DENOMINATO ORRORE


I


Tutti i suoi vestiti erano appoggiati in un angolo, tutti i suoi ricordi erano addossati in memorie esterne; si era staccato da tutto ciò che viveva in lui, si era dimenticato la sua stessa essenza. Perché continuare? Che cosa era diventato? La notte scendeva a falde estreme, continue; la notte che lo proteggeva come un figlio esterno, improprio, e che suonava come un flipper elettronico impazzito, come una noia color cremisi ricca di nulla, solo di caos impaccato in campi dimensionati troppo agevolmente. STEAM! Un urlo risuonò dentro se stesso e la coscienza ritornò rapida. Riconobbe immediatamente il suo nome, riconobbe la sua anima registrata accuratamente in quei lotti di memoria così spurie, usate da molti individui; un senso di mercificazione, di svendita lo sopraffece. Steam era chiuso in quell'ambiente da troppo tempo ormai per non provare disagio, forse solo noia. Si gettò fuori posseduto da un panico strano e la sensazione di essere rinchiuso in un perfetto ambiente asettico, drogato come un chip, si fece strada in lui, senza aspettare conferma; descrizioni improprie lampeggiavano impavide nell'occhio di Steam, dispiegandosi in innumerevoli menù devastati da logica antiquata, gerarchica e aprendosi con fatica immane un path logico, dove insediare tutto quello che sapeva poteva dargli fastidio o paura: paura del nulla interfacciato sapientemente da iperhouse rampanti, senza scrupoli, che rimaneva comunque nulla, da togliere il respiro, da svuotare l'anima. Era ora presente un coro di voci squallide che si alzavano da un substrato di software pensante ed autogenerante; un cono di paura si incuneò subdolamente nella mente resa perversa da fiotti di droga molecolare, pesantemente modificata. Il cono aveva caratteristiche di trasparenza non perfetta, non avendo superato gli esami di standard autoespressi da algoritmi neo-intelligenti, ma aveva il pregio di rimanere in emulazione di colore per molto tempo oltre la visione, fissandosi sulla retina impressionata fino in fondo - processo di fusione molecolare - e dando infinite sfumature di nero, solo nero, che sconfinavano nelle impressioni horror. Tramestii selvaggi, tramestii di qualcosa posto ben al di là delle tre dimensioni che chiamava in rapida sequenza binaria su un canale perso, che Steam sapeva di conoscere; le difficoltà di realizzare bene cosa gli succedeva intorno lo stordirono facendogli realizzare nuovi sogni, più confusi e ad innesto, che scolpirono nella sua mente una nuova traccia digitale - di appena pochi Gb - di natura "Substrato", a contatto con l'aria virale che respirava Steam stesso. I microrganismi decostruirono ben presto i sogni pseudo naturali, lasciando di nuovo scoperto il cono della paura...

Il defluire di tutti gli stati emozionali avvenne in scansioni prestabilite - il clock era settato a iperfrequenze, non misurabili - in canali di pochi byte di buffer, dove qualunque oggetto non reale veniva decantato istantaneamente in 256 fasi. Così, l'angoscia tramutava di radice e diveniva povertà, povertà d'animo, mentre il tedio veniva rappreso come latte cagliato e commercializzato in pastiglie; moltitudini di unità ne abusavano ogni ora per dimenticare un concetto astratto, un'impressione di qualcosa a cui non pensare allocata segretamente in pochi indirizzi ROM, nel centro della loro testa. I canali emozionali non erano settati per le sensazioni di tremore, subliminalmente horror; esse erano le uniche presenti in Steam in quel momento, e tutta la decantazione lasciò un senso di fastidioso dolore nelle articolazioni. Lasciò ancora inserita la presa SCAN mentre sul visore lampeggiava insistentemente, accanto all'icona esplicativa, "NO DATA FOUND". L'ambiente si restringeva, non riusciva ancora a capire dove fosse. La parete si illuminò improvvisamente, e la visione notturna di una spiaggia basaltica diventò presto ologramma attivo, carnivoro, e si raggrumò totalmente intorno a Steam, soffocandolo, struggendolo. Gli parve di camminarci sopra, il mare in tempesta; gli parve di esserci sopra da solo.


