OGNI FORMA DI SAPIENZA NON È MAI VUOTA E MORTA. MA VIVE. |
La paginazione era un discorso obsoleto. Avveniva con i vecchi sistemi d'impianto e provocava noiosi mal di testa ed altri effetti collaterali. Con i nuovi metodi, invece, si potevano sfogliare le pagine di un libro, di un giornale e di qualsiasi altro vecchio elemento cartaceo_elettronico con tecniche innovative, semplicemente impartendo complessi comandi in modalità postgrafiche, discriminando le pagine della propria mente modificata come se esse fossero, a loro volta, giornali, libri, piccoli opuscoli.
Il vantaggio era evidente e sconvolgente al contempo: bastava caricarsi - con una connessione veloce - una quantità abnorme di titoli, di materiale educativo ed anche d'immagini esplicative autoscompattanti - poco spazio occupato - per riuscire a portarsi tutto il peso informativo ovunque senza doversi collegare alla Rete connettiva umana, l'inconscio collettivo del postumanesimo che, in buona parte, aveva sostituito il concetto d'archetipo e d'anima popolare che aveva sempre imperversato, fin dalla notte dei tempi.
Era proprio in quella fase che qualcosa non era andato come doveva, fu proprio nel momento di carico compattato, quando un bit dispari era diventato di controllo ed aveva falsato tutto il ciclo mnemonico di download; lui sembrava non essersene accorto o meglio, aveva giudicato inutili ulteriori controlli perché una routine - di propria realizzazione - gli aveva assicurato che, grazie al protocollo ipv6_secure, avrebbe nuovamente scaricato i brani corrotti.
Cosa che non accadde. Non poteva accadere.
La visione del futuro prossimo gli apparve improvvisamente, come una folgorazione che, per l'intensità elevata, riesce a flettere il corpo all'indietro con un colpo di frusta. Quel futuro sembrava raccontare pezzi incongruenti, come se mancassero altri frames per costruire completamente il filo cronologico degli eventi. In quei brani accadeva che una forma opalescente, eterea come un contenitore ripieno d'acqua pura, si frapponeva tra lui e il resto del mondo; un biglietto di neocarta elettronica indicava strani simboli tecnici con indicazioni di specifiche tecniche e svolazzava nell'angolo morto della visione fino a cadere a terra. Un'abat-jour si accendeva con intermittenza asincrona, del tutto illeggibile se si volevano considerare le leggi della termodinamica e di Ohm, ed invece comprensibilmente logica se ci si lasciava sopraffare dalla sensazione che qualcosa fosse presente nella stanza, qualcosa di invisibile e dotato di propria volontà.
Il set di pics successive si stampigliò nella sua mente modificata con un fragore degno di un'angoscia insostenibile. Quell'angoscia aveva un colore, un sapore e un'intensità elettrolitica del tutto inusuale, e poteva risolversi con un'icona malferma e insana rappresentante l'uccisione di una splendida ragazza mediante squartamento vaginale. L'orrendo atto si presentava completo d'ogni particolare anatomico, e l'odore del sangue misto agli ormoni e a materia fecale si diffondeva benissimo nella sua psiche modificata ed implementata; un fiotto di vomito disturbò la visione - fiotto reale, si accorse di ciò dal sapore acido che gli saliva dall'esofago, e dalla sensazione di disgustoso fastidio che aveva in bocca - posizionandosi, curiosamente, proprio dentro all'incavo destinato ad implementare le funzioni neurovegetative spontanee, corredato anche da una connessione fisica - cradle - inserita dentro alle visioni olografiche che stava avendo. Lui diede una rapida scorsa alla quantità di materiale scaricato nelle meningi da immagazzinamento statico e si accorse che queste erano vuote.
Erano vuote!
E allora si chiese, con improvvisa angoscia fulminante, cos'era tutto quel traffico di dati visivo; chi e cosa aveva suggerito tale filmato craniale.
La risposta si risolse con un enigma graffiante ed acidamente scomposto. La risposta si fissava dentro un contenitore maleodorante su cui caratteri grossolanamente fetidi, di chiara matrice cuneiforme, si accumulavano muovendosi come se oltre a voler raccontare elementi di vita malata extracorporea la volessero proprio interpretare, come se essi stessi fossero quella vita.
Il graffiare acido corrodeva con algoritmi d'intelligenza psichedelica ogni bit del checksum; quel tracciare rumori su una lavagna d'ardesia del tutto artificiale e artefatta s'insinuava nei meandri della sua mente allertata troppo tardi. L'impatto susseguente si verificò ad una velocità spaventosa e disgregò ogni molecola senziente in grado di elevare a salto prigoginico un'atomica porzione di cervello biologico, così da far comandare, a quella minuscola unità mutata, il resto dell'organismo nel caso di una vasta necrosi. E invece, visto l'alieno andamento della crisi, tutto appariva perso. Tutto era in perfetta e spettacolare decomposizione rapida, come se fosse accaduta una disgregazione a contatto: la primeva forza atomica.
Nell'angolo smorto della visione qualsiasi impressione andava compattandosi, e le pics prima mancanti ora si aggregavano con un collante e catalizzatore sconosciuto che era in grado di rivelare le scene assenti. La luce elettrica dell'abat-jour continuava a lampeggiare come in preda ad una possessione dell'anima e svelava, in perfetto codice binario - come l'antico morse - il nome di chi muoveva quelle fila.
Elizium.
Il nome di un suono.
L'entità nata da una sintetizzazione filtrata da un modulo d'immagazzinamento in avaria. L'entità rinata da una sintetizzazione errata.
Ogni forma di sapienza, antica presente o futura, errata o perfetta, non è mai vuota e morta. Ma vive.