PIÙ VICINO |
I |
Luce. Luci.
La pavimentazione era parzializzata e appariva al colore incolore dell'illuminazione decisamente più irreale, decisamente più inutile ed inumana.
Stava correndo su un impersonale tracciato anonimo, pieno di sconnessioni, lasciandosi guidare da un suo istinto totalmente basso, interamente stravolto da logiche incongrue.
Si stava affidando di nuovo ad un animale. L'animale che lo governava.
Steam si rapprese di nuvole cupe e basse - era tutta la sua immaginazione che lo sovrastava - e cominciò a morire pian piano di morte tossica, silicosi, fino a quando non giunse vicino al punto di non ritorno. Le nuvole erano calate ancor di più nei suoi pensieri e lo stavano affilando per tanti e tanti brividi di dolore incongruo, inodore, nato da sensi di colpa talmente elevati da non poter essere nascosti a nessuna indagine medica, men che meno sciamanica.
Il punto di non ritorno era rappresentato da un veloce susseguirsi di curve e controcurve, letali, che lo sfidavano ad affrontarle a una velocità sempre più elevata, decisamente esponenziale; l'inerzia delle sue percezioni diventava decisiva nella sfida, si trovava ad estrapolare sintassi di giocatori d'azzardo in protocolli poco tecnici, intuitivi e interfacciabili con nuove intelligenze artificiali, di generazione indefinita. Il punto, i punti - Steam non riusciva più a differenziare le unità - tremolavano nell'inespressività di ciò che vedeva, navigavano in impersonali sentenze di colpevolezza.
La vettura correva, in strade contornate dal disabitato, lasciandosi dietro scie di polvere sempre più estese.
Quanti switch erano ancora da affrontare?
Quante aperture di ipertesti si dovevano eseguire? Per giungere fino a quale livello di link relazionato?
La confusione generata dal tipo di spazio che si apriva davanti a Steam - reale o commutato in grafica iperdescrittiva - era integrale; era totalmente sconnesso e non capiva da cosa derivava quella confusione terribile. Così, ricordò che l'abuso di droghe ricche di bit divenuti assimilabili poteva sconvolgere il piano della realtà, facendo emulare all'assuntore la totale gamma delle infinite realtà possibili, in un'intersecazione diabolica e violenta.
Il finto terrore di trovare quelle pillole squagliate nella tasca dei suoi pantaloni...
Il sangue che sgorgava a fiotti dalla vettura, dal radiatore, dal cielo verso le nuvole così basse, gli ricordava emozioni pensili sui suoi ricordi, sulle sue memorie.
I suoi pensieri del passato erano lindi da tutto quel sangue, e il colore che li dominava era un grigio bianco e nero tipico delle immagini del tempo andato; ora la tinta rosso rubino macchiava tutta la sua fantasia fino a percuotere i suoi sensi, fino a fargli perdere la cognizione delle cose reali, in qualunque indirizzo fossero esse locate.
Poi, improvvisamente, il suolo si aprì sotto di lui.
Non precipitò. Fu trattenuto a quell'altezza che prima era zero da una forza inutile eppure presente, inquietante, geniale gli venne in mente di definirla.
Una volta data la definizione, pensò fosse il caso di settare altre caratteristiche per completare la descrizione, completare la sensazione così da trasportarla, poi, in emulazione, con trasferimenti asincroni, nei Notepad estesi racchiusi nel suo cruscotto... I .CRD.
Il cielo era sempre più plumbeo sopra quella coltre di sangue putrefatto.
I lati della strada presero rapidamente a mutare, a inorgorglirsi di vita, di movimento.
Spuntarono case inquinate, prati impossibili perché verdi ed estesi, atmosfere profumate di fiori di primavera; ma era autunno morente. Sotto queste icone di perfezione riusciva così a scorgere l'imperfetto, la malattia, il male; Steam aveva finalmente definito l'oggetto, era di diritto una sua creatura perché era il suo stesso specchio, di più, era un clone.
Deletò l'oggetto.
La pioggia venne giù in enormi quantità quando arrestò la vettura, ma ormai stava già entrando nei circuiti, nella rete; la sua scelta era un martirio voluto, a metà strada tra il divertimento e il suicidio. Il colore grigio della giornata favorì la volontà d'ingresso: se la sua fantasia era così sfrenata quale posto migliore, si chiese, se non la vita nella rete guidata da algoritmi totalmente casuali, dove la casualità era lui stesso?
