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I




Non c'è tempo di sentire, né di capire,
flussi isterici di luci combinate, immagini;
un comando distorto di comando, avariato,
è sceso in cantina.

Allora immagini, immagini sono,
potenti di sé ti ingoiano no, sono espanse e tu vuoto, ti riempi.
Fascino, il fascino di un buco nero:
è una lussureggiante perdita di volontà.

Deviato obliquamente ti muovi, mi muovo nell'aria,
ascolto i miei pensieri li guardo, sentendomi vuoto di forza,
vuoto di carenze,
vuoto di muovermi con volontà verso le parole che sento,
deboli dentro me.



Aveva appena finito di criptare quel testo. Non sapeva come chiamarlo; decise non senza difficoltà: A new explain (The old). L'aveva chiamato così perché lui si esprimeva ora per immagini, un sistema che era nuovo per molti, ma che aveva già sperimentato nel passato. Ronzii nella sua testa, violenti, accompagnavano un senso di nulla che lo spossava. Batteva come un percussionista sulla tastiera, sul tavolo, sugli apparati elettronici senza motivo, e ne traeva una strana forza, analogica, che lo portava in fondo ad un corridoio dove con la sua immaginazione si vedeva vestito come un bambino, le SCAN collegate sotto i capelli. Scossa elettrica; una lunga scossa elettrica attraversò il bambino che stramazzò, un lungo rivolo di bava in cui si rifugiava tutta la vitalità di quell'esserino fu il particolare più visibile, il resto carne bruciata. I.E. Riconosceva l'incubo elettronico perché brevi scosse accompagnavano un sapore ferroso sotto la lingua, come elettrolisi. La notte era eterna intorno a lui. Steam non poteva non avere come compagne le tenebre: era morto da un periodo imprecisato ma la sua anima era ancora nel Network. Prigioniero non capiva come, era un substrato di software che fluiva nello zero assoluto dei SC senza tregua, senza possibilità di connettersi ad un eseguibile, essere un virus. Era invece schiacciato dalla carica elettrica di milioni di bit che viaggiavano in maniera parallela su di lui, impalpabilmente perché lui era impalpabile, qualcosa di non definito come l'idea di software. Improvvisamente le schede di emulazione sonora verso cui era spinto emisero sibili di psichedelia oscura, forse digit tirati e distorti; vi cadde dentro e fu come prendere un trip sintetico e subirne le conseguenze, visive e paranoidi.



Quello che resta di un giorno, passato,
è fissato sul vetro di una finestra, nostro specchio:
i racconti noia, i racconti colori, i racconti nell'anima, i racconti sporchi
come temporali notturni.

E poi arriva qualcuno,
muove parole nei suoi sentimenti, sensi di angoscia
- dispair -
carezza il tuo volto rigato di sconfitta,
di echi ricordi cadenti,
per darti un calore insano, per darti un calore spento,
come una triste storia echi ricordi fantasmi.

Nessuno può avvicinarti, tu non puoi ricevere,
una casa di nubi scure verso il suolo impenetrabile mentre qualcosa,
a volte,
strappa la tua anima per induzione.



