SCAN


I


Frammenti di caos rivoltante tutt'intorno. Frammenti di una riunione forzata ormai finita. Le persone, tutta la gente che vi aveva partecipato era andata via. Il rumore, i resti del rumore erano dati da ammassi di vecchie autovetture incastrate tra loro, in modo assurdo. Le parole, dette ad alta voce, risuonavano con echi ancora nell'aria. Steam era arrivato tardi, era arrivato volutamente tardi per non assistere a grida, a scambi di insulti: odiava i litigi. Per un attimo pensò alla strana situazione in cui si trovava immerso: resti di un ingorgo stradale con tutti gli automobilisti andati via improvvisamente, le auto ferme nella posizione di fila in cui si trovavano. Sembrava fosse avvenuta un'esplosione, un'esplosione letale di gas nervino. Quella sensazione gli rimase appiccicata per molto tempo. La sentiva indosso mentre scrutava dentro le vetture i segni di vita minuta, i particolari rivelatori di esistenze quotidiane. Sigarette lasciate consumarsi nei portacenere. Oggetti appoggiati nei vani, la loro staticità anomala, ammucchiata, sembrava uguale all'usualità sepolta sotto Pompei. I motori erano quasi tutti spenti, pochi altri borbottavano, affogati dai loro stessi vapori. La sera stava calando. Era pomeriggio presto, ma il solstizio invernale era prossimo, questione di giorni. Steam passeggiava tra quelle rovine. Steam si sentiva soffocare, il senso di confusione era ancora vivido, l'angoscia di chi era rimasto intrappolato in quell'ingorgo era rimasta palpabile, anche se estremamente volubile: sarebbe scomparsa di lì a poche ore. La SCAN era continuamente connessa; l'altra estremità del cavetto penzolava e di volta in volta la collegava ad una delle boccolette dei cruscotti, ricevendo informazioni binarie di semplice fattura. Esse - la codifica avveniva simultaneamente nelle sinapsi alterate di Steam - racchiudevano stringhe di numeri spuri sulle sinergie del veicolo; niente di personale sugli occupanti del mezzo. La sensazione di antisettico, la sensazione di sterilizzato era interna a Steam. L'impressione di fuori luogo, la voglia di andarsene dalla desolazione era diventata forte, insostenibile. L'ingorgo, però, sembrava non avere origine, e nemmeno fine. Provò a risalire in entrambi i sensi quel lungo corteo, per lunghi tratti, ma la continuità non aveva soluzione. Decise di fuggire per la tangente. Ad una curva provò a passeggiare fuori dall'asfalto, su prati incolti, sempre più lontano dall'ingorgo. La notte lo sorprese ancora a passeggiare, a fuggire con passo veloce, furtivo.


II


Un fuoco acceso illuminava un punto lontano, all'orizzonte. Erano ore che Steam camminava, la stanchezza presente nelle sue gambe. Vi arrivò, esausto, dopo alcuni minuti. Davanti a quel falò non riusciva a scorgere nessuno, nemmeno a sentire qualche voce. Era immerso in una situazione irreale, di nuovo. Il crepitio, lo scoppiettare degli arbusti lo infastidiva solo perché non capiva chi potesse aver alimentato quel fuoco. Lì vicino riuscì a scorgere la sagoma di un'abitazione; vi si avvicinò - il freddo lo stava agguantando, aveva lunghi, continui brividi in tutto il corpo - e riconobbe in essa la tipica costruzione rurale, vecchia di decenni. La casa era cadente, buia, non riusciva a credere che chi avesse acceso il fuoco potesse vivere lì dentro. Vi entrò. Lo squallore, il senso di rovina lo colse immediatamente. Tutto sembrava essere in disuso da parecchi anni. Le stanze - dove ancora le pareti esistevano ancora - erano infestate da cespugli selvatici; dei mattoni rotti giacevano sparsi e uno strato di polvere vi si era posato sopra. Non esisteva più l'arredamento, in molti vani, ma in taluni - come la cucina - erano stipati, in ordine congruo, alcune suppellettili vecchie ma ancora piene di generi alimentari e di stoviglie varie. Tutti i cibi erano in scatola. Strati di lanetta nascondevano l'etichette. L'impressione di abbandono rapido della casa era ancora respirabile. L'umidità crollava da tutte le fessure - numerose - e da alcune riusciva, Steam, a scorgere il falò che ancora ardeva fuori. Vide le scale che portavano al piano superiore. Provò a salire di sopra. Il crollo parziale di alcuni gradini lo distolse dal proposito. Decise di uscire da quell'abitazione pericolante. Uno sbuffo di fumo acre lo investì mentre cercava di connettersi satellitarmente ad una rete globale - scorie di cenere sulla sua SCAN. Si scaldò per pochi minuti davanti a quel rogo - sembrava autoalimentato - e poi, avvolto dall'umidità crescente, se ne andò lontano da quel posto.


