MOOD


Il prezzo della lealtà verso se stessi. Una, due finestre appena coperte parzializzano una visione sterminata verso la steppa. Il vento gelido s'infrange contro la vetrata con insistenza. Rimango seduto nonostante le ondate di brividi che percorrono il mio corpo e ascolto la sezionatura delle fettine cerebrali, ne apprezzo i contorni squisitamente introspettivi. Il sapore di lieve contatto elettrico pervade la mia lingua mentre il rumore percettibile, salato del laser in cerca dei sensi umorali che governano la mia psiche, s'intromette con apparenze discrete dentro la capsula della mia attenzione. Ho bisogno di concentrarmi. Ora. Muoio soltanto un po' mentre ascolto ogni mia emozione farsi più corposa, divenire propriamente viva rispetto alle normali considerazioni che ho avuto verso i miei sensi psichici. Sono dentro un tormento. Percepisco una perla di umore arrovellato, arrovellante; mi sento completamente ribollire di sintesi perfettamente integrata con un discorso musicale che mi scorre accanto, che mi racconta, che mi lascia immortalare alcune istantanee che non potrò più cancellare - funzione save on attivata. Il racconto di un senso d'asfissia scende lentamente da uno iato fisico tra il muro e la finestra alla mia sinistra, dove l'aria gelida da fuori soffia direttamente sul mio volto. Continuo a morire, ma molto lentamente. L'enormità di una valanga emozionale, corrotta e semplicemente disfattista, riveste ogni poro del mio corpo ed anzi, penetra dentro, ne fuoriesce, testa la resistenza plastica della pelle che s'infiamma. Un cono di luce bianchissima, insopportabile mi costringe a serrare le palpebre mentre il desiderio di tenerle aperte mi fa sentire un lottatore del Colosseo che non vuol morire, che vuole ribellarsi al bisogno di chiudere gli occhi. Ogni ricordo della mia esistenza mi appare una patetica lotta; spostati in un angolo lontano vedo lo sguardo e gli atteggiamenti di mia madre che mi avvolgono, mi confortano… Nostalgia tremendamente forte, non riesco a tenere il piglio attento, non riesco a tenere la mia anima sgombra da un senso di struggimento… Struggimento… La luce flasha notevolmente rapida, intensa con un biancore che può scarnificare il mio volto - vento solare. Non sono più seduto dentro la mia casa. La steppa è tutta intorno e respira con me, respira dentro di me. Ogni sensazione ha assunto tonalità eteree, appena riconducibili alla carnalità di cui sono figlie… Continuando, io mi riallaccio ad ogni aspetto lasciato in sospeso e ne assumo le espressioni, la mimica tanto da far apparire naturale che sia io stesso la soluzione di continuità. La luce è lontana, è rimasta dentro la casa: la illumina come se essa fosse un'abat-jour. Sento un mondo diverso rapirmi. Le forze che posso opporre sono esigue, non ho mai veramente voluto contrastare il corso decadente del mio umore. Tutto appare così sintetico. La cima di un monte si rivela innevata e sopra vi rimbalza un'espansione di luce folgorante - la macerazione che provo non ha più confini, mi sembra di sublimare. Alla fine, voci. Del passato, del presente, da ogni dove. Muoio, muoio, non posso fare a meno di pensarlo ed è - realizzo - il momento culminante d'ogni esistenza, l'estrema sintesi d'anni. Disegno una capanna persa nella steppa, stretta dal gelido inverno. Il disegno è nell'aria e lo fisso attraverso capacità mnemoniche luminescenti in una visione che conserverò in un angolo - immarcescibile - del mio cervello. Insieme, c'è la tinta condensata di odori carnali, il colore freddo di un cadavere, la liquidità annunciata delle parti molli… Lo stomaco si stringe… Farsi avvolgere dal senso di una prostituta che ha dato il proprio corpo e vede a ritroso ridicole ripicche ritorcersi contro… Rientrare in possesso del pudore chiedendo indulgenza, solo a se stessi, perché si è l'unico che si percepisce nell'intorno più prossimo… Muoio. Cado in deliquio. Penso a chi leggerà visivamente questi momenti. Un istante di compassione oscura la mia coscienza. Cambio algoritmo d'espressione e faccio tramutare ogni informazione registrata in musiche, musicalità secche, sintetiche, elettroniche da studio, da interferenza mentale.

La chimica dei suoni che pervadono la stanza dove giaccio rimbalza da una cellula di trasmissione all'altra, io in mezzo. Onde di diffusione mi rianimano per pochi attimi precedendo tentativi successivi della stessa durata. Attraverserò infinite volte il confine ritmando gli spasmi con la stessa musica che ho creato, che è la mia essenza, il mio shock anafilattico. Attraverserò fin quando qualcuno non irromperà, spegnerà questa catena di causa-effetto senza decadimento delle azioni…

Ho vissuto, ma non riesco a desiderare l'oblio degli umori.

...
...Mood...
...Mood...
...Mood...
...