Si era svegliato. Lo stesso software era un pessimo incubo. Passato. Le parole che aveva appena scritto erano venute spontanee, senza una radice particolare, qualcosa proveniente da una fonte dentro lui sconosciuta, forte, nascosta. La solitudine del suo stato era desolante, echi di urla rimaste a girare, rimaste ad infrangersi addosso alle pareti della stanza lo investivano ma ne percepiva soltanto l'impressione, soltanto la sensazione di una pesante, oscura lastra di peperino sulla sua prigione. Come spiegare a se stesso, altrimenti, quella sensazione di angoscia che aveva ogni volta che si svegliava, ogni volta che pensava di uscire, ogni volta che voleva comunicare con qualsiasi mezzo possibile la sua condizione di sofferente, di emarginato. Improvvisamente qualcosa di più pesante del buio calò intorno a Steam. Era una sensazione di trascendentale stupore. Presto tutto cambiò posizione, divenne obliquo nella sua immaginazione. Il suo asse di osservazione divenne inclinato e delle crepe apertesi nella sua fantasia entrarono; irruppero figure minime di desolante tetraggine, qualcosa che ricordava i sentimenti ma che di essi non aveva nessuna fattezza. Più della forma era interessante per Steam assorbire l'impressione che essi offrivano dal loro immediato contorno. Era software. Allo stato puro. Se ne rese conto tardi. Una stringa di bit in traduzione EBCDIC passò rapidamente davanti ai suoi occhi, due porte parallele impiantate tempo addietro; vi riconobbe il testo criptato del suo sogno, e le immagini presero a fluire a lotti di Mb. Vide scene di vita in un appartamento, scene di tedio; la casa era fredda e in disordine ed era situata in un luogo gelido. Aveva ampie vetrate. Qualcuno vi camminava dentro, avanti e indietro, e aveva visioni di spettri, di giovani suicide, di sensazioni deprimenti. La Morte accartocciò i resti inanimati dell'inquilino caduto, in rapida sequenza, prima sui suoi stessi passi e poi giù dalla sua finestra, in una poltiglia sanguinolenta. Come un Heart-Beat, come un Point-Marker di un nastro letto ad alta velocità appariva la label "JOINT", come se si trattasse della fotografia di un defunto posta sul comodino. La sensazione di obliquo, impalpabilmente, parve sfumare. Lo stato di percezione acuta era decaduto; stanco, Steam si addossò presto sulla parete rimanendo con il respiro aritmico, spezzato. La sua calma esteriore era una maschera del suo senso di realtà compromesso.

Ore. Giorni. Qualcosa in Steam distorceva il senso del tempo.



Tempo. Tempo di muoversi.
Immagini dagli occhi verso ciò che davanti. Cosa davanti?
Un vaso di fiori rivoltato, sta sciogliendosi,
le briciole di qualcosa cullato, qualcosa cresciuto in,
è un respiro corto, cantato di ritmi.


Allora, tempo, and sick,
qualcosa di indefinito.




Steam scrisse queste parole appoggiato al mobile della cucina. La cucina, chissà perché, gli ispirava quel senso di tempo distorto in modo accentuato, ma tutto in quella casa lo stordiva. Il computer si accendeva di luci improprie, si rivestiva di noia uscita da connessioni rapide in bioniche combinazioni, in standard configurazioni, e il fumo che Steam esalava dai suoi polmoni - stupefacente - lo esaltava pensando anche concetti relazionali. D'un tratto fiocchi di nostalgia madidi di tenebre fluirono incandescenti come il ghiaccio, polvere, da una finestra all'altra del suo terminale, e indicava, Steam indicava ridendo in modo fesso col suo dito puntatore, i bordi gotici delle finestre stesse. Lasciò cadere la sua testa all'indietro; i suoi occhi strabuzzarono ancora più indietro, dentro la sua testa. Configurazioni sonore in ritmi ossessivi, chitarre distorte cupe, la sua testa girava, anche, ed era rivolta verso il gorgo Maëlstrom uragano, verso il buio centro delle EPROM riprogrammate. Era difficile ormai per lui tirarsi fuori da quella valanga di orrore mentale; sconnesse di botto, allora, le sue prese craniche - Soft - interrompendo il collegamento con qualche sconosciuto dall'altra parte. Le anime condivise ridivennero multiple e a Steam rimase la bocca impastata, come di ritorno da un "giro" stupefacente. La televisione satellitare gracchiava...