II


Lo scenario spettrale si muoveva sullo sfondo di se stesso e lasciava un senso di incompleto, un sapore indefinito di infinitesimalmente grande; le rocce basaltiche apparivano scure e cominciarono a muoversi come se fossero comandate da qualcosa invisibile, software arcaico, sembrava osservandole distrattamente. Qualcuno venne dal mare, uscì dal mare come un mostro anfibio; cantava cantilene orrende ed orride, indecifrabili. Era vestito come una rana di Atlantide, ma era visione, una visione contenuta in un'altra e incommensurabilmente altre; pochi flash successivi, pochi pixel di overflow e tutto era di nuovo una poltiglia di poesia oscura già disegnata, pronta da essere interfacciata. Steam si vide camminare sui gradoni, precariamente, i suoi capelli sconvolti oltre il solito al vento carico di bagnato, di salsedine acre riconvertita. Non c'era più tempo di risollevare i suoi sentimenti, forse neanche modo; si diresse più e più volte verso il basso baratro, e presenze cupe erano sicuramente lì intorno a danzare pazze di sabba per farlo cadere, convincerlo, ucciderlo. Visioni corrosive in bianco e nero di scene dark. Visioni atemporali di Templari e Nazisti. Il senso di solitudine era totale: Steam contro la natura più selvaggia, tutto settato in sequenze ASCII criptate e subliminizzate. Rimaneva la fuga. La fuga da qualcosa che costringeva Steam a rimanere sempre lì, a stretto contatto con visioni impossibili, semi nascoste in pochi iati di log totali ma imparziali. Come un loop di codice si ritrovò a girare sulle stesse piastre nere, a scavarle, ad imbeversi di una sensazione crepuscolare. Rapide parole in sequenza nella sua mente: change, charge, De Profundis, total, death, again, series, log, extension, Lord, Blavatskij, Aleister, Aleister, Aleister... Lo zoccolo nero saliva dal mare cangiante di elettricità corrosa, riflettente la luce inesistente del cielo buio; un disegno facciale era il movimento delle stelle che ora spuntavano come indicatori esterni. Lavori di interfaccia, sembrava chiaro pensare...

Crowley! Crowley!

Risuonava sinistro quel nome. Giant's Causeway tremava di orrore, Steam con essa. Il tempo di ricordare l'ologramma e gli rimase soltanto il senso satanico addosso. L'ambiente, come una RAM, stava accogliendo nuove ondate logiche di bit in ordine, militaristicamente ligie e amorali.

Risorse grafiche mostravano rose, spine e gambi di rose intrecciate a forma di croce che giravano continuamente su sé, tutto fuori, all'aria aperta. Era una mostra multimediale virtuale. Tutto era virtuale, tutto era nella mente di qualche pazzo organizzatore. Tutto era ora rappreso nel cono di paura incarnato, in modo del tutto impersonale.


III


Si svegliò con la sensazione di un pugno nello stomaco. La notte fredda era penetrata dalle fessure, impalpabili, della stanza. Un'impressione di disagio corporale, di mancanza di coesione delle parti del suo corpo, era l'unica cosa che Steam realizzava; erano quasi le tre di notte, il suo PC portatile frammentava icone in giochi destrutturali delle dimensioni, partendo da n per giungere a -n. I colori che percepiva, intorno a lui, erano tenui; i suoni totalmente ovattati perché inesistenti, si annidavano lontano, in strani passaggi onirici che Steam sapeva esistere, non sapeva dove. I ricordi della strada erano di nuovo presenti, vivi in tante forme di neo-ologrammi perché la SCAN - neo-SCAN totalmente bio-compatibili, usa e getta - era sempre inserita sotto il suo cervelletto; la frammentazione di icone era a sua volta un icona persa nell'angolo cieco, non visibile se non tramite la sequenza di Hot-Key. Ora dei neo-ologrammi stavano muovendosi nella stanza, tante immagini diverse: montagne a picco che sovrastavano la strada, la strada che viveva di foschia delicata e fresca, animali che contornavano i suoi respiri e le sue malinconie, brughiere e notti totalmente spersonalizzate. Tutte queste immagini viventi di vita glaciale sembravano assorbire i suoi pensieri, le sue capacità poetiche; Steam cessava di essere scrittore, le sue arti vivevano in immagini, la sua vita e la sua vitalità erano, di nuovo, soltanto immagini. Non poteva diventare soltanto estetico. Comandi cerebrali di Log-off erano parametrizzati con declair *Immed, li poteva vedere all'imbocco del suo cavo coassiale; qualcosa bloccava però l'esecuzione sequenziale del comando, forse bisognoso di una nuova release di bio-int - Steam aveva deciso, ricordava, di riprogrammarsi con un suo nuovo codice. Allora, una forte sequenza di adrenalina riconvertita, di potere opposto, prese a girare nel suo organismo, spontaneamente. Il tormento di ulteriori coni neri sembrò perseguitare tutto il resto del suo sonno, l'orrore di Lovercraft sembrò non calzare bene alle sue sensazioni di vivida realtà: questo capì bene l'indomani Steam, ripulendo il suo dispositivo remoto, capace di svariati Gb di emozioni cumulabili e collegabili relazionalmente.