RAM |
I |
Diametralmente opposti
segnano punti di approdo di esistenza,
sono linee di luce polare, false,
lasciano ombre fittizie.
Tutti i sogni sono cacciati dietro,
dietro le ombre.
Il paesaggio era desolato, e desolante era il suo impulso vitale.
Le abitazioni si stendevano tutte in linee ordinate ed erano costruite uguali, clonate tra loro: la stessa, medesima, tecnica con gli stessi, identici, materiali.
A guardarle bene c'erano particolari che le differenziavano ma, dopotutto, erano veramente minimi: finestre disposte diversamente, colori dati con pennelli di densità-colore differenti dai Capostipiti... I Capostipiti erano i capofamiglia, i generatori di quel villaggio-oggetti perso negli indirizzi di qualche memoria abbandonata.
Gli abitanti erano eterei, abbandonati a se stessi, erano materiale di scarto di elaborazioni accademiche Post-RAM-Neurali.
Gli abitanti sapevano di non essere soli nell'universo RAM.
Gli abitanti sapevano che la loro natura accademica era diretta conseguenza dell'impiego del substrato SILICON, su frame universitari.
Gli abitanti erano emozioni di scarto di alcune connessioni craniali di Steam.
La notte lì non era mai completa, ma linee di debole luce in circolo spezzavano la monotonia - con altra monotonia - del buio desolante. Esistevano vettori pseudo emozionali che portavano - come informatori pony-express - bit di Bytecode neo-oggetti a destinazione, verso altre nicchie abitate.
Era un villaggio, quello, costruito con codice di programmazione avanzato, pura vitalità creata drag and drop da funzioni non autonomamente intelligenti, ma comunque dotate di range decisionali estesi.
L'autodeterminazione delle entità risultava essere estrema, intrinseca nel loro codice genetico impaccato esteriormente ma basato filiformemente su Bytecode significativi, se corretti in ottiche iconografiche servoguidate; quello, in altre parole, che succede in sistemi esperti ad eventi, solo notevolmente più estensibili dal loro Habitat.
Il piccolo, la misura d'uomo, il grande e l'estremamente piccolo: microcosmo. Era RAMcity versione 148 Pin, configurazione Uni-Skull-Hole.
II |
Quando le entità di Steam dormivano erano in grado di generare onde psicotrope - assimilabili a onde psicotrope naturali - decisamente digitali, anche se non particolarmente complesse; la psiche su cui si muovevano era ancora primitiva, le inibizioni erano solo concetti lontani, evoluzioni probabilistiche estremamente lontane.
Si trattava, in sostanza, di rapidi flash emotivi, fantastici, fascinosi, che si ergevano e comunicavano con le altre entità nelle loro abitazioni attraverso canali privati - stesse logiche funzionali di quelli pubblici. Essi, comunque, erano nascosti dietro le colonne portanti di vecchio codice procedurale, destinato a disintegrarsi al primo, improbabile attacco ostile.
Il codice procedurale era un clone senza funzioni operative del Pentagono, o forse di ciò che rimaneva del Patto Atlantico.
Le entità di Steam sognavano lunghe corse su prati verdi di palette grafiche, di cieli stellati in emulazione, di lontane fattorie in località impervie - massi di porcellana tutt'intorno, a proteggere - di sorgenti di acque nere striate e macchiate viola, di radiosi notturni di paura arcaica...
Le entità di Steam sognavano incubi terrificanti di paranoie estese a forme inumane, partendo da visualizzazioni standard. Alcune notti elettroniche rimanevano inerti tutti i finti personaggi che popolavano gli incubi, altre notti falsi ideogrammi si agitavano innaturalmente, cambiavano forma con logiche sconosciute, nel buio, divenendo fosforescenti.
La forma era sempre evanescente. La forma ora era costituita da innumerevoli costole cangianti, anelli di costole incommensurabilmente complessi che si agitavano come un feto, prendendo sembianze di un feto, e che si scioglievano subito dopo in un brodo decomposto inorganico, vivo di vita digitale - le barriere di codice procedurale erano sempre dinanzi a proteggere le selvagge visioni oniriche.
Come una scena di sacrificio demoniaco, ripetuta al rallentatore - musica dissonante ipnotica - una ragazza, un'idea di ragazza rincorsa da concetti eterei, contorti, prendeva tutte le vie virtuali, rubando spazio ad informazioni reattive, effettive, comportamentali.
Tutta RAMcity era una terrificante visione.
Tutta RAMcity mutava graficamente - in emulazione - e diveniva la visione.
Le entità di Steam subivano la pressione, le visioni personali si intersecavano con le altrui, i puntamenti spontanei a zone oscure di RAMcity mostravano facce mai conosciute di tonalità vocali ingannatrici, di preghiere tentatrici, di focolai maligni in attesa...
Esse, le impressioni depositate cranialmente da Steam, subivano, come gli assuntori di psichedelici, enormi iati di paura.
Una forma di volto si configurava e dissolveva esponenzialmente - espressione malefica, profonda - su tutto il suburbio inerte, lasciando scritte nel nulla parole come bolle d'aria, sospese su un velo, sopra le entità logiche abitative:
La saturazione dell'orrore
non nasconde l'abisso.
Esso chiama, assorbe, satura.
III |
Lo stato dei sogni: zero logico.
Sul terreno siliceo strati di fantasie morte.
Sulle abitazioni generatrici una patina untuosa, materiale acido digitale.
I sensi di Steam incapsulati piangevano il distacco dal loro padre, si sentivano orfani e lasciati agitare al vento inesistente: un'impressione di abbandono mortale.
E-mail lanciate nell'etere senza dimensioni, dissonanze che lancinavano chiunque si frapponesse, messaggi senza speranza di essere recapitati, attimi disperati, attimi senza proscenio, premesse all'elisione...
Come tante micro-collisioni, insignificanti, l'essenza dissociata di Steam si dipartiva atomo dopo atomo, bit dopo bit, nel nulla, in attesa del collasso finale, inderogabile. Furono necessarie diverse unità di misura del tempo - aliene - e poi, l'irrimediabile avvenne...
Campi fluidi.
Evanescenze radiose assorbite in spettri cromatici invisibili, ultravioletti.
Ombre atomiche di software impresse sui vettori di comunicazione tra oggetti; i ricordi di esistenza erano ormai dissolti da troppi eoni ciclati, misurati in lotti di centinaia di Hertz. Silenzio.
Silenzi.
L'opportuno impulso potrebbe ridare forma ai bit di RAM, nuovi ordinamenti nuove vite.
Prosaiche figure. La fine dei sogni, di una forma di sogni, almeno; la sensazione pressante di una coltre che protegge, che scherma...
I sogni di Steam di quella notte odoravano di camere ardenti, tuttavia erano popolati come concerti, come veglie funebri. Il sangue pompava con potenza emozioni di onnipotenza, ambrosia corrosiva.
La realtà era rimasta sospesa, fluttuante troppi metri sotto il palcoscenico onirico.