ATTRAVERSO |
I |
Frattalizzazioni di sentimenti.
Freschi desideri ridotti a lunghe catene di monomeri matematici.
Visualizzazioni interne di concetti espressi in stringhe di codice ideografico, nuova release.
Steam era in un giardino, fioriture di frutti selvatici, fioriture di piante poco disposte al Sole. I movimenti sull'erba, le sensazioni di lievità erano ordinatamente in fila FIFO nei suoi buffers di interfaccia; Steam era circondato da ologrammi indefiniti, embrioni in sviluppo congelato, ancora senza forma.
Le foglie si adagiavano, da troppo tempo ormai, sul suolo ridefinito - aveva insito in sé il concetto di esteso, ereditarietà da un generatore superiore: il Primo - mascherando immediatamente i colori naturali con forti alterazioni di contrasto bianco/nero, fino a diventare un caleidoscopio di tavolozze a contaminazione di tinte. Bastava sfiorarle, queste tavolozze, per cromarsi della coloritura selezionata.
Un temporale si faceva forte negli sguardi settati sul distante di Steam...
Il temporale, in tempo reale, era qualcosa di vivo nella sconfinata RAM, si agitava incommensurabilmente...
Le sfumature in bianco e nero erano qualcosa di gradevole, qualcosa che rimandava al passato puro, nulla di digitale, e che lasciavano delle impressioni di un confine superato, di un punto di non ritorno oltrepassato. La propria adolescenza vista da un uomo attempato, questa era l'esatta icona delle immagini monocromatiche accantonata proprio lì, nell'angolo basso dello schermo mentale; gli occhi di Steam, d'altronde, si settavano casualmente in quella modalità almeno una volta all'anno, per dei difetti di interfacciamento biologico dipendenti dalla struttura del DNA, il suo DNA nativo.
Gli alberi, i rilievi della loro corteccia, erano spettrali, comunicavano un senso di decadenza. Il prato diveniva amorfo, senza vita, mentre il cielo era qualcosa venuto da un lontano evo, il collegamento con ciò che ha già detto tutto - Steam pensò a quanta RAM era riuscito a liberare con quel settaggio involontario - con ciò che ha sviluppato l'estensione massima delle probabilità concatenate realizzabili.
Il giardino, semplicemente, vibrava oscurantismi coprendo invece le emissioni di fondo, quelle naturali. Elfi del Medioevo, gnomi di un'epoca fantastica, cantavano nell'emulazione estesa su tutta la RAM - RAMcity - a cui Steam era connesso cranialmente. L'emulazione era in forte interazione con i suoi pensieri, e i suoi pensieri erano in totale dipendenza con i suoi sogni, il media che riusciva a tenere in comunicazione, attraverso un continuum dettagliato, quelle due entità - emulazione territoriale e pensieri intimi - con un canale strutturale di enfasi dimensionali.
II |
Il giardino si spostava inesplicabilmente. Sembrava un tappeto volante, un enorme piano che si trasportava attraverso piattaforme inermi, statiche.
Le visioni erano sul ciglio di un panorama marino, Steam era sull'orlo di un precipizio improvviso, non segnalato dai beep di scansione - lettura dei bit di RAM, che tenevano conto anche degli indirizzi fisici.
Il mare era in continua tempesta, onde cupe e di consistenza granitica si sovrapponevano una sull'altra... Il fragore, si accorse, era notevole.
Rimase a guardare quello spettacolo, mentre schegge impazzite di codice a oggetti viaggiavano verso il suo corpo virtuale; il ricordo e l'accorgersi della sua visione in tonalità bianco/nero furono sincronizzati, come un improvviso sovrapporsi di immagini sfocate.
Come un risveglio. L'istante successivo per Steam fu come un risveglio immediatamente dopo un lungo sogno.
III |
La stanza era in rilievo.
La stanza era formata da pareti corrugate con sopra disegnate strade infinite, che portavano in posti desolati, persi in un deserto senza nome affondato nel cielo color sabbia...
Il delirio era rimasto insito in Steam.
Con le mani sfiorò le pareti di quella stanza, mentre staccava con cura la connessione craniale - biosoft - per non irritarsi la pelle intorno alla boccola. Lesse mentalmente alcune immagini che si presentavano alla sua attenzione, ancora una volta in ordine FIFO, assimilandole pian piano.
Si ricordò, allora, dei sogni craniali, lasciati da qualche parte in RAMcity, degli incubi che rappresentavano per lui - sogni amniotici, gli venne da associare - e delle istanze che si apprestava a discutere con se stesso. Lasciò andare i sogni da connessione al loro destino, pensò alle sue sensazioni, alle sue impressioni.
Costrutti di false costruzioni logiche.
Costrutti, null'altro che costrutti mentali.
L'impalcatura mentale dei suoi pensieri gli cadde, dentro la testa, con un frastuono; le macerie erano un substrato di polvere ideologica, irrespirabile aria nei suoi polmoni.
Gli si strinse il cuore. L'oppressione intessuta di un nero profondo, intenso, trascendeva da tutte le obliquità fino a impregnargli i tessuti muscolari interni, quasi fino alle ossa, lasciandolo in preda ad un orrore immotivato, comunque radicato nei suoi sensi.
Il terrore rivestiva ora l'orrore, come una ridefinizione improvvisa che rielabora tutti i concetti. Il suo corpo adesso sembrava sublimarsi nello spirito, nero anch'esso, della possessione più diabolica; tutto pressava, tutto stringeva. La notte dall'esterno era filtrata dentro la stanza, insieme ad entità deviate, così Steam pensò di scrivere tutto il desiderio dark che lo stava uccidendo...
La vista in bianco/nero tornò, e vide ologrammi annichiliti, statue umane in dissolvimento. Steam li osservò mentre lo accerchiavano, mentre lo schernivano con le loro risa stridule; i loro denti marci e radi erano in primo piano, pieni del loro fetore, nel fondo delle retine di Steam...
Un attimo prima che si dissolvessero gli ologrammi, un alito di vento putrido lo investì, rivelandogli la presenza reale di esseri disincarnati. Gli rimase il fiato corto della paura, dopo che loro se ne furono andati.