RICORDI


I


Estrapolazioni di ricordi. Un flusso oscuro di sensazioni, di vivide emozioni lo colse nel mezzo di un ragionamento logico. E la logica scomparì, immediatamente. Erano ricordi misti, adolescenziali, a volte pure antecedenti, colorati da una patina che sapeva stranamente di vecchio, ma non troppo. Sentiva tutte le connessioni interne alla sua testa vivere intensamente, mentre un vago mal di testa lo sorprese impreparato. Stava nascendo un fiore malato nel mezzo delle sue immagini, il fiore della malinconia. Il fiore sbocciava lentamente, come una lama affilatissima stava tagliando le sue carni senza dolore. Il sangue veniva saturato. La cicatrice rimaneva visibile agli occhi di Steam. Ricordi di prati verdi, sconfinati, venivano alla superficie della sua psiche con facilità, e la sensazione di ariosità lo stringeva intorno, gli faceva contrasto stridente con la sua attuale impossibilità a volare, a volare fuori dalla paranoia che lo assillava. La solitudine, si accorse, gli cresceva dentro attimo dopo attimo. Si sorprese a pensare alle strade dove aveva iniziato a conoscere la vita, ripasseggiò tra quei palazzi che così tanto avevano racchiuso i suoi anni d'infanzia, della pubertà, e si impressionò pensando a quanti anni erano passati, trovandosi poi a disagio nel quantificarli. Erano tanti, misurabili come alcune unità di decine. Rivide le passeggiate amorfe, i saluti rituali tra amici, le stanche considerazioni ricorsive che si facevano; ma tutto, tutto, allora non lo vedeva così. Tutto faceva parte di una routine a volte giocosa, venata di allegria che ora, invece, gli faceva un effetto di squallido, di anni buttati. Si sentiva come un viaggiatore spaziale tornato in vecchiaia, portato davanti ai luoghi della sua gioventù. La lama continuava a tagliare. La lama affondava sempre più, il sangue non riusciva a saturarsi. Parole onomatopeiche affioravano, come relitti da una nave affondata. Immagini condizionate, riflesse, occupavano tutto lo spazio dedicato ai pensieri, paginando vorticosamente e rallentando i riflessi di Steam. Qualcosa fluì, come un prodotto di scarto dell'elaborazioni, nel range dedicato agli appunti:



La notte che passa alta
produce rumori, false illusioni, istanti
nel tormento consapevole e le idee
sono dolori, facili fuochi e bisogni.

Lo scarto che dà l'impressione di vuoto
di solitudine
nasce pian piano, si appoggia su tutti gli angoli
impossibili
e il ricordo di contatti si apre fiorisce
- si apre fiorisce -
e la notte è diventata un letto rovente.
La febbre insostenibile,
il doversi parlare dentro, mentre la testa si restringe, implode.



Ribollivano, quelle lettere, di calore proprio, doloroso. Si andò preparando all'orizzonte un temporale, già Steam vedeva i lampi fuori dal suo finestrino, fermo su una piazzola solitaria di un'autostrada.


II


Il tempo mutava in modo amorfo, non naturale. Gli istanti venivano marcati con tecnica radioattiva, per poterli in seguito ricostruire attraverso pratiche digitali. Il risultato era un vetro sporco, un vetro impressionato con maestria industriale, dove ogni sensazione era una serie dispari di bit e dove le stesse stringhe si traducevano, automaticamente, in immagini di senso binario. Aveva, Steam, la netta certezza che tutto quanto stava avvenendo in quel momento fosse voluto, una sorta di casualità esoterica, dove ogni piccolo segno, imperscrutabile, nascondeva verità occulte. Il temporale si acuiva. Il temporale portava con sé un vento sferzante, fastidioso e gelido. I ricordi della sua vita erano tutti compressi nelle miriadi di gocce di pioggia che stavano abbattendosi sul terreno, nudo e arido. Vide fiorire, dal centro di ogni corona formatasi sulla terra al tocco delle gocce, dei fiori del tutto simili a quello che aveva tra i suoi sensi malinconici. Si abbassò per vederli meglio. L'odore che si alzò da essi era intenso. Steam, abbondantemente bagnato ormai, se ne inebriò fino ad ubriacarsi, lasciandosi andare alle folate di quel vento. Dolori come aghi. Fitte di invaghimenti tornarono come indigestioni dimenticate, lasciandolo teso, scontroso. Il calderone dei suoi pensieri cambiava colore, si riprogrammava continuamente con sequenze anticamente denominate fuzzy, mentre il suo stato d'animo sembrava straboccare come una tinozza troppo piena, troppo in balia di un rollio improvviso. Provò a rivedere immediatamente quei vetri impressionati: erano ancora freschi, ancora illeggibili. Lasciò andare la sua memoria, e il risultato fu una paccottiglia di flash a briglia sciolta, totalmente slegati da ogni situazione a cui essi appartenevano ma comunque intensi, ferali. Simboli di disperazione, di solitudine. La notte stava sopraggiungendo lentamente, in silenzio, e Steam era su un vagone vuoto, in preda ad angosce e paranoie. Il risultato di un'esistenza a volte buttata, il risultato di brutte incomprensioni.


III


Arrochito.
Solitario.
Incomprensione.
Alba.
Crepuscolo.
Baci.
Carezze.
Commozione.
Tormenti.
Illusioni.
Attese.
Rabbia.
Delusioni.
Senso di isolamento.
Senso di colpa.
Colori, tenui.
Viaggi, interminabili.
Mente.
Isteria.
Attese.
Tempo senza flusso.
Idealità di istanti.
Sciabordii.
Tempo che fugge...

Steam era vittima di quel flusso interminabile di ricordi, di sensazioni vissute.

Storage with no memory.
Storage with no memory.
Storage with no memory.

L'overflow delle sue emozioni era entrato, ormai. Steam si abbandonò esausto sul terreno inzuppato, lasciando calmare la febbre che gli era salita. Gli rimase a lungo indosso quel sentimento intimo di tempo perso, sprecato. Ebbe cura di proteggersi gli ingressi da interfacciamento con del silicone non conduttivo ed impermeabile, per non inumidire la sua memoria centrale con la pioggia; la sua prossima connessione alla rete era prevista dopo due ore. Stava scadendo la licenza d'uso di alcuni algoritmi di auto-psicanalisi, presenti come demo negli angoli nascosti di un sito virtuale.