II


Guardava quel borgo, il suo quartiere. Al crepuscolo, il suono delle campane imbeveva tutto l'ambiente in un opprimente batuffolo di ovatta sporco, non c'era più nulla dell'aria di paese, della piccola provincia che un tempo quell'agglomerato aveva. Grida di connessioni selvagge ai network impregnavano i sensi, non solo l'udito, e folate di vento umido e freddo portavano via nugoli di carta, carta straccia, che tutti buttavano via; l'era dell'IE aveva contagiato tutto, ogni essere, così molta gente in orrendo silenzio si trascinava sui marciapiedi, senza guardarsi, osservando obliquamente le alte torri di cristallo opaco, sfuggente. Qualcuno raccolse dei volantini credendo fosse carta straccia; trasformazioni di smorfie, di più, cambiamenti di identità: identificazioni in esso. Migliaia di quei volantini volavano in circolo, facevano mulinelli verso l'alto e le poche persone presenti in strada si rifugiarono nelle loro case, in preda a sensi di colpa inspiegabili. I lampioni già accesi, in breve tempo, illuminarono il nulla, un deserto ventoso che portava via anche il senso di solitudine. Ora una sensazione di tempo imploso da calcoli di compressione si faceva strada tra i fantasmi di tutti quelli che erano rinchiusi nelle loro case, tra i giorni nascosti negli angoli bui dell'abitato e codificati ermeticamente per non essere scoperti, per non essere rimasterizzati. La città sintetica respirava come un malato sintetico, ma il malato era così sintetico da essere vero, da essere coincidente con i degenti. Tutte le sensazioni erano un flusso elettrico e quel vento le disperdeva causalmente cambiandone il valore logico, invertendolo. Così, tutti erano rinchiusi sperando di sfuggire alla tempesta elettronica - tutti i Main erano in overflow di logica - e Steam si vide venire addosso uno di quei volantini; sapeva di esserne immune, lui ne era l'autore, ed il compito di distribuire i suoi versi aveva voluto lasciarlo, questa volta, al caso, era stanco dei suoi tanti appelli nelle caselle del Network. Visioni, allora, di lampi di sole susseguenti al buio, rapidi, come giornate in sequenza di 150 Mhz, e le costruzioni sembravano cambiare significato; morfologia espansa ad alta definizione bucavano le 3D, proiettandosi verso un profondo che non era da nessuna parte ma finiva nel centro neurale della sua SCAN, delle sue SCAN a scomparsa sconnesse. Fu allora che si svolse tutto in un suo istante, l'istante di Steam. Le case abitate assorbivano quelle folate gelide; dentro, gli inquilini decantavano quelle dentro se stessi ed esse mutavano in nuvole tempestose, come una cortina di fumo nero attratto verso il sottosuolo.

Steam era ora in strada, ora dentro la sua casa, ora fuori dalla sua testa; il volantino, scoprì con disgusto, non era mai esistito e la popolazione era troppo, troppo share per camminare nella via. Le nubi colavano ora anche sulle enormi torri di cristallo nero e l'abitato sembrava rifiutare se stesso, gli altri. Steam digitava sul suo schedario esteso CRD, al 27 novembre:



Fogli di carta, carta idiota,
e la gente espone, ride, si accascia.


I giorni si affliggono sull'altro,
altro di sé, non più;
il tempo cambia in temporale sulla città e tutte le case, tutte le strade,
tutte le immagini sublimano, loro guardano.
Essi catturano il brutto tempo,
essi ingoiano il vento, e poi entrano nelle loro case,
le loro case fatte ora di loro,
le loro case di buie nubi a cadere.



Mentre trasponeva in CD-ROM-RW i suoi pensieri capiva che tutto era stato un attimo di fantasia; alzò gli occhi dal terminale e guardò oltre la finestra, giù in strada, vedendo la notte deserta occupata dalla tranquillità. Decise di spogliarsi del Data-Int-Glove; alzò gli occhi di nuovo e vide giù, in strada, il crepuscolo di una giornata ventosa, pochi passanti che, svelti, andavano verso le loro case. La Printer stampava, criptato, ciò che era stato inserito quel giorno, il 27 novembre.

IDEOGRAMMI.

Ogni parola aveva assunto un simbolo, una picture. Rimase alzato tutta la notte a ragionare su quel concetto: l'astrusità di un vocabolo era sostituita dalla immediatezza di un'immagine; i pensieri, in definitiva, sono immagini.


