LE REGOLE SONO CRIPTATE


Qualcosa mi viene incontro.
Un gruppo di persone. Un gruppo d'entità che sembrano umane. Posso dubitare di qualsiasi cosa a quest'ora della notte: mi sono perso nella solitudine della periferia urbana, quasi agreste di quest'informe città.
È freddo ma non importa, sono ben coperto. Ho bevuto alcol oltre ogni limite consentito ed ho assunto quantità consistenti di dissociatori. In un barlume di coscienza espansa posso ben pensare che quegli individui siano me stesso visto da un altro punto di vista. Ma so, trasversalmente, che sto sbagliando. Loro sono vicini, ora. Sono prossimi alla mia persona.
Hanno sguardo vitreo eppure deciso, sono spiriti - lo leggo sui miei display retinali; fanno paura. Ho sempre desiderato un incontro etereo, un trascendere la mia dimensione per andare ad affondare, negli interminabili istanti susseguenti, nella pura incoscienza di un mondo d'ombre. Ed ora ci sono. Sono in prossimità, sull'orlo di un abisso. Come se fossi sul punto di precipitare verso un canyon infinito d'orrore e d'oscurità. D'entità disincarnate che hanno il privilegio d'essere coscienti del proprio incedere nel buio.
Eccole. Mi sono di fronte. Sono cinque individui dallo sguardo sconvolto. Non mi guardano direttamente, ma mi sentono. Mi fiutano come se fossi una preda. Lo sguardo ferino. Mi attraversano.
Sono le tre e quarantacinque della notte; il gelo invernale mi stringe ovunque e posso trascendere ancora l'ordine delle cose. Guardo intorno. Guardo le fronde. Le comprendo. La loro natura vegetale per me non ha più segreti. Ma non sono dei vegetali come comunemente si crede: possiedono il dono del sincretismo tra gli elementi, e tra gli esseri.
Le fronde muovono se stesse al ritmo della mia sensibilità, mi è oltremodo evidente ora. Ora che sono pervaso da brividi e ragiono con la mente amplificata dal tempo e dallo spazio. Amplificata dalla mia prestanza, ubriaca di discendenza matematica.
Soffoco guardando lassù, la balza. Soffoco sentendo la notte vivere con tutte le sue ombre dentro e fuori di me. Soffoco percependo il nero colarmi intorno e rivestire i miei algoritmi di buio sintattico. Sono solo nella mia dimensione, qualcosa è cambiato da poco fa.
Sono solo nella mia dimensione, ed ho rapidamente dimenticato i miei contatti terreni, la mia discendenza…

Madre, non so chi tu sia. Madre, non so chi tu sia. Madre, non so chi tu sia…
Una nenia ipnotica.
Madre, non so chi tu sia. Ma ricordo i miei trascorsi.

Sono completamente sballato, ora. Posso addirittura morire e cercare il nesso della mia follia terrena nel banchetto d'ombre che si dispiega davanti a me. Ho brividi, intensi e intimi fin dentro la mia estetica terrena. Minata. Non più la stessa.
Sono cosciente che potrei estinguermi ora, adesso; sono cosciente che questo luogo è pregno di qualcosa d'asfissiante, che prende alla gola e non mi fa respirare. Sono cosciente del modo in cui sono caduto nell'oblio e, contemporaneamente, sono consapevole dell'eterno presente in cui mi muovo; è tutto così lucidamente onirico, ora, da apparirmi come chiaro, ma soltanto per questa sessione. Così, i dettami delle paranoie matematiche si svolgono perfette di fronte alla mia percezione dell'ordine, costruiscono losanghe di ragionamenti intessuti da ossessioni perfettamente disposte secondo la loro importanza numerale. Non solo: è chiaro ora che ogni numero rappresenta una collocazione, e ogni collocazione cerca di sfociare in quel tipo di follia da catalogo che ben si presta a far fuggire qualsiasi unità d'esistenza estranea del mio mondo. Ho soppresso l'elemento caotico, finalmente. Ho cancellato il fattore che mi faceva sollevare l'eccezione.
Guardo in faccia le fronde, il loro lato nascosto che solo io e pochi altri vediamo. Chi sei tu, che ora rientri nel tuo guscio? Chi sei tu, che uccidi la mia coscienza terrena? Posso infrangermi nel tuo particolare enigma entropico?
Un movimento percorre tutta la balza dove mi trovo. Mi guardo intorno, con occhi smarriti, e scopro che vicino non c'è null'altro che solitudine; sono nel kernel di un piccolo bosco nel cuore della notte pesta, buia, e con occhi matematici scruto la consistenza della mia paura, e la scopro ancora più profonda di quella del profano percettivo.
Ho dalla mia la teoria. Il caos e i frattali.
Ho dalla mia la persistenza della razionalità di ciò che non conosco.

Sai cos'è l'eterno presente? No? Ecco, ora potrai studiarlo all'infinito: l'eterno presente in cui le movenze oscure del nero malefico ciclano dentro di te è proprio ciò che succederà per sempre, dentro la tua psiche. Derivate e costanti di Planck le confermano.
Non hai più scampo. Tu sei il cespuglio di fronde su questa balza.