III


La notte aveva un sapore emozionale aromatico. Qualcosa di stordente aveva preso il sopravvento sulla coscienza di Steam e l'aveva relegata in un angolo nascosto, coincidente con una cache ausiliaria di salvataggio. Un sapore dolciastro riempiva la sua bocca, la impastava: era stato - pensò - quel falò. Era stato quello strano materiale che tendeva a non bruciarsi. Era stata l'aria presente in quella casa, muffosa, malata. Era stato... La ragione vacillava. La ragione era vacante. Steam si sorprese a pensare ad un istante della sua vita, ad uno iato corso troppo in fretta per essere apprezzato - l'apprezzò soltanto nel ricordo - di quando scese in una grotta, completamente ubriaco di connessioni distorte, devianti, e tutto gli apparve capovolto, privo di logica. I colori mutavano, in quell'occasione, velocemente. Il sapore nella sua bocca era, anche quella volta, dolciastro. Allora, ciò che lo fece riprendere, fu una connessione rapida ad una rete matematica, un sito di trattazioni sulle iperboli applicate alla logica binaria. Ora, invece, non aveva nessuna voglia di altre entrate in rete. Quella casa si stava materializzando, improvvisamente, davanti a lui. Provò a cambiare direzione ma essa, apparentemente, si spostava con lui, posizionandosi sempre con lo stesso fianco rovinoso di fronte al suo cammino. Quel falò vi ardeva dentro. Lasciò andare tutte le emozioni negative che sentiva salirgli dentro. Le lasciò chiudersi a riccio altrove, su pensieri di poco conto, e riuscì a concentrare la sua attenzione sulla casa. Dismessa, aveva un senso di dismesso, come un uomo stanco, emotivamente instabile, deluso. Essa sembrava parlare, sembrava risuonare dal suo interno di rumori strani, corpi contundenti che battevano su un tavolo massiccio; il tavolo sembrava assorbire rapidamente le onde sonore provocate, e il suono che ne scaturiva assumeva riverberi di echi distorti, cadenti rapidamente verso il non suono, il non rumore. La fobia irrazionale aumentò quando Steam vide un serpentone di auto in coda snodarsi tra le varie stanze. Le auto erano ferme, ammutolite. Le auto non emettevano alcun suono dal loro interno, gli occupanti erano andati via, da qualche parte. Si avvicinò alla casa. L'odore acre si levava dal fuoco e lo investiva, lo soffocava, sporcava tutta la sua SCAN con della polvere scura di combustione. Si spolverò con le dita l'ingresso di quel collegamento. La sentì occupata dal cavetto mono input. Istintivamente cercò il punto a cui quel cavetto era collegato. Lo staccò...

La visione di quell'enorme ingorgo gli sovrastò il cervello, in tutte le sue terminazioni. Le sue dita erano ancora serrate su un'estremità da connessione, prossima al cruscotto di un'autovettura lì incolonnata.

Riprese a camminare tra le auto abbandonate, perfettamente funzionanti, se solo qualcuno lo avesse voluto. Il senso di stordimento di quel sogno da connessione gli rimase per qualche ora, mentre osservava il tramonto e i suoi vividi colori.