III


Steam era trafitto da sensi di dolore. Qualcosa di enorme, qualcosa che minava il suo spirito si era impossessato di lui e lo faceva rotolare sul letto, insonne, apatico. Si sentiva legato ad una enorme griglia rovente, si sentiva incendiato dei suoi pensieri, tanti carboni ardenti che cuocevano la sua anima. Degli stralci musicali giravano continuamente nella sua testa ed erano brani particolari, brani che arrovellavano i suoi pensieri al calore rosso di un sole imponente, assetato, pesante da schiacciare tutto il suo essere in una pressa di tritolo. Pensava fosse interessante, nonostante tutto, analizzare quei pensieri, quelle impressioni, connettendosi. Il dolore della SCAN, anche se era di materiale morbido, fu intenso. Flussi neurali viaggiavano in entrambi i sensi lungo il coassiale; a domanda, a sollecitazione digitale dell'uno, rispondeva in analogico trasposto in bit - come una vecchia registrazione AAD - l'altro. La febbre sembrava aumentare. Il disagio, il malessere era un punteruolo che trapassava Steam in modo selvaggio; si sentiva come un animale braccato, come una belva inseguita da predatori micidiali, da assassini.



Ripeti l'errore,
caccia in gola tutto l'orrore e sputa sullo specchio,
lo specchio che deforma, lo specchio che sforma;
istanti che girano in tondo, istanti che contano un attimo,
ricordi di un pensiero mentre il desiderio prende e la stanza è chiusa
e la porta è serrata,
mentre il fisico decade.

Molto di un'esistenza è ermetico lì dentro, molto,
molto;
ripeti l'errore,
ripeti l'orrore,
la tua esistenza è una botte di vino marcio di febbre, quella febbre.
Ora il malessere è decostruito in parti essenziali, tante cuspidi roventi taglienti il tuo umore.

La tua linea è malata, la tua anima...
trafitta dalle spine.



Erano le sue impressioni più intime, trasposte su CD-ROM-RW. Lo scambio era avvenuto naturalmente, i bit di parità avevano settato gli indicatori neurali e gli invertitori logici avevano inviato lotti di informazioni impaccate; un lieve ronzio nella mente di Steam era stato il segnale rivelatore, quello che dava a lui un lieve fremito alle membra. Una forte emicrania lo accompagnò per tutto il resto del tempo, fino a che la sua attività cerebrale non si ridusse al minimo, conseguenza della sovraesposizioni a polarizzazioni digitali. Mormorò nei suoi pensieri parole in sequenza, sconnesse, sussurrando a se stesso, nel silenzio più assoluto, di lasciarsi rotolare su un tappeto d'erba, e poi di bagnarsi le mani, i polsi, le braccia con del liquido rigenerante per HD; pensava di vedere due soli incandescenti avvicinarsi minimalmente, inesorabilmente, vedendosi nella traiettoria di collisione. Il delirio. La consunzione. La lussuria di un desiderio carnale consumava le sue cellule cerebrali, quelle che erano rimaste non contagiate dalla febbre devastante; il fuoco di una passione gli parve in grado di purificare tutto, anche i suoi malesseri, i suoi pensieri. Staccò con le dita bagnate di sudore la SCAN vedendo, proprio in quell'istante, una scena Hard-Core sul video del suo terminale. Le sue labbra, secche, si serrarono; pensò di aver perso definitivamente l'innocenza, violentato, stuprato da input digitali.

La notte gli ronzava addosso, il calore ora era elettrico, dipinto di un infinito scuro.


IV


I tanti giorni che erano passati, forse troppi, rischiararono la memoria del pomeriggio, pomeriggio racchiuso da un nastro d'asfalto rovente, infinito. Steam era appoggiato al visore di guida come un mozzo al turno di guardia di un altro; sorseggiava. Languidamente. Nel suo cervello erano calate le tenebre, tenebre elettroniche. Un nuovo incubo elettronico era prossimo a manifestarsi, per questo teneva i suoi occhi inespressivi persi sulla strada, in adorazione di un desiderio di fuga. E la sua mente partì.



