MOVIMENTO III - IL NERO CONNETTIVO |
Nero elettrico. Un movimento di zigrinature in flash bianco e nero quasi invisibili. La connessione avviene direttamente nella corteccia cerebrale, onde radio. Quel velo prende, scuote, s'immerge dentro la nostra anima e la contamina con i suoi vocii di fondo.
Non è illusione. Non è assolutamente illusione. È realtà tangibile, non sai di quale livello ma è realtà. È una pressione sulla tua pelle. Quella modificata per permettere lo sfioramento di fasci di elettroni in complessità connettiva avanzata, frutto di qualcosa che trascende la psiche base software. La pressione si traduce in flussi ormonali di sensazioni glutinose, rapprese e addensate secondo una logica ad ordinamento. L'ordinamento si configura seguendo il mood del momento.
Intorno solo ombre non definite.
Intorno soltanto un ammasso informe di ombre senza apparenti influenze psichiche. Che si agitano per conto proprio. In totale assenza di gravità emozionale.
Il nero elettrico sembra agitarsi connettivamente impedendo l'afflusso di peculiarità troppo macroscopiche verso la mia persona, presente in duplice copia per via di alcune mie sviste in fase di programmazione finale dell'epidermide: sono presente nella mia carne ma ho un continuo processo di salvataggio nella rete. Posso essere ancora trasferito, in qualsiasi momento, verso un nuovo corpo carnale. Corpo astrale in corpo carnale.
Semplicemente una reincarnazione.
E ogni ombra presente si agita al mio cogitare, mentre produco elettricità affine al concetto di trascendenza del corpo. Le sento fremere, quelle ombre. Si collocano esattamente laggiù.
Così dei brividi arrivano a me, increspandomi la parete connettiva ed impedendomi la perfetta visione del mondo che mi circonda. Ho la vista pervasa da continue scosse, fruscii visivi. Scariche d'elettricità statica intasano le percezioni. Sto male, di conseguenza.
Ho conati di vomito che danno un delirio particolare. Postonirico. Come se ogni grano di visione fosse un corpo estraneo e andasse espulso con forza per non guastare il tessuto rimasto sano. Un cancro. Malevolmente arcigno. Duro.
Da laggiù. Da laggiù si muovono frotte di ombre. Altre ombre. Strettamente simili alle altre che avevo già intorno. Sono a fatica contenute da spettri software d'alberi. Spettri come lo sono io nel mio clone-salvataggio. Non sembrano intenzionate a muoversi rapidamente e così scorgo evoluzioni flessuose nel loro intimo luminescente. Fanno rumore, come la calda impressione di flash sulla retina e tutt'intorno. Rumore silenzioso. Lo senti solo con l'anima. Anima come un concetto evanescente, ora più che mai. Molto a che vedere col clone-salvataggio. Anima. Anima che si affianca a quell'antica e autoprolifera come cellule staminali.
Entropia. Ne sento il puzzo. Come zolfo.
Entropia e parole non dette ma in grado di far rumore. Non lo stesso rumore. Altro. Non rumore per assenza. Altro rumore.
Da laggiù.
Dalla boscaglia vetrificata per permettere una maggiore conduzione.
Chiamano.
Qualcosa chiama. Qualcuno chiama.
Dal passato atavico.
Verso sera.
Verso la notte che preme sulla mia pelle con un ossessivo tam-tam. Che stordisce. Che apre nuove visuali.
Non capisco il linguaggio usato. È emozionale ma ha un aspetto così selvaggio e terrificante che forse, semplicemente, non voglio comprenderlo.
La luce del giorno si è trasformata in tenebra profonda che avvolge e unge, quasi, con le sue chiazze d'atavica indolenza. Ci vorranno anni, decenni - parecchi - prima di riuscire a scardinare questo stato di cose, e solo a patto di continuare a realizzare una furiosa connessione invasiva. Nel frattempo la luce solare continuerà ad esser fredda, pur bruciando.
La luce del giorno si è nascosta dietro la tenebra profonda della notte, per timidezza e per inadeguatezza energetica. Sento premermi addosso tali certezze e capisco che non posso non farmi influenzare da queste percezioni.
Nero connettivo. Assoluto.
Che parla.
Chiama.
Mi immergo nella foresta vetrosa per ascoltare. Per farmi guidare. Per comprendere l'atavico connettivo esprimersi d'atavico biologico. Astronomico. Entropico.
Sono connesso e ascolto attentamente ogni angstrom sonoro che m'invita a scendere nei dettagli frattali di ciò che mi è narrato.
I grandi antichi…