NOTTE


I


Lo stress da collegamento stava prendendo connotati elevati. I ricordi parevano filtrati attraverso palette cromatiche inconsuete, totalmente sintetiche; gli stimoli nervosi arrivavano con un delta di ritardo tale da scoordinare i movimenti, anche quelli più istintivi. I vocalizzi, inconsapevoli e involontari, venivano emessi da Steam irregolarmente nei momenti in cui le orbite dei suoi occhi si rivoltavano, le pupille andavano sotto le sue palpebre. La solitudine che aveva dentro cresceva, cresceva. La stanza in cui si trovava si rimpiccioliva e dilatava con frequenze aritmiche, casuali - collegamenti dei sensori interni di Steam con il sistema nervoso virtuale - così come la percezione dei colori. Gli istanti erano un'unità di misura del tutto arbitraria. Era collegato da troppe ore, ormai. Era in sintonia con qualcosa di impalpabile venuto da un angolo remoto della Terra, qualcosa di estremamente negativo che lo trascinava in depressione fitta: flash a velocità appena subsonica che martellavano la sua psiche, costituiti perlopiù da richiami elementari a pensieri catatonici. Erano, questi, soltanto una serie di concetti appena sviluppati che una mente abituata e ricettiva avrebbe sviluppato autonomamente in tutta la sua portata, in tutte le sue sfumature: era una cascata caleidoscopica di scatole cinesi infinite, malsane.

Sconnesso, Steam andò verso la finestra accendendosi una sigaretta. Spalancando le imposte, lasciò entrare una folata di aria gelida che invase, che coprì il tepore della stanza. Aspirò profonde boccate di fumo con dei movimenti della bocca distorti, essendo ancora in preda alla sindrome da connessione. Poi, lentamente, riprese a muoversi correttamente. Gli occhi erano gonfi, e la sfocatura delle immagini era il disturbo conseguente; pensò di aver guardato troppo attraverso lenti direttamente collegate ai suoi nervi ottici, con frequenze radio. La confusione mentale era latente, come se fosse sull'orlo di una crisi comiziale. Le luci della notte erano lontane, eppure bombardavano la sua psiche con un'infinità di messaggi sottili, probabilmente inesistenti - così pensava Steam in quel momento.


II


Costretto. Aveva la sensazione di costretto nella sua mente. Sentiva la costrizione come un'arma affilata che tagliava le sue meningi in slice infinitesimali, altrettanti microchips affiancati a quelli sintetici che già aveva impiantati. La tempesta elettrica si scatenò, allora, nel suo cervello. Cortocircuiti improvvisi, rapidi flash che nulla avevano a che fare con quel contesto, detonazioni simulate che scuotevano la sua psiche. Steam fu preda di un black-out emozionale, niente più lo interessava, niente più che potesse scuoterlo, che potesse farlo gioire. Si iniettò uno stimolatore di particelle subatomiche, tanti impulsi successivi che potevano sorprenderlo nel suo stato di catatonia e spingerlo, scatenarlo in una ripresa a catena. Che non venne. Il risultato fu la sua temporanea cecità. Il risultato fu il protrarsi e, successivamente, il mutarsi dell'apatia in stati paranoici.

Si svegliò infreddolito, la finestra era ancora spalancata. Vaghi sentori di sentimenti giravano, offuscati, nella sua mente, in ordine sparso, non polarizzati. Era troppo presto per deframmentarli; era piccola, in Steam, la speranza di riuscirci. Accadde che lo stimolatore subatomico prese improvvisamente a fare effetto, lasciandogli dentro violente scariche di adrenalina mal composta, comunque artificiale. Lo scoordinamento dei movimenti divenne apparente, reale, mentre vedeva - idealmente ma anche sul suo visore craniale - la deframmentazione girare insieme a qualcosa di sconosciuto, qualcosa che potenziava quei files emozionali, facendo in modo di arricchirli, di colorarli. Si sentì pian piano meglio. Il defibrillatore psichico stava lavorando bene.

Tanti sogni che cominciavano a fluire incessantemente, per l'ennesima volta.

Immagini di forme indefinite con colori pastello, innaturali, su uno sfondo totalmente nero, che si muovevano senza una logica apparente. Tra di esse miniature medioevali di scene bibliche miste a fotogrammi erotici, cliccabili, pulsavano incessantemente, invitando Steam a discernere i loro significati nascosti. Cosa che non fece. Rimase indifferente. Guardò, invece, ancora quelle forme mutevoli ricavandone informazioni oblique sul suo stato psichico, sapendo così di essere sceso in una buca profonda, umida. Alzò gli occhi, non seppe se nel sogno o realmente, guardando oltre lo schermo nero e vedendo le stelle brillare. Una pace sconfinata penetrò in lui.


III


Il risveglio fu indolore, apatico. Il giorno tardava a venire, era appena una fessura all'orizzonte. Lo stimolatore subatomico era soltanto un ricordo. Steam decise di buttare via il software di collegamento che aveva scatenato quella crisi. Uscì. Dalla stanza. Uscì dalla sua vita entrando in sogni vividi e reali. Uscì ed entrò in nuove paranoie.