BITSTREAM


Mi vedo nell'atto di urlare. La mia bocca sovrasta la scena ed è spalancata per lasciare uscire tutta la disperazione che è codificata dentro di me. È un momento orrendo. Sento che devo far decantare un'enorme marea nera viscosa come petrolio. Ho bisogno di respirare. Respiro ma non quanto vorrei. Aria. La cerco con affanno. Ho brividi troppo violenti. Guardo intorno con lo sguardo perso, ciclicamente, senza tregua. Convulsioni.
Ho soltanto osservato oltre lo steccato.
Ho visto in un brevissimo attimo secoli scorrermi davanti. Dentro.

Scorro nello spazio che mi separa dalla mia destinazione. Sole a picco sopra la testa, m'infuoca i pensieri - bitstream. La confusione di fondo di alcuni individui a me estranei lascia un piacevole brusio ipnotico, ma so bene che ai lati di questo percorso protetto esistono lingue di orrido dolore. E flash d'antiche esistenze in perenni, residui innalzamenti appena percettibili: se aumento il gradiente d'aggancio posso tranquillamente imbevermi di vecchie radiazioni - limite teorico pari a 2200 anni.
C'è una voragine qui, nei miei pressi. È sotto i miei piedi, ancora invisibile ma c'è, è palese. Si allarga verso le viscere terrestri come un cancro veloce; sembra una talpa meccanica ma è - credo - un corpo viscoso, pregno di buio. È come se avesse artigli, che strappano lembi di terra e radici e cadaveri al contempo, senza fare alcuna differenza.
Delle voci. All'improvviso.
Sono gorgoglii, come risate sommesse in crescita indifferente, inavvertibili se non al momento in cui ci si rende conto che sono diventate troppo alte. È in quel momento che lo spavento prende il sopravvento, che il cuore batte troppo ed i flussi d'adrenalina si muovono in perfetto parallelismo al bitstream dei dati in transito nel proprio organismo.
Domini e risoluzioni di domini in frenetiche interrogazioni.
Per un istante solo l'organizzazione del sistema operativo trapiantato nell'organismo prende il sopravvento. Per un solo istante…
Poi il tracollo. L'onda di paura diventa viva.
Esattamente opalescente, come un corpo esoterico. Ha un suo spessore.
Il tempo di spalancare la bocca e puoi ritrovarti ad imboccare nuovamente - loop apparentemente perenne - l'inizio del frame che pensavi di vivere in diretta. Ripercorri il breve tratto stradale. Acuisci i sensi quando il passato racconta diligentemente con la posa sapiente tipica dell'età vetusta.
Senti la voragine esistere, appena qui sotto.

Bitstream corrotti, come se fossero contagiati da un virus.
Sei il senso di dolore e angoscia, ora. Che prende vita dal tuo corpo modificato e sale ad incontrare le fasce magnetiche intorno al pianeta.
Sarai sempre presente, così. Will. Immortalità che passa anche per una perfetta calibrazione del sistema operativo installato nell'hardware: te stesso.
Ti percepiranno anche tra millenni, quando del tuo corpo e delle tue stringhe alfanumeriche rimarranno soltanto vaghi concetti storici.