LACERAZIONI |
I |
Lo stato mentale di Steam era angosciato, i suoi pensieri erano concentrati su un unico oggetto. Non riusciva a staccarsi da esso.
Pensava a ciò che più lo aveva interessato in certi giorni della sua esistenza, al desiderio di avere per sé tutto l'affetto che gli era mancato attraverso una persona, la persona che più aveva contato nella sua vita. Il suo rifiuto, il rifiuto fatto da quella persona lo aveva quasi sfiorato, ma nel centro dei processi mentali si era acceso un turbine, si era scatenato un uragano devastante mentre la paranoia più oscura, più deleteria, lo aveva assalito, assillato.
Era ancora una volta solo.
Era ancora una volta all'inizio di una lunga strada, senza sapere dove essa portava, se finiva.
Rilesse ancora, con un forte acuto di dolore, poche righe che scrisse in quel periodo. Ancora le conservava, tra le sue cose più care:
Le parole sono terminate
le parole sono concili sprigionati
in affranti involucri: pensieri.
Il sangue che si ha dentro si coagula
e il tempo sembra non finire, non iniziare.
Flussi, sconnessi e i pensieri sono sempre più immagini
immagini
immagini...
Tutto il saluto che fa male
e la notte che non termina mai, il sonno andato altrove.
Quel senso lancinante era ancora presente in qualche angolo di memoria, non filtrato, in digitale. Le notti che Steam aveva passato sveglio avevano ancora il sapore amaro delle sigarette, molte. L'aroma delle sue emozioni era di nuovo davanti ai suoi sensi, presente in forma di arrovellamento contorto.
Poi, qualcosa ricordava essere mutato. La definizione dei suoi strali mentali si era affievolita e i dolori avevano cominciato, pian piano, a lenirsi.
Una sorta di autoconvincimento lo aveva sopraffatto. Si sentiva addirittura meglio mentre fumava ancora, si sentiva sollevato e sicuro di aver capito che non poteva legarsi in quel modo, non poteva pretendere quel rapporto. Sapeva, in quel momento, che non era il momento giusto per esporre le sue emozioni così profonde e vere, cristalline, solo perché chi aveva di fronte aveva altre emozioni. Si convinse di ciò, seppe che era vero, così come seppe che la sua indistruttibile incapacità a modulare - perciò, in seguito, si era fatto impiantare un demodulatore emozionale - doveva essere affinata, doveva essere modificata.
Steam ricordava che, col passare del tempo, aveva imparato a stemperare i suoi eccessi.
Steam ricordava il suo netto rifiuto della situazione che, all'epoca, viveva intorno a lui. Come un'ombra tetra piombò sulla sua psiche riconvertita il desiderio che tutto quello avesse avuto fine, in un modo o in un altro. Il suo enorme errore gli pesava come un macigno, fuggiva dalle sue conseguenze; avrebbe voluto morire, suicidarsi, qualsiasi cosa pur di uscire da quella situazione, dolorosa come una corona di spine. Ma non sapeva come, non sapeva come alleviare le possibili conseguenze - ogni azione ha una conseguenza, era questo l'adagio che più gli risuonava, in quel tempo, nella testa.
Gli rivenne in mente l'immagine di quando si distese, pensando di disperarsi, su un prato, bagnato di rugiada, rimanendo comunque secco sul suo volto, incapace anche di muovere le sue smorfie, fino a decidersi per la fuga, la fuga da tutto ciò che lo assillava, che forse aveva cercato ma che non desiderava più.
E allora - ricordava - scrisse, scrisse ancora:
Così come la noia si compone di attimi
la follia di un pensiero si distrugge nelle sue azioni
e il tempo appare un'onda strana, acolore
e le lenzuola si appiccicano... Come le emozioni.
Apparire distratti, freddi, impersonali
è comodo lusso, facile
quando l'angoscia si compone e appare granitica
e le brutture sembrano sommergerci.
Ancora pochi istanti
e tutto il peso di un'azione e il rimorso fisso
rimarrà realtà.
L'angoscia, ancora quella, assalì profondamente Steam.
La sua fuga ricordò essere stata repentina. Lasciò tutto, lasciò tutti, senza fornire spiegazioni.
La sua volontà di raccontare si era persa negli anni precedenti.
II |
Il motivo di quella regressione gli sfuggiva. Solitario, sempre, era stato vittima di... Di nulla! Era stato solo un casuale rimescolamento dei dati immagazzinati nella sua mente - niente di virtuale, solo alta capacità effettiva - che aveva riportato in superficie quel lontano archivio.
Era, anche questo, un archivio fatto da immagini.
Era, definitivamente, un insieme di vecchi colori messi insieme, insopportabilmente ancora vividi, indistruttibili.
Lo strascico di quel residuo emozionale continuò a fluirgli ancora per parecchi giorni, mentre cercava inutilmente la via della sua casa, la casa di quella che era diventata la sua nuova vita errante.