PROLOGO


"Praga, 23 novembre '48

Memorie genetiche. Ho sognato per molto tempo di loro. Lunghe serie di memorie genetiche adagiate su una catena di montaggio, in fila, mentre il nastro trasportatore le portava lentamente verso la sezione di settaggio. Piccole schegge animate di forza biologica, molecolare, compattate su un substrato inerte di cristallino polarizzato, luminescenti di una potenzialità inespressa, in invisibili processi di auto-clonazione occupate; una vita vegetale che non conosce ancora le vette dell'autoconsapevolezza, che verrà subito dopo, che verrà non appena un impulso elettrico, sapientemente dosato e indirizzato, le attraverserà. Memorie genetiche pronte da coltivare, attraverso microiniezioni, nel tessuto cerebrale vivo, piene di stimoli elettrici derivati dai pensieri, dalle emozioni, dai dolori psichici dei soggetti umani che vogliono espandere le loro facoltà percettive. Le ho sognate, molte e molte volte, incubi impressionanti in serie, come se anch'io avessi subito un innesto, che facevano scendere le mie immagini oniriche a livelli paranoici. Le vedevo muoversi nei miei sogni, le vedevo agitarsi come fantasmi su quel rullo. Le sentivo parlare sommessamente, sghignazzare, potevo addirittura udire i loro pensieri neonati vagare attraverso l'etere, come onde radio, e capire i loro sentimenti puerili, addirittura innocenti, manifestarsi attraverso immagini di desideri di giochi infantili, di sorrisi verso un padre che non sarebbe mai esistito. Saranno sempre orfane ma non sapranno mai che farsene dell'autocommiserazione, se non per induzione di chi le possiede... Le sentivo anche sognare, nei miei sogni, di prati elettrici - il loro inconscio collettivo - di rumori naturali sintetizzati, di fantasie erotiche stilizzate, di gioie dal freddo sapore elettrico. Le sentivo mugugnare, eccitarsi al lieve pensiero di un innesto, tutto a basso livello, di microcodice. Esse erano vive, in coma forzato, e anche se tutto si svolgeva nei miei sogni sapevo che era soltanto il risultato del tempo passato a stretto contatto con loro, le memorie, in una fabbrica asettica, mentre le preparavo alla vita, allo shock elettrico. Le ho sognate ma, ora, non più. Ho imparato a convivere con il mio passato. Ho imparato a dimenticare. Ho capito la differenza tra l'osservare e il farsi coinvolgere. Ho dovuto dosare gli umori che scaturivano dai miei bisogni fisici e cambiarli in giochi sempre più raffinati, sempre più lontani dai miei istinti, sublimandomi, divenendo più accettabile ai loro impulsi, così da rimanerne affascinato."