Non si accorse che insieme all'oggetto aveva deletato - perché coincidente - anche la propria anima; le sue creazioni erano solo mentali, la sua vita esisteva solo nella sua mente ed essa aveva così spesso approfittato del privilegio siliceo, dell'essere potenziata con iniezioni di silicone liquido - paurosi calcoli esponenziali per descrivere il numero di operatori relazionali attivi - per assumere leadership iconografiche.
La silicosi era devastante ormai... I motivi dell'innesto nascosti in stupri mentali, in volontà plasmate da arte delirante.
II (.CRD) |
"Le mie reazioni sono un sogno modesto, sono rappresentazioni stantie di paure, fresche di dolore e immaginazione cadente.
Io stesso, io pure non riesco a scindere i vari elementi di vero desiderio, e la mia creatività si accrebbe dei privilegi, si beò di larve brulicanti nell'alveare virtuale, le celle piene di troppe immagini lasciate lì a marcire.
Cos'è che mi ha portato su un nastro d'asfalto perduto in località perdute, cos'è che mi ha sbattuto fuori dalla mia casa senza che mi si facesse nulla, senza che io lo capissi e per questo rimanessi? Immagini, icone, frammenti di mondi esistenti solo in povere 3D.
A volte, avevo sentito i battiti rallentare e un disegno di ombre assumere contorni forse più forti; altre volte i desideri di fuga, anche dalla irrealtà più fantastica, erano così pressanti che non riuscivo a padroneggiarli. E allora è come stendersi in riva a un lago nordico, in braccio a raggi di un pallido sole, le labbra dischiuse alle parole che raccontano di nulla, alle parole che non hanno parenti, o conoscenti, tra le idee che stabilmente vivono qui, in questi agglomerati, e che invece raccontano di altri luoghi, tutti fantastici anche se imbevuti di mortale fear, di mortale vitalità.
Ora il sole pare andar via, ora questa pallida luce è un triste lamento di anime perse in lontani vagabondaggi, dopo che avevano sbagliato sentiero. Tutto sembra crollare quando le senti contorcersi di lamenti, e vedi le loro pallide mani sfiorarsi i capelli e guardare smarriti la desolazione intorno a loro, mentre facce desolate accolgono i loro referenti con pieghe di amaro rimpianto, di amaro dolore.
Sì, tu puoi sentire tutto ciò quando l'Astro esplode i suoi discorsi lontano da te, da ciò che hai intorno, e le brume ti fanno compagnia in modo insistente per dirti, per servirti; puoi solo scegliere la fantasia per cui tu vivrai da allora in poi, puoi solo capire che non ci sarà altro che visioni incarnate nei tuoi giorni e poi nelle tue notti, che si incolleranno ai tuoi sensi modificando le tue parole, ciò che vedrai.
La notte, ora, è silenziosa ma dai suoi pori, se vedi, sta raccontando enormi storie, enormi mondi, da qualche parte nascosti; qualcuno ha stabilito collegamenti diretti... Pazzo che non sei altro, sei proprio tu, te stesso".
III |
Trovarono il corpo di Steam riverso sul volante, poche gocce di sudore raffreddato sulla sua fronte miste a materiale scuro - silicio - che disegnavano strane ghirlande senza senso; dentro vi erano immagini di innesti.
Il tracciato di entrata nel Notepad rivelava soltanto le tracce del .CRD in rapida simbiosi latente. Erano impulsi non più vivi lasciati da qualcosa che era vitale: Steam.
La malattia era letale, Steam sapeva tutto; aveva pensato di poter continuare a creare ologrammi nei chips, novella anima, perché il suo organismo era in simbiosi con composti alieni. Lo spazio, il suo nuovo spazio, sarebbe stato imprevedibile e così, dalle immagini, si era fatto divorare.
Altra materia porta altre esigenze, altri impulsi: questo comprendeva lisciandosi le RAM mentre soffocava, mentre non riusciva a trasferirsi.
Il .CRD assume ora varie forme, ricordandosi di tutte le fantasie pregresse; in questo momento impressioni oblique e serrate, e fantasmi di voci sintetizzate, vanno criptandosi nascoste da ombre iconografiche.