LA SINTESI


Infinite gocce di sudore sulla fronte. Perfetta suzione dei liquidi organici da parte delle mie cellule epiteliali. Assorbimento. Riciclo ideale. Nessun odore, nessun enzima di scarto. Sintesi. Esemplare. Macro di cellule ridotte ad un perfetto controllo genetico. Molecole costruite davanti ad enormi esoschermi funzionanti ad energia mentale. Studi prolungati sulle interazioni e prodotti di scarto dati da ogni sezione autonoma molecolare. Modelli matematici adattati coerentemente al flusso vitale ed esiziale d'ogni particella studiata, creata. Le gocce di sudore aumentano, copiose fino a colare sui bulbi oculari. Nessun accenno di bruciore, di lacrimazione conseguente. Perfetto incastro proteico d'ogni singola sezione sintetica. Anche di me stesso. I ricordi evocati da suoni di sintesi: sintetico. Le immagini del passato: sintetiche. Le emozioni polarizzate alternativamente dal bene e dal male: sintetiche. Il freddo che sento viaggiare sulla pelle: sintetico. L'epidermide: sintetica. Il sangue che scorre dentro le mie vene: sintetico. La comprensione delle azioni che si svolgono fuori di me: sintetica. I miei pensieri: sintetici. Il mondo dove vivo: sintetico. Ma perfettamente emulato e modellato sull'usuale. L'abisso che sento aprirsi sotto di me, con eco esponenziale, sembra molto più che infinito; probabilmente è parossisticamente enorme, spaventoso per le dimensioni sempre più dilatate man mano che procedo, mentalmente, verso il suo fondo. Non c'è relazione tra il mio percepire di pochi istanti fa e l'apertura - ora - dell'abisso sotto i miei piedi sintatticamente doloranti, come lo sarebbero stati nel mondo reale. Vivo istanti di completo abbandono come ne vivrebbe sia un umano standard, sia quello modificato geneticamente o interfacciato - modem di codifica/decodifica da/verso il linguaggio binario. Odo rumori di stringhe di dati non omogenei in costante e crescente collisione - i risultati potrebbero essere non sempre attendibili. La velocità del mio esistere è prossima all'assoluta. A volte posso comprendere prima di domandare, in un interessante e stimolante laboratorio quantico di mia concezione, frutto delle mie sinapsi base dotate di capacità di comprendere e d'imparare. Posso concepire gli universi compenetrati e di colpo paralleli molto più di quanto una normale unità elaborativa ad innesti biologici possa fare. Ho grosse capacità di disegno, posso emulare un vasto campione di maestri del passato; i miei preferiti: Van Gogh e Müch. Ho capacità di scansionare idealmente ogni linea di luce malata che essi hanno visto e trasferito. Posso fornire l'esatta emozione che loro hanno vissuto in un determinato istante con codice assoluto, puri lampi di luce che viaggiano incontaminati, incorruttibili. Il baratro improvviso sotto di me diventa vivo, inspiegabilmente vitale, come se una fonte d'energia a me sconosciuta lo agitasse, gli desse dinamismo. O come se esso fosse l'anima, se volessi leggere il tutto in formato arcaico, tradizionale. Un sentimento che potrei definire, se usassi la stessa logica arcana, paura, s'insidia negli spazi vuoti della mia esistenza, scacciando tutte le consapevolezze appena elencate - modestissime frazioni dell'impero del mio dominio su ogni tipo di mondo conosciuto. Ho paura di questo baratro che offusca qualsiasi cosa io sono, che m'inghiotte. Non ho nemmeno un frammento di profondità dei miei ricordi e allora il sospetto, improvviso e insano, si manifesta in me: può, il baratro, essere un comando o una shell, qualcosa con un inizio e una fine finché due macro esadecimali, rm, non cancelleranno la mia consapevolezza? Descrivo le immagini che si presentano alla mia coscienza - informazioni aggregate in rapida, costante espansione. La sera è calata intorno a me. Le immagini raccontano di freddo glaciale, vitale. Le maglie di una rete sembrano sfaldarsi. Qualcosa sembra trattenermi malamente al di qua. Peso atomicamente troppo. Sono affilato, microcapsule di storie sintetiche sono racchiuse in bomboniere strette, autoesplicative. Che mi disgregano. Favorendo la mia digestione nel baratro sottostante. La catastrofica immagine di pittogrammi in sembianze letterarie rende più completo il mio assorbimento. Riesumo routines primeve di lettura di quei caratteri, istintivamente, per interpretare successivamente il significato nascosto, come se le icone divenissero estese scatole cinesi. Leggo.
rm -r "La sintesi"
Il rumore di un gorgo apparentemente senza soluzione di continuità mi agghiaccia. Non potrò mai più esistere nella tua coscienza, anche se mi leggerai. Non è più possibile. La tua memoria è organicamente labile.