si interfacciavano più con linguaggi di maniera, con antichi tentativi di capire i chips: era a uno stadio superiore ormai. Nel tubo gentilmente connesso a lui, del tipo "a scomparsa", viaggiavano iper-Mhz di icone frammentate, ed egli recepiva quel linguaggio, quasi che stesse colloquiando con uno scriba della Valle dei Templi.
Pensò velocemente altre icone: scarabei sacri, Faraone, Ra. Non c'erano più interpreti, non c'erano più scolari e insegnanti, ogni materia un fiume totale di visualizzazioni, visualizzazioni nel suo sangue.
Pensò di recarsi a Tebe, nel network, di studiare tutto quello che era disponibile nel menù. E invece stimoli visivi giungevano dalle sue orecchie coperte di quadrifonia espansa, e dalla band in movimento nel riquadro in basso a sinistra del LCD - tutto il suo mondo visivo di interfaccia.
Voci giovani non giovano alla gioventù. Giri di parole - quanto sono obsolete pensò - che gli divoravano la mente. Ogni concetto che concepiva era icona, ogni ricordo, prima di assumere sapore, realizzava un'idea visuale del sapore stesso; anche le parole ripetute reiteratamente si spogliavano del loro aspetto simbolico per divenire luce fredda, linguaggio.
Intanto si sentiva in dispair.
L'oscenità del suo stato d'animo gli appariva in tutta la sua realtà deprimente. Aveva collassato la rabbia di esistere in una poltiglia di bolo mal assimilato, post-assimilato: era un solista più che un solitario, aveva concentrato la sua incapacità di cacciare i sentimenti così forti in un'onda zippata e frammentata, sfocata senza colori di flash, totalmente immediati.
Era pornografia di una sofferenza. Era rifiuto di parlare, non solo, di colloquiare nel network con chiunque, e tutto ciò possedeva tinte depresse, sconfitte, aveva il potere di oscurargli la notte con impressioni di break-down nervosi.
Fredde folate di uomini in divisa bruna gli camminavano lontano, verso lui, ed erano in totale compagnia di demoni, esoterici compagni.
Comprensione. Era in overdose di comprensione visuale. Il suo cervello era in alta attività elettrica e terminava i suoi neuroni, li bruciava.
Ricordò il suo nome, Mark, e lo ripeté così velocemente tante volte da destrutturarlo: gli apparve l'immagine archetipo del primo Mark e accanto se stesso, così dissimile, investito da ex voci - immagini, ancora - lugubri, che aggravavano la sua pornografia di vita, malata, senza contegno nella disperazione.
Le voci erano amiche delle divise brune, ora simili a ectoplasmi, e dalle loro bocche uscivano altre icone tangibili, simboli caduchi e rappresi di decadenza, e di terrore iniziatico.
Cadde all'interno del cavo, la sua immagine - altro non era più - cadde sull'argentato del cavo e lo portò oltre l'atmosfera, nel satellite, nelle antenne, nei terminali, nelle tempeste solari miste ai suoi fantasmi e ai fantasmi esistenti che lo fecero loro, finendo per essere come un virus in prese craniche.
Gli utenti finali in preda a spasmi visuali...