Fuga.
Fuga.
Come un coro, maledetto lontano.

Miscele di Mescal, Mescal a scalare, un urlo,
troppo sangue, sangue istupidito, gira in infernali paradisi,
dipinti grigio scuro,
schizza violento nei tuoi buchi, i buchi immensi.



Era tutto registrato. Blocco note a svariate Ghz in viaggio a troppe decine di chilometri in unità di misura. Steam era un sacco di patate, inerme, affrontava bastioni della sua immaginazione come Don Chisciotte, e ricordava molti lotti di indirizzo assoluto indietro a ciò che aveva visto nei giorni passati; e il fuoco esplodeva, e il cielo diventava fuoco. Lui scappò immediatamente, come stava facendo ancora. Gli sfuggiva tutto il nesso. Gli sfuggiva la realtà! Tirò violentemente la leva del freno elettronico; scese dalla vettura. Notte, notte estremamente fonda. Era un pazzo visionario? La sua mente sembrava rifuggire la realtà, come due poli identici; reale la realtà e la sua mente, così una delle due doveva schizzare lontano, lontano, come un fuoco nello spazio.

Aprì un ulteriore sportello della notte e solo allora si rese conto di essere con un piede su uno dei tanti reali possibili, con l'altro, chissà... Fuoco, fuoco sacro, fuoco purificatore, la sua mente purificata al silicio appariva stanca ma non vinta, la sua mente, ammasso di microcircuiti organici - altro non era, in fondo - primordiali, antichi. Ombre di Suméri, di Egiziani. Ombre di un sole solo immaginato, e potente; era sicuramente il caso di saturare la presa cranica con silicone organico, era diventata ora troppo sensibile alle correnti negative, autoindotte da Steam stesso. Comunque, nonostante tutto, era riuscito a muoversi dalla sua stanza, la sua prigione volontaria fino a qualche giorno prima.

Deciso, mise il piede in una di quelle realtà. Una folgorazione lo precipitò in un abisso oltremare, oltrereale, "Land of dreaming" vide scritto sul cartello a led rossi lampeggianti anni'70-io-ce-l'ho-sono-più-figo, al posto del legno, stile Tex-Rangers-Indiani-Sioux. Hannover 1995 nella sua immagine fissata sul suo visore impiantato nel suo cranio, in posizione strategica. Il suo visore mostrava lui, Steam, nell'atto dissacrante di pisciare su un blindato; in realtà egli allora era rimasto sempre a casa, la sua testa esplodeva in rivoli di dolore - ricordava - ed esplodeva ancor oggi, violenta, di un nero-violetto-cremisi-rosso-sangue-marcio-disfatto-ionizzato-siliconato-conduttore; conduttore, sì. Ricordava di essere conduttore elettrico. Doveva fermarsi. Il dolore era estremo così come la sua noia; passava tutto il tempo fuori dalla sua testa. Da un altopiano vedeva una città sotto di sé, un arco fiammeggiante illustrava come un arco di trionfo l'ingresso, proibito, della città dei morti, dei maghi. Dolore interiore. Raggi emozionali infrangevano tutte le forme visive che rompevano il buio: partivano da Steam stesso.

Recise con forza quel mondo possibile. Ora la strada davanti a lui era immersa nell'oscurità e silenziosa; ora dentro sé sentiva un raschio alla gola. Si accorse che stava urlando interiormente in circuiti ibridi, in circuiti rinnovati di silicio puro, duro. La sua voce era connessa direttamente al suo emisfero invertito, riprogrammato. Rimontò sulla vettura e ripartì, la sua angoscia non diminuì minimamente, la sua ingordigia di misantropia veniva ora incisa su CD-ROM destinati al mercato illegale, per interfacciare da n a infinito, al limite della sconnessione.

Ancora luce e fuoco dentro l'abitacolo della vettura. E caldo, molto caldo.