Movimento II - Reprise |
La musica č elevata
il caos digitale si alloca esattamente nelle giuste sinapsi
quasi alba e ti trovo perfetta nella veste lasciva tra i ruderi.
Mi guidi verso le tue cavitā
la notte muore insieme ai suoi splendidi demoni
il delirio sonoro si alza verso essi, risucchiati dal buco dimensionale in cui precipitiamo.
Lady Caotica sorride, siamo neri di presenze.
Tra i ruderi, le luci del giorno provano ad infiltrarsi. Si fanno strada tra il caos sonoro e le entitā postumane da cui traboccano dati musicali in overflow.
I tuoi occhi si muovono seguendo una traiettoria sensuale, sembrano aghi di ghiaccio conficcati nella mia anima.
Ora ti appoggi su delle pietre, vecchi mattoni di una cattedrale che risuona ancora dei canti di un tempo, feroce stridore col digitalismo sonoro che si nutre dei corpi danzanti un po' pių in lā, nella radura; ancora oltre, sullo sfondo, la selva brutalmente antica e primordiale danza con i suoi tempi, tutt'altro che sbagliati, e insegna il sincretismo col tecnicismo.
La Lady mi scruta, mi cerca. Mi vuole.
Uno strabordare di dati č un effluvio biunivoco da me a lei da lei a me, un perfetto dialogo in cui i codici usati sono macro d'informazioni del profondo cosmo e di tutte le arcaiche entitā che nasconde. Le stesse di cui ho premonizione osservando la Via Lattea che ruota, che dā vertigine, esattamente come i bit spuri del checksum in uscita dagli impianti empatici del rave.
Il pallore della Lady č diafano. Mi conquista e lascia presagire tutto il caos che amministra nel profondo del suo kernel animista. Mi vuole, brama le mie carni miste di tecnologia. Ricorda le notti nell'hotel.
Ricorda il sangue e gli umori scambiati.
Ora vuole le stesse cose di allora, di quando le notti scorrevano estranee nell'hotel; ora desidera giacere su questo luogo d'incanto mentre l'incantesimo ed i sabba antichi si ripristinano come una versione precedente di software. Lei mi dā un'altra occhiata roteando gli occhi, rovesciandoli, lasciando trasparire il bianco candore del suo bulbo oculare. Osservo delle figure evanescenti apparire in sublimazione rapida dietro al suo corpo, come degli arabeschi a losanga che diventano subito aria, odori, brividi di freddo lungo la mia schiena sottile; il caos irrompe a cavallo della musica fin dentro ai centri nervosi del mio essere trasformato: il bulbo oculare di lei mi scruta con quell'impossibile bianco pazzo che sconvolge.
Mi ha.
La ho.
La carne dentro la carne, a perdersi.
Schizzo in lei filamenti di DNA cosmico.
Lei li assorbe li mangia, li beve. Li trasmuta. Li filtra per ottenere passaporti dimensionali ed equazioni quantistiche, sempre comode.
Ho visioni d'insieme complesse che tendono a raggiungere un apice parossistico, guidato ora dalle ultime bordate musicali provenienti dalla festa; la luce ha vinto la sfida, č riuscita ad insinuarsi negli interstizi architetturali postumani ed ora erompe su tutta la campagna, acquieta gli alberi e la selva tutta. Io continuo ad affondare negli anfratti carnali della Lady e rapito da emozione mistica osservo il confondersi della luce dirompente col ronzio selvatico, e percepisco la marea sonora incollarsi sulle vecchie mura e su noi - sinestesia.
Non credo di essere qui alla festa, ora. Non completamente, almeno.
Do l'ultima spinta dentro di lei, e sfondo le pareti dimensionali dei nostri corpi carnali per sgorgare in altri modelli di realtā caotica. Acidamente veri.