IL DEMONE DELLA MIA MENTE |
Guardai fuori della finestra: paesaggi cromaticamente impeccabili illuminati da perfetta luce solare. Fui costretto a volgere l'attenzione verso l'interno della stanza, il luogo dove mi trovavo. Un freddo intenso, particolarmente tagliente, non palese, mi circondava da ogni punto d'accesso a me. Disassamenti, quindi. Importanti differenze di ambienti a stretto contatto tra loro ed io prigioniero di uno, rapito dall'altro.
Stetti in silenzio mentale per diverse, lunghe unità di misura temporali.
Il piacere della quiete è un privilegio raro da concedersi, apprezzabile solo dopo un po' che ci si abitua alla calma totale. Ogni suono interno è puramente naturale, è scansione di movimenti arcaici, sempre veri quanto può essere vera l'impalcatura hardware biologica. Nella quiete più assoluta il suono dei lavorii mentali assumeva, nella mia mucosa, un sapore vagamente elettrolitico, donandomi sensi di stordimento di natura appena narcotica. Il flusso mentale era un gioco tutto mio, blandamente rumoroso ma ordinato, per quanto possa esserlo un albero logico confusionario. Ogni sequenza seguiva le bizzarrie dell'istinto. I rami infiniti di speculazioni semantiche erano splendidi ornamenti di un mondo perfetto, istantaneo, ingovernabile infine; effetti cromatici scendevano come neve copiosa sui giochi frattalizzati in vigore nella mia mente.
Tutto ciò generava lieve rumore, e calore. Discendevo crinali ripidi in un solo momento per ritrovarmi in valli senza respiro, desolatamente oscure e solitarie, il tutto ancor prima che riuscissi a pensare al luogo di destinazione. Impercettibilmente il paesaggio mi prendeva la mano, mi governava e guidava con mano sicura, autoritaria; ogni istante che passava mi rendevo conto che perdevo il controllo su quell'universo, perdevo il controllo di me e lo cedevo, incondizionatamente, a qualcosa che viveva dentro lo scenario che io escogitavo: il demone della mia mente.
Un sussulto. Sbarrai gli occhi e guardai di nuovo fuori della finestra, come per riprendere fiato, alla stregua di un cessato pericolo. Il sommozzatore che ero risaliva in superficie precipitosamente, accortosi che la riserva d'aria era implosa.
Il mondo lì fuori, sgargiante di colori, era immobile. Sinistramente immobile.
Respirai veri respiri, mi riempii i polmoni d'atmosfera gelida eppure vitale: quella della mia stanza. Un formicolio etereo mi prese di nuovo alle membra e mi chiamò come una tentazione, s'increspò nuovamente in me - visioni di un lago nella notte; inverno pieno e il gelo del vento sulla superficie acquatica. Ero quantomeno tentato, assorbito, volevo intimamente rifugiarmi in quel mondo così intrigante, spaventosamente buio e potente.
Scivolai. Senza volarlo caddi, di fianco, su una striscia di fango che non avevo percepito. Persi per un momento solo il controllo della mia volontà e lasciai incustodito il passaggio; onde di sempre maggiore increspatura penetrarono dentro la mia anima. Non potevo più oppormi quindi decisi di non contrastare inutilmente l'energia che furiosamente invadeva ogni iato, tutte le cellule rimaste incautamente aperte. Un mondo generosamente iperlinkato si proponeva come valida alternativa al consueto costrutto biologico. Mi accorsi nuovamente che gli eventi si succedevano ancor prima che li pensassi. Dovevo decidere cosa fare, se uscire di malavoglia oppure gettarmi ciecamente nel gorgo. Ero ancora nel fango. Gli occhi erano chiusi. La noia di un universo conosciuto mi tentava per usualità, avevo il terrore dello sconosciuto. Scelsi quest'ultimo.
Non avvenne nulla. Ogni immagine che nell'istante precedente la decisione permeava la mia anima continuò a generarsi, a decidere cosa e come fare, scegliendo le varie possibilità tra un nugolo di mondi paralleli istantanei. Smarrii la strada per tornare indietro, come un pesce che entra in una nassa.
Non ho mai visto il demone che si agita nella mia mente, né penso di poterlo vedere mai; ipotizzo che il concetto di tempo non sussista più ormai. Non invecchierò mai, cristallizzato come sono, né ricorderò più il passato né immaginerò il futuro ma li vivrò. Essi mi accompagneranno sempre in un susseguirsi d'eventi piatti, monodimensionali. La sintesi di un'esistenza può essere digitalizzata eppure vitale. Almeno finché tu continuerai a leggermi tra queste righe, a pensarmi…