STRANIERI (dei ricordi piacevoli)


I


Le onde si susseguivano intense, una dopo l'altra. Erano onde emozionali, pura energia emozionale, di colore indefinito, avvolgenti. Sensi di benessere trasmesso nell'anima di Steam, trasporto etereo. Era in un posto ormai imprecisato, qualche luogo nascosto della sua psiche che si rivoltava, che ruotava completamente al di fuori di tutte le logiche. Piacere che sapeva senza motivo di composti chimici allucinogeni: un "viaggio" piacevole. Le parole che vagavano nel suo cervello alterato si mischiavano ad altre immagini, lasciavano un segno di onomatopea sui significati più arcaici di tutti gli istinti umani. Era un sogno troppo vivido per essere irreale. Era un sogno fatto di concetti troppo precisi per non fissarsi nei suoi neuroni. Splendeva una luce fredda su tutto. Veniva giù diffusa. Non riusciva, Steam, a capire da dove. Era uno scenario sottomarino. Il senso di benessere aumentava, parossisticamente...

Il desiderio di rivivere quelle emozioni lo prese subito dopo il risveglio. Si sentiva perso, come se avesse abbandonato per sempre l'Eden. Si rannicchiò su se stesso, triste, infreddolito. Desiderò avere qualcuno vicino che lo allietasse. Un alito di vento entrò allora dalla window rimasta aperta sul suo schermo, e portò con sé delle parole stemperate, assurde:



Sangue diverso
un'idea di straniero che si svolge come un nastro
e cambia come aromaticità intensa
sangue rappreso.

Sbocchi come cannoni, rivolti contro
e tutti i flussi appaiono facili emozioni
mentre i simboli si dispiegano
bandiere al vento.

Sentire vicino un impressione di vitalità
e le imposte sbattere senza motivo...
Trasporto immenso di carichi violacei, blu, i sentimenti
rapimento totale durante i pensieri. Solo loro.



Un urlo nella penombra scosse Steam, stordendolo. Un impressione di ritmo salì dallo stesso punto da dove veniva la luce diffusa del sogno - univocità dell'irreale - insieme a suoni distorti, acuti. Le parole turbinarono con modalità confuse, caotiche. Frasi spezzate indefinite con poche immagini standard: un uomo alto che canta, come un ologramma, un castello diroccato perso nella notte, un gioco di incastri in cui la confusione e le visioni parziali di settori di cluster si intersecavano acolori, non lasciando spazio ad altro che a sensazioni di lame spezzate intrecciate. Il giorno andava concludendosi con la pace dei sensi in Steam, nonostante tutta la confusione di cui non percepiva l'origine. La pace dei sensi derivata dal piacere di pensare a qualcosa di caro, sepolto nel passato, ancora presente come un ectoplasma nelle sue cellule neurali.


II


Lo splendore di quelle visioni perseguitò il suo sonno, per tutta la notte. Eterne fasi REM, senza fine, una dopo l'altra, cosicché al mattino un forte mal di testa martellò Steam. Per cercare di toglierselo inserì la testa nello schermo liquido della window, provando a decantare il dolore attraverso i softpixel, viscosi e sfuggenti come mercurio. Stette così alcuni minuti, senza provare sollievo. Quando uscì un torpore innaturale si impossessò del suo corpo, come se fosse stato attraversato da un potente narcotico. Le sue gambe non lo sostenevano; le sue mani, i suoi polsi tremavano. Si trovò seduto accanto ai suoi sogni, fattisi liquidi, reali, vividi. Fu toccato da questi, e cominciò un loop furente con quello che aveva vissuto il giorno prima, durante e successivamente il sonno giornaliero. Mondi che si compenetrano. Dimensioni istantanee incompatibili che trovano un punto di raccordo. Steam raccolto in se stesso, a proteggersi dall'irreale palpabile.

Ora le sinergie erano diventate impossibili, ogni rivolo delle immagini "ragionava" per conto proprio, riaccordandosi alla fine, alla fine di ogni discorso logico - o forse onirico - su una conclusione unica: il desiderio di avere tra le mani l'oggetto stesso del desiderio, una donna... La donna. Steam abbracciò ogni ologramma che si presentava regolarmente ai suoi occhi alla fine di ciascun ramo del ragionamento, ricavandone piacere immenso, ricavandone piacere fisico. Venne, al ricordo. Venne, come da anni non faceva. Lasciò andare i suoi ricordi al proposito. Era qualcosa di estremamente piacevole. Era qualcosa di troppo intenso per rimanere al livello dei ricordi. Stremato si lasciò andare sul proprio letto, libero finalmente dal mal di testa. Si distese e lasciò esplodere le immagini dei suoi ricordi: gli abbracci erano intensi, i baci superlativi, il tatto di quel corpo gli dava brividi. Mai aveva provato una sensazione tale, mai si era sentito così vivo. Ma erano solo ricordi, con amarezza capì che erano solo ricordi.

Si distese ancora, in modo più rilassato, fino a che la ragione fu vinta dal torpore, dal formicolio dei suoi arti, lasciati liberi dal controllo da interfacciamento delle sue sinapsi. E i sogni ripresero, ancora più violenti. E i pensieri andarono, ancora più selvaggi, verso il nulla assoluto. Un vecchio indiano lo ammoniva, dall'alto di una montagna, a seguire i propri istinti, sempre. Lo invitava a dileguarsi nei propri messaggi autoinstallati, fin dal suo concepimento. Non doveva prendere droghe, non doveva prendere stimolanti di alcun genere, solo seguire il proprio istinto fino in fondo, lasciandosi guidare dalle righe di codice scritte prima che lui cominciasse a ragionare. Quel vecchio indiano aveva la faccia della saggezza, gli occhi di un falco, l'acutezza di uno sciamano. Sì, capì Steam, quello doveva essere un vecchio sciamano, probabilmente interfacciato con un host primitivo, che ancora possedeva la saggezza binaria del passato.

Quel vecchio sciamano scomparve improvvisamente, così come era apparso. Al suo posto un cono di luce fredda, la stessa del giorno precedente, avvolse la nicchia dove egli sedeva. Un improvviso black-out sconvolse l'ordine dei pensieri di Steam, lasciandolo al buio di tutte le visioni. Comprese, in un solo istante, che era sotto effetto di un flusso di elettroni generato da un network pirata, astruso quanto subdolo, subliminale, in poche parole mefitico, tossico. Si vestì velocemente, per sfuggire ad una nuova influenza del sito pirata, lasciandosi alle spalle le folate di vento che ancora uscivano dalla window posta sul suo schermo.


III


Steam continuava a muoversi lontano da quel posto, libero da febbri, libero da fastidiosi ricordi. Tutte quelle scene che aveva vissuto attraverso quel sito gli risultavano lievi impressioni, confezioni epidermidali surrogate alla sua fantasia, strane situazioni di un giorno. Ma il piacere di altri ricordi gli rimase dentro, fin nelle ossa, e di tanto in tanto ritornarono all'attenzione della sua coscienza, lasciandolo inebetito alla considerazione che qualcosa di così importante, qualcosa del suo passato sentimentale, era finito per sempre.