L'IMPROVVISO CERCATO


Un delirio d'immagini che si agitano nella coscienza, senza freno, senza causa. Come un sogno notturno esploso improvvisamente così, in pieno giorno, la mia vista si offuscò, un enorme muro nebbioso calò davanti a me. Quel drappo gassoso era composto da una consistente coltre di stringhe di dati, così addensati da formare barriera, così compatti che nemmeno i miei pensieri riuscivano a penetrarli. Sembrava notte, qualcosa di gigantesco era in movimento in quel fluido aeriforme. Suoni generati in perfetta e asincrona confusione permeavano l'ambiente, sembravano prendere vita da incomprensibili algoritmi caotici e raccontare di trigonometrie diverse dalle usuali, non per questo errate o impossibili. Sembravo rinchiuso in una foresta dimensionale, nuovamente dimensionale. Lasciavo filtrare, decantare la noia di una giornata noiosamente usuale fuori di me, per rimpiazzarne poi il pericoloso vuoto con novità spiccatamente vere, delicate nella loro deflagrazione. Odori. Mai sentiti prima. Combinazioni chimiche nelle mie narici che sembravano far impazzire i messaggi elettrici, diretti al cervello, in una sarabanda di eccitazione elettrolitica senza pari, senza regole se non quelle dettate dallo stato dimensionale in espletazione. La luce, in quel mondo, era un lusso labile e il lusso a volte diviene lussuria, lussuria delle penombre che mi avvolgevano come un mantello discreto, che mi lasciavano intravedere soltanto i movimenti furtivi dell'entità che agitava l'aria. Sul suo torace lampeggiava - no, viveva - un ologramma di colori vivaci che era il corollario del racconto sonoro; intuivo il collegamento neurale verso la mente, probabilmente modificata, dell'essere gigantesco. Forse ciò che permetteva la visualizzazione dell'ologramma erano i sentimenti, sgorgati da chissà quale regione cerebrale sintetica - capivo che avevo davanti a me un uomo modificato anche biologicamente - sparsi come seme nella speranza di fecondare qualsiasi cosa, nell'infinito dello spazio possibile. Ero, ormai, estraniato dal mio noioso mondo. La foresta intorno a me si serrava impercettibilmente, senza darmi sintomi di claustrofobia. Nascevo e morivo continuamente, con una velocità inferiore soltanto all'ologramma sincronizzato allo spettro sonoro. Ero dentro un gorgo emozionale in cui risplendevano le mie azioni passate, le mie intenzioni, i miei ricordi vividi come display al plasma - contrasto da lucidità mentale mai così estremo. Continuavo a nascere e morire e ogni volta che rinascevo mi accorgevo di aver perso un po' della mia grettezza a favore di una pacatezza di modi esteriori; quando morivo sapevo di aver potuto compiere il mio destino al meglio, sapevo che l'orizzonte cui tendevo non era perso ma solo cambiato. Mutavo gli obiettivi in funzione della mia anima modificata. Con un lampo di comprensione mi sorpresi nel momento in cui dialogavo con l'essere dietro la coltre nebbiosa, mentre stabilivo un contatto di natura radio su frequenze digitali. Sembrava che io stessi confluendo in lui mentre la sua sophia mi portava, guidandomi, verso un altro punto dell'universo possibile, possibile solo ora che avevo aperto la mia anima. La foresta era percettibilmente più serrata rispetto a poche unità di tempo prima. Il mondo umano, quel patrimonio appartenuto ai miei progenitori fin da epoche ataviche, fino a me, rimasto sempre uguale, mai schiuso alle novità, sembrava in procinto di collassare e di aprirsi a fondamenti di nuova esistenza, mai banale o noiosa. I miei occhi erano appena abbacinati dalla luce proveniente dalla nuova realtà. Quel mio esistere umano era un retaggio del passato, ormai. Il vecchio pensare e sentire qualità, fondamentalmente animali, mi scivolava via come sapone sotto la doccia…

Eutanasia in completo abbandono a connessioni craniali e neurovegetative. Scelta di defluire lontano, lontanissimo verso il nulla, aiutato da massicce dosi di dissociativi. L'universo dei macchinari cui sono interfacciato è sterminato, lussurioso, elettronicamente increspato da ondine di crepuscolo grigio, densamente poetico. La foresta dei miei e suoi pensieri si dipana continuamente, mostrando euforie tutte racchiuse nella selva ora strutturalmente implosa, dall'aspetto linea flat…