EMULAZIONE |
Il cielo si andava rabbuiando sulla baia, settandosi automaticamente su "Tempesta".
Il movimento era dato unicamente dal moto ondoso del mare, scuro come solo l'oceano sa essere; il piombo era il colore di una nervatura di esso, mobile, volubile, mentre tutto il resto del corpo era uniformemente pesto, devitalizzato.
Il crepuscolo era padrone di quel traziente, proprietario con diritti *All su tutto il dominio possibile, anche quello altrui. La fatica di dover scostare le parti teoriche, per poi godersi tutta l'emulazione di quello spettacolo.
Era tutto totalmente vero, totalmente imperdibile, nel pieno della sua potenza espressiva. Si lasciava accarezzare come un felino, si poteva assorbire come un liquido, aveva la potenzialità esplosiva, straboccante di una donna acerba e bellissima: "Virtual-Totally " era il suo nome, il nome del prodotto, il pacchetto di emozioni sintetiche, la release di nuove linee genetiche di codice da interfaccia, da collegamento virtuale integrale.
Steam ritornò, con tutta la concentrazione che aveva, ai colori del cielo e del mare. Si sorprese a studiare i cirri che divenivano velocemente ammassi, sempre più importanti, di nubi, mentre il mare, sul filo dell'orizzonte, si increspava violentemente; l'odore che saliva da quello scenario era intenso e pungente, lo stesso odore che l'oceano avrebbe in quelle circostanze.
Si lasciò andare a un'impressione di malinconia, che gli apparve presto sulla minuscola barra degli strumenti, seminascosta; aveva, questa, le sembianze di un'iconcina con le sue espressioni - quelle di Steam - pensose, riservate.
Cliccò mentalmente su essa, e il suo schermo mentale si riempì parossisticamente dei suoi pensieri tradotti in vecchio codice macchina, Assembler credeva di ricordare chiamarsi quel linguaggio. Le linee di codice scorrevano automaticamente, una dopo l'altra come un listato; si disfece subito di quella visione deviante, anche quella volta con un comando mentale.
L'oceano aumentava il suo moto ondoso sospinto da un vento violento, freddo.
Steam si perse nel flusso scomposto dell'emulazione, di carattere analogico. Gli elementi lo sballottavano fastidiosamente, come se la corrente dell'oceano si fosse impadronita del suo corpo.
Tutti i ricordi erano ora liquidità fastidiosa, viscosa, mentre le sensazioni intime assumevano sembianze arcaiche di iniziati medioevali; si lasciò impadronire da un vago senso di isolamento, non proprio misantropia bensì voglia di clausura, rigore spirituale per riuscire ad accedere a picchi di pensieri elevati, eremiti. Quello che più lo lasciava tranquillo era un sentore di placidità, di distacco dalle cose terrene, tale da farlo sentire sollevato dalle inibizioni più intime, fino a farlo trascendere anche dai suoi desideri corporei.
I ricordi si liquefacevano come olio caldo, mentre i colori con cui si tinteggiavano - spontaneamente - riflettevano la natura delle emozioni ivi contenute: alcuni erano estremamente cupi - al loro interno sensazioni occulte - mentre altri si riempivano di tinte pastello vibranti di un rosso malinconico - tramonti autunnali. Tal altri, invece, particolarmente nascosti e impenetrabili, mostravano solo la loro forma contorta e corrotta, simile ad amebe primordiali, mentre il loro colore era vieppiù grigio, prossimo allo squallore che si può assorbire in alcune periferie urbane, in alcuni tunnel sotterranei delle metropolitane.
Il senso di personalità si andava disintegrando, o forse disgregando, pensò Steam nel cuore più intimo della sua anima.
Il gioco poteva sfociare in dissociazioni totali.
Quello stato di torpore indotto si riassumeva in caratteristiche anomale, non canoniche. E mentre il mare continuava ad agitarsi e la tempesta montava, Steam, il corpo inerte di Steam, si adagiava pesantemente, modellandocisi, su un lettino di una stanza d'albergo, l'ennesima in cui si era rifugiato durante il suo viaggiare.
La temperatura intorno a lui si era coagulata su valori bassi, mentre l'umidità si stratificava impalpabilmente nell'aria. Il senso di solitudine era aumentato nei pensieri di Steam, si sentiva come imbarazzato dal dovere recitare una parte, così attinente alla sua natura, all'interno di quella esatta emulazione.
