PENSIERI |
I |
Il tempo era passato indenne sui suoi pensieri. Sul suo volto no.
Stretti istanti scorrevano come una lista impropria nel suo cervello, lasciandogli le sensazioni navigargli negli occhi, fino allo strato più profondo della sua coscienza. Un tappeto di sogni, un tappeto mellifluo di sogni si stendeva fino alle sinapsi alterate, fino all'angoscia lasciata trasparire da tutti i suoi pensieri.
Il desiderio di uscire, di uscire dalla stanza lo sopraffece.
Semplici concatenazioni logiche pulsavano una dopo l'altra, seriali, dentro le sue porzioni di memoria riservate ai sentimenti. Antichi, arrugginiti giri di software, filtravano il presente attraverso visioni distorte della strada.
Il buio della strada. La desolazione della strada. Il furore della strada, adesso andato, lo frustava a cercare di raggiungere il suo nirvana, nel modo più intenso possibile, mentre le foglie cadevano copiose dagli alberi lì intorno, fino a ricoprire la strada di quel tappeto di sogni che prefigurava nella stanza.
La tristezza, immane, non pomposa ma comunque pronta ad impregnare tutti i pori di un'idea con un'ombra che somigliasse al desiderio, si adagiava sul far della notte - la notte così tanto desiderata da Steam nella sua voglia di abbracci, teneri abbracci.
Ora tutt'intorno respirava dark.
Ora semplici if - antiche, sapeva in cuor suo - nidificate si distendevano in tutta la loro potenza espressiva legata chiamando fievolmente - con voce tremante - tutte le icone vissute nel suo tempo da lui, da Steam, facendole vivere di vita propria, mortale perché ormai soltanto un ricordo.
I ricordi divenuti troppo pesanti.
I ricordi convertiti al Cambio del Tempo.
I ricordi che assurgono a valore assoluto - tristezza di scomparire ma non nei pensieri di chi lui riteneva importante.
Era l'essenza del lutto, fosse anche solo per persone ancora vive fisicamente, divenuta struttura elementare di ricordi distorti; esisteva per chi la conservava per i propri bisogni ludici, per contemplare la persona a cui si teneva più di tutte, per contrassegnare un lasso di tempo caratteristico, che non tornerà più. La frenesia del dolore, della fantasia che porta troppo in basso per rallegrare, il dubbio che qualcosa verrà comunque a turbare i sogni degli anni a venire con domande e tormenti: l'estasi del cadere.
"Si può soltanto dormire attraverso la veglia, attendere pazientemente che gli eventi si consumino velocemente - e con loro il proprio tempo, senza rendersene conto - fino a smentirsi veementemente di fronte a se stessi se qualcosa non va per il verso giusto, se i propri cluster si consumano come cellule cerebrali di estrazione animale, se la notte appare calda e insonne, mentre l'impossibile si propone alla propria attenzione. Ora l'aorta sanguina ancora, come se tutto andasse per il verso giusto, come se la mente fosse depositata in altri contenitori stagni, lontani dal cranio.
Dormendo, scemando le noie, qualcosa sembra apparire sempre più importante: poter raccontare qualcosa all'altro se stesso, quello nascosto dietro al menù a tendina craniale, in modo da interfacciarsi con verità sperimentate, sicure, per potersi appoggiare e non cadere nel sangue corrotto. Il sangue può essere corrotto soltanto dai propri desideri, soltanto dalla crescita anomala".
Ma Steam non esternava tutto ciò. Il suo Notepad era in overflow costante, rappreso, e i suoi aromatici misticismi erano macchiati di un sapore amaragnolo, piacevolmente amarognolo, impresso sulle sue labbra, nella sua cavità orale, nel suo essere: aveva avuto la percezione extra-connettivale del potere assoluto. Il potere lo aveva preso fino in fondo, mentre quel sapore insolito lo tormentava da tutte le angolazioni.
Il potere era una piacevole droga, troppo potente, troppo desolante se assunta male e in fretta. Settò allora il regolatore di flusso interno su valori più miti, guardando nell'intercapedine delle sue pupille - tra la cornea sintetica e il nervo ottico ormai abbondantemente parzializzato - l'immagine della notte con tutti i fantasmi, i suoi fantasmi del piacere.
II |
Quel corso di pensieri era troppo ideale, troppo sbagliato. Le foglie le lasciò andar via con un alito di vento mentale. La scena ora era desolata, rappresa, e un crepuscolo malinconico si era configurato. Era l'immagine mentale del cervello di Steam, di quel momento, scaricata nel buffer del suo bio-luminescente da polso. Tutta l'intensità prorompeva dai micropixel in modo olografico, acuendo doppiamente il disagio della sua anima. Guardò intorno a sé. La strada era vuota. Molte vie che si intersecavano portavano verso luoghi per nessun motivo importanti. L'angoscia di essere soli era presente in ogni centimetro quadrato di quel luogo perché Steam era solo, desolatamente solo in quel posto sperduto, dimentico del viaggio che aveva fatto per arrivarci. Il bio-luminescente mostrava simboli di batteria in riserva, così agitò costantemente il braccio per fornirli di energia cinetica; ora le immagini avevano ripreso a pulsare.
III |
La notte era totale. Il freddo non tardò a venire, così come l'oppressione al cuore, al suo torace che sembrava stritolato da una gigantesca morsa. Accese, Steam, una sigaretta presa da un distributore automatico; il sapore gli tornò in gola come un ricordo dimenticato. Seppe cos'era quella sensazione di amarognolo avuta quel giorno. Tossì, due volte. Innestò il cavetto della presa cranica nella sua boccoletta, prendendo la fonte dal bioluminescente, guardando internamente, nel cuore della loro struttura, il colore dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti. La vertigine lo colse, ed era rapida, profonda. Gli sprazzi si susseguirono rabbiosi, presentando sia la loro natura - nervosa - sia il loro contenuto - stime di commiserazione. Ora stava nascendo un sole dentro Steam, troppo potente per bruciarlo - aveva al suo interno un algoritmo di autoregolazione: sole grande, perciò completo - lo guardò intensamente nel suo profondo: c'era incastonata, proprio al centro, l'icona olografica dell'uccisione della noia. Come rapito, Steam osservava i contorni fondersi dolcemente con il sole stesso, e poi guardava i rapidi micropixel - anche quel sole era costituito dalla stessa matrice accessoria di Steam - vivacizzarsi, illuminarsi per microsecondi, a gruppi di centinaia sparsi però per tutta l'icona. Il sangue tornò a fluirgli nel cervello, in giusta misura.
IV |
La spinta emotiva era cessata. Il sapore era scomparso. Il consueto flusso neurale si era ristabilito. Steam prese a bere forsennatamente da una bottiglia di whiskey, per scacciare gli aloni residui della droga emozionale che aveva ancora in sé. Si configurò nel suo Notepad gli appunti mentali che aveva accantonato in angoli remoti della sua memoria, raggruppati per sensazioni, e uscì da quel luogo desolato, imboccando una delle tante vie intersecate.