La perfezione di una attimo, la potenza espressiva di un sentimento diruppe nel suo sistema nervoso tramite l'impulso di un elettrone, lanciato in modalità estremamente polarizzata nel suo Sistema Simpatico. Era più di un'icona, era più un messaggio subliminale: si trattava di un impulso che, come un file zippato, si spiegava in tutta la sua estensione nei suoi pensieri, occupando tutto il possibile nel suo emisfero creativo predigitalizzato.
L'impulso era dell'oceano, la vitalità che ne scaturiva era dell'oceano. Come un essere vivente esso si faceva sentire, si faceva apprezzare per la sua presenza così impalpabile, così "pagana", lanciava messaggi come se si esprimesse con l'alfabeto Morse, chiaro almeno nella sua forza rivelatrice.
Il bagnasciuga diminuiva sensibilmente di profondità e l'odore di mare saliva sempre più pregnante, quasi fastidioso e Steam si dissociò mentalmente.
Pensò ad una scena disarticolata di fluttuazioni in ambienti senza gravità - non nello spazio - aggrovigliato in posizione fetale, poi supina, poi ancora più roteante. Tutte le posizioni possibili le realizzò - mentalmente - in un breve volgere di attimi, e nel far questo pensò anche a flash impersonali, ai pensieri di altre possibili entità perse nel folle fluttuare a lui prossimo; si sentì, allora, totalmente dissociato.
Logiche indipendenti e nuove si aggregarono in forme, in icone, e cominciarono ad ispessirsi apparendo come in un immagine in formazione, via via sempre più definite, mentre prendeva consistenza anche la loro personalità - listati di script intelligibili dietro la precaria trasparenza - e tutto ciò che contribuiva a formare un'entità, anche l'odore.
Quelle logiche si posizionarono, spontaneamente, negli angoli tridimensionali dello schermo mentale di Steam, prendendosi porzioni infinitesime di memoria critica, connettendosi immediatamente dopo con porzioni di variabili dell'oceano "Virtual-Totally". Tutta la parte cerebrale di Steam era sotto il controllo indistruttibile dell'emulazione, la quale si ramificava per cercare nuovi link intelligenti. Risultò, una volta divenute nitide tutte le nuove icone, un teatrino di tutte le divinità marine in cui nel passato si era creduto, con tutte le scene, dispiegate come ipertesti, delle mitologie e leggende nate da e in parallelo ad esse.
La dissociazione mentale si frantumò, non più sorretta dalla volontà di Steam.
Quando la sua attenzione si rifocalizzò sull'oceano, vide che il bagnasciuga era scomparso e che le onde si facevano sempre più alte, sempre più intense nel loro verde scuro, malato. La notte si era ormai formata - lo scorrere del tempo era perfettamente allineato al giusto continuum - mentre il cielo era percorso da lampi decisi, nervosi: la tempesta si stava scaricando.
La sensazione di caldo umido, pressante sul suo corpo e il fastidio dell'asma che gli tagliava il respiro, costrinse Steam a spegnere il "Total-Virtually" con un comando cerebrale; presto tutte le variabili si svuotarono del loro contenuto, resettandosi a valore nullo, mentre gli step di codice si dissolsero in una sequenza netta di zero logici. L'oceano divenne, velocemente, una distesa in movimento di acqua rosa, tendente allo sporco, poi si dissolse in colonne eteree, non compatte, di lamine trasparenti convesse, riflettenti tutti gli stati d'animo che stavano agitando Steam.
Il cielo si era spento. L'odore marino era divenuto un'antisettica tinta ospedaliera; le luci di una stanza presero velocemente forma, dapprima con la tinta azzurrognola, tipica delle illuminazioni notturne delle cliniche, poi con le vibrazioni cromatiche di un giorno piovoso.
Rimase, come il tempo di scarica di un condensatore, un percettibile ronzio visivo dell'emulazione a far da sottofondo alla coscienza di Steam, che scomparve lentamente dalla sua percezione: era un'ombra, una sottile ombra senza nessun lineamento, fluttuante in ciò che sembrava essere liquido marino estremamente opalescente e che assumeva tutte le fattezze, istante dopo istante, di tutte le divinità e di tutte le leggende che "Virtual-Totally" gli aveva associato poco tempo prima.
Era soltanto il corpo "motore" di tutta l'emulazione, alcuni istanti macchina prima che chiudesse e disattivasse a stand-by tutte le entità logiche neo-intelligenti, necessarie a far eseguire